Santo subito?

Che Barack Obama parli di “un personaggio mondiale”, passi.

L’America è fatta così: ancora stanno celebrando Elvis come se fosse Beethoven. Esagerano sempre.

Ma che anche l’OSSERVATORE ROMANO trovi il tempo e lo spazio per dedicare la propria solenne prosa a un cinquantenne pieno di debiti (pace all’anima sua) MI SEMBRA TROPPO.

La morte (di tutti) merita rispetto, come no? Ma allora perché non fare ogni giorno un necrologio per quelli che muoiono sul lavoro? Perché purtroppo muoiono ogni giorno…

Chiedo scusa se (per una volta) ho intinto la penna nel moralismo.

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Published in: on giugno 27, 2009 at 6:12 pm  Comments (2)  
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Coraline e una notte da leoni

E’ iniziata un’afosa estate. I cinema attraggono più per l’aria condizionata che per la qualità della programmazione.

Però tra tante fetecchie qualcosa di buono c’è. Segnalo che in circolazione ci sono un piccolo capolavoro e una commedia demenziale che-si-lascia-vedere.

Coraline e la porta magica è molto bello.

Penso che lo andrò a vedere ancora, possibilmente senza la torma di bambini (accompagnati incautamente da mamme e nonne) che mi hanno rotto le orecchie con i loro urletti per più di un’ora.

Cominciamo col dire che NON è un film adatto ai minori di anni 8, a meno che L’ESORCISTA, ALIEN e LA SPOSA CADAVERE siano i loro DVD preferiti.

All’inizio sembra ALICE IN WONDERLAND: l’undicenne protagonista attraverso una porta misteriosa esce dal nostro mondo per entrare in un universo parallelo in cui tutto SEMBRA più bello, papà e mamma sono più gentili e disposti a giocare con lei, i vicini sono più simpatici ecc.

Ma Coraline si accorge che è finita nel regno della Morte, un paese da incubo in cui tutti debbono cucirsi dei bottoni neri sugli occhi. Insomma, farà di tutto per fuggire e tornare nel nostro mondo, forse noioso ma certo più tranquillo.

Quanto a UNA NOTTE DA LEONI, commedia diretta da Todd Phillps, mi ha piacevolmente sorpreso. Mi avevano detto che somigliava a Bachelor’s party, una farsaccia nota unicamente perchè è stata la prima volta da protagonista di Tom Hanks.

In realtà, mentre Bachelor’ecc era di una sguaiataggine unica (difatti lo ridanno ogni tanto su Italia1), questo è un film divertente e ben interpretato.

Quattro maschi repressi (uno dei quali si deve sposare tra due giorni) partono per Las Vegas. Succederà di tutto: una tigre nel bagno, un boss della mafia cinese rinchiuso nel baule della mercedes, Mike Tyson (che interpreta se stesso) che li piglia a pugni, una spogliarellista (interpretata da Heather Graham) di buon cuore, due poliziotti allegramente sadici ecc. Finisce bene.

Questo film (non da Oscar, ripeto) ci insegna comunque cose utili:

  1. non crediate che basti ricordare le carte uscite per vincere a Blackjack: NON E’ VERO!!! (è una leggenda creata da un altro film, RAIN MAN, con Dustin Hoffman) L’elemento aleatorio (detto anche culo) è decisivo nel blackjack, come nella roulette, credetemi sulla parola.
  2. in America un dentista non è considerato medico; difatti uno dei quattro (il più represso dei quattro) è dentista, ma i veri medici lo guardano dall’alto in basso.
  3. le troiett le fanciulle di piccola virtù hanno sempre fortuna; per conferma chiedere a Villa Certosa (Italy).

notte prima degli esami…

OK, ci siamo… domani cominciano gli esami di maturità (detti anche Esami di stato, forse per impedire ai vari CEPU di impadronirsi del trademark). Generazioni di studentesse e studenti hanno sofferto (chi più chi meno) lo stress da vigilia.

Ognuno passa queste ore a modo suo. Chi ripassa freneticamente Tacito e Lucrezio, chi cerca su internet improbabili soffiate su quali temi daranno, chi va al cinema (io lo feci, ma ero uno scemo già allora) e chi si dedica a cruenti videogiochi in cui immagina di squartare e incenerire i prof.

Apro parentesi. Inevitabile citare i due film: NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI (2006, ne ho parlato nel post del 4 ottobre) in cui l’ansia degli esaminandi (soprattutto del protagonista) è descritta molto bene e NOTTE PRIMAeccOGGI (2007), film mal riuscito in cui l’ansia di cui sopra è del tutto assente (i guai essendo di altro genere). Chiudo parentesi.

