quando la morte (degli altri) FA RIDERE

Si chiama COMMEDIA il contesto “leggero” in cui tutto viene sdrammatizzato.

Anche la morte.

Qualche esempio:

  • ho già citato RADIO AMERICA (nel post precedente): la Donna Pericolosa (quella che “conduce le anime a Dio”) avverte iettatoriamente il Cacciatore di teste “stia attento a quella curva: è molto pericolosa!”; è di fatto una condanna a morte; il pubblico lo sa e ride (posso testimoniarlo anche in tribunale, avendo visto il film due volte)

ancora più fragorose le risate che accompagnano la morte del mago Splendini (Woody Allen) in SCOOP; Splendini aveva profetizzato che sarebbe morto per via del “modo sbagliato” di guidare nel Regno Unito… e infatti esce di campo con la sua Smart e BOOOM!!! gli spettatori ridono di gusto

  • in SUA MAESTA’ VIENE DA LAS VEGAS (King Ralph, di cui allego il trailer) l’intera famiglia reale britannica (compresi i rami collaterali) è annientata da un corto circuito; il pubblico in sala ride
  • in HAPPY FAMILY la moglie di uno dei protagonisti scende dall’auto e viene spazzata via da un camion; il pubblico ride; una scena quasi identica nel film IL RICCIO (Renée, la portiera letterata, viene uccisa da un furgone mentre attraversa la strada) provoca negli spettatori ben altra emozione

Ripeto, è una questione di contesto. Nel RICCIO, storia realistica di un amore troppo bello per durare, la morte della protagonista ci rattrista (e come ci rattrista!) perchè spezza una poetica illusione. Poteva essere felice e invece…

Al contrario, tutto si sdrammatizza in una comedy in cui la voce narrante ci informa che “il mio nome è Noir, Guy Noir… ho accettato 6 anni fa un lavoro provvisorio a causa di un problema di liquidità dovuto alla eccezionale penuria di ereditiere svanite nel nulla e di magnati trovati morti in un solarium con tracce di rossetto sullo smoking…”

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Published in: on aprile 12, 2018 at 12:36 am  Comments (5)  
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un film che tutti i bloggers dovrebbero vedere…

…soprattutto i principianti come me.

Adesso vi trascrivo la TRAMA ESSENZIALE e poi vi motivo la mia affermazione.

Negli anni ’50 a Parigi un’americana (Meryl Streep, da Oscar) imparò così bene a cucinare alla francese che scrisse un librone di ricette. Grande successo. Cinquanta anni dopo una sposina un po’ frustrata a New York sfida se stessa a realizzare tutte quelle ricette (oltre 500) nell’arco di un anno, descrivendo quotidianamente in un blog i combattimenti (a volte disastrosi) ingaggiati nella sua piccola cucina con padelle, aragoste e panetti di burro. GRANDE SUCCESSO ANCHE PER LEI.

A prescindere dal contenuto culinario, viene descritto molto bene il debutto di una blogger.

  • E’ il marito a consigliarla: “sei stata una promettente scrittrice, riuscirai certamente a descrivere quello che provi…”
  • All’inizio Julie (interpretata da Amy Adams) è scettica: “non mi leggerà nessuno”
  • Infatti passano molti giorni prima che arrivi il primo commento; è sua madre e non è affatto incoraggiante “ma chi te lo fa fare…”
  • ma col tempo arrivano i commenti veri; numerosi, sempre più numerosi; il blog è citato dalla stampa, persino dal NYT
  • concluso l’anno di lavoro, Julie è assediata da editori grandi e piccoli; rielaborando i suoi post pubblicherà un libro
  • non manca un litigio tra Julie e suo marito (ma faranno pace) per l’assiduità con cui lei aggiorna il blog OGNI SERA PRIMA DI ANDARE A LETTO (bisogna capirlo, poareto)

Commento personale: proprio così, qualche volta bisogna lasciar riposare la tastiera pro bono pacis.

