il miglior film da vedere nella Giornata della Memoria? IL PIANISTA

Tra i tanti film dedicato all’Olocausto questo è il mio preferito.

Palma d’oro a Cannes, Oscar al regista Polanski e al protagonista Brody.
piani

Storia vera, tratta dall’autobiografia del pianista ebreo Wladyslaw Szpilman che nella prima scena suona Chopin alla radio polacca: è il settembre 1939.

Nell’ultima scena (siamo nel 1945) suona ancora Chopin alla radio polacca.

Nel frattempo c’è stata l’invasione nazista, la rivolta del ghetto di Varsavia, la rivolta di tutta Varsavia e l’arrivo dei Russi. Per un anno intero il pianista Szpilman è vissuto in solitudine in una soffitta, lottando con il freddo e la fame.

Lo hanno salvato la passione per la musica (privo del pianoforte, muove le dita a memoria per non impazzire) e un capitano tedesco che, scoperto per caso quello strano barbone scheletrico che vive in soffitta, gli dà da mangiare e da coprirsi.

Bravissimo Adrien Brody. Attore molto intenso (di New York, madre ungherese) che ha saputo rendere benissimo il personaggio. Osservatelo (se avete il DVD e sapete usare il ferma-immagine) mentre piange di rabbia perché non riesce ad aprire la carne in scatola. E mentre suona, naturalmente: credo che non ci siano trucchi, sono proprio le sue dita.
adrien

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Published in: on gennaio 26, 2017 at 12:55 am  Comments (4)  
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chi ha inventato la pubblicità? qual è stato il primo slogan?

Se per messaggio pubblicitario intendiamo quello che ci convince a desiderare qualcosa a cui non avevamo ancora pensato allora il primo pubblicitario è stato il Serpente (il più furbo di tutte le bestie, secondo Genesi, atto terzo, scena prima) che disse a Eva: “i vostri occhi si apriranno e SARETE COME DIO…” 
ser pente
Sarete come Dio! che slogan!!!!!

Breve, diretto, affascinante.

Dentro c’è di tutto e di più!

C’è IMPOSSIBLE IS NOTHING

C’è COSA VUOI DI PIU’ DALLA VITA?

C’è CHI PUO’ DARTI DI PIU’?

C’è NON CI SONO PARAGONI

C’é JUST DO IT (Adam and Eve just did it)

Published in: on dicembre 2, 2015 at 10:46 am  Comments (4)  
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il meglio del peggio della pubblicità

Mi chiedo quale sarà la forma d’arte caratteristica del XXI secolo. Nell’800 fu l’opera lirica, nel 900 il lungometraggio cinematografico.
sivichaplin
Forse, in questo secolo, sarà lo spot pubblicitario. Un po’ avvilente… ma bisogna confrontarsi con la realtà.

Ci sono fantastiliardi in gioco e i creativi migliori sono contesi dalle agenzie di tutto il mondo

Personalmente odio il mondo fasullo dei messaggi pubblicitari, dove automobili nuove di zecca corrono su strade e ponti DESERTI (provate a filmarle in tangenziale o in Viale Zara nell’ora di punta!), famiglie mulinobianchesche sorridono beate e sdolcinate (mai che i bambini si sputino addosso i semi del cocomero… no, no, per carità! il cocomero non è chic…) e gatti/cani non fanno mai la cacca.

Tuttavia, in tanta abiezione, qualcosa di apprezzabile l’ho vista. Nei prossimi post ve ne citerò qualcuno, tra quelli apparsi recentemente sugli schermi, piccoli e grandi, del nostro Bel(?)paese.

E, prima ancora, proverò ad analizzare uno slogan che qualcuno molto furbo inventò tanto tanto tempo fa…

Published in: on novembre 30, 2015 at 7:54 pm  Comments (1)  
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La forma d’arte del XXI secolo: Sabrina Ferilli sul divano?

Già mi sono chiesto quale sarà ricordata come la forma d’arte caratteristica del nostro tempo.

In sintesi, l’opera lirica ha riempito l’Ottocento (en passant, ciao Verdi!) e il cinematografo ha riempito il Novecento. E questo secolo (di cui l’ottava parte è già trascorsa) da cosa sarà riempito?

