Alberto Talegalli, attore

Domanda. Perché voglio dedicare un post a un attore che ormai solo pochi vegliardi come me ricordano?

Rispondo. In realtà voglio salutare un blogger (spoletino come Talegalli) che ci ha lasciati.

Non lo conoscevo da vicino, anche se ci eravamo sentiti al telefono (una sola volta, più di un anno fa) perché volevo visitare Spoleto con mia moglie. Adesso mi rendo conto che ho perso un’occasione che non si presenterà mai più…

http://un-paio-di-uova-fritte.blog.kataweb.it/2011/05/28/in-memoria-di-alessandro-nemmi/

Premesso ciò, onoro la memoria di A. T. Dimmi tu, Alessandro, se ho scritto bene.

Era un attore di teatro, ma conquistò vasta fama negli anni ’50 con un programma radiofonico, “Rosso e nero” condotto da Corrado Mantoni. Talegalli arrivava al microfono accompagnato da una marcetta; poi raccontava le avventure del suo alter-ego, il SOR CLEMENTE, dei suoi conflitti con la moglie GERZA e della complicità di ZIO ‘NGILINO (il Sor Clemente diventò poi sindaco del paesello di Pinzano e ivi ospitò personalità di tutto il mondo, che non trovavano posto negli alberghi di Spoleto, per via del Festival dei Due Mondi).

Sor Clemente era quindi diventato collega di Peppone, il sindaco guareschiano “nemico” di don Camillo. I baffi effettivamente erano gli stessi (vedi foto) e un filino di bonario anticlericalismo c’era anche nei suoi monologhi.

Poi lavorò nel cinema (spesso duettando con Aldo Fabrizi e con Virginio Riento) e in televisione. Un destino cinicoebaro gli sbarrò la strada nel 1961.

Lo stesso destino che mi ha impedito di incontrarlo a Spoleto.

talegalli

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PARNASSUS che voleva ingannare il diavolo

Una settimana fa ho scritto che questo film (Terry Gilliam 2009) non è il più memorabile tra quelli interpretati da Ch. Plummer.

Tuttavia va riconosciuto che è un esempio interessante di FANTASY e ogni tanto mi rivedo le scene migliori, grazie al DVD.

Personaggi principali

  • PARNASSUS gira il mondo con uno sgangherato carro di Tespi e una piccola compagnia di tipi strambi, tra i quali sua figlia Valentina. Ha incontrato Mr. Nick in India più di mille anni fa. E’ praticamente immortale, ma ciò significa solo prolungare all’infinito la sua infelicità.
  • Mr NICK (the Devil, I suppose) si diverte a fare scommesse con Parnassus. Grazie a una di queste scommesse vince l’anima di Valentina che dovrà scendere all’Inferno il giorno del suo 16° compleanno. Ma… (il finale, se volete conoscerlo, ve lo rivelo nelle ultime righe del post). Noto che ai Britanni piace chiamare Nick il Diavolo. Penso che ciò abbia a che fare con Nicolò Machiavelli, o meglio con l’idea che hanno di Machiavelli.
  • TONY è il personaggio più sconcertante e ambiguo. Lo spettatore fa molta fatica a classificarlo: solo alla fine si capirà che… (ve lo dico dopo). Qualcuno lo ha impiccato sotto un ponte di Londra, ma Valentina riesce a rianimarlo. Poi 4 mafiosi russi lo inseguono. Poi viene onorato come filantropo di livello mondiale. L’ambiguità è accentuata dal fatto che viene interpretato da 4 attori diversi: Heath Ledger (morto tragicamente durante le riprese), Johnny Depp, Colin Farrell e Jude Law (la cosa ha una sua logica: ogni volta che Tony attraversa lo Specchio Magico assume un aspetto diverso).


COME VA A FINIRE?

Si scopre che Tony è veramente un mascalzone, un ipocrita (e fa una brutta fine). Valentina si consegna volontariamente a Mr. Nick, che però la lascia ritornare sulla Terra dove lei sposerà Anton, uno degli attori della compagnia di Parnassus.

Parnassus, a sua volta, vedendola felice rinuncia a interferire con la sua vita e si allontana tra la folla di Vancouver.

