Perchè i “cattivi” (i DEMONI) sono più affascinanti dei buoni (gli ANGELI)?

Almeno al cinema. In questo polpettone americano, il buono si chiama Langdon.

Una sintesi tra Bond (solo che non tromba mai, anzi pare totalmente disinteressato alla cosa…) e Sherlock Holmes. Capisce sempre tutto, al volo. Mentre corre per le vie di Roma, ragiona e indovina, svela arcani secolari e smaschera assassini.

E TUTTO QUESTO perchè sbava da anni per un opuscolo di G. Galilei, la cui unica copia è rinchiusa in un segretissimo archivio. La mia impressione è che (se non era per quell’opuscolo) della distruzione di Roma non gliene importava una beata cippa: se ne restava a casa sua, dalle parti di Boston, a nuotare in piscina e a giocare a golf.

Quanto al “Cattivo”, anzi al SUPERCATTIVO, è… ah, dimenticavo: ci sono molti che NON VOGLIONO SAPERE COME VA A FINIRE.

Se appartenete alla categoria, girate pagina. E, per darvi il tempo di cliccare, perdo deliberatamente il filo del discorso con la seguente DIVAGAZIONE.

Ci sono tanti parallelismi (illustrati molto bene da critici più bravi di me) tra questa storia e il Codice da Vinci. Uno dei quali riguarda il poliziotto francese (era Jean Reno) e quello vaticano (è Pierfrancesco Favino).

Non sono un nazionalista, ma devo dire che mi immedesimo di più in Favino: ha la faccia da duro, ma da duro all’italiana; ti aspetti che, da un momento all’altro, tiri fuori le foto di moglie e figli e racconti dei suoi progetti per la pensione.

Che comunque non verrà perchè l’ammazzano a metà film. Alla prossima, Favino.

Se siete ancora qui, vi racconto il finale. SUPERDEMONE è il monsignor camerlengo, un irlandese pieno di complessi interpretato da Ewan McGregor. Per gettare il panico nella Chiesa cattolica e diventare papa, si inventa il ritorno di una misteriosa setta (“che si è infiltrata dappertutto ad altissimi livelli“: forse pensava alla P2), mette una superbomba sotto l’altare di San Pietro, fa morire un bel po’ di gente (compreso il vecchio papa) e viene smascherato all’ultimo momento, quando il Conclave stava per acclamarlo sommo pontefice.

E qui l’Arcidiavolo irlandese sorpassa ogni limite di credibilità. Nonostante sia fracassato e pieno di ferite (anche il più abile e fortunato paracadutista non atterra tra le colonne del Bernini senza fratturarsi almeno una caviglia), fugge dalla cappella Sistina all’altare di San Pietro (inseguito dai “buoni”) con uno scatto da quattrocentista e va a bruciarsi vivo.

INSOMMA: è il Genio del Male, è un asso con gli elicotteri e col parapendio, ha la resistenza e il fiato di un campione olimpico. E’ UN SUPERMAN. Capite il titolo di questo post?

Morale della favola. Questo film piacerà molto alle persone di scarsa cultura, che confondono il Colosseo col Vaticano e i Pretoriani con le Guardie Svizzere.

E incoraggerà il turismo. Cosa importantissima per una città come Roma che campa di turismo fin dai tempi di Dante.

Published in: on Maggio 26, 2009 at 3:40 PM  Comments (3)  
Tags: , , , , , , , ,

MARIE ANTOINETTE, alias Kirsten Dunst

Ho rivisto Kirsten Dunst in un non memorabile film. Mi è tornata in mente la sua interpretazione di Marie Antoinette.

Aperta parentesi. Il film in questione si intitola Star System, se non ci sei non esisti. Commediola esile esile; forse a qualcuno può piacere. Somiglia un po’ a IL DIAVOLO VESTE PRADA (con Vanity Fair al posto di Vogue), ma vale senz’altro di meno. Chiusa parentesi.

Tornando a Marie Antoinette, cominciamo col dire che ai francesi non è piaciuto. Neanche un po’. La prima, a Cannes, venne sepolta dai fischi (poco male, successe anche al Barbiere di Siviglia e alla Traviata). A me invece il film è piaciuto.