Dai sacchetti della spesa?sacchetti

O dagli spot pubblicitari? Che in fondo sono quasi la stessa cosa, avendo come fine il riempimento dei primi?

Forse sì. Gli spot sono un’arte raffinata e complessa, in cui trovano sintesi la psicologia, la musica, la recitazione, la computergrafica e la meccanica (in quanto spesso fanno girare le palle).

Ci hanno dato dentro grandi registi: Fellini, Ridley Scott, Terry Gilliam, Baz Luhrmann, Daniele Lucchett (grande? bé, non è Fellini ma neanche un Vanzina).

Inoltre gli spot raccontano il tempo presente meglio di un trattato di sociologia.

Prendete ad esempio gli ultimi spot della TIM (cosa vorrà dire TIM? Tutti Ingoiamo Merda?)

Una ragazzona castanoramata divide un appartamento con altre 3. Universitarie? Lavoratrici in un call center? Boh. A parte che Chiara Comesichiama ha 27 anni (un po’ molti per andare all’Università), non la si vede mai con un libro in mano o a prendere l’autobus per raggiungere l’eventuale posto di lavoro. In compenso sono sempre a spasso, cantano ballano organizzano flash mobs…

Gli archeologi dei prossimi millenni scopriranno che sulle rive del Mediterraneo viveva un tempo una stirpe di allegroni: “non c’era lavoro, la qualità della vita era pessima, ma loro cantavano e cazzeggiavano continuamente tra loro con piccoli apparecchi…” 

Insomma CANTA CHE TI PASSA

Poi c’è il bifidus regularis, un batterio che dovrebbe mandarti a cagare (ma perché tante complicazioni? a cagare ti ci mando io, GRATIS).

L’hanno citato in tanti spot, illustrando il noto processo fisiologico della defecazione con la metafora della pancia-che-sorride. Immagino che in qualche istituto di gastroenterologia abbiano proposto tesi di laurea sul bifidus.

Concludo proponendo per il futuro museo delle cazzat opere pubblicitarie il tormentone di S. Ferilli e gli artigiani-della-qualità. Gli archeologi di cui sopra scriveranno “agli inizi del terzo millennio si diffuse nel Mediterraneo il culto della Tardona Sdraiata; probabilmente le 50enni dell’epoca, espulse dal mondo del lavoro, si consolavano facendosi fabbricare divani e poltrone da artigiani sottopagati (pare di origine cinese o materana, ma non vi sono dati certi in merito) e adagiandovi le proprie siliconate membra”.

POST SCRIPTUM.

Nel prossimo post valuterò le interpretazioni di un noto figaccione. Non vi dirò cosa fa, ma cosa NON fa.

  1. NON vende romanzi di Dickens nella sua libreria
  2. NON è puntuale ai matrimoni
  3. NON sopporta che il Presidente USA ci provi con la sua cameriera

DIALOGO SOCRATICO, in cui si discetta sull’incontro ITALIA-BRASILE e si rivela il motivo per cui l’autore di questo bloggaccio ha FINORA evitato di parlare di attori con più di 50 anni

In un pub, presso il Teatro di Dioniso.

CALLICLE – Sono lieto di vederti, o Socrate!

SOCRATE – Se dicessi la stessa cosa, o Callicle, sarei insincero.

C – Dimmi, o Socrate, vedrai la partita Italia-Brasile? La trasmettono su Raiuno…

S – Come potrei vederla, o Callicle? La televisione non è stata ancora inventata. E, anche se lo fosse, non proverei alcun interesse per quei miliardari in mutande.

C – Eppure, o Socrate, sarà una trasmissione molto seguita. Avrà certamente un’audience di molti milioni di spettatori!

S – Su questo non ho dubbi, o Callicle. Ma ora voglio farti una domanda.
socrate

C – Dimmi, o Socrate.

S – La Rai trasmette generalmente programmi di alta cultura, come le tragedie di Eschilo e le commedie di Aristofane?

C – Generalmente no, o Socrate. Trasmette più spesso programmi alquanto banali, come VOYAGER, CHI L’HA VISTO? e I FATTI VOSTRI.

S – Secondo te, o Callicle, per quale ragione alla Rai e alle altre reti preferiscono la banalità alla cultura?