Published in: on maggio 26, 2011 at 3:24 pm  Comments (5)  
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THE TREE OF LIFE

TRAMA ESSENZIALE. Jack O’Brien è un uomo d’affari stanco e disilluso. Gli torna in mente la sua verde età a Waco (Texas) negli anni  ’50: il padre, la madre, i fratelli… Quando uno dei fratelli muore, la pur religiosissima madre chiede angosciata a Dio “PERCHE’, SIGNORE, PERCHE’?” E anche il giovane Jack si era posto la questione: “Perché io devo comportarmi bene se tu, Dio, sei cattivo?”

Alla fine, varcata una misteriosa porta, Jack si ritrova in una spiaggia assolata, in una specie di paese dei morti dove (sulle note di un Requiem di Berlioz) ha modo di riconciliarsi col padre (che in fondo era un buondiavolo, ma incattivito dalla vita).

Tutto ciò viene raccontato molto bene, in un tripudio di immagini: aurore boreali, meduse, campi di girasoli, dinosauri, eclissi e tanti tanti bellissimi alberi.

C’è anche un pezzettino d’Italia: uno dei “mostri” di villa Lante presso Bomarzo.

Detto ciò, dopo aver rivisto il film in v.o. devo spiegare per quale motivo questa storia non suscita in me l’entusiasmo di tanti critici (ad es. Roberto Escobar o Curzio Maltese).

Purtroppo io ho degli anni ’50 un pessimo ricordo, acuito da molte analogie tra la mia famiglia e gli O’Brien. Anche noi eravamo tre fratelli (fortunatamente ci siamo ancora tutti) e abbiamo subìto un padre autoritario (molto più severo di Brad Pitt, credetemi sulla parola). Nostra madre era anche lei una vittima, schiacciata dalla personalità di un vero tiranno… Insomma il film in questione risveglia in me ricordi molto molto amari.

E’ veramente un peccato perché (torno a dirlo) questo autore MI INCANTA. Lo accosterei a M. Antonioni per il suo FAR PARLARE LE IMMAGINI, più che gli attori (per doppiarlo non hanno impiegato molto tempo, presumo).

Concludo con la citazione dal Libro di Giobbe con cui inizia il film: “Dove eri tu quando IO gettavo le fondamenta della Terra… quando le stelle del mattino cantavano tutte insieme e i figli di DIO mandavano grida di gioia?”

Published in: on maggio 24, 2011 at 9:54 pm  Comments (9)  
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Malick o Sorrentino?

Ho un amico che ha visto già sia THE TREE OF LIFE sia THIS MUST BE THE PLACE.

Prevede che la Palma d’Oro la daranno al film di Malick. Chi vivrà vedrà.

Non ho visto il film di Sorrentino (uscirà in autunno?).

Quanto a THE TREE OF LIFE confesso la mia perplessità. Non so se considerarlo soltanto un bel film (uno di quelli che vincono i Festival) o un CAPOLAVORO ASSOLUTO.

Sostanzialmente è un film che fa pensare.

“Perché esistiamo? Che significato ha la nostra vita? Perché la morte (che sappiamo essere inesorabile destino comune) ci angoscia tanto? Avevano ragione gli antichi che giudicavano una fortuna morire giovani?”

Bisognerà che lo riveda.

(aggior. delle 19.56: La Palmadoro l’ha beccata il film di Malick, come previsto)

 

Published in: on maggio 22, 2011 at 3:57 pm  Comments (4)  
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Christopher Plummer

Ha già passato gli 80 anni e ha interpretato tanti ruoli in decine e decine di film.

Qualche volta è stato un nobiluomo fieramente antinazista (TUTTI INSIEME APPASSIONATAMENTE 1965), più spesso ha fatto il “cattivo”. Comunque è sempre rigido, militaresco, autoritario.

Plummer è stato

  • Aristotele
  • il duca di Wellington a Waterloo
  • l’imperatore inca Atahualpa
  • re Erode Antipa
  • il feldmaresciallo Rommel
  • un generale Klingon in Star Trek VI Rotta verso l’ignoto (vedi foto)
  • Abraham van Helsing, il nemico dei vampiri
  • l’imperatore Commodo
  • il mago Parnassus (in un film che mi è piaciuto fino a un certo punto)
  • Lev Nikolaevic Tolstoj (in THE LAST STATION: questo sì che mi è piaciuto)
  • ecc ecc ecc
E continua a recitare, inseguendo come il suo omonimo Lee (89enne) un oscar alla carriera. Aspetto di vederlo in PRIEST (uscirà a giugno) dove immagino farà ancora una volta il “cattivo”.