Ma veniamo ai motivi per cui il film puo’ sembrare disgustoso:

  • gli attori sono quasi tutti americani (orrore!) o comunque non francesi (c’è anche Asia Argento, che fa la Du Barry); ovviamente è parlato in inglese;
  • l’ambientazione storica è ben curata, ma i francesi fanno la figura di snob stupidotti, superbietti, spesso corrotti e quasi sempre ubriachi;
  • PEGGIO, la Rivoluzione francese è vista senza alcuna simpatia. Luigi XVI è descritto come un buon diavolo (assolutamente inadatto a regnare, ma non così cattivo come dicevano), ancora meglio se la cava l’autrichienneSACRILEGIO!!! Ma si sa, ogni epoca ha i suoi dogmi e i suoi bigotti…

A ciò rispondo che questo film non pretende di essere un documentario storico. Sofia Coppola si è divertita un mondo a contaminare il passato con il presente: la protagonista è un’eterna adolescente, tra Lady Diana Spencer e Britney Spears, delusa dal mondo e in cerca di un briciolo di felicità; nelle feste ci si stordisce di musica rock; tra le centinaia di paia di scarpe rococò appaiono per un secondo (cercate sul DVD: 53′ 38″) UN PAIO DI SCARPE DA GINNASTICA dei nostri giorni.

In sintesi, NON E’ UN FILM DA PRENDERE SUL SERIO, ma non per questo è meno bello.

Una festa per gli occhi sono i costumi (Oscar a Milena Canonero, ma di lei mi occuperò in altra occasione) e le scene. Kirsten Dunst, Versailles e Shoenbrunn. La rigidità di Maria Teresa d’Austria e lo scostumato Luigi XV (mi ricorda qualcuno…), Mozart e l’Indipendenza degli Stati Uniti. Tutto frullato insieme.

BOOKLAND, gioco didattico

Anche se non insegno più, non ho troncato ogni legame con la didattica.

La mia passione per la letteratura (fortunatamente condivisa da tante e tanti colleghi) ha dato origine a un gioco didattico chiamato BOOKLAND che ha coinvolto (dall’anno scol 1992/3) centinaia di classi elementari e medie nei comuni di Bologna, Bazzano, Casalecchio, Crespellano e (last but not least) Zola Predosa, dove è nata la nostra allegra follia.

Premetto (doverosamente) che ci siamo ispirati a un’idea di Bianca Pitzorno (sempre sia lodata), che però prevedeva una gara all’interno delle singole classi. NON FUNZIONA: lo so perché l’ho provato. Crea ulteriori tensioni in classi che spesso sono già spaccate in gruppi e gruppettini.

Funziona invece (16 anni di esperienza lo confermano) mettendo in competizione classe contro classe. Rafforza lo spirito di squadra: non si promettono miracoli, ma vi assicuro che all’interno della classe (soprattutto se ha vinto) il cameratismo è visibilmente cresciuto.

 IN SINTESI, all’inizio nell’anno scolastico alle classi partecipanti sono proposti ELENCHI DI RACCONTI E ROMANZI (per gli elenchi di quest’anno e per i dettagli del regolamento http://digilander.libero.it/bookland/).

Da Aprile in poi hanno luogo gli incontri A ELIMINAZIONE DIRETTA fino alla conclusione dei tornei, tra la fine di maggio e i primi di giugno.

Riporto qui ad perpetuam rei memoriam i risultati delle gare finora disputate.

  • III C Pepoli – III B Pepoli: 8 – 4
  • II B Pepoli – II A Pepoli: 10 – 8
  • II F Zanotti – II C Zanotti: 11 – 5
  • II E Pepoli – II F Pepoli: 10 – 4
  • II F Rolandino – II G Rolandino: 10 – 8
  • III B Zanotti – III A Zanotti: 6 – 5
  • II F Zanotti – II D Zanotti: 7 – 6
  • II B Pepoli – II E Pepoli: 13 – 11
  • III A Pepoli – III C Pepoli: 9 – 7
  • III D Rolandino – III F Rolandino: 10 – 6
  • II F Zanotti – II F Rolandino: 10 – 6
  • II A Cerreta – II B Pepoli: 11 – 10
  • III A Pepoli – III B Zanotti: 7 – 4
  • III D Rolandino – III B Rolandino: 8 – 7
  • II A  Rolandino – II D Rolandino: 8 – 3
  • I B Pepoli – I A Cerreta: 10 – 9
  • III D Rolandino – III A Pepoli: 8 – 3
  • II F Zanotti – II A Cerreta: 11 – 8

4ever un cazzo!!! Silvio, è finita!!!

Come promesso nel precedente post (30 aprile), ho riportato LA RISPOSTA dell’esasperata Veronica.

E il discorso potrebbe finire qui, non essendo io un esperto di divorzi.

TUTTAVIA, visto che siamo in argomento, trascrivo qui un interessante testo che è capitato per un puro caso nelle mie mani.