C – Tiro a indovinare, o Socrate. Forse è la pubblicità che induce i programmatori a scegliere in tal modo.

S – Per Zeus Olimpio, o Callicle, questa volta hai detto qualcosa di sensato! Senza la pubblicità la televisione non avrebbe tanta importanza nella nostra vita, né i suoi dirigenti intascherebbero stipendi così cospicui. E ora dimmi: i messaggi pubblicitari a chi sono diretti?

C – Sono rivolti a tutti, o Socrate.

S – In questo ti sbagli. Sono diretti a gente particolarmente scema, che viene persuasa dagli spot a comprare questo detersivo invece di quello. Chi sa usare il proprio cervello, o Callicle, decide da solo se comprare un’auto o andare in crociera, se pagare in contanti o usare una carta di credito. Perciò i messaggi pubblicitari farciscono i programmi da encefalogramma piatto, puntando a un target di donne e uomini che, invece di ragionare su cose concrete (come lo sviluppo sostenibile, la lotta agli sprechi, lo strapotere della malavita organizzata), vivono in una caverna piena di ombre e di sogni.

C – Tu parli come un mitingaio, o Socrate, e io non ti capisco.

S – Su questo mito della caverna, o Callicle, devo ancora lavorare. Ma ora ti faccio una domanda più facile: per quale motivo il bibliofilo autore di questo blog ha finora dedicato tanto spazio agli attori e alle attrici under 50?

C – Boh, o Socrate? Forse egli ritiene che siano migliori.

S – Questa volta, o Callicle, l’hai proprio fatta fuori del vaso! Hugh Jackman e Joseph Fiennes migliori di Jack Nicholson, Morgan Freeman e Anthony Hopkins (nati tutti nel 1937)? In realtà il bibliofilo è (come ben sappiamo) un pigrone e preferisce postare su star che abbiano interpretato un numero assai limitato di ruoli!

C – Vedo che stai andando via, o Socrate.

S – Infatti ho da fare, o Callicle. Ma rispondi a quest’ultima domanda. Se un filosofo e un cretino stanno parlando e il filosofo se ne va, chi rimane?

C – Rimane il cretino, o Socrate.

S – Ti saluto, o Callicle.

Published in: on marzo 21, 2013 at 9:29 am  Comments (5)  
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ricetta

… per confezionare un cineuovodipasqua.

INGREDIENTI

  • un paio di vanzini (anche se non sono freschi vannobenelostesso)
  • una mezza dozzina di accenti regionali (siciliano, toscano, romano, pugliese ecc)
  • 50 vaffanculo
  • 50 maccheccazzodici?
  • 20 tòpoi (sta per “luoghi comuni”, tipo il nobile squattrinato, il padre che non capisce i figli, il marito sporcaccione sorpreso dalla moglie ecc)
  • pubblicità indiretta (le auto sono tutte nuovissime e pulitissime, appena uscite dal concessionario) giochi di parole e banalità q.b.

PREPARAZIONE

  1. Tagliuzzate le storielle in brevi episodi (sarà semplice farcirle di spot quando il film passerà in tv)
  2. Girate le scene in frettefuria per ovvi motivi di budget (anche Totò era uno da “buona la prima”, ma aveva più classe lui da solo di tutti questi fregnoncelli messi insieme)
  3. Aggiungete una spruzzata di satira sociale (l’evasore fiscale) ma senza esagerare…
  4. Fate distribuire (dopo un’intensa campagna promozionale su tutte le reti) da Medusafilm

Sui motivi per cui la commedia all’italiana è diventata FARSA ALL’ITALIANA ci sarebbe molto da dire.

Ma oggi non ho lo sbattimento per.

Magari un’altra volta. Adesso metto su il dvd di SABRINA, giusto per rifarmi la bocca.vanzinasabrina

Published in: on aprile 4, 2012 at 6:14 pm  Comments (5)  
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C’è commedia e commedia…

Tornato a casa, un po’ deluso, dal cinema Rialto (dopo vi dirò cosa mi ha deluso) rimetto su il DVD di una commedia di Billy Wilder…

No, non voglio parlare ancora di SOME LIKE IT HOT, capolavoro assoluto (non sono il solo a dirlo) di Wilder.