Voglio comunque augurare IN BOCCA AL LUPO a tutti. E, per sdrammatizzare, segnalo http://un-paio-di-uova-fritte.blog.kataweb.it/2009/06/22/la-vita-meravigliosa-di-giacomo-leopardi/ ad usum delphini.

Seguiranno, domani, PROVA DI MATEMATICA (non chiedetemi come mi sono procurato il testo) e LE SETTE VITE DI MARIE SKLODOWSKA CURIE.

Published in: on giugno 24, 2009 at 10:34 am  Comments (5)  
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Come farsi lasciare in 10 giorni

Film del 2002, diretto da Donald Petrie e interpretato (così così) da Kate Hudson (la figlia di Goldie Hawn).

L’ho rivisto l’altra sera su Raidue. Non è un capolavoro, ma mi è sembrato utile rivederlo per una ragione che vi dirò poi.

Intanto ecco la TRAMA.

LEI scrive su un settimanale di NY e dà consigli alle giovani lettrici: come si fa a NON essere mollate? Per dare conferma alle sue ipotesi attua il seguente progetto: farà innamorare alla grande il primo che passa e (nel breve termine di 10 giorni) FARA’ TUTTO QUELLO CHE NON SI DEVE FARE AL PROPRIO UOMO, causando quindi il rigetto. LA PRIMA FASE si svolge senza intoppi: LUI si innamora in pochi secondi. Poi la fase 2: un’escalation implacabile di comportamenti orrendi e di azionacce. Ma, nonostante tutto, lui non la scarica. Perché? Perché ha fatto una scommessa (cospicua): conserverà la sua bellona ad ogni costo. Se la perde, perde un premio molto importante. Come va a finire non ve lo dico, tanto lo indovinerebbe un bimbo delle elementari.

L’interesse del film (ripeto, non trascendentale) consiste proprio nell’elenco delle COSE DA NON FARE.

  • ostacolare con crescente perfidia le passioncelle sportive di lui (in questo caso, il basket NBA); posso confermarlo con la mia picciola esperienza: anche Romeo si sarebbe stufato di Giulietta se questa gli avesse sistematicamente impedito di vedere la partita in TV (in mancanza di TV, se gli avesse chiesto di non andare a caccia)
  • indurlo ad indossare camicie, magliette ecc dai colori impossibili DAVANTI A TERZE PERSONE
  • costringerlo a coesistere con animali o animaletti (in questo caso, un cagnetto di inusitata bruttezza) a meno che lui non sia già iperzoofilo
  • prendere costantemente l’iniziativa in fatto di sesso; una volta può essere divertente, due o tre passi, dalla quarta volta in poi fa scattare il segnale d’allarme…
  • intrufolarsi nelle riunioni (più o meno periodiche) con gli amici, sabotandone il regolare svolgimento. Questo è l’asso di briscola, credetemi: conosco uomini che sono attaccati agli amici più che a mamma e papà e se LEI profana con la sua invadenza questo ambito non c’è passione che resista!

IN CONCLUSIONE, se tu vuoi convivere serenamente con il tuo LUI evita con cura i comportamenti sopra elencati e (aggiungo io) dimostragli che gli vuoi bene davvero NONOSTANTE I SUOI INEVITABILI DIFETTI.

Quanto a Kate Hudson, penso che andrò a vedere il suo ultimo film, una commedia iperstroncata dalla critica. Hai visto mai.

Prima però bisogna proprio che veda CORALINE E LA PORTA MAGICA di cui sento dire un gran bene.

Published in: on giugno 23, 2009 at 8:40 am  Comments (5)  
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Twilight, il romanzo

La domanda è: se questi SUPERMEN bevitori di sangue sono INTELLIGENTISSIMI, AFFASCINANTI, DOTATI DI POTERI PARANORMALI (leggono nel pensiero, intuiscono il futuro, ecc) e soprattutto sono IMMORTALI (Carlisle Cullen è nato intorno al 1630, per non parlare dei millenari Vulturi) cosa gli impedisce di impadronirsi del potere su di noi?

Invece vivono nascosti. Peggio ancora, SONO COSTRETTI AD ANDARE A SCUOLA: Edward deve cambiare scuola ogni tre anni (rimarrà diciassettenne per sempre, si noterebbe che non invecchia) e ascoltare le stesse lezioni in Alaska, nello stato di Washington ecc.