(dalle prediche di Fratel Dario da Ferrara)

In una parte di questo mondo, che per degni rispetti non nomino, viveva, uditori carissimi, e vive tuttavia un cavaliere scapestrato, amico più delle femmine che degli uomini dabbene, il quale avvezzo a fare d’ogni erba un fascio aveva posto gli occhi su una dozzina di attricette, dal volgo nominate “veline”, ed era assai desioso di compiere con esse loro ogni sorta di disordini.

I gentiluomini della contrada erano scandalizzati e dimolto ansiosi per la salvezza delle loro (del cavaliere e delle veline) anime.

Quand’ecco che, ritornando all’alba nella sua villa dopo una notte di vergognosi bagordi, davanti al Cavaliere si parò prodigiosamente la Beata Veronica di Macherio, una santa donna alla cui intercessione sono dovuti miracoli e incredibili conversioni, di cui parlerò diffusamente in altra occasione.

-O inveterato nel male, la voce delle tue nequizie è giunta fino a me! Ascolta dunque quanto ho da dirti e pèntiti, altrimenti ti do uno smataflone che il muro te ne dà un altro!- 

E, cominciando dalla A (aida) alla Y (yespica), ricapitolò tutte le malefatte del Cavaliere e della sua scellerata ciurma di bravi. Chè la Beata sapeva ogni cosa, neanche se avesse intercettato tutte le comunicazioni telefoniche e via e-mail.

Colpito da tanta precisione, il Cavaliere si umiliò fino alla polvere della via e giurò e spergiurò che giammai sarebbe ricaduto nei suoi peccati, né avrebbe corrotto giudici, né avrebbe frodato il fisco, né avrebbe falsificato bilanci, ecc ecc.

Tanto sincero parve il suo pentimento che la Beata gli credette e, levatasi in volo, ritornò nel paradiso terrestre. Fece male a credergli perché lo scellerato, guardatosi intorno per vedere se si trovasse sul set di SCHERZI A PARTE, le rivolse da lontano il gesto dell’ombrello e ritornò al suo antico animo.

Quel po’ di pentimento era infatti svanito con le brume del primo mattino e solo la stizza rimaneva, esacerbata dal rimorso di quella passeggera debolezza.

Appena la Beata Veronica però seppe di essere stata ingannata, secondo il noto detto “passata la festa gabbata Veronica”, prese bene la mira e rovesciò una tonnellata di letame, a mezzo stampa, sul Cavaliere e ne sputtanò definitivamente l’immagine.

Da questo episodio, uditori miei carissimi, traete le debite conseguenze.

  1. VOTATE PD
  2. NON FIDATEVI MAI DELLE PROMESSE DEL CAVALIERE, CHE NON SOLO NON PERDE IL VIZIO, MA NEANCHE IL PELO. ANZI OGNI ANNO CHE PASSA ACCRESCE FRAUDOLENTEMENTE I SUOI CAPELLI
Published in: on Maggio 3, 2009 at 11:16 PM  Comments (7)  
Tags: , , , ,

il Gabibbo

Perché quella faccia schifata? E’ cultura anche il Gabibbo, eccome se è cultura!

E’ un personaggio televisivo conosciutissimo: non fate finta di non conoscerlo, se non siete vissuti sulla Luna negli ultimi 18 anni (sarebbe come fingere di non aver mai sentito dei Simpson, di cui mi occuperò tra breve) o non vi hanno praticato la lobotomia.

Ha una sua storia e un suo significato simbolico, entrambi importanti.

Riguardo alla storia, mi limito a citare Wikipedia. La voce “il Gabibbo” è impeccabile, sia per l’origine del nome (dal genovese “gabibbu”, meridionale) sia per le controversie legali con la Western Kentucky University.

Voglio ricordare che, all’inizio, il Gabibbo non era il pacioccone buonista che è oggi, più o meno seriamente impegnato a segnalare sprechi e malefatte.

ERA UN VIOLENTO: la sua frase abituale (nei primi anni ’90) era “TI SPACCO LA FACCIA” e in una occasione si mangiò topo Gigio.

In sintesi era una proiezione del carattere anarchico di ANTONIO RICCI, il Ricci di Lupo Solitario, Matrioska e L’araba fenice.

Poi (si sa com’è la vita…) Ricci si è rassegnato a un ruolo impiegatizio.

Le sue trasmissioni come Striscialanotizia sono diventate conformiste e perfettamente omologate allo stile Mediaset: un perpetuo carnevale dove si finge di contestare goliardicamente il sistema.

In conclusione, caro Gabibbo, ti sei imborghesito anche tu: non spacchi più la faccia a nessuno.

Mi piacevi più all’inizio; ma ti capisco. Anche tu devi mangiare.

 

Published in: on Maggio 2, 2009 at 4:04 PM  Comments (6)  
Tags: , , , ,