What do you mean with OUTLET????

Etimo molto incerto quello della parola OUTLET

Forse deriva dal verbo to let (=lasciare) e da out (=fuori); quindi è quando qualcuno lascia fuori, cioè espone la sua merce.
out
Se è così ci sono stati outlet in tempi antichissimi.

Alcuni archeologi sostengono di aver rinvenuto a Pompei i resti di un outletum. La cenere del Vesuvio avrebbe ricoperto una grande folla che si accalcava per accaparrarsi la merce di un certo Aloysius Vittonius.

Si sente ancora il sospiro dei fantasmi: “proprio oggi doveva succedere… proprio oggi che c’era il saldum…”

Comunque sia, oggi chiunque può scrivere OUTLET nell’insegna del suo negozio, sia che venda formaggi, jeans, pantofole, lampadine o preservativi.

Non escludo che un giorno (spero lontanissimo) la Costituzione repubblicana comincerà con le parole

L’Italia è un Outlet democratico aperto dalle 10 alle 20, anche la domenica
mappa

Published in: on marzo 28, 2016 at 12:24 pm  Comments (1)  
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DIARIO DI UN VIAGGIO NUZIALE – il giorno del ritorno

air
L’aeroporto di Stansted si è molto ingrandito dalla prima volta che ci sono passato.

Ora ci ritroviamo qui, tornando sul continente, gli eroi del viaggio di andata (M, A e P) insieme a AA (amico dell’amica della madre dello sposo).

Concordiamo nel lodare la pulizia e l’ordine perfetto dei servizi, dei negozi e dei ristoranti.

“Si spende pochissimo…” (nei ristoranti; nei negozi non so; osservo comunque che i negozi hanno pochi clienti e deduco che non dev’essere una gran bazza).

Abbiamo cenato con meno di 40 sterline, in 4. Io ho mangiato una pizzamargherita…

Immagino i commenti.

“Pizza? Ecco il solito provinciale che va all’estero per mangiare italiano!”

Beh, a me la pizza piace! E poi il cuoco è italiano. Cosa dovevo chiedere, il sushi?

Pronti, via.

Sorvoliamo le Alpi. Le nuvole si diradano e comincio a vedere grappoli di lucine laggiù: paesi e paesini. Poi il lago di Garda illuminato dalla luna piena (è quasi Pasqua). Poi, mentre ci abbassiamo, Mantova.

Dico sempre che voglio rivisitare Mantova, ma (per un motivo o per l’altro) non trovo mai il tempo. Verremo a trovarti, grappolone di luci. Promesso.

Siamo sempre più bassi. Cittadine e paesi sempre più vicini.

Mi chiedo cosa facciano i bambini, le donne e gli uomini in quelle case.

Qualcuno dorme, qualcuno sogna di volare via… e chissà se qualcuno pensa a chi li sta guardando dal finestrino. Siate felici, siate liberi, tutti voi dei grappoli e dei grappoloni, voi che guidate le auto sulla Persicetana (ormai i piloti vedono la pista) e voi che dormite già! Sogni d’oro!

E tanti auguri a tutte/i!!!!!!!

pascua

 

Published in: on marzo 26, 2016 at 2:23 pm  Comments (4)  
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DIARIO DI UN VIAGGIO NUZIALE – the wedding day

Cambridge è un luogo incantevole. Che ve lo dico a fare?
can
C’è il Cam, placido fiumicello in cui è bello navigare. C’è il centro storico, riservato a pedoni e biciclette, c’è il Trinity…

E, in Regent Street, vicino al Department of Chemistry, c’è la chiesa dove Alberto e Marcela si scambiano gli anelli nuziali (vedi il post precedente…).

Rito semplice. E non solo perché siamo in quaresima; qui la sobrietà è regola tutto l’anno: ad esempio, pochissimi fiori e non c’è bisogno di accendere un mutuo per la soprano che canta il Laudate Dominum di Mozart.

Rito internazionale. Parte in inglese, parte in italiano, parte in spagnolo. Io leggo l’inno all’amore di S. Paolo (“without love, I’m nothing…”).

LOVE. Riesco a pronunciare decorosamente (nonostante l’emozione) questa divina parola. The Lord fills the earth with his love…

D’altra parte ho provato e riprovato. Love, love, love…

C’è chi pronuncia la O di LOVE molto aperta, c’è chi arriva a dire LAVE.

Io, cresciuto con i 4 di Liverpool, mi ispiro a ALL YOU NEED IS LOVE
lovAll we need is love. Amen.

