Quasi morte in autostrada! (con annesso problema aritmetico)

Ascoltavo distrattamente un notiziario locale alla radio e ho capito male la notizia.

“Turista ferita questa mattina nella tangenziale di Bologna. Una pietra ha sfondato il parabrezza…”

Porca troia! I soliti teppisti che gettano sassi dai cavalcavia…
brezza

Ma poi ho capito che la pietra non era caduta dall’alto, tipo asteroide della pubblicità delle merendine.

E’ che il calcestruzzo si sgretola, soprattutto quando sui viadotti passano a gran velocità migliaia di camion al giorno. In questo caso uno dei suddetti bisonti dell’autostrada ha sollevato (senza malizia, ci mancherebbe!) una pietra di oltre 2kg che si è alzata a parabola fino a colpire il parabrezza dell’auto che seguiva.

  • quindi niente teppisti (Salvini, non occorre pattugliare i cavalcavia!)
  • potremmo dare la colpa ai camionisti che corrono troppo?
  • oppure al sistema capitalista che impone ritmi di lavoro stressanti?
  • oppure, più banalmente, alla Società Autostrade che crede di costruire ponti e viadotti indistruttibili e poi KRAK?

camion
Tempo fa scherzavo sui rischi che si corrono percorrendo il Paese dei Cachi. Ma ora occorre un approccio scientifico al problema viabilità.

Vi invito pertanto a risolvere il seguente

PROBLEMA

Un’autovettura A percorre alla velocità costante di 90 km/h l’autostrada B preceduta dal camion C di nazionalità da definire. Tenendo conto che la temperatura dell’aria è di 37° fahrenheit al momento dell’incidente, che la distanza tra A e C è di 42,05 m (se uno rispetta davvero la distanza di sicurezza salta fuori subito un furbetto che si inserisce garibaldinescamente nello spazio intermedio), che il peso specifico del calcestruzzo varia tra 1,4 a 2,5 a seconda di quanta sabbia ci hanno messo, che THESE ARE THE TIMES TO REMEMBER era la sigla di SENTIERI e che il ministro delle infrastrutture si chiama Toninelli calcolare quante probabilità ha il conducente dell’autovettura A di arrivare sano e salvo al termine del viaggio.

Nessun camionista è stato molestato nella stesura di questo post

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Published in: on novembre 30, 2018 at 10:39 am  Comments (7)  
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C’è remake e remake…

Se dovessi elencare i soggetti che abbiamo copiato finirei a Capodanno: BENVENUTI AL SUD, IL NOME DEL FIGLIO, THE PLACE, TI PRESENTO SOFIA…

Temo che l’originalità non abiti più qui. Perciò voglio proporre qualche idea ai nostri produttori.
ventotramocitikane

Del remake di CITIZEN KANE ho già straparlato qui 

Proviamo a remakare VIA COL VENTO?

VIA COL FINTO (di e con Checcozalone) – Molise 1860. Si festeggia il compleanno di Zi’ Teresa quando giunge la notizia dell’imminente arrivo di una colonna di soldati piemontesi da nord e di una compagnia di garibaldini da sud. Rossello O’Hara non sa che pesci prendere: se non si arruola diranno che è ricchione, ma come si fa a prevedere chi andrà a comandare in futuro? Nel dubbio si inventa di avere una sorella gemella (Rossella) e come tale si fa corteggiare dal colonnello Papaleo. Quando si arriva al dunque “lui” si spoglia: è una donna! (Laura Morante?). “Cosa dirà la gente?” “Francamente me ne infischio!”

E che titolo daremo alla versione moderna di SUNSET BOULEVARD?

Viale dei Condoni? Via del Reddito di Cittadinanza? Vicolo delle Frattocchie?

Mah, il titolo lo troviamo alla fine. Adesso vi espongo la trama.

Un comico che non fa più ridere (Bruno Vespa?) finisce per caso in una villona della Magliana dove Raffaela Carrà sogna un ritorno alla fama di un tempo. Un compassato maggiordomo (Baudo?) spiega al comico che la Rai sta effettivamente pensando a Raffa, ma solo per prenderla per il culo (pensano di mettere insieme tutte le inquadrature in cui lei si metteva la dita nel naso). Quando lo viene a sapere la Carrà si infuria, uccide il comico e scende le scale della villona (Sono pronta per il primo piano!!!). E’ felice: ha capito che finire a Rebibbia è il modo migliore per incantare il pubblico. Realizzerà lì il TUCA TUCA SHOW.

Ecco: il titolo potrebbe essere proprio Tucatucasciòv.

Ma andrebbe bene anche SI STAVA PEGGIO QUANDO SI STAVA PEGGIO.

