i blogger cinefili – parte seconda

Dunque non esiste un giudizio concorde tra i bloggers.

Un esempio. Di un film (di cui vi dirò poi il titolo) è stato scritto:

  • sporcare un capolavoro… un accozzaglia di lussuria di bassa lega… un maquillage sbavato… ma perchè fanno queste cose? Pessimo cinema… il peggior film dell’anno! Si dovrebbe vietare alle major hollywoodiane di fare film del genere… un’americazzata… sconsolante… involontariamente comico… Colin Firth fuori ruolo…
  • geniale e brillante… film godibile… ben costruito, buone le ambientazioni! L’interpretazione di Colin Firth è notevole… a dir poco stupefacente… sono rimasto positivamente sorpreso… il film mi è piaciuto: colori stupendi, montaggi semantici bellissimi, è veramente bello… ottima trasposizione cinematografica… eccellente interpretazione di Ben Barnes… ne consiglio la visione…

Per la cronaca, i giudizi si riferiscono a IL RITRATTO DI DORIAN GRAY (accludo immagine). E per oggi mi fermo qui. Proprio per documentare quante diverse siano le opinioni dei critici, la prossima volta parlerò di QUARTO POTERE, ZABRISKIE POINT e LUCI DELLA CITTA’ (CITY LIGHTS).

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i blog dei cinefili (partendo dal dr. Strangelove)

Per GC, il dottor Stranamore “è il miglior film mai realizzato nella storia del genere umano!”

Ammiro l’entusiasmo.

Ma devo documentare che alcuni Soloni della critica sentenziarono altrimenti. E (da questo) argomenterò sulla difficoltà di dare giudizi oggettivamente validi per tutti.

Dunque, documento di Tullio Kezich (che allora scriveva su Panorama): “il regista non tira fuori tutti gli effetti possibili… avrebbe dovuto affrontare il tema della distruzione atomica con uno stile realistico, addirittura documentario… quell’aria un po’ falsa che hanno tutti i film di ambiente americano girati in Inghilterra…

Giovanni Grazzini (sul Corriere della sera): “La mano di Kubrick è stringata e lucida, ma non ha propriamente genialità di artista… resta nell’ambito della produzione commerciale. Ne è conferma l’aver affidato 3 parti al versatile Peter Sellers… personaggi troppo diversi perchè riesca a dare a ciascuno pienezza di espressione…”

Anche i “grandi” critici sbagliano?

Diciamo che Grazzini e Kezich (come molti intellettuali della loro generazione) vivevano nell’attesa messianica della Rivoluzione imminente: secondo loro il cinema doveva profetizzare e possibilmente attuare la Rivoluzione. Un film, più che essere bello, doveva “portare avanti il discorso”.

Ogni epoca ha i suoi fanatici.

