IL PRINCIPE CASPIAN contro i conquistadores….

Avete presente la conquista del Nuovo Mondo da parte dei vari Cortèz, Pizarro, ecc?

Mi è venuta in mente rivedendo il NON MEMORABILE secondo episodio delle CRONACHE DI NARNIA, intitolato IL PRINCIPE CASPIAN.

I cattivi (che sarebbero gli umani, i FIGLI DI ADAMO) hanno invaso NARNIA terrorizzando i nativi (animali parlanti, fauni, centauri, gnomi, ecc) e costringendoli a nascondersi nelle grandi foreste. Hanno vesti e armature spagnolesche e il loro capo ha la faccia spagnolesca di SERGIO CASTELLITTO. Di lui, in quanto attore, parlerò alla fine.

Adesso parliamo del film. NEL FILM VINCONO I BUONI. I nativi, i Narniani, sconfiggono i conquistadores e li rimandano a casa loro. Con l’aiuto del leone ASLAN, che sarebbe il Gesù Cristo degli animali (morto e risorto nell’episodio precedente), delle forze della natura (il Dio del Fiume) e dei fratelli Pevensie.

Ecco: i fratelli Pevensie (Peter, Susan, Edmund e Lucy) in questo film ci stanno come i cavoli a merenda. Nel romanzo ci sono, ma nel film se ne poteva benissimo fare a meno. Nel prossimo episodio (il vascello dell’aurora) comunque ci saranno solo Edmund e Lucy.

Scene memorabili: soltanto una. Quella in cui gli umani pentiti (il cattivissimo re è morto, ucciso a tradimento dai suoi stessi generali) ottengono da Aslan di tornare nel loro mondo. E così veniamo a sapere che loro sono i discendenti degli Ammutinati del Bounty, legati quindi a un episodio che a noi italiani interessa fino a un certo punto, ma che per il pubblico anglosassone è pari (se non superiore) all’Iliade e all’Odissea messi insieme.

Come promesso, concludo parlando degli attori italiani. Sergio Castellitto e Pierfrancesco Favino sono bravissimi attori e anche in questa occasione si guadagnano la pagnotta. SONO I CATTIVI, ma cattivi all’italiana: non hanno la pretesa di incarnare il male assoluto, metafisico… piuttosto sembra che si rivolgano allo spettatore dicendo “la vita è così, che ce vuoi fa’…”

Published in: on novembre 30, 2008 at 9:23 am  Comments (3)  
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Viva il Re, Viva la Rivoluzione, Viva Sua Santità!!!!!

Non è il programma del Partito Democratico, è la conclusione del comizio di Consalvo Uzeda (fututo deputato) nella versione televisiva de I Vicerè.

Nel romanzo (scritto nel 1894 da Federico De Roberto) il triplice hurrà è meno paradossale: Viva l’Italia, Viva il Re, Viva la libertà!!! Ma arriva al termine di un lungo discorso in cui si cerca di conciliare l’inconciliabile: la conservazione e il progresso delle classi più umili, l’anticlericalismo e la religione cattolica, la democrazia e il “governo forte” di Crispi, il pacifismo e le conquiste coloniali.

La folla applaude ingenuamente i bei paroloni, mentre i politici presenti sogghignano davanti a tanto cinismo.

Sanno anche loro che per abbindolare gli elettori (e per sbarrare la strada al nascente movimento socialista) bisogna fare salti mortali e mettere assieme Garibaldi, la retorica militarista, il Papa, il Re, Mazzini, insomma tutto.

Infatti Uzeda sarà eletto per molte legislature, in quel periodo della storia parlamentare italiana noto come TRASFORMISMO.

La versione televisiva ha calcato la mano sulle acrobazie verbali (noi siamo per le riforme, ma anche per il rispetto delle tradizioni), ma lo spirito del romanzo (ripeto: 1894) è quello. “L’Italia è fatta, e noi facciamo gli affari nostri!”

Ogni riferimento a un leader politico che si vergogna di essere stato comunista e che si dichiara amico degli industriali, ma anche dei no-global, è assolutamente voluto.

Published in: on novembre 25, 2008 at 3:48 PM  Comments (4)  
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IL GATTOPARDO, il romanzo e il film

Citavo ieri IL GATTOPARDO come esempio di versione cinematografica migliore del romanzo.

Questo giudizio, espresso in presenza del mio prof. di italiano al liceo Righi, Vincenzo Amoroso, mi avrebbe procurato un brutto voto. Adesso lui non c’è più, ma devo comunque argomentare.