Che palle! (come dicono a Forks)

RISPOSTA. Se questi vampiri dominassero il mondo, secondo logica, Bella non si troverebbe un compagno di banco strafico, non si prenderebbe una cotta omerica e non ci sarebbe materiale per una (interminabile?) serie di romanzi.

Diciamo che Twilight, un romanzo pregevole sotto alcuni punti di vista, è pieno di incongruenze. Poco male: la stessa cosa si può dire di molti altri best-seller. Ad esempio delle storie di Harry Potter.

Ecco, Harry Potter. Rileggendo Twilight (per il motivo accennato nel post precedente) mi sono accorto di molte analogie.

  • in entrambi i casi esiste un mondo parallelo al nostro, popolato da esseri dal grande potere e fascino, di cui i comuni mortali non devono sapere nulla
  • Isabella è cresciuta in una famiglia sfasciata, Harry (orfano) ha dovuto subire due zii insopportabili e un cugino orrendo
  • si accorgono entrambi di essere DIVERSI da quello che credevano di essere: Isabella è speciale, ha una mente “impenetrabile” in cui nemmeno Edward riesce a entrare; non parliamo di Harry (anche lui all’inizio era goffo e insicuro)
  • il mondo dei vampiri (come il mondo dei maghi) è diviso nettamente tra “buoni” e “cattivissimi”
  • il lettore però non sa subito chi siano i buoni: ci arriva per gradi e poi non mancano casi di ambiguità che saranno risolti solo alla fine della saga
  • esistono (a Volterra come a Hogwarts) precise e consolidate gerarchie

Veniamo alle differenze.

  • Isabella racconta in prima persona (il che le permette di analizzare con sottigliezza i propri pensieri e le proprie emozioni, tipo LA COSCIENZA DI ZENO), mentre la signora Rowling (interessata più all’intreccio che alla profondità) non può farlo altrettanto bene
  • il SESSO (che nel mondo di HP è trattato come fatto assolutamente marginale) qui è il centro di tutto, strettamente connesso alla violenza: non sono il primo ad accorgermi che i morsi dei vampiri sono una metafora della deflorazione, vero?
  • il conservatorismo britannico fa sì che “tutto resta quello che è”: dopo 7 romanzi e migliaia di pagine Harry e compagnia bella si ritrovano al punto di partenza (alla stazione di King’s Cross, accompagnando i pargoletti a prendere lo stesso, immutabile, treno); la mentalità americana è aperta al cambiamento (alla fine “nulla sarà più come prima”)

In conclusione, qualche considerazione sullo stile della signora Meyer.

In buona parte, la storia segue la consolidata tradizione dei romanzi Harmony (la passione non esplode improvvisa: arrivano i segni premonitori, ci sono equivoci e malintesi e poi… BOOM!!!), ma in più c’è un certo coefficiente di umorismo. Umorismo sui generis, paragonabile a quello del FANTASMA DI CANTERVILLE, causato dalle bizzarrie del rapporto tra una giovane umana (là si chiama Virginia) con il mondo dei non-umani.

Qualche esempio. Frasi come “Mi venne incontro e il mio cuore impazzì” starebbero bene in un romanzo di Luciana Peverelli.

Esempi di humour “nero”: “Dubitavo che esistessero dei manuali di bon ton che consigliavano l’abbigliamento giusto per accompagnare il proprio fidanzato vampiro a casa della sua famiglia di vampiri…” oppure “Sì, è proprio una giornataccia, se nessuno mi dice che vorrebbe mangiarmi!”

E ancora: “Essere padre è senz’altro difficile: vivere nel timore che tua figlia incontri un ragazzo che le piace e allo stesso tempo aver paura che non lo incontri.”

GIUSTO. E NON SUCCEDE SOLO IN AMERICA.

In sintesi, questo romanzo mi è piaciuto. Naturalmente NON mi è piaciuto il film (osservate lo sguardo bovino di mr. Pattinson), ma di questo mi ero già occupato a novembre.

la mia estate tra vampiri e DVD

Causa referendum, rimando la mia partenza. Poco male: ho un compito da svolgere.

Nel gioco didattico BOOKLAND (vedi post dell’8 maggio) ci saranno modifiche. A furor di popolo (femminile) penso proprio che inserirò nell’elenco dei testi da leggere TWILIGHT e il suo seguito NEW MOON.

Twilight l’ho letto un po’ frettolosamente l’estate scorsa.

Ma adesso è diverso: se dovrò verificare l’esattezza delle risposte DEVO RILEGGERLO con la massima attenzione, trasformarlo in schede e memorizzarle (secondo il mio metodo di lettura).