Questa lunga premessa (di cui mi scuso) per introdurre il tema I BLOG CINEFILI

  1. Anzitutto osservo che i bloggers che si occupano di cinema sembrano più interessati a PARLARE che ad ascoltare. Ci sono molte eccezioni (tra cui annovero Agegiofilm, Cinemaleo’s, Fabrizio Reale e “biba”), ma la maggior parte di loro scrive molto e riceve tanti o pochi (o niente) commenti; ma non commenta i blog altrui. Diciamo che mettono in rete le loro opinioni, ma non leggono le altre, come quelli che si mettono a parlare nello Speaker’s corner di Hyde Park: gli va di prendere la parola, ma le parole altrui non le ascoltano. E mi ricordano un mio prof al liceo (lo descriverò, prima o poi, nel fragolinablog). Non lo interessava che lo capissimo: era sostanzialmente uno showman e le sue lezioni erano uno show. Punto a capo.
  2. Ciò può essere spiegato col fatto che i gusti dei cinefili differiscono su tutto. Nessuno concorda pienamente con gli altri. Tot càpita tot sententia. Non voglio dire che sia un male. E’ così e basta: i cinefili non hanno obbligo di partito e si dividono in infinite scuole, di cui qui elenco solo una piccolissima parte
  • quelli che Tarantino y nada mas
  • quelli che “La fontana della vergine”
  • quelli che bisognerebbe rivalutare l’intensità espressiva di Ciccio e Franco, soprattutto “Due mafiosi contro Goldginger” e “Le spie venute dal semifreddo”
  • quelli che non trovano NIENTE di Altman che non sia perfetto
  • quelli che “Eyes wide shut” è, complessivamente, una troiata
  • quelli che i movimenti di macchina di Fellini
  • quelli che il calligrafismo di Ichikawa
  • quelli che “il miracolismo feticistico della cinepresa” di Vertov
  • quelli che “ho visto cose che voi umani non potreste nemmeno immaginare”
  • quelli che “non è vero che abbiamo bisogno dell’assenza, della solitudine, dell’eterna attesa: non è vero!”
  • quelli che “tutti cercano Ringo e i più sfortunati lo trovano”
  • quelli che “se vedete il giudice Greenfield, ditegli di suo figlio”
  • quelli che “Maccarone, tu m’hai provocato e io te distruggo!”

 

il dottor Stranamore di Stanley Kubrick (1964)

Adesso qualcuno salterà su a dire che io sono un vecchio fissato “laudator temporis acti”.

Ma ditemi voi, dopo aver visto le mediocri pellicole degli ultimi mesi (se ci tenete a saperlo, dopo vi dico quali salverei) e averle paragonate ai capolavori del passato (Blade Runner, Barry Lindon, Apocalypse now, La stangata, Amadeus, MASH, La mia Africa ecc) COME SI FA a non “laudare” quel tempo.

Erano storie ben recitate da attrici e attori che venivano dal TEATRO (in questo caso Peter Sellers) e non dagli spot televisivi. Facce espressive, non fotomodelle/i. Satire taglienti, non cinepanettoni.

TRAMA. Scoppierà la Guerra mondiale e renderà inabitabile la crosta terrestre per un secolo. Come succederà? Da una parte un generale americano impazzito scatena un attacco nucleare sull’URSS, dall’altra un leader sovietico megalomane ha predisposto (senza dirlo a nessuno) una rappresaglia automatica e inesorabilmente inarrestabile. Ma il genere umano non si estinguerà: uno scienziato ex-nazista propone di salvare nel fondo delle miniere americane e russe una piccola percentuale di esemplari (un maschio ogni 10 femmine, per aumentare il tasso di natalità), che naturalmente comprenderà le elites politiche e militari. A pensarci bene, questo particolare deve aver ispirato gli autori di 2012.

Dicevo di Peter Sellers. Interpreta 3 personaggi essenziali: il dott. Merkwurdigliebe (in italiano, Stranamore: lo scienziato tedesco), il presidente americano Muffley e il capitano inglese Mandrake. Ci sono voluti 3 attori italiani per doppiarlo: Oreste Lionello doppiava lo scienziato.

Non ci provo nemmeno ad aggiungere aggettivi a quelli che sono già stati usati. Godètevi il video che ho inserito. Dopo (ma proprio perchè insistete) elencherò, tra i film usciti negli ultimi 2 mesi, quelli che ho apprezzato di più.

Vediamo un po’.

Nessun capolavoro nei mesi di Febbraio-Marzo.

Anzi, un solo film (IL CONCERTO) mi è piaciuto davvero. Ne ho parlato nel post del 17 febbr. Voglio solo aggiungere che non mancherà nella mia collezione di DVD e mi dispiace moltissimo di non capire bene il francese, perchè il modo in cui i russi storpiano il francese è (mi dicono) irresistibile.