Bellissimo il romanzo, tra i più degni di memoria del Novecento italiano. Ma migliore il film, capolavoro di L. Visconti.

Nel romanzo, Giuseppe Tomasi principe di Lampedusa esprime il suo radicale pessimismo sulla storia umana (e in particolare sulla storia dei siciliani): non c’è speranza di progresso o di miglioramento, tutto andrà sempre male e semmai peggiorerà, i grandi ideali patriottici e sociali sono ridicolizzati con l’analogia del formicaio n°2 sotto il sughero n°4 della cima di Monte Morco (capitolo III). L’unica cosa sensata che un siciliano può fare è FUGGIRE, come Giovanni (il secondogenito del Principe) che un giorno parte per Londra e non torna più.

Mi immagino il povero Vittorini che salta sulla sedia leggendo (nel capitolo I) che “la teppa cittadina aspettava il primo segno di affievolimento del potere, voleva buttarsi al saccheggio e allo stupro”… o “i gran signori erano riservati e incomprensibili, i contadini espliciti e chiari; ma il demonio se li rigirava intorno al mignolo, egualmente”(capitolo quinto).

Nel film di Visconti la raffinata disperazione del romanzo è sfumata. Viene anzi inserita un’epica battaglia per le vie di Palermo per significare che il Risorgimento non fu solo machiavellismo, congiura massonica, ipocrisia, “se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”, SACCHEGGI E STUPRI, ma anche il sogno romantico di tanti giovani generosi che andarono incontro alla morte in nome della libertà.

TWILIGHT, il (brutto) film

In molti casi il film è migliore del romanzo che lo ha ispirato. Cito qualche caso: IL SIGNORE DEGLI ANELLI, IL GATTOPARDO, LA FABBRICA DI CIOCCOLATO, UN PONTE PER TERABITHIA, IL LEONE LA STREGA E L’ARMADIO.

NON IN QUESTO CASO. Non nel caso di Twilight.

Del romanzo mi sono già occupato un mese fa. Nel post CHE PALLE ‘STO ALLOUIN.

Un po’ verboso nelle schermaglie verbali dei protagonisti, ma nel complesso si può leggere con piacere. Nel film quasi tutti i dialoghi sono ridotti all’osso (così gli attori non devono sforzarsi troppo per ricordare le battute, poverini) e in compenso c’è un’esagerazione di effetti speciali, salti mortali e acrobazie varie, tipo videogioco.

Se sei una ragazzina dai 10 ai 16 anni, desiderosa di essere morsa sul collo da mr. Robert Pattinson, il film ti piacerà. Negli altri casi NON SPRECATE I SOLDI.

Comunque avevo promesso di raccontare il film. Userò per comodità gli schemi classici della sceneggiata napoletana.

ISSO si chiama Edward: è morto nel 1918 (17enne) e da allora vive in eterno succhiando il sangue degli animali (non che non gli piaccia il sangue umano, anzi, ma ha fatto una scelta diciamo così puritana); contemporaneamente giovane (capace di prendersi una cotta grandiosa, ma ci mette una vita per dirlo) e centenario (scettico e prudente); l’attore sopra citato ha un fisico da decatleta e uno sguardo bovino; quando appare con gli occhiali da sole le ragazzine in sala gridano “Sei sanooooo!”

ISSA si chiama Bella. Ed è effettivamente bella. Come attrice è ancora acerba, ma quando pronuncia battute memorabili, tipo “La morte è serena, semplice: è la vita che è difficile” ha l’espressione giusta. Non vede l’ora (come personaggio) di essere morsa sul collo e di diventare un vampiro. Così rimarrà eternamente giovane, eternamente a fianco di un superman che le ripeterà eternamente che la ama alla follia. Bisogna che abbia pazienza, la fanciulla, perchè la vampirizzazione-deflorazione è in programma solo nel QUARTO ROMANZO DELLA SERIE.

O’MALAMENTE si chiama James. Vampiro cattivissimo, vuole prosciugare le vene di ISSA, ma soprattutto uccidere ISSO. L’attore è bravo, sa fare la faccia feroce. Mi immagino i provini: “devi fare un espressione da stronzo, gelido e arrogante”, lui l’ha fatta meglio degli altri e gli hanno dato la parte. Muore ammazzato nel finale, così in futuro dovrà cercarsi altri ruoli. Invece ISSO e ISSA ci camperanno per chissà quanti anni.

CONCLUDENDO, film deludente, soprattutto se hai letto il romanzo. A meno che non tu sia una ragazzina ecc.

DRACULA e il SESSO

Torno sull’argomento del post precedente.

Leucosia mi fa notare che il sesso c’è (eccome!) nel film di Francis Ford Coppola (1992), ma non se ne vede molto nel romanzo.

Vero. Assolutamente vero. E come poteva essere altrimenti? Bram Stoker scrive alla fine dell’800, quando era sconveniente guardare le gambe del pianoforte. Nel film, 100 anni dopo, la libertà espressiva era ben diversa.

Ma basta superare le prime 200 pagine (il romanzo è prolisso, come ho già detto) e ci troviamo immersi in un’atmosfera sensualissima, a volte perversa.

Considerate il personaggio di Lucy Westenra. Fanciulla delicatissima, efebica, di cui si innamorano almeno in tre. Vampirizzata da Dracula, muore dissanguata e si trasforma in una non-morta, che esce dalla tomba al tramonto per mordere il collo ai bambini, preferibilmente biondi.

E la sua figura è cambiata: è diventata più bella, di una bellezza aggressiva, “la sua purezza si era tramutata in voluttuosa oscenità”. Quando tenta di sedurre un suo ex sfodera il sex appeal, andandogli incontro a braccia tese e con un sorriso lubrico: “Vieni a me, Arthur, le mie braccia hanno fame di te…”

E poi c’è Mina Murray. Vampira a metà.

Dracula la seduce e le insegna a bere dalle sue vene: “voi siete ormai mia, carne della mia carne, sangue del mio sangue, per ora mia rigogliosa vendemmia, domani mia compagna e mia complice… ma per il momento dovete essere punita!” Di conseguenza Mina (che con un tremendo sforzo riesce a sottrarsi alla trance) è in grado di sentire telepaticamente dove si trovi Dracula e persino cosa stia pensando e ciò decide lo scontro finale.

E finalmente sposa Jonathan, buono coraggioso e un po’ tonto. Uno più sveglio si sarebbe accorto subito che c’era qualcosa di obliquo in un castello in cui non compare nemmeno un servitore e lo stesso padrone di casa scompare durante tutto il giorno!

Comunque ce n’è per tutti: sadomaso, incesto (tra Dracula e le sorelle) e un accenno alla pedofilia. Cosa volete di più?

Published in: on novembre 19, 2008 at 6:27 PM  Comments (4)  
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Dr. JEKYLL and Mr. HYDE

Un romanzo che piace molto alle lettrici e ai lettori di BOOKLAND.

Scritto nel 1886, continua a essere tradotto, letto e commentato in tutto il mondo. Una ragione ci sarà.

Riassumo per i pochissimi che non conoscono la trama. HENRY JEKYLL è uno stimatissimo medico di Londra, famoso per la sua alta moralità. Ma quando beve una pozione, ottenuta per caso nel suo laboratorio, diventa un altro: EDWARD HYDE, piccolo e deforme bruto. Jekyll si diverte a trasformarsi in Hyde per poter soddisfare i suoi istinti più torbidi; ma, quando non riesce più a controllare il suo alter-ego, si uccide.

Non occorre la psicanalisi per sapere che IN TUTTI NOI, in qualche modo, vive un HYDE. Nessuno di noi è tutto buono o tutto cattivo.

Qui il fascino della narrazione è aumentato dalla descrizione fisica di Hyde, che cresce di statura ogni volta che avviene la metamorfosi.

E qui apro una parentesi cinematografica. In un filmuzzo del 2004, assistiamo all’ennesima variazione sul tema. Hyde, proseguendo la sua scellerata carriera, è diventato un gigante e soltanto quando viene ucciso ridiventa il piccolo Jekyll. Film di non eccelsa fattura, VAN HELSING, di cui mi occuperò nel prossimo post DEDICATO AI VAMPIRI in letteratura e al cinema. Chiusa la parentesi.

Concludo con un quesito sull’innominabile peccato a cui si abbandonava Hyde-Jekyll. Di che si tratta? L’ho chiesto molte volte alle classi che l’avevano letto.

Le risposte si sono divise in parti uguali tra il NON-LO-SO e l‘omosessualità.

Probabile, anche se non certissimo. L’epoca (la fine dell’ottocento) non permetteva nemmeno di nominare il “vizio nefando” e sappiamo bene che fine ha fatto Oscar Wilde, precipitato dalle stelle alle stalle nell’anno 1895.

Published in: on novembre 9, 2008 at 6:09 PM  Comments (3)  
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