Published in: on marzo 25, 2016 at 11:26 am  Comments (12)  
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DIARIO DI UN VIAGGIO NUZIALE – il giorno della partenza

Ve lo ricordate ARGO?

Ricordate la fuga dall’aeroporto di Teheran? Ricordate il sollievo immenso dei protagonisti quando l’aereo si stacca dalla pista?

Beh, ho provato qualcosa di simile quando sono salito a bordo del vettore diretto a Stansted (GB).

Naturalmente all’aeroporto di Bologna non c’erano arcigni pasdaran con il mitra spianato e non rischiavo l’impiccagione… però i brividi non sono mancati.

Se volete annoiarvi vi racconterò tutto, per filo e per segno. Dopo l’immagine di B. Affleck che, dicono, assomiglia tanto allo sposo (Alberto, mio figlio).

Ma se vi basta così, arrivederci al prossimo post: IL GIORNO DELLE NOZZE
argo
Siete ancora qui? Peggio per voi…

Ecco i personaggi di quel pomeriggio

  • la Madre dello sposo (d’ora in poi, M)
  • l’Amica della madre dello sposo (d’ora in poi, A)
  • il Padre dello sposo (d’ora in poi, P)

SCENA PRIMA (al check in)

A (accorgendosi di non trovare la Carta d’imbarco) Oddio, come faccio? Era qui, no era là… l’avrò scordata a casa? Come faccio? Non posso nemmeno spedire il bagaglio in stiva…

P (ridacchiando sotto i baffi) Io invece la Carta ecc ce l’ho… la conservo con cura in questa custodia trasparente (impallidisce) Ma non c’è il passaporto!!!! Aaaargh!

M (cercando di non perdere la calma) Cercate bene… magari la tua Carta d’imbarco è finita sotto gli altri documenti…

P (sempre più nel pallone) Non lo trovo! Non lo trovo!!!!! L’ho lasciato a casa! Certamente è rimasto a casa!!!! Corro a cercarlo… ma tu (si rivolge a M cercando di imitare Bogart in CASABLANCA) tu devi salire su quell’aereo!!! Se lo perdo poco male: prenderò il primo volo domattina! Tu devi salire subito sull’aereo per Lisbon per Stansted, dove ti aspetta il taxi della Panther! Nostro figlio si sposa alle 13 di domani e le fedi nuziali sono nel tuo trolley! Ci rimarrebbe male se arrivassimo all’ultimissimo momento!

M (sforzandosi di non crollare) Amore, ma sei sicuro di aver guardato bene?

P (correndo verso l’uscita) Ci vedremo là, a Cambridge!

A questo punto l’addetta della Ryanair (Dio la benedica!) realizza che c’è un matrimonio che rischia di brutto. Decide che, date le circostanze, si può ricorrere al buon senso. Prende un foglio di carta, lo firma e lo timbra: farà da Carta d’imbarco d’emergenza! Grazie! Grazie!

A e M si avviano ai controlli di sicurezza.

SCENA SECONDA (a bordo di un taxi COTABO diretto a Porta Saragozza)

P (ansimante) Non c’è perdono per i distratti! Se io fossi un serial killer tipo quello là in Norvegia prima o poi godrei di un’amnistia; se fossi un evasore fiscale prima o poi arriverebbe il condono… ma i distratti non hanno amnistie! Mah… (sobbalza) ma è qui! è nel portafoglio!!!! Aveva ragione mia moglie! Dovevo guardare meglio! Torniamo all’aeroporto!

L’autista inverte immediatamente la rotta e riporta P all’aeroporto Guglielmo Marconi.

SCENA TERZA (stazione della polizia di stato)

P (entrando trafelato) EMERGENZA!!!! L’aereo di mia moglie parte tra 20 minuti! Andrò al controllo sicurezza, si capisce; ma prima avvisatela che sono tornato con i documenti in regola! VI PREGO!!!!

I poliziotti, gentilissimi, informano l’intero aeroporto che il marito di M è arrivato con tutti i documenti necessari per l’imbarco. M e A sono informati della cosa mentre salgono sulla scaletta. Non sembra il finale di ARGO?

SCENA QUARTA (all’interno della carlinga)

M (sorridendo) Vedi che avevo ragione? Dovevi cercare meglio… (abbraccia nel ridottissimo spazio tra la fila 15 e la 16)

I passeggeri sorridono. Tutto è bene quel che finisce bene. Si scoprirà poi che la Carta d’imbarco di A era nella sua borsa da viaggio.