Elenco infine altri sette nani opere che (anche se non mi hanno entusiasmato) meritano senz’altro la sufficienza

  • IL PROFETA – dramma a forti tinte; la brutalità del carcere è sottolineata un po’ troppo; se fosse durato 50′ in meno lo avrei apprezzato molto di più
  • INVICTUS – celebrazione (un po’ troppo retorica) di Nelson Mandela e della nascita del Sudafrica interrazziale; rende simpatico anche Matt Damon;  adattissimo a un pubblico scolastico
  • ALICE IN WONDERLAND – vedi il post dell’11 marzo; alcuni lo hanno massacrato; a me non è dispiaciuto (forse lo rivedrò)
  • AN EDUCATION – ne ho parlato il 17 febbr; una storia amara (una ragazzina si illude di aver trovato il grande amore e la disillusione è dolorosa) in cui un’insegnante fa una bellissima figura
  • GENITORI E FIGLI, AGITARE BENE PRIMA DELL’USO – ne ho parlato il 1° marzo; si può vedere, ma non comprerò il DVD
  • E’ COMPLICATO – ne ho parlato il 21 marzo; Meryl Streep regge sulle sue poderose spalle una commedia riuscita solo a metà
  • HAPPY FAMILY – l’ho visto ieri sera; non è male: descrive con vivacità un insieme di tipi bizzarri (ne riparlerò)

Tom Sawyer

19 marzo 2010. Sulla copertina del supplemento settimanale di Repubblica si allude al famoso romanzo di Mark Twain.

La prima cosa da dire è che NON è un romanzo per ragazzi. Fu scritto (nel 1876) per il pubblico degli adulti.

C’è un grande equivoco (credo di averlo già detto) su cosa voglia dire letteratura “per ragazzi”. Sono finiti in questo “scaffale” molti autori (Kipling, Verne, Salgari, Malot, Saint-Exupéry, Swift ecc) che si rivolgono agli adulti; ma nelle loro opere non si parla di sesso!

Già, il sesso: si fa finta che i ragazzi non ne sappiano nulla (in realtà, sono informatissimi a riguardo già a 12 anni; quello che gli manca è la formazione -ma qui il discorso si allarga troppo, ne parlerò un’altra volta-) e comunque non ne devono trovare traccia nelle loro letture.

Infatti, nelle avventure del dodicenne Tom il sesso non c’è. C’è solo un platonico innamoramento per la coetanea Becky Thatcher. In compenso, c’è tutto il resto. Cadaveri dissepolti, omicidi (il dottor Robinson viene pugnalato a morte e un poveraccio viene accusato a torto) e relativo processo (con colpo di scena alla Perry Mason), critica alle istituzioni e alle prediche della chiesa presbiteriana, liti e pestaggi in famiglia, alcolismo…

Per non parlare della sottile analisi psicologica: dipingere uno steccato può essere considerato una dura punizione, ma (se riesci a descriverlo come ARTE) tutti si mettono in fila per farlo al posto tuo.

Ripeto: se qualcuno vi dice che è roba per ragazzi MANDATELO A QUEL PAESE (e ditegli che lo mando io).

Published in: on marzo 25, 2010 at 11:40 am  Comments (6)  
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Frankenstein Junior

Film diretto da Mel Brooks (nel 1974) e interpretato da Gene Wilder e Marty Feldman.

E’ la parodia di uno dei “classici dell’orrore”, ma è soprattutto una COMMEDIA STREPITOSA. Dopo aver visto Frankenstein Junior è difficile apprezzare un’altra commedia: sembrano tutte insipide.

Per i pochi che non la conoscono, riassumo la Trama.

Scettico inizialmente, poi entusiasta, il nipote del famoso barone Von Frankestein decide di proseguire l’esperimento del nonno e di dare vita a un collage di membra umane. Purtroppo la creatura ottenuta ha una forza fisica incredibile, ma un cervello difettoso. Cosa che crea situazioni incresciose.

Un secondo esperimento risolve tutto: il “mostro” diventa intelligentissimo (Frankenstein gli ha ceduto parte della sua genialità) e in cambio… (beh, forse lo avete già capito).