Considerazione assolutamente idiota. Come sono longevi gli attori! Se non muoiono giovani arrivano a tarda età! Fine della considerazione assolutamente idiota.

Anthony Perkins, as Norman Bates

Mi sono chiesto perché l’intensa interpretazione di A. Perkins sia piaciuta così poco ai giurati dell’Academy (manco una nomination!).

MI RISPONDO. A quell’epoca era molto difficile piacesse un personaggio simile.

Norman Bates è un ANTIEROE. E’ uno psicopatico pluriomicida, ma non ha la grandiosità di certi “grandi cattivi” (da Riccardo III a Hank Quinlan, da Dracula al dottor Mabuse). Quando lo arrestano piagnucola, non tenta il suicidio…

In quegli anni l’oscar per il Miglior Attore premiava in genere Eroi “tutti-d’un-pezzo” come

  • il col. Nicholson (Alec Guinness) nel PONTE SUL FIUME KWAI
  • Ben-Hur (Charlton Heston) nel film omonimo
  • Elmer Gantry (Burt Lancaster) in IL FIGLIO DI GIUDA
  • l’avvocato Hans Rolfe (Maximilian Schell) in VINCITORI E VINTI
  • l’avvocato Atticus Finch (Gregory Peck) in IL BUIO OLTRE LA SIEPE
per non parlare di Spencer Tracy, che in quegli anni collezionava nomination (… il vecchio e il mare, giorno maledetto, e l’uomo creò satana, vincitori e vinti…) con le sue robuste interpretazioni dell’American Hero.

Forse (so che non tutti apprezzeranno questo accostamento) per aspettare un antieroe premiato dall’Oscar bisognerà aspettare il 1976.

C’è qualcosa di Bates nel McMurphy di QUALCUNO VOLO’ SUL NIDO DEL CUCULO…

DESCOLARIZZARE LA SOCIETA’ di Ivan Illich

Ogni tanto mi torna in mano questo volume. Lo rileggo sempre con interesse.

Mi ha aiutato a comprendere l’evoluzione del sistema scolastico negli ultimi 2 secoli, fino ad arrivare all’attuale SCUOLA DEI BUONI SENTIMENTI.

Prima però devo fare alcuni passi indietro, per prendere la rincorsa. Diciamo che da quando c’è civiltà c’è scuola: c’era nell’antico Egitto (“impara a scrivere, figliolo, e diventerai un rispettato scriba”) c’era nell’Atene di Pericle, c’era nel medioevo ecc.

Serviva a trasmettere le tecniche, i modelli culturali e lo stile delle generazioni precedenti. Non era per tutti. Chi non era in grado di apprendere era espulso dall’istituzione scolastica senza troppi complimenti.

Rivoluzione francese. Dall’ideale dell’UGUAGLIANZA deriva la scuola meritocratica: ai privilegi della nascita e del censo si deve sostituire un’ARISTOCRAZIA BASATA SUL MERITO.

Da cui i voti dall’Uno al Dieci, le verifiche, il foglio protocollo piegato in due, il registro, la pagella,  il diploma ecc. Insomma la scuola tradizionale come l’abbiamo conosciuta e come, formalmente, è ancora oggi.

Arrivano gli anni ’60 e io mi iscrivo a Pedagogia. Primo shock: dalla cattedra sento sminuire l’attendibilità dei Test sul Quoziente Intellettuale“molti alunni rispondono a casaccio, non sono motivati, ritengono (per diversi motivi) che la scuola e la società stessa non abbiano nulla di buono in serbo per loro…”

Poi arrivano LETTERA A UNA PROFESSORESSA, Fachinelli, Freire, Illich…

Per Illich la scuola è diventata una costosissima struttura, che ha come scopo la formazione di individui adatti e utili alla produzione industriale.

“La scuola è l’agenzia pubblicitaria che ti fa credere di avere bisogno della società così com’è”

Le teorie sovra esposte hanno influito sulle finalità della scuola pubblica italiana (e di molti altri paesi) con un risultato paradossale.

Inizialmente la scuola pubblica era MERITOCRATICA e si sforzava di selezionare gli alunni (ve le ricordate le solenni bocciature di qualche decennio fa? nella mia classe di liceo dei 39 che partirono in prima solo 9 arrivarono alla maturità senza ripetere almeno un anno). Al contrario, la scuola gestita dai religiosi si basava sui BUONI SENTIMENTI (fioretti, adorazione eucaristica, “il Vangelo ci insegna ad amare i poveri”, buona azione quotidiana ecc).