Published in: on aprile 10, 2018 at 12:22 am  Comments (10)  
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il meglio del peggio della pubblicità

Mi chiedo quale sarà la forma d’arte caratteristica del XXI secolo. Nell’800 fu l’opera lirica, nel 900 il lungometraggio cinematografico.
sivichaplin
Forse, in questo secolo, sarà lo spot pubblicitario. Un po’ avvilente… ma bisogna confrontarsi con la realtà.

Ci sono fantastiliardi in gioco e i creativi migliori sono contesi dalle agenzie di tutto il mondo

Personalmente odio il mondo fasullo dei messaggi pubblicitari, dove automobili nuove di zecca corrono su strade e ponti DESERTI (provate a filmarle in tangenziale o in Viale Zara nell’ora di punta!), famiglie mulinobianchesche sorridono beate e sdolcinate (mai che i bambini si sputino addosso i semi del cocomero… no, no, per carità! il cocomero non è chic…) e gatti/cani non fanno mai la cacca.

Tuttavia, in tanta abiezione, qualcosa di apprezzabile l’ho vista. Nei prossimi post ve ne citerò qualcuno, tra quelli apparsi recentemente sugli schermi, piccoli e grandi, del nostro Bel(?)paese.

E, prima ancora, proverò ad analizzare uno slogan che qualcuno molto furbo inventò tanto tanto tempo fa…

Published in: on novembre 30, 2015 at 7:54 pm  Comments (1)  
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ah, i bei tempi… (dove si parla di HUGO CABRET e si riparla di MIDNIGHT IN PARIS e di THE ARTIST)

Ho visto HUGO CABRET insieme alla solita ballotta. Film accattivante e ben diretto (Scorsese punta all’Oscar, whynot?), pieno di nostalgia.

Ecco, è della nostalgia che voglio parlare. Dopo (se proprio ci tenete) vi descrivo il film. Dopo.

  • il presente è grigio e deludente (tutti a sognare le Maldive e le crociere tipo LOVE BOAT… e le navi fanno patatrac e alle Maldive c’è un casino)
  • il futuro fa paura (disoccupazione e inquinamento alle stelle, caos monetario e Grecia kaputt)
  • resta il passato: questo spiega il successo di THE ARTIST (ah, l’età d’oro di Hollywood…) e di MIDNIGHT IN PARIS (ah, gli anni folli, Josephine Baker, Cole Porter, Picasso, Hemingway ecc)

Però, a pensarci bene, non erano tanto belli i “bei tempi”.

In quegli anni la fame e la “spagnola” fecero morire milioni di donne, uomini e bambini e la crisi del ’29 trasformò in disoccupati milioni di lavoratori.

Per non parlare di quei mattacchioni di Mussolini, Stalin e Hitler (lager, gulag, la notte dei lunghi coltelli, i fratelli Rosselli uccisi nella gaia Parigi e Trotsky in Messico…).

No, non mi entusiasma troppo il ricordo degli anni ’20 e ’30.

Tuttavia, sono disposto a fare un’eccezione “cinefila”. Immaginate di essere a Parigi nel 1931 (al cinema danno Le million di René Clair) e di frequentare un negozio di giocattoli che permette a Georges Meliès di tirare a campare.

Nel negozio potete vedere un ragazzino (si chiama Hugo) dotato di eccezionali capacità manuali. Capace di riparare un vecchio robot, pieno di viti e rotelline. Con l’aiuto di una misteriosa chiave il robot comincia a disegnare IL FACCIONE DI UNA LUNA ANIMATA CON UN RAZZO CONFICCATO NELL’OCCHIO DESTRO (vedi foto).

Occorre aggiungere altro? Qui si ritorna alle origini di quel mondo di sogni che si chiama CINEMA.

Per cui, anche se la storia è sostanzialmente una favola (ma piace anche agli adulti), la nostalgia gioca l’Asso di Briscola e (forse) vince l’Oscar. Vai a sapere…

Gli attori:

  • Ben Kingsley (già Oscarizzato per aver interpretato Gandhi nel 1982) è George Meliès
  • Helen McCrory (in THE QUEEN era la moglie di Blair) è la signora Meliès
  • Asa Butterfield (era il protagonista del BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE) è Hugo
  • Chloe Moretz (la supergirl di KICK-ASS) è Isabelle

Postilla finale. Aggiungo alla nostalgia cinefila quella per i “bei tempi”pretelevisivi in cui bambine e bambini giocavano con giocattoli meccanici (il Meccano: viti e rotelline…) e non si rincretinivano fin da poppanti di TV e di videogiochi.

cabretmelies

Perché in Italia si dicono tante bugie?