In sintesi, è un capolavoro!

E, una volta tanto, la versione italiana è ottima. Gene Wilder è doppiato (benissimo) da Oreste Lionello, Marty Felman (Igor) da Gianni Bonagura e sono salvati con abilità i vari giochi di parole della versione originale.

P.S. Se poi siete convinti che un film in bianco e nero valga sempre meno di un film a colori, Dio vi perdoni… ma potete ancora cambiare idea.

junior 

Meryl Streep

L’avevo apprezzata in Julie&Julia e ieri sono andato a vederla al Medica in un filmotto (vi dirò poi il titolo, se proprio volete).

Per rifarmi la bocca ho tirato fuori un DVD dalla mia raccolta.

LA MIA AFRICA, diretto da Sydney Pollack nel 1985. Lì la Streep aveva 35 anni e combatteva a frustate con i leoni (ammaestrati) e contro ogni genere di avversità (pregiudizi, crisi economica, la sifilide che l’infedelissimo marito le aveva attaccato…).

Insomma era una leonessa in un film grandioso (credetemi sulla parola, se non l’avete visto; se l’avete visto, lo sapete già) premiato da 7 Oscar: miglior film, miglior regia, miglior fotografia, miglior colonna sonora ecc.

Cosa posso dire di Meryl che non sia stato detto? SA FARE BENE TUTTO,sia le parti drammatiche (Kramer contro Kramer, Sophie’s choice, La donna del tenente francese, Cartoline dall’inferno, Doubt…) come quelle brillanti (She-devil, La morte ti fa bella, Prime, Il diavolo veste Prada, Mamma mia!…).

Stavolta è inciampata in questo dolciastro E’ complicato, una commedia riuscita solo a metà, dove tutti sono ricchi e ben nutriti (Alec Baldwin è molto nutrito) e guidano Porsche Carrera e suv Toyota.

Comunque il film resta a galla, unicamente per la bravura di Meryl. La storia (come ha detto Natalia Aspesi) è di pura fantascienza: una sessantenne non solo è corteggiata da due uomini, uno più affascinante (e ricco) dell’altro, ma ha tre figli (belli e intelligenti) che la stimano e la coccolano. Persino lo psicanalista la tratta bene…

Ma nelle commedie sofisticate è possibile questo ed altro. Succedeva ai tempi di Katherine Hepburn (non vi sembri un sacrilegio questo accostamento) può succedere anche oggi.

Al cinema.

Published in: on marzo 21, 2010 at 6:47 pm  Comments (7)  
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sixty-four!!!!

Questa canzone mi piaceva MOLTO negli anni ’60, quando fu scritta.

OGGI ho un motivo in più per apprezzarla.

Published in: on marzo 17, 2010 at 12:02 am  Comments (7)  
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Diogene cercava l’uomo….

Domenica siamo andati a Rovigo: c’è una bella mostra sulla pittura veneta del settecento.

Quadri molto belli (Tiepolo, Piazzetta, Bortoloni…): non ci provo neanche a descriverne la bellezza. Ma voglio soffermarmi su due soggetti.

IL GIUDIZIO DI PARIDE (di Gregorio Lazzarini): il giovane Paride è seduto sotto un albero e contempla le 3 dee; Afrodite ed Hera sono nude e sdraiate ai suoi piedi, Athena è ancora vestita e si sta togliendo l’elmo (sarà lei che ha inventato lo strip-tease?). In ogni caso sappiamo com’è andato a finire questo primo, archetipo, concorso di bellezza!

Una “SOLA”! Paride (giudice disonesto) non ha scelto la più bella, ma quella che gli offriva il regalo più pregiato. Così va il mondo…

DIOGENE CERCA L’UOMO (di Sebastiano Ricci): il filosofo è deriso dai suoi contemporanei (“ancora con questa fissa, Diogene? Cerchi ancora l’uomo?”), ma si consola accarezzando un cane (molto ben dipinto). Forse anche il pittore era deluso dagli esseri umani e consolato da un bel cane.