Insomma, ci devo lavorare

 

Published in: on novembre 28, 2018 at 10:02 am  Comments (4)  
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CHESIL BEACH: come sposare Saoirse Ronan e vivere infelice e scontento

Serata da POLPETTE E CRESCENTINE (bisognerà che recensisca questo ristorante prima o poi) e discussione sul film di cui ora anticipo la

TRAMA ESSENZIALE (alla fine del postaccio, per chi vuol saperlo, vi racconto come va a finire)

Si amano e (dopo un fidanzamento presumo breve) si sposano vergini. Nel 1962 non era raro. Ma la prima notte, anzi il primo pomeriggio, non riescono a fare gol.

Può capitare di fare cilecca, non facciamone un dramma. Ma qui è rottura totale. Divorzio.
chesil

Prima di concludere la storia una sosta per porre alcune domande

  1. First question. Quando si hanno gusti troppo diversi può finir bene? Dovete sapere che lui stravede per Chuck Berry e lei pensa solo a Mozart, Haydn, Schubert…
  2. Second question. Le differenze sociali contano o no? Lei nasce altolocata, lui viene da un ambiente più modesto e la prospettiva di lavorare nell’azienda del suocero non è allettante.
  3. Third question. Si può immaginare un tanghero più tanghero di Mr. Ponting? A parte tutto osservate com’è scorretto mentre gioca a tennis con il futuro genero.

beach

Volete sapere come finisce il film?

Se proprio insistete vi accontento.

Sono stati sposati per 6 ore.

Si rivedono 45 anni dopo (1962+45=2007): lei (famosa violinista) è sul palco, lui (triste ma ancora innamorato) occupa il posto 9 della terza fila. E scende una furtiva lacrima…

tear

Published in: on novembre 26, 2018 at 12:33 am  Comments (6)  

Anche un filmotto un po’ scemotto può essere istruttivo (e comunque i $ sono sempre $)

Ogni tanto vediamo su Skycinema dei filmotti di medio livello. Spesso non sono usciti nelle sale italiane, ma a livello internazionale sono piaciuti.
chalet

CHALET GIRL è l’ennesima variante dell’eterna favola di Cenerentola (giovanissima-povera-ma-cazzuta-affascina-principe-azzurro).

Niente di che, ma ho voluto vederlo per i seguenti motivi:

  • il padre del “principe” è interpretato da Bill Nighy (RADIO ROCK, LOVE ACTUALY ecc,) un bravo attore britannico
  • la madre del “principe” è Brooke Shields (PRETTY BABY, THE BLUE LAGOON) che decenni fa era una super star… ma si difende ancora bene
  • la colonna sonora è pregevole: Scouting for girls, Paloma Faith, The Wombats, Bill Oddie, The Temper Trap, Two Door Cinema Trap…

Ma lasciamo da parte attrici, attori e musicisti. Andiamo al nocciolo, cioè ai soldi.

Non ha detto K. Marx che l’economia è l’unica cosa importante e tutto il resto è sovrastruttura?

Se è l’amore che muove il sole e le altre stelle (Paradiso XXXIII 145) l’economia mondiale continua a girare intorno al $ (United States Dollar).

Coi dollari si commercia il petrolio, coi dollari si misurano gli incassi dei film ecc ecc.
usd
Prova ulteriore. La chalet girl, protagonista del filmotto, partecipa a una gara di snowboard.

Premio in sterline (è una produzione britannica), in euro (si gareggia in Tirolo)? Naaaa, il pubblico internazionale (dalla Svezia alla Tasmania) non sa quanto vale esattamente una sterlina o un euro o un franco svizzero. Ma il $ sì, quello sa quanto vale.

Published in: on novembre 24, 2018 at 12:11 am  Lascia un commento  

Buon BLACK FRITTO a tutti

Alla domanda cosa sia il consumismo si risponde che

“si tratta di una dottrina fisolof folisoc flicosif filosofica secondo cui la persona umana trova la sua pienezza e il suo completo appagamento riempiendosi la casa di oggetti, il frigorigero di surgelati e lo stomaco di schifezz di cibi raffinati raccomandati da guru televisivi chiamati chef”

All’interno di detta dottrina esistono 2 scuole in contrasto tra loro:

  1. la scuola coloristica che si basa sulla corrispondenza tra i giorni della settimana (sono 7, se fossero 8 la settimana dovrebbe cambiar nome) e i 7 colori; per cui al Black Friday devono seguire Red Saturday, Green Sunday, Violet Monday, Yellow Tuesday ecc
  2. la scuola neroniana che, scomunicando i coloristi come eretici, sostiene che il NERO si intona con tutto e quindi si deve diffondere in tutto il kalendario: black week, black month, black year e via così per tutti i secoli dei secoli.