Adesso è proprio la scuola pubblica (abbandonata la meritocrazia) a basarsi sui buoni sentimenti. Infatti i FINI che si prefigge di fatto sono i seguenti:

  • permettere la socializzazione dei timidi e degli handicap diversamente abili
  • favorire una mentalità tollerante, multietnica e multiculturale
  • combattere il razzismo, il bullismo, le droghe, il tabagismo e l’alcoolismo
  • prevenire il disagio adolescenziale, l’anoressia e altre forme di malessere
  • evitare che la fragile psiche degli alunni sia traumatizzata dagli insuccessi scolastici, sostituendo le bocciature con i debiti formativi e gli esami di riparazione con brevissimi corsi di recupero.
E le scuole cattoliche? Per la verità non ne ho esperienze dirette, ma nutro il sospetto che il loro vero problema sia quello di far quadrare i bilanci e che degli ideali evangelici e dei buoni sentimenti in genere non gliene importi una beata cippa.

Published in: on maggio 14, 2011 at 3:22 pm  Comments (6)  
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Marco Travaglio show (Anestesia totale)

Qualche sera fa siamo andati al Teatro delle Celebrazioni (Bologna) per applaudire Travaglio&C.

Nonostante la capienza, abbiamo rischiato di rimanere in piedi. Qualcuno lo ha fatto.

Sul palcoscenico, davanti a una simbolica edicola rivestita di vecchi giornali, si sono alternati Marco Travaglio e Isabella Ferrari.

TEMA: Silvio non c’è più (dovrà pur succedere!) ma gli è sopravvissuto il sistematico nascondimento delle notizie, la realtà negata, il fumo negli occhi, l’intontimento dei telespettatori. Tutta roba che farà enormemente comodo a chi verrà dopo.

MA COME E’ POTUTO SUCCEDERE? Questa è la domanda.

Si parla di cose serie, serissime. Ma il pubblico scoppia dal ridere quando (ad esempio) Travaglio pronuncia, con tono sepolcrale, le parole “Bruno Vespa” e poi fissa la platea.

Più in là cita Clemente Mastella (sì, perché abbiamo avuto Mastella come ministro della giustizia…) e di nuovo tutti a ridere.

Si ridere per non piangere. E intanto si va avanti, parlando del tg di Minzolini, della xenofobia, della “delinquenza percepita” (per cui sembra che in Italia, prima che arrivassero i Romeni, non ci fossero scippi, stupri e omicidi).

Le statistiche parlano chiaro: la stragrande maggioranza dei delitti avviene a opera di italiani, compaesani, consanguinei (Novi Ligure, Erba, Cogne, Avetrana, Garlasco…) e non dei soliti extracomunitari che la stampa e la tv indicano ogni giorno come mostri assetati di sangue.

Si danno il cambio: Travaglio documenta. Isabella Ferrari recita.

Legge pagine incredibili di Indro Montanelli (di cui ogni tanto si sente la voce) che sembrano scritte ieri, ma sono profezie di decenni fa.

E qui non si ride. Soprattutto quando Indro scrive di Budapest 1956: “Avrei tanto voluto dire che sono di destra quelli che sfidano il regime comunista… Ma non è così… sono operai e figli di operai… il comunismo è contestato da gente di sinistra!”

L’omaggio a Montanelli (il più grande giornalista del ‘900) era dovuto. E sono sicuro che Travaglio ha apprezzato gli applausi al Gran Toscano più di quelli dedicati a lui. 

Isso, Issa e O’Malamente

Sulla soglia dell’estate le sale si svuotano. Difficile trovare dei film buoni o almeno passabili.

Non fa eccezione il seguente filmuzzo, che descriverò sulla base dello schema classico della sceneggiata napoletana.