L’assalto al grande convoglio

Racconto di Dino Buzzati, pubblicato nella raccolta 60 racconti (1958).

Piace molto ai ragazzi, molto meno alle ragazze (che si chiedono “ma questi briganti non avevano donne nella loro vita?” e spesso non apprezzano il finale fiabesco del racconto): i voti, in media, variano tra il 6 e il 6,5. Grosso modo: 8 per i maschi, 5 per le ragazze.

TRAMA. Gaspare Planetta esce di prigione ormai vecchio e ritorna alla banda di cui era stato il capo. Ma ormai non gli obbedisce più nessuno e lui decide di mettersi in proprio. Proprio per dimostrare a se stesso e agli altri che non è finito, tenterà un’impresa veramente temeraria.

 Assalirà DA SOLO un convoglio di carrozze che trasporta un tesoro colossale. Poi fuggirà in Oriente col malloppo.

Un giovane brigante gli chiede di partecipare al “grande colpo”.

Come finirà? (ve lo dico dopo l’immagine)


 

 

 

 

L’assalto si conclude tragicamente. Gaspare e il suo compagno sono un facile bersaglio per i fucili della scorta. Si ritrovano così tra i fantasmi dei vecchi briganti e cavalcano con loro “in un mondo migliore”.

Personalmente, lo considero uno dei racconti più riusciti di Buzzati. C’è un’ottima ricostruzione dell’ambiente, tra i boschi e le stradine di un’Italia del passato remoto (inizi dell’800, presumo), c’è la suspence e la commozione della catastrofe finale.

E soprattutto c’è il ritratto di un eroe sconfitto: il vecchio brigante che non vuole arrendersi all’inesorabile declino e preferisce morire col fucile in mano piuttosto che invecchiare nella miseria, solo e dimenticato.

Published in: on marzo 12, 2010 at 8:30 pm  Comments (2)  
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Tim Burton meets Alice

C’è una scuola di pensiero (a cui non appartengo, ma che rispetto) secondo la quale il cinema dovrebbe rispettare i classici della letteratura IL PIU’ POSSIBILE. Essere fedele, fedelissimo all’originale.

Che sia l’Iliade o Gomorra, NON PRENDERSI TROPPE LIBERTA’. In questo caso NON NOMINARE IL NOME DI ALICE INVANO.

Invece l’americano Tim Burton ha REINVENTATO un’Alice 19enne, capace di ribellarsi e di combattere contro la Regina (una Regina cattivissima, alquanto diversa da quella del romanzo), al posto della bambina passiva e frastornata inventata dall’inglese Charles Dodgson (in arte, Lewis Carroll).

Apro parentesi. E’ successo anche in Italia. Qualcuno (indovinate chi?) si è divertito a riscrivere Cappuccetto Rosso tra gli spacciatori del Bronx e Pinocchio gelido serial killer. Chiudo parentesi.

Ammetto che non è il miglior film di Burton. Tuttavia è una storia gradevole, ben recitata. La Bonham-Carter è bravissima; non male Johnny Depp (interpreta il Cappellaio Matto, assomiglia a Willy Wonka).

IN SINTESI: la favola di Dodgson (che Dio l’abbia in gloria, nel Paradiso dei prof di matematica) era un divertente viaggio nella surrealtà MA SI CONCLUDEVA con il ritorno alla norma.

La fantasia di un conservatore che (ogni tanto) si concede una vacanza, per poi auspicare che tutto torni come prima.

QUESTA Alice moderna, al contrario, dopo aver sognato che alla tirannica Regina si può e si deve opporre RESISTENZA, esce dal sogno e RIFIUTA un matrimonio molto conservatore. Cosa farà poi non lo sappiamo: forse diventerà un’artista, una suffragetta… sicuramente una ribelle alle convenzioni.