Inoltre devo leggere New Moon, di cui conosco solo la trama essenziale: la fanciulla rimasta sola, orbata del suo “dio greco” da un destino cinico e baro, si accorge che nei paraggi c’è un giovane licantropo tanto gentile… Insomma vi saprò dire, a lettura ultimata.

Vampiri a parte, dedicherò i prossimi due mesi a rielaborare la mia personalissima classifica dei MIGLIORI FILM del decennio 2000-2009, ormai agli sgoccioli…

Anzi, le DUE classifiche: una per i film italiani e una per i non italiani. Dovrò rivedermi un bel po’ di DVD.

Ognuno ha le sue manie, compatitemi. Almeno io non inquino l’atmosfera né corrompo minorenni.

Ritornando a BOOKLAND, devo ringraziare tutte le colleghe che mi hanno aiutato nella fase (stressante, credetemi) delle gare tra aprile e maggio. In particolare ringrazio PATRIZIA TUGNOLI, senza la cui collaborazione mi sarei arenato.

Published in: on giugno 16, 2009 at 12:08 pm  Comments (2)  
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COCO AVANT CHANEL, film

Sono andato con mia moglie a vederlo. Ci ha garbato.

Trama. Nel 1908 una giovane poverissima diventa la mantenuta di un riccone. Impara a muoversi con disinvoltura tra dame, attrici, baroni e uomini d’affari. Si innamora di un inglese, ma lui muore. Però la sua bravura come modista è riconosciuta da tutti: diventerà Coco Chanel.

A molti critici non è piaciuto. Forse perchè si aspettavano troppo: certuni dal cinema francese si aspettano solo capolavori, tipo Truffaut o Robert Bresson. Ma questo è un film più che decoroso, con un’ottima fotografia: basterebbero i contrasti tra il nero, il bianco e il rosso nelle scene dell’orfanotrofio per guadagnare un bel voto.

Prima di darvi una notizia personale, vi segnalo un parallelismo con MY FAIR LADY. Anche lì c’è una giovane poverissima, c’è il mondo fatuo della “buona società”, c’è un ippodromo pieno di aristocratiche (addobbate come usava agli inizi del 900) e c’è un ballo in cui la protagonista è ammirata da tutti. Quello là era a Londra, all’ambasciata di Transilvania, questo è al Casinò di Deauville.

La differenza? In My fair lady (commedia assai poco realistica) il prof. Higgins non si porta a letto Eliza. Qui invece non si raccontano favole e di letti ce ne sono parecchi.

Quanto alla mia promessa di dedicare un post all’amarcord dei miei maestri alle elementari, l’ho scritto nell’altro blog, quello della fragolina. http://un-paio-di-uova-fritte.blog.kataweb.it/2009/06/13/le-mie-scuole-elementari/

 

Published in: on giugno 13, 2009 at 10:36 pm  Comments (6)  
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Premio SCIACQUONE D’ORO 2009….

Come ho postato nell’altro blog http://un-paio-di-uova-fritte.blog.kataweb.it/2009/06/09/quasi-tre-milioni-di-italiani/ le masse non sempre scelgono in modo intelligente.

Questo è il grande limite della democrazia.

Non dimentichiamo che i cittadini di Atene mandarono in esilio Aristide e condannarono a morte Socrate (era una giuria di 500 cittadini, non un gruppetto di rancorosi), che Hitler fu nominato cancelliere in seguito a una vittoria elettorale e che G.W.Bush fu rieletto nel 2004.

Dopo questa solenne premessa, sono ancora qui a chiedermi come mai un film a cui il grande Stefano attribuisce il premio SCIACQUONE D’ORO 2009 abbia incassato in meno di un mese quasi 18 milioni di euro.

E parlo di un mese quasiestivo (dal 13 maggio ad oggi) in cui le sale sono mezze vuote e gli incassi (in genere) calano vistosamente.

Provo con qualche ipotesi di lavoro:

  1. si parla molto di preti (papi -ma non quello- cardinali e monsignori) e agli italiani DA SEMPRE piacciono i temi clericali e anticlericali (in fondo, se ci pensate, è la stessa cosa)
  2. si parla del CERN (dove si dovrebbe essere controllati dalle telecamere in ogni momento e invece la gente entra ed esce come se fosse un ministero italiano), del bosone, dell’antimateria; insomma argomenti di cui quasi nessuno capisce una mazza, ma comunque sono di moda
  3. c’è un bel po’ di morti ammazzati (tipo Indiana Jones) e questo tira sempre, date le tendenze sadiche degli adolescenti in sala
  4. varie ed eventuali

Vabbè… Per oggi mi fermo qui, ma dulcis in fundo (come disse il capitano Dulcis affondando con la nave) inserisco un filmato su COME ERAVAMO.