  • ISSO è un giovane, inizialmente perseguitato dalla sfiga ma destinato a rifarsi. Nei primi 15 minuti passa dal ruolo di laureando a quello di spalatore di letame (più i genitori morti in un car crash, la scoperta di non avere un soldo, ecc). Succedeva nel 1931, dalle parti di Albany (NY). Poi la fortuna comincia a sorridere, viene l’amore, verranno 5 figli… e in questo su e giù Mr. Robert Pattison mantiene la sua leggendaria impassibilità. Eppure vi assicuro che legioni di ragazzine lo idolatrano. E’ il nuovo Rodolfo Valentino, ma almeno quello sapeva dilatare le narici e sbarrare gli occhi… (molto meglio di lui Hal Holbrook -l’ISSO vecchio- che racconta tutta la storia in flashback)
  • ISSA è la domatrice di cavalli, la star del circo, la bellona (beh, insomma…). Le bastano due occhiate per innamorarsi di ISSO, ma (ahilei!) è sposata con O’Malamente. Piccola, ma tosta, si commuove soprattutto quando ISSO fa bang, ponendo fine alle sofferenze di un cavallo zoppo (almeno i leoni mangeranno bene…). Interpretata da Reese Witherspoon.
  • O’MALAMENTE è il boss del Circo. La sua politica aziendale consiste essenzialmente nel far gettare dal treno in corsa il personale in esubero (spero che Marchionne non veda questo film, altrimenti i voli Torino-Detroit saranno molto movimentati…). Lo interpreta Christoph Waltz, destinato per l’eternità, dopo Inglourious Bastards, a ruoli da cattivissimo. Farà (ovviamente) una brutta fine, MA E’ L’ATTORE MIGLIORE DEL FILM. Credetemi.
  • O’LIOFANTE è, in realtà, un’elefantessa. Sarà certamente candidata all’Oscar come attrice non protagonista. Beve molto whisky, obbedisce solo a ordini dati in polacco (si potrebbe girare un prequel, magari con un giovanissimo Karol…) e nel finale risolve con un colpo solo i conflitti tra Isso, Issa ecc.
Postilla assolutamente futile.
Nella retata dei piedipiatti in uno speakeasy di NYC (a metà film) si intravvedono un sassofonista di nome Joe e un contrabbassista di nome Jerry. Fine della postilla assolutamente inutile.

Published in: on maggio 8, 2011 at 7:53 pm  Comments (3)  
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I BACI MAI DATI, di Roberta Torre

Mi chiedevo, il 26 ultimoscorso, perché i nostri produttori non puntano su attrici/attori giovanissimi.

Per la verità qualche eccezione a questa regola c’è.

Nel 2003 Virzì ha potuto scegliere come protagonista di Caterina va in città la giovane Alice Teghil (all’inizio delle riprese non aveva ancora 14 anni) e il botteghino ha risposto bene. Poi la Teghil non ha avuto altrettanta fortuna.

Ecco, mi sono tornati in mente quel film e quella attrice vedendo I BACI MAI DATI.

Una storia un po’ esile ma interessante, interpretata da Carla Marchese con Donatella Finocchiaro (la madre della protagonista), Giuseppe Fiorello (il padre), Piera Degli Esposti (un’inquietante parrucchiera-cartomante) e Pino Micol (il parroco).

TRAMA. Vita grama, quella della giovane Manuela: famiglia disastrata, madre e sorella che gareggiano in zoccolaggine… Ma si sparge la voce che Manuela ha sentito la voce della Madonna. Tutto il quartiere si mette in fila per chiedere grazie grandi e piccole (“fa’ morire mio marito, tesoro…”), arrivano notorietà e soldi. Manuela si stanca presto di essere un fenomeno da baraccone, litiga di brutto con la mamma, poi fanno pace… e il botto finale (se proprio volete conoscerlo) ve lo racconto dopo il video.

Intanto lodo alcune trovate della regista. Nella sequenza iniziale un velo sull’obbiettivo ci fa intravedere una piccola folla (con tanto di sindaco) in una piazza. Solo dopo un po’ lo spettatore capisce che il velo copriva gli occhi dell’inauguranda statua della Madonna. E poi viene descritto il quartiere di Catania dove tutto si svolge: colori vivaci, sguardi tristi, droga.

Azzeccate le figure di contorno. Soprattutto il parroco, scettico sulle “rivelazioni” ma utile nel consigliare il look giusto alla protagonista (non si può andare in televisione con la minigonna..) e le clienti della bottega della Degli Esposti, siliconate dalle tette ai piedi. Non manca l’onorevole sporcaccione, ma non si dice di che partito è.

Conclusione. Proprio quando Manuela ha deciso di troncare tutto, una cieca ritrova la vista (grazie a chi? boh, vai a sapere…) e mi sa che stavolta andranno tutti a PORTA A PORTA.

Auguri comunque all’esordiente Carla Marchese, che nel frattempo ha compiuto 15 anni (il film è stato girato un anno fa). Le auguro altre parti, magari con battute più significative di “un conto è sperare, un conto è essere presi per il culo…”