anche i film più scemi hanno qualcosa da dire…

Da un po’ di tempo non recensisco le nuove uscite.

Per via del torneo di Gegio http://torneodeifilm.blogspot.com che mi induce a riscoprire i CLASSICI, o per via che ONESTAMENTE dopo Toy Story 3 non è apparso alcun capolavoro?

TUTTAVIA voglio citare qui tre filmuzzi-che-si-possono-vedere. Domandina facilefacile: cosa hanno in comune

  • LETTERS TO JULIET
  • THE AMERICAN
  • EAT PRAY LOVE

a parte che sono tutti MADE IN USA?

Risposta: l’Italia è la location (almeno parziale) di tutti e 3. Roma e Napoli (mangiapregaeama), l’Abruzzo (theamerican), i vigneti della Valpolicella e la Toscana (letters ecc).

Altra domanda.

Perché gli americani (ma vale anche per gli inglesi) riescono a filmare così bene i paesaggi e le città italiane E I NOSTRI REGISTI NO?

Vi ricordate come James Ivory valorizza le colline di Fiesole (anche sotto la pioggia) in CAMERA CON VISTA? La Toscana è bellissima in LETTERS TO JULIET (film mediocre, ma basta il sorriso tra le rughe di V. Redgrave per tenerlo a galla) e bellissimo l’Abruzzo in THE AMERICAN… Dovevamo aspettare un americano per sapere che Sulmona è bellissima?

Forse noi italiani siamo TROPPO ABITUATI ALLA BELLEZZA del nostro paese e non la apprezziamo più.

La stesso vale per Roma: decine di film italiani l’hanno dipinta come un postaccio, ma basta qualche inquadratura di MANGIA PREGA AMA (o di ANGELI E DEMONI) per ricordare che luogo fatato è piazza Navona e che incanto può suscitare Castel Santangelo (e relativo ponte).

Ripeto, siamo troppo abituati a vivere immersi nella bellezza. Oppure siamo talmente indignati di come vanno le cose che l’occhio del regista tralascia VOLUTAMENTE i paesaggi per denunciare le crudeltà e la corruzione del “belpaese” (è il caso di GOMORRA ad esempio)?

Ho saputo che BASILICATA COAST TO COAST rischia di rappresentare l’Italia negli “Oscar”.

Perchè no? E’ un film minimalista che dipinge con amore gli assolati paesini e le montagne lucane da Maratea allo Ionio (e trova il modo di infilarci i surreali briganti di cui all’allegato video).

Infine (rispondendo a Lilian) cito me stesso. Ho visto Eclipse? Sì e non mi è piaciuto. Per niente.

Ne ho parlato in https://ilbibliofilo.wordpress.com/2010/07/09/misteri

https://ilbibliofilo.wordpress.com/2010/07/10/misteri-parte-seconda

POST SCRIPTUM (in data 30 sett): all’Oscar parteciperà LA PRIMA COSA BELLA; sono contento per Virzì, ma secondo me BASILICATAecc avrebbe avuto più chances

Apocalypse now, by F. F. Coppola

Joseph Conrad scrisse nel 1899 (e ripubblicò nel 1902) un breve romanzo intitolato CUORE DI TENEBRA. Era ambientato nella foresta del Congo: un capitano inglese, incaricato di ritrovare Kurtz (funzionario di una compagnia mineraria) lo trova presso una comunità indigena che lo venera come un dio; Kurtz è completamente pazzo e non vuole ritornare alla “civiltà”.

Il cinema italiano sfruttò l’idea (nel 1968, regia di E. Scola) per una commedia amarognola: RIUSCIRANNO I NOSTRI EROI A RITROVARE L’AMICO MISTERIOSAMENTE SCOMPARSO IN AFRICA? Lì era Sordi che risaliva un fiume dell’Angola per scoprire che il cognato (Manfredi) si era rifugiato presso una tribù (meglio loro che i parenti romani!) di cui era diventato lo stregone.

Ben diversa la versione di Francis Ford Coppola.

La scena è la guerra in Vietnam. Una delle più assurde della storia: gli americani combattevano contro un nemico invisibile una guerra non dichiarata, ufficialmente per aiutare il regime sud vietnamita, IN REALTA’ per sperimentare nuove armi e dimostrare a russi e cinesi di essere militarmente imbattibili.

In questo contesto un capitano americano riceve l’ordine di rintracciare il colonnello Kurtz oltre il confine della neutrale Cambogia. Kurtz è impazzito e ha costruito una specie di regno nascosto nella giungla, venerato come un dio dai cambogiani e da disertori americani.