Tranquilli. Non faccio sociologia. Vado solo al cinema.

Qualche volta vedo dei filmoni, altre volte dei filmetti, categoria che comprende

  • NEW YEAR’S EVE (Capodanno a New York, diretto da Garry Marshall). A Times Square si prepara il rito della Mezzanotte più chiassosa dell’anno. Si intrecciano storie più o meno sentimentali. Non sono tutti ricchi (una coppia cerca di salvarsi dalla miseria con i 20mila dollari offerti a chi partorirà per prima nel nuovo anno), non sono tutti buoni. Chi ha visto l’originale mi segnala Hector Elizondo che parla con accento polacco (cosa non facile per un ispano-americano)
  • IMMATURI (diretto da Paolo Genovese). Una ballotta di 7 quarantenni (4 uomini e 3 donne) in vacanza a Paros (Cicladi, Grecia). Finiranno tutti in carcere (per la cleptomania di Ambra Angiolini), litigheranno, faranno pace e soprattutto DIRANNO TANTISSIME BUGIE (nella gara a chi ne dice di più la spunta Luca Bizzarri)

Ecco, le bugie. Mentre nel film americano (niente di che, ma si può vedere) NESSUNO DICE UNA BUGIA, nel nostro (che consiglio solo a chi ama i panorami diurni e notturni del mar Egeo) se qualcuno dice la verità E’ UN PURO CASO.

In quasi tutte le commedie italiane degli ultimi anni c’è qualcuna/o che finge di essere quella/o che non è, che inganna il marito, la moglie, i genitori ecc

A pensarci bene E’ UNA TRADIZIONE ANTICA: il nostro è il paese di Arlecchino servitore di due padroni (c’è una commedia di Goldoni che si chiama proprio IL BUGIARDO, e ci sono bugie nel Boccaccio e nella Mandragola di Machiavelli ecc ecc). Antica tradizione di servilismo e di insincera adulazione del padrone di turno, parlasse spagnolo o francese o tedesco o inglese.

Siamo sempre stati abituati a fingere.

Poi magari la nostra “furberia” conduce al disastro, come avvenne l’8 settembre del 1943…
immaturi

Published in: on gennaio 8, 2012 at 12:22 am  Comments (9)  
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premio DARDOS

Non avevo capito bene come funziona il premio Dardos (sono un po’ tardos), ma ora credo di esserci arrivato.

Perciò indicherò qui di seguito alcuni siti. Li ritengo (chi per un motivo, chi per l’altro) MOLTO BEN FATTI e tali da stimolare il lavoro degli altri bloggers. E ringrazio i primi 2 per aver segnalato me.

http://cinemaleo.wordpress.com/2010/07/10/premio-dardos/

http://cinemarecensionilab.blogspot.com/2010/07/premio-dardos.html

http://ale55andra.splinder.com/ (c’eraunavoltailcinema…)

http://agegiofilm.altervista.org/

http://controreazioni.wordpress.com/ (aprigliocchi)

http://cinemelma.blogspot.com/

http://scorfano.wordpress.com/

Spero che i non-nominati non se ne abbiano a male: il fatto è che NON riesco a seguire proprio tutti. Sono tardos, ve l’ho già detto…

Alla prossima! (parlerò di ACCIAIO, romanzo dell’esordiente Silvia Avallone)

Published in: on luglio 26, 2010 at 12:10 am  Comments (3)  
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Giovanna la papessa: tra Ipazia e Hermione Granger

Vi meraviglia che una bambina, nata tra le foreste e i pregiudizi della Germania medioevale e cresciuta nella miseria e tra le botte di un padre zoticone, padroneggi il latino (a 5 anni) e sappia sbalordire preti e vescovi con la sua esegesi biblica? MA NO, che c’è di strano? A Hogwarts, Hermione faceva anche di più, per non parlare della Matilde di R. Dahl.

Vi stupisce che, qualche anno dopo, detta bambina trovi in una bancarella una pergamena scritta in greco e seguendo le istruzioni costruisca un complicato sistema di pulegge? Beh, che c’è di strano? Chi ama i fumetti di Superman e di Wonderwoman c’è abituato…

Perciò, accetterà senza problemi un personaggio come Esculapio, prof del IX secolo, che a un certo punto dice “Me ne vado a Bisanzio”

Con un volo Rayan Air o con un tappeto volante?

Per non parlare di Papa Sergio che, dopo una settimana tra la vita e la morte, si alza da letto (lenzuola pulitissime, da spot televisivo) PERFETTAMENTE RASATO. Vabbè…. questo è un film per il mercato USA e là i “buoni” devono essere sempre benrasati. Avete mai visto Gary Cooper con un pelo fuori posto?

E del Conte Comesichiama, comandante della Guardia papale nonché amante del Papa, che insegue DA SOLO nel labirinto della vecchia Roma una banda di sicari e naturalmente ci lascia le penne? Ma come: un tedesco, espertissimo nell’arte militare, fa errori di questo genere?

Lascia i suoi uomini inutilmente a guardia di una processione e rischia altrettanto inutilmente la pelle? Che comandante è?

Veramente questo finale ha un suo perché: in questo interminabile fumettone BISOGNAVA FAR MORIRE I DUE PROTAGONISTI in contemporanea.

P.S. il Papa è interpretato da John Goodman, già Fred Flintstone (accludo immagine), e ci si aspetta che anche in questo film gridi “Wilma, dammi la clava!”

Published in: on giugno 5, 2010 at 8:11 am  Comments (10)  
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perchè “Agorà” non mi ha convinto

Dicevo il mese scorso che questo film mi ha lasciato perplesso. Adesso (se proprio volete saperlo) vi spiego perchè.

Non mi piacciono i “santini”, le storie manichee in cui l’eroe (in questo caso l’eroina) è perfetto, senza un difetto nè una sbavatura.

Vi ricordate i peplum movies degli anni ’50? Quo vadis, la Tunica, i Gladiatori ecc, con i cristiani che andavano incontro al martirio sorridendo e cantando? Ecco, qui il meccanismo è lo stesso. Solo che i cristiani qui sono i carnefici (con qualche sparuta eccezione) e chi accetta serenamente la morte è la pagana Ipazia.

La quale Ipazia è un personaggio storico. Era davvero un’eminente scienziata e filosofa e fece una fine terribile. Ma un difettuccio (magari piccolo piccolo) gli sceneggiatori glie lo potevano dare, per renderla plausibile… Invece no: è bella, intelligentissima, sensibile, non si gratta mai il naso, non le piace il vino e (se per caso avessero già inventato le sigarette) scommetto che non fumava.

E gli schematismi (che piacciono tanto agli americani, a cui è diretto il film) non finiscono qui.

Tra il vescovo Cirillo (cattivissimo) e il vescovo Sinesio (saggio e tollerante, per via che era stato allievo di Ipazia da giovane) è una partita a scacchi. Nero il primo (insieme alle sue SS, i monaci parabolani), bianco il secondo e il suo seguito.

In sintesi, è un bel film (il drammatico finale è indimenticabile), ma non mi ha entusiasmato. Come non mi ha entusiasmato INVICTUS il mese scorso: il presidente Mandela ha sempre l’aureola in testa, è troppo buono (anche lui non ha un difetto neanche a cercare con il microscopio) per essere vero. Se volete divertirvi, leggete la parodia che ne ha fatto Stefano Disegni sull’ultimo numero di CIAK.

il federale, film con UGO TOGNAZZI

Forse è il film migliore interpretato dal grande Ugo. Diciamo che è quello che mi piace di più.

TRAMA. Alla fine del maggio 1944, il fascistissimo Arcovazzi cattura il leader antifascista prof. Bonafè. Se riuscirà a portarlo dall’Abruzzo a Roma sarà promosso “federale”.

Ma il viaggio della strana coppia è ostacolato da molti ostacoli, non ultimo la cattura di entrambi da parte dei tedeschi (Hitler in persona vuole che gli sia portato Bonafè, non proprio per onorarlo). Infine arrivano a Roma, già occupata dagli americani. Arcovazzi sta per essere fucilato, ma Bonafè gli salva la vita.

Bel film, ricco di trovate comiche e di ottime interpretazioni. Luciano Salce (anche regista) è il comandante tedesco, Gianrico Tedeschi è un poeta imboscato. Esordio per la 15enne Stefania Sandrelli, una furbastra che approfitta del caos per arricchirsi: all’inizio è una piccola truffatrice, pochi giorni dopo la troviamo a Roma, promossa al rango di imprenditrice (una così, oggi, sarebbe almeno sottosegretario a qualcosa).

Soprattutto ho apprezzato l’interpretazione di Ugo. Non fa la solita “macchietta”. E’ comico, ma assurge in certi momenti a una statura tragica (tragedia all’italiana, visto che sopravvive).

All’inizio la sua fede nel fascismo è granitica (“ha impiegato 20 anni per imparare quello che sa, glie ne vorrebbero altrettanti per cambiare idea”), poi comincia a vacillare. Alla fine ha capito che si può essere eroi in modi diversi e che l’INFINITO di Leopardi è meglio dei versi:

“chi all’assalto ci conduce? IL DUCE

chi è la guida dei nostri destini? MUSSOLINI”

Luci della città, Quarto potere e Zabriskie point (qualcuno li ha criticati: ma pensa te…)

A conferma di quanto detto nei post precedenti, verifico che nessun film vede i critici totalmente unanimi. C’è sempre qualcuno che storce il naso.

Cominciamo da Zabriskie point (Antonioni, 1970).

Tullio Kezich (ancora lui!) disse che “la saldatura tra l’osservazione sociologica e la trasfigurazione fantastica non avviene: il film si sviluppa su 2 piani, imbarazzanti l’uno per l’altro… banalità priva d’immediata pregnanza… approssimativo…”

Alberto Moravia: “trama esile e inverosimile, scarsa indagine psicologica…”

Morando Morandini: “è il film di un provinciale che punta al grandioso…”

Gian Luigi Rondi: “delusione…aperta perplessità…”

D’altra parte Grazzini (sul Corriere della sera) parlò di “un film bellissimo, affascinante… Antonioni rinnova il suo linguaggio, rinfresca la sua ispirazione… riaccende l’entusiasmo…”

Punto e a capo. Citizen Kane (Welles 1941).

Se da una parte J. L. Borges scrisse che Welles “non è intelligente, è geniale!”, J. P. Sartre stroncò questo film che è QUASI unanimemente considerato il capolavoro tra i capolavori.

Ma bisogna capirlo, il povero Sartre: si era messo in testa (ahilui!) che l’URSS fosse il paradiso sulla terra e quindi un film americano DOVEVA a priori essere “barocco, irreale, ridondante…”

Infine, City lights (Chaplin, 1931) che, secondo me, è il più riuscito dei film di Charlie Chaplin.

Anche qui non sono mancate le critiche nella blogsfera.

Uno che si firma “mm40” scrive che “è inevitabile ridere della semplicità con cui si snoda la trama e di quanto siano grossolani personaggi e situazioni…”

Una che si firma “mariuccia” ha scritto “che pena!!!!”

Ma il mondo è bello perchè è vario. Ogni blogger cinefilo (lo ripeto per l’ultima volta, poi prometto di non annoiarvi più) ha i suoi idoli e i suoi tic.

P.S. elenco alcuni blog interessanti

http://laboratorionapoletano.blogspot.com/

http://iltorneodeglioscar.blogspot.com/

http://cinemaleo.wordpress.com/

http://cinemelma.blogspot.com/

E altri ne citerò. Hasta luego!

 

Published in: on aprile 2, 2010 at 10:34 pm  Comments (7)  
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