Comunque sia io domani mi chiudo in casa a leggere Catullo, Chesterton e Bertrand Russell.

Arrivederci!!!!!

friday

Published in: on novembre 22, 2018 at 8:58 pm  Comments (3)  

Oh Romeo, Romeo! Cambia il tuo nome! Solo il tuo nome mi è nemico, rifiutalo e chiamati Matteo Salv… ehm, come non detto!!!!!

Qui Shakespeare c’entra solo nel titolo. Voglio citare invece uno scrittore italiano, Francesco Piccolo. (l’ho nominato qualche anno fa quando ha vinto il premio Strega).

Stavolta ha scritto L’ANIMALE CHE MI PORTO DENTRO, una specie di autobiografia che forse leggerò.
anim
L’animale in questione è quello che Moravia chiamava LUI, devoto al dio Priapo.

Uno potrebbe dire “è nato a Caserta… nel sud Priapo ha molti seguaci… Vitaliano Brancati…”

Ma poi ripensa allo slogan bossiano LA LEGA CE L’HA DURO e ammutolisce.
duro

I crimini di Grindelwald e le cravatte di Silente

Ormai su ANIMALI FANTASTICI si è detto di tutto e di più: delle analogie tra Grindelwald e Hitler, dell’amicizia un po’ particolare tra Grindelwald e Silente ecc

Per non ripetere quello che dicono tutti parlerò di cravatte.

La cravatta oggi la usano quasi soltanto i ministri, gli addetti alle pompe funebri e gli impiegati delle assicurazioni. Tre categorie non particolarmente simpatiche.
ministri

Ma la storia di ANIMALI FANTASTICI è ambientata nel periodo tra le due guerre mondiali. A quell’epoca tutti portavano la cravatta, a meno che non fossero preti o si chiamassero Mohandas Gandhi.

(per la verità anche Gandhi portò la cravatta fino al 1913; anche Lenin portava la cravatta)
leningandh

Insomma a quell’epoca la cravatta era di moda. Ma c’è modo e modo di indossarla. Guardate Albus Silente 40enne: un fighetto a 5 stelle.

(60 anni dopo Silente sostituirà la cravatta con la barba)
silenbarb

Newt Scamander indossa il farfallino (i franciosi lo chiamano papillon) e direi che se la cava bene.
https://i1.wp.com/www.empireonline.it/wp-content/uploads/2018/02/beasts-2-2.jpg

Chi invece non se la cava è il Gellert Grindelwald. Guardate qui che roba!
deppcrav

Nemmeno a Parigi riesce ad essere elegante!
paris
Persino Voldemort colui che non deve essere nominato era meglio cravattato.
volde

Published in: on novembre 20, 2018 at 12:04 am  Lascia un commento  

Vorrei non averli visti

A fine anno premierò i film più CHIAVICA del 2018.

C’è ancora tempo: 6 settimane in cui possono spalancarsi abissi di chiavicosità che manco vi immaginate.

Per il momento sono candidate al premio 2 pellicole:

  1. per la sezione INTERNATIONAL KIAVIKS, DARK HALL di cui mi sono già occupato
  2. per la sezione CHIAVICA ITALIANA (e pensare che abbiamo avuto Fellini, Monicelli, De Sica e Antonioni…) concorre COSA FAI A CAPODANNO? che avrei fatto meglio a non vedere.

Vedo bene Dark Hall per la medaglia d’oro. Buone possibilità di medaglia d’argento per la chiavica italiesca di cui vi racconterò la trama essenziale dopo le immagini (attenzione, contiene spoiler)

hacapoda

Premesso che può piacere unicamente ai fans di Donatella Rettore (si sente ripetutamente “il cobra non è un serpente…”) eccovi la TRAMA

In uno chalet dalle parti di Dobbiaco aspettano la mezzanotte del 31 una mezza dozzina di personaggi uno più sbirolato dell’altro. Alcuni sono venuti per rubare, altri per ciulare. Dopo la mezzanotte una dozzina di aragoste, abbandonate sulla neve, si dirigono verso il mare (se vi sembra buffo ridete pure; non mi offendo).

L’unico tra gli interpreti che si può classificare attore è Alessandro Haber (prima di uccidersi recita con enfasi forse eccessiva il suo addio).

Mi aspetto ora che il Consiglio comunale di Bologna deliberi di cambiar nome alla città per evitare confusioni col cognome del regista.