“Sollevare dal comando” Kurtz significa in pratica ucciderlo. E Kurtz si farà uccidere senza opporre resistenza, dopo aver enunciato (nella sua lucida follia) che la guerra, anzi la vita intera, non è altro che ORRORE, PURO ORRORE.

LA FOLLIA è la protagonista di questo film grandioso, affascinante e sconvolgente. “Lascia senza fiato” (Truffaut),  “Un monumento della storia del cinema” (Irene Bignardi), “Un mito” (Morandini).

Follia la guerra in sé, follia il surf del colonnello Kilgore mentre sulla spiaggia cadono bombe di un mortaio vietcong, follia esibire conigliette seminude davanti a soldati arrapati…

Accludo una delle scene più famose di Apocalypse now: un attacco aereo accompagnato dalla “cavalcata delle valchirie” di Wagner.

Barry Lyndon (by S. Kubrick)

Quando lo rivedo in DVD (e lo rivedo spesso) rimango entusiasta delle soluzioni visive e della magnifica colonna sonora (Bach, re Federico, Haendel, Mozart, Paisiello, Vivaldi…)

Ma l’amarezza del finale mi impedisce di considerarlo il miglior film della mia vita.

Anzi, salto le ultime scene (a partire dalla battuta di Wendover: “I miei amici sono le persone migliori. Non intendo dire le più virtuose…”) e mi porto subito sull’epigrafe finale: Fu durante il regno di Giorgio III che i suddetti personaggi vissero e si agitarono. Buoni o cattivi, belli o brutti, ricchi o poveri ORA SONO TUTTI UGUALI.

Sarabanda. Titoli di coda.

Per chi non la conoscesse, riassumo la TRAMA dopo il video.

Redmond Barry non è nato sotto una buona stella. Orfano di padre, ingannato dalla fidanzatina e dalla famiglia di lei, si ritrova soldato negli orrori della Guerra dei 7 anni (1756-1763). Diserta, viene costretto ad arruolarsi nell’esercito prussiano, fugge ancora e diventa un baro internazionale. Riesce a sposare una vedova bellissima e ricchissima, tenta di ottenere il titolo di lord… e finisce povero e con una gamba amputata.

Published in: on settembre 20, 2010 at 11:53 am  Comments (3)  
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un uomo per tutte le stagioni (Zinnemann 1966)

6 Oscar hanno premiato questo dramma storico: miglior film, miglior regia, miglior attore, fotografia, costumi e sceneggiatura.

Il film si ispira alla figura di Sir Thomas More, Cancelliere di re Enrico VIII e decapitato per alto tradimento nel 1535. Illustra con grande efficacia il funzionamento della monarchia assoluta: quando il Re ride tutti devono ridere, quando il Re giudica che una musica è bella tutti devono applaudire, quando cambia religione tutti devono seguirlo. Pena la morte.

Eccellenti le interpretazioni di Orson Welles (Wolsey) Robert Shaw (il Re) Wendy Hiller (Alice More) e Paul Scofield (Thomas More).

Nella versione italiana Shaw è doppiato da Oreste Lionello. Se quando il Re si arrabbia vi sembra di ascoltare Hitler non è un caso: Lionello aveva doppiato Chaplin nella sua celebre parodia del dittatore nazista.

Se poi ascoltate la versione tedesca, quando sentirete urlare il Re le analogie saranno ancora più evidenti.

POST scriptum: nel Torneo di Gegio (http://torneodeifilm.blogspot.com/ ) sono stato sfidato da Pensiericannibali… ACCETTO LA SFIDA

vinca il migliore…

Published in: on settembre 14, 2010 at 10:09 am  Comments (6)  
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L’uomo che uccise Liberty Valance (by John Ford)

Ford ha 68 anni quando gira questo film. Comincia a sentirsi stanco. La malinconia che accompagna spesso i suoi personaggi qui si accentua nella figura di Tom Doniphon (John Wayne), magnanimo ma sfortunatissimo eroe. Uno dei tanti eroi “fordiani” sconfitti dalla vita, come il vecchio Frank Skeffington in The last hurrah.

Accanto a lui, John Ford riesce a ottenere il meglio da James Stewart (il goffo ma coraggiosissimo avvocato Stoddard), da Lee Marvin (uno specialista nei ruoli da “cattivo”) e da Edmond O’Brien (il donchisciottesco giornalista).

Ho scelto questo capolavoro per la categoria “western” del Torneo di Gegio

http://torneodeifilm.blogspot.com/

Ma themanwhoshotecc NON è soltanto un western.