Cooming soon: IL GIORNO DELLE NOZZE
casabl

i miei primi settanta anni

ho viaggiato per 9 mesi in una capsula (è stato il periodo più bello della mia vita); poi la capsula si è rotta e mi ha lasciato in questo mondo freddo e pericoloso…

Ossignùr, che discorso da vecchio!

Beh, lasciatemi solo enumerare qualcuno dei miei ricordi più originali. Poi (prometto) non tornerò più sull’argomento prima del 2086.

    • ricordo quando non c’era la tv; la sera c’era tempo per guardare le stelle e (nel plenilunio) la facciona della luna; i vecchi ci vedevano Caino con un fascio di spine sulle spalle, io vedevo solo una facciona
    • ricordo quando in Italia il ciclismo era più seguito del calcio; andare allo stadio costa, aspettare il passaggio del Giro o della Milanosanremo è gratis (e più ecologico: ore e ore a respirare l’aria della campagna o della montagna invece di ore e ore davanti alla tv a sentir spaccare il capello in quattro su rigori e fuorigioco passivo…)

cicl

  • ricordo quando gli immigrati clandestini erano italiani; non era la fuga dei cervelli, c’erano milioni che andavano a faticare in Svizzera, in Australia o nelle miniere del Belgio
  • ricordo le case diroccate dai bombardamenti; su molti muri c’erano ancora frasi enfatiche (tipo “molti nemici molto onore”) seguite da una emme in corsivo; adesso una di quelle frasi è stata riciclata da un cazzon da un americano… (intendiamoci, io non desidero vedere Trump appeso a testa in giù; però un calcio in culo da Hillary glielo auguro con tutto il cuore)

Basta, mi fermo qui.

Ah, dimenticavo! Buon St. Patrick Day !!!gig

Published in: on marzo 17, 2016 at 12:05 pm  Comments (6)  
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Tre motivi per vedere AVE, CESARE!

1 – TILDA SWINTON Tilda è talmente brava che la sdoppiano. Thora e Thessaly sono due gemelle e si odiano. Gareggiano nell’inseguire gossip nell’ambiente ollivudiano. Certo è che il mondo è cambiato dagli anni 50; adesso non fa più scandalo una diva che aspetta un bebè senza sapere da chi (anzi, è una trovata pubblicitaria)

2 – SCARLETT JOHANSSON

Se le sorelle Thacker hanno il ruolo delle stronz delle sgradevoli, DeeAnna ha il ruolo della sensualona ocona (il modello è Esther Williams, ma c’è qualcosa di M. Monroe e di K. Novak). Ocona o no, io la Johansson me la mangerei cruda.

3 – LOTTA DI CLASSE NEGLI STUDIOS 

Ricordate GLI ULTIMI FUOCHI (Elia Kazan, 1976)? Un sindacalista (J Nicholson) dice a un produttore (R De Niro) “gli sceneggiatori sono i braccianti che voi padroni state sfruttando” (poi finisce a botte). Nella realtà gli sceneggiatori risolsero i loro problemi con mezzi legali, soprattutto con l’arma dello sciopero. Ma lo sciopero non è cinematografico: meglio raccontare un tragicomico rapimento. E parlare di “comunisti” provoca ancora brividi in USA (non c’è più Joseph McCarthy, ma c’è Donald Trump).

P.S. Ricordatemi che devo aggiornare il post su Tilda Swinton, scritto 6 anni fa. Allora l’applaudivo. Oggi gli applausi vanno aumentati.
tildascarave

Published in: on marzo 14, 2016 at 10:00 am  Comments (2)  
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ciao, Jolanda

Siena, 1963.

Meeting dell’Amicizia (atletica leggera). C’è Jolanda Balas. Romena, primatista mondiale di salto in alto.

Mi fa l’autografo. A quell’epoca li collezionavo. Avevo anche quelli di Ottolina e di Eddy Ottoz. Ma questo vale di più. Jolanda aveva vinto le Olimpiadi di Roma (replicò a Tokio) e saltava come una dea (vedi foto).