Published in: on novembre 18, 2018 at 8:20 pm  Lascia un commento  

Coglionometro

Ha cominciato Michela Murgia col FASCISTOMETRO (ammiro molto la prosa della Murgia e chi non ci crede legga qui ma stavolta la penna è scivolata per eccesso di velocità; dire che l’Italia è ingovernabile è forse un eccesso di pessimismo, ma non scomoderei le camicie nere)

Poi Gramellini ha intitolato SALVINOMETRO uno dei suoi “caffè”.

Tocca a me.

Elenco qui 11 affermazioni coglioniste. Chi le sottoscrive tutte concorre al premio COGLION OF THE YEAR.
coglion

  1. Macchè riscaldamento globale! Oggi fa un freddo cane!
  2. Marilyn Monroe era troppo grassa
  3. Aumenta il prezzo della benzina? Ma io ne faccio sempre 20 euro!
  4. Non sono io che sono omofobo, sono loro che sono froci.
  5. Chi fa da sé fa per tre (commento personale: il difetto principale degli italieschi è l’individualismo; è passata l’epoca dei geni solitari alla Marconi e adesso la ricerca scientifica e tecnologica si fa in gruppo; non lamentiamoci quindi se siamo rimasti indietro)
  6. Tra la moglie e il marito nessuno metta il dito (se uno dei 2 coniugi, quasi sempre LUI, mena di brutto tu hai il DOVERE di usare quel dito per chiamare la polizia)
  7. Meglio un asino vivo che un dottore morto (un asino vivo può provocare guai tremendi, soprattutto se è al governo; un dottore, se è morto, NO)
  8. Qui lo dico e qui lo nego (puoi dirlo solo se ti chiami Luigi Pirandello)
  9. Se tutti parlano male di lui è senz’altro colpevole… (#liberate Barabba)
  10. Lei non sa chi sono io! (sì, lo sa: soltanto un COGLIONE può pronunciare questa frase)
  11. Hitler ha raggiunto la piena occupazione nel suo stato: metà dei tedeschi era sotto le armi, l’altra metà costruiva armi (questa frase, incredibilmente coglionesca, è stata pronunciata davvero in una cerimonia pubblica da un coglion da un tale che si chiama Ettore ed era il Presidente dell’Istituto delle Opere di Religione; primato mondiale tutt’ora imbattuto di stracoglionaggine con rincorsa)

Potrei aggiungere altre frasi coglion-friendly, ma ora il sonno mi vince. Magari riprenderò il tema.

il principe Zaleski (che ne ha combinate più di Bertoldo in Francia) tra tenebrosi manieri, gemme dal potere misterioso, epidemie di suicidi e una società segreta che mira a eliminare fisicamente i deboli di corpo e di mente e si chiama SS

M. P. Shiel (1865-1947) è noto soprattutto per il romanzo LA NUBE PURPUREA, ma conservo gelosamente una raccolta dei suoi racconti, edita da Sellerio.
saeller
Anzitutto presento il protagonista. Zaleski è russo, principe di antico lignaggio e costretto all’esilio per non chiarite questioni sentimentali (avrà corteggiato la figlia dello zar?); ora vive solitario in un palazzo in rovina fuori Londra; non si muove mai di lì.

Invitato dal narratore a risolvere alcuni enigmi apparentemente insolubili impiega poche pagine per spiegare tutto.

  • Lord Pharanx “uno degli uomini più eminenti d’Inghilterra” è morto; chi l’ha ucciso? Randolph, suo figlio? è stata Maude, l’amante francese? quale terribile segreto perseguita da secoli la famiglia della vittima?
  • Per secoli una grande gemma (un turchese, credo) è stata nascosta in una tomba medievale; l’hanno portata lì i crociati?; grazie alla sua conoscenza della lingua persiana Zaleski svela il mistero e può predire senza alcun dubbio chi alla fine si troverà un cappio intorno al collo
  • in diversi paesi d’Europa migliaia di giovani donne e uomini si tolgono la vita con ritmo crescente: siamo alla fine del genere umano?; Zaleski scopre anzitutto che non sono suicidi, ma omicidi; una setta, nascosta nel sottosuolo di Londra, ha programmato lo sterminio di chi può procreare figli “imperfetti”; questa setta eugenetica è denominata Società di Sparta (chissà se Shiel, 40 anni dopo aver scritto questo lungo racconto, avrà notato una sinistra coincidenza con le SS…)

Pubblicati nel 1895, questi racconti non ebbero il successo sperato: il pubblico preferì Sherlock Holmes.

Zaleski era troppo cerebrale e non aveva quei tic e quelle predilezioni (dal violino alla cocaina) che resero così popolare il suo collega di Baker Street 221B.

zaleski

Published in: on novembre 14, 2018 at 12:22 am  Lascia un commento  
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