Tema: UN FILM CHE MI E’ PARTICOLARMENTE PIACIUTO

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The happy ending I love most

Mi sono accorto che tra i film che amo di più prevalgono i finali TRISTI.

Qualche esempio:

  • VIALE DEL TRAMONTO (forse il film che più si avvicina alla perfezione): FINALE CRUDELE
  • BARRY LYNDON (che musica! che fotografia! che costumi!) FINALE AMARO OLTRE OGNI LIMITE
  • Dr. STRANGELOVE (