Poi, nei prossimi post, mi lascerò andare all’operazione nostalgia e rievocherò gli anni (mica tanto felici) della scuola elementare.

Quando anch’io cantavo in coro ARRIVA IL DIRETTOR.

BOX OFFICE di maggio

  1. Angeli e demòni (Ron Howard) – L’ho recensito il 26 maggio. Meglio di me l’ha stroncato Stefano Disegni nell’ultimo numero di Ciak. Stefano (sempre er mejo!) gli attribuisce il premio Sciacquone d’oro 2009 come “LA PIU’ FORMIDABILE CAZZATA CINEMATOGRAFICA DELL’ANNO”
  2. San Valentino di sangue (Patrick Lussier) – Non l’ho visto.
  3. X-Men le origini: Wolverine (Gavin Hood) – Non l’ho visto.
  4. Una notte al museo 2 (Shawn Levy) – Film “per famiglie”, come si suol dire. Piace ai bambini e a quelli che (magari a 63 anni) si divertono con i cartoons. Perchè questo è sostanzialmente un CARTONE ANIMATO: nella rissa finale tra aviatori, mafiosi, scimmiette, faraoni, canguri, cosacchi e antichi romani ci starebbero bene anche Braccio di ferro, Wilcoyote e Beep-beep.
  5. State of play (Kevin McDonald) – Occasione perduta: la storia non è niente male (giornalista indaga su intricato delitto e scopre che suo vecchio amico è bastardo a 24 carati) , ma gli attori appaiono svogliati. Peccato vedere sprecare il grande talento di Helen Mirren.

(fonte: Mymovies.it)

 A parte questi “capolavori” voglio segnalare i due film che ho più apprezzato questo mese: VINCERE (post del 1 giugno) e TERRA MADRE (12 maggio). Non sono un nazionalista, ma faccio notare che sono italiani.

VINCERE, film di Marco Bellocchio

Un film molto ben strutturato (e interpretato da una maiuscola Giovanna Mezzogiorno), basato su una storia vera.

Ida Dalsèr conobbe veramente Mussolini nel 1907, lo seguì a Milano, ne ebbe un figlio. Ma il futuro duce si rimise con Rachele e la povera Ida, che continuava a ripetere a tutti di essere la moglie di Mussolini, venne rinchiusa in manicomio. Stessa sorte avrà il figlio, molti anni dopo.

Le scene più impressionanti sono proprio quelle nei manicomi: il dramma di Ida si snoda tra brutalità, cinismo burocratico e qualche atto di pietà (una suora l’aiuta a evadere), nel quadro complessivo della dittatura fascista.

Opportunamente il regista Bellocchio, volendo fare un film didattico, inserisce documenti filmati dell’epoca: l’attentato di Serajevo, Lenin, Mussolini a Berlino, la dichiarazione di guerra del ’40 ecc.

In alcuni casi la funzione didascalica straripa un po’: ad esempio, era necessario lo striscione FESTA SOCIALISTA su una pista di ballerini, poi manganellati dalle camicie nere? Oggi è così, certamente, ma nel 1921 si ballava anche senza striscione.

Lodo comunque due trovate della regia.

Nella scena iniziale il giovane Mussolini si presenta a un dibattito sull’esistenza di Dio: “Sfido Dio a fulminarmi entro i prossimi cinque minuti! Se non lo fa, NON ESISTE!” La scena è riproposta alla fine del film, prima che una scritta sullo schermo ci ricordi della fucilazione del duce nel ’45. Dio se l’è presa comoda, ma ha risposto alla sfida.

Seconda trovata: l’attore che impersona Benito Mussolini nel 1914 (Filippo Timi, un po’ gigionesco) impersona anche il figlio Benito Albino nel 1937, che si diverte a “fare” il Duce davanti agli amici.

Ultima osservazione. In uno dei filmati, il Duce si esibisce dal balcone di Piazza Venezia con tanta guitteria da sfiorare il ridicolo. Sembra la parodia di se stesso, sembra Corrado Guzzanti.

E INVECE NO, era proprio così: era davvero il trionfo dell’irrazionalità, il trionfo del grottesco culto dell’irrazionalità.

Published in: on giugno 1, 2009 at 12:51 pm  Comments (5)  
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