Mi riferisco a THE SEVEN YEARS ITCH (nella versione italiana, QUANDO LA MOGLIE E’ IN VACANZA) una commedia forse un gradino sotto la precedente, ma capace di farmi ridere come poche altre.

TRAMA. Un marito represso (i sette anni del titolo sono gli anni del suo matrimonio) sogna di sedurre la biondona del piano di sopra (un impasto incredibile di sensualità e candore; non occorre che vi dica chi è, vero?); dopo un’ora e mezza di gag comicissime corre a prendere il treno per raggiungere la moglie nel Maine.

Nella commedia da cui è tratto il film riusciva a portarsela a letto almeno una volta (la biondona); ma nel 1955 la censura impose che l’adulterio venisse solo immaginato. MA QUESTO E’ ININFLUENTE, secondo me.

Perché mi fa tanto ridere?

  • per la caricaturale figura dello psicanalista, che si è liberato dell’appuntamento precedente perché il paziente si è gettato dalla finestra?
  • per l’ironia dedicata alla pubblicità televisiva? (“quando pronuncio la mia battuta sul dentifricio Brillident” osserva la biondona “ho più spettatori di Sarah Bernhardt…”)
  • per l’ironia sulla politica editoriale? (la casa editrice in cui lavora il protagonista cambia il titolo di PICCOLE DONNE in I SEGRETI DELLE VERGINI)
  • per la vendetta della moglie, in uno dei tanti sogni del protagonista?
  • per la cameriera del ristorante vegetariano, che fa propaganda per il nudismo? (“pensi: se i soldati non indossassero uniformi non ci sarebbero più guerre…”)
  • per tutte queste (e altre) trovate?
Insomma, un film indimenticabile.
Un solo difetto nel DVD. A un certo punto il protagonista scopre che la biondona ha posato per una rivista fotografica e ne rimane folgorato.
La versione in sala era censurata: non ci facevano vedere la foto, ma solo l’emozione che provocava. Ce la siamo immaginata nuda, noi ragazzini degli anni cinquanta… ma nella versione integrale si vede la foto: Marilyn è in bikini! Delusione!!!!
P.S: Adesso dovrei spiegarvi perché LE DONNE DEL 6° PIANO mi è piaciuto fino a certo punto. Ma il post sta venendo troppo lungo. Alla prossima.

Published in: on giugno 15, 2011 at 12:17 pm  Comments (1)  
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GINGER E FRED, film di Federico Fellini

1985. Uno dei migliori film di Fellini, secondo me.

Trama essenziale. Lui e lei erano stati (decenni prima) ballerini di avanspettacolo, passabili imitatori della coppia americana. Si ritrovano sul set di uno show telenatalizio a riproporre il loro numero. Se la cavano ancora. Addio alla stazione Termini. Lui: “Ti ho sempre amata…” Adieu adieu.

Lui: Marcello, malinconico gigione.

Lei: Giulietta, praticamente all’ultimo film.

Bravissimi tutti e due.

Procuratevi il DVD, se non ce l’avete già. Soldi ben spesi.

Particolare non trascurabile: è (oltre che una delicata storia d’amore) una feroce satira della TV berlusconiana. Presentato da un cinico e ipocrita trombone, che finge di commuoversi tutti i momenti (vi ricorda qualcuno?) il megashow è una grottesca sfilata di mezzecalzette, fenomeni da baraccone, “casi umani” (il prete innamorato, ecc) e gnocche mezzenude. Incombe la pubblicità di polenta e insaccati.

Scena memorabile (dopo un’ora e 22′). Lei, presa da una crisi di panico davanti allo specchio per il trucco, vuole andarsene; ma nella sala entra il PRESIDENTE Fulvio Lombardoni. Aggirandosi tra cortigiani e divette, si avvicina a LEI, la seduce con un sorrisone e due frasette gentili, accenna a ballare “cheek to cheek”. LEI cambia idea: the show must go on.

Mi dispiace non poter mostrare il videoclip. Ma ve l’ho detto: accattateve ‘o DVD.

Leo Gullotta al Duse

Tradizione vuole che, quando compare in scena il PRIMO ATTORE o la PRIMA DONNA, in teatro scatti l’applauso.