Beh, stavolta hai fatto un salto veramente in alto. Quando ci rivedremo lassù te lo chiederò di nuovo (ahimè, tra un trasloco e l’altro ho perso la collezione)
bala

Published in: on marzo 12, 2016 at 2:59 pm  Lascia un commento  
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Hollywood parla di Hollywood (in attesa di AVE CESARE)

Tantissimi film sono stati girati sul nevrotico mondo del cinema.
glor

Oltre a VIALE DEL TRAMONTO (vedi sopra; forse il migliore in assoluto) cito alcuni dei più famosi:

  • SINGING IN THE RAIN – 1952, ambientato nel momento del trapasso dal muto al sonoro
  • THE ARTIST – 2011, idem
  • GLI ULTIMI FUOCHI – 1976; centrato sulla figura di Irving Thalberg (interpretato da R. De Niro)
  • THE AVIATOR – 2004; Di Caprio è H. Hughes, Cate Blanchett è K. Hepburn, K. Beckinsale è Ava Gardner, Jude Law è Errol Flynn ecc
  • VECCHIA AMERICA – 1976; Bogdanovich racconta splendidamente gli albori del cinema americano
  • QUANDO MUORE UNA STELLA – 1968; secondo me Kim Novak, interpretando una “diva” senza talento, è perfetta
  • IL BRUTO E LA BELLA – 1952; tocca a Walter Pidgeon, interpretando un produttore, pronunciare una battuta emblematica “Io non voglio vincere premi; voglio film che finiscano con un bacio e facciano dei soldi”. Sembra il motto di Medusacinema
  • HITCHCOCK – 2012; il mago della suspense è interpretato da A. Hopkins, sua moglie Alma da H. Mirren, Janet Leigh da S. Johansson

Non ci sono solo film americani su questo tema. Fellini (8e1/2), Visconti (BELLISSIMA), Tornatore (L’UOMO DELLE STELLE), Truffaut (EFFETTO NOTTE) e tanti altri europei hanno scritto pagine meravigliose su questo tema. Magari ne parliamo un’altra volta.

Infine, aspettando di vedere stasera HAIL CAESAR dei fratelli Coen, ricordo ARGO, storia vera di un film finto. Qui la battuta emblematica è di J. Goodman: “A Hollywood anche una scimmia, dopo due giorni, impara a fare il regista”

E torniamo a Sunset Boulevard…
boul

 

Questa distribuzione non s’ha da fare, né domani né mai (le avventure di don Optali)

(da un anonimo manoscritto dell’Agenzia italiana del Farmaco)

“…per una di queste stradicciole tornava verso casa don Optali, curato e farmacista di una di quelle terre; incontrò 2 bravi (vi dirò poi chi li aveva mandati) che gli dissero “signor curato, lei ha intenzione di distribuire compresse e supposte contro il mal di testa; orbene, questa distribuzione non s’ha da fare, né domani né mai…

“Don Optali, che era campione diocesano di arti marziali, stava per estrarre dal mantello la katana che gli aveva regalato Lucia Mondella quando…

lucia
“…quando risuonò la suoneria del telefonino di uno dei bravi (in radio c’è un pulcino, in radio c’è un pulcino; è il pulcino pio, è il pulcino pio ecc)

“era il loro padrone, l’Innominato, che in realtà aveva un nome (Chefaro) e un cognome (Farma); toccato dalla Grazia, aveva mutato parere e disse loro: lasciate che il farmaco venga distribuito!

“anzi, come risarcimento dei danni morali, dispose che il farmaco avesse il nome del curato”
comp

Published in: on marzo 10, 2016 at 3:46 pm  Lascia un commento  
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SUFFRAGETTE, film da vedere

Si avvicina l’8 marzo e vedere questo film ci è sembrato doveroso.
carey
Ricorrenza a parte, è davvero un bel film.

Una storia vera, anzi verissima.

E documentatissima. C’erano molte cineprese a Epson il 4 giugno 1913 quando Emily Davison trovò… (no, niente spoiler stavolta).

Anzi, si insiste molto (nel finale) sull’importanza che la stampa documenti quello che fai; oggi come allora se l’opinione pubblica non è informata su te e sulle tue idee ti agiti invano.

Due parole sul cast.

  • Bravissima Carey Mulligan (protagonista, dalla prima all’ultima scena); la scena in cui dice addio al figlio ve la ricorderete per un pezzo
  • Notevoli Helena B Carter (parte secondaria) e Meryl Streep (parla meno di 2 minuti)
  • Ma non dimentichiamo un attore, in questo film quasi tutto al femminile: Brendan Gleeson, un poliziotto intelligente e umano, capace di comprendere le motivazioni del “nemico” (le parti da tutore dell’ordine gli riescono benissimo: ricordate UN POLIZIOTTO DA HAPPY HOUR?)
Published in: on marzo 6, 2016 at 9:33 am  Comments (2)  
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