E’ anche un dramma psicologico, è la storia americana in sintesi (gli uomini dell’Est soppiantano progressivamente i rudi uomini del West), è una commedia con tanto di triangolo (Stoddard-Doniphon-la bella Hallie)…

E’ anche un “giallo”.

Infatti, chi vede il film per la prima volta è convinto che l’uccisione a cui si riferisce il titolo sia opera di Stoddard (che, proprio basandosi su quel fortunato colpo di pistola, diviene una leggenda vivente e arriva al Senato degli Stati Uniti). Solo nel finale si scopre la verità.

Published in: on settembre 10, 2010 at 10:04 am  Lascia un commento  
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modernità dei libri

non sarei degno del nome di BIBLIOFILO se non ospitassi questo video

per le mie nominations sui migliori-films-della-mia-vita (da Ford a Kubrick) dovrete aspettare qualche giorno

Published in: on settembre 8, 2010 at 11:41 am  Comments (3)  
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Psycho (by A. Hitchcock)

Come dicevo, è un thriller coi fiocchi e controfiocchi.

Non so voi, ma io non ho provato emozioni simili né con Shining, né con gli zombie di Romero né con Alien. Sarà perchè ero un ragazzino… ma la scena del bagno (in realtà, il sangue è cioccolata, ma fa effetto lo stesso) e il cadavere mummificato della mamma sono dei capolavori ineguagliati.

Per non parlare della fotografia (di John Russell, meritava l’Oscar) e della colonna sonora (di Bernard Herrmann): ricordate l’uso dei violini per rendere il crescendo della tensione?

Accludo un’immagine di A. H. Dopo di che, per chi non la conoscesse, sintetizzo la TRAMA.


In un sperduto (e assai poco frequentato) motel nel deserto dell’Arizona avvengono numerosi delitti. Sarà la vecchia madre del proprietario?

No, è proprio lui, il pallido e schizzatissimo Norman Bates che (avendo ucciso la madre) l’ha mummificata e spesso indossa i suoi vestiti per ESSERE LEI.

Ragion per cui SE VIAGGIATE DA QUELLE PARTI evitate i motel poco frequentati.

Fermatevi all’Hilton o all’Holiday Inn. Magari vi accoltellano lo stesso. MA IL CONFORT E’ MAGGIORE.

P.S. Nel 1998 girarono un remake a colori (il sangue era rosso). Non malissimo, ma mancava la magia di Hitchy.

Published in: on settembre 6, 2010 at 2:20 pm  Comments (8)  
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Psycho all’italiana

Sto preparando un post sul film di Hitchcock.

Secondo me (ma siamo in molti a pensarlo) Psycho (1960) è il più appassionante e il più riuscito thriller della storia del cinema.

Mi piacciono molto anche Vertigo (1958) e L’uomo che sapeva troppo (1956), ma non c’è gara con Psycho.

Ne riparlerò. Oggi, però, ho letto di un furbacchione a Catania che conservava il cadavere della zia in un grande frigorifero. Lo faceva per godersi la sua ricca pensione (aveva la delega all’incasso). La polizia ha scoperto tutto in seguito alla “soffiata” dei vicini.

Interessante versione italiana del tema. Non c’è omicidio, ma c’è l’occultamento di un cadavere e la truffa ai danni dell’INPS.

L’omicidio è più appassionante, più romantico direi. Siamo abituati da sempre a casi di omicidio (da Montalbano a Derrick, da Maigret a CSI tutti si occupano di omicidi, almeno tentati)

https://ilbibliofilo.wordpress.com/2009/09/25/perche-ce-tanta-polizia-nelle-fiction-televisive/ 

In Italia però siamo sommersi da delitti meno spettacolari, ma comunque gravissimi: corruzione, evasione fiscale, abuso di potere, truffa, peculato, estorsione (avete presenti quei simpaticoni che chiedono il pizzo? che di fatto paralizzano l’economia di intere regioni?) malversazione, bancarotta fraudolenta e così via.

Ecco, vorrei tanto che i cervelloni della lotta-al-crimine televisiva e cinematografica (siano giudici, commissari, carabinieri, signore ingiallo… e mettiamoci anche Don Matteo e il commissario Rex) si dedicassero anche a questi delitti. E arrivassero a smascherare i tanti farabutti che allietano il Belpaese (ivi compresi quelli che occultano il cadavere della zia) magari senza bisogno di aspettare la “soffiata”.

Published in: on settembre 2, 2010 at 2:03 pm  Comments (5)  
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