Applauso lungo o breve, freddo o convinto, a seconda dei casi.

In questo caso, quando Leo Gullotta è entrato in scena (nel Piacere dell’onestà di L. Pirandello) al teatro Duse di Bologna domenica pomeriggio, gli applausi sono stati convinti e fragorosi. 

Grande attore Gullotta: serio, misurato e capace di finezze non comuni.

Uno dirà: ma fa il guitto al Bagaglino e la pubblicità ai torroncini.

Insomma, si deve pur guadagnare qualche euro per la vecchiaia. E poi un attore non deve essere necessariamente un santo.

L’unico attore di teatro riconosciuto per santo si chiamava Genesio, fu martirizzato ai tempi di Diocleziano. Porta male (gli attori sono molto superstiziosi) essere decapitato.

Quanto alla commedia è piuttosto datata.

Nel 1917 l’Onestà era un valore da onorare e applaudire. Oggi… lasciamo perdere!

E il caso su cui si impernia l’azione (un riccone sposato che avrà un figlio dall’amante e non lo può riconoscere) adesso non causerebbe scandalo.

Anzi, oggi il riccone ostenterebbe la sua avventura nei talk show e sulle riviste di gossip. E l’amante farebbe una carrierona. Magari diventerebbe ministro.

Alla fine il sipario si è aperto sette volte. Non succede spesso.

ancora sulla pubblicità…

Voglio aggiungere qualche considerazione al tema della pubblicità in TV.

Come sanno bene gli addetti ai lavori, i messaggi pubblicitari sono diretti alle menti più ottuse e superficiali.

Chi ha un po’ di sale in zucca non sceglie un prodotto sulla base degli spot. Si tratti di un’auto, di un prosciutto o di un cerotto CHI FA USO DEL CERVELLO sceglie a prescindere da slogan, immagini o musichette.

Al massimo viene a conoscenza che esiste un pennello che si chiama Cinghiale (il primo che mi è venuto in mente), ma non è che poi lo compra.

Io difatti lo conosco, ma non l’ho mai comprato. Come non mai comprato l’amaro Cynar, anche se la pubblicità me lo ha fatto conoscere.

Premesso ciò, l’astuto pubblicitario sceglie i programmi più adatti al suo target per farcirli di spot e messaggi promozionali. Inserirà lo spot in un’opera lirica, in una tragedia di Shakespeare o in una dotta conferenza sulla lingua provenzale? Direi di no.

Preferisce invece (proprio perchè conosce bene i suoi polli) programmi rasoterra come Carramba, striscialanotizia e i pacchi di Raiuno.

Anzi, è proprio lui che condiziona i palinsesti grazie al perverso meccanismo AUDITEL!!!!

Prima dell’era Auditel non si misuravano i contatti, ma l’indice di gradimento. Perciò i dirigenti RAI potevano proporre L’Odissea, La Traviata, Gilberto Govi, L’Idiota (con Albertazzi nella parte di Miskin) o I Camaleonti (con Sbragia e Carraro) senza temere il ricatto dei pubblicitari: “programma noioso? niente spot!”

Di conseguenza, proprio per attirare i soldi degli sponsor, la produzione televisiva si livella verso il basso. Sempre le stesse strisce, sempre le stesse corride, sempre le stesse squadre di polizia… Niente più Verdi, niente più Shakespeare.

Se la pubblicità fosse limitata all’esterno dei programmi, come dicevo, la qualità dei programmi aumenterebbe. E il pubblico premierebbe questo cambiamento. Vi ricordate il successo di Benigni quando (senza essere interrotto) recita Dante?

 

Concludo rispondendo alla domanda di Lilian. Tornatore ha diretto numerosi spot. Adesso mi viene in mente quello per Diners Club.

Bello spot comunque. Venezia. Un funerale in gondola: le ceneri di tal signor Manzini stanno per essere disperse in laguna; ma l’urna è vuota.

Costernazione della vedova. Nelle inquadrature seguenti veniamo a sapere che il vispo Manzini, grazie alla carta di credito, se la spassa alla grande in Polinesia.

Published in: on gennaio 12, 2009 at 5:09 pm  Comments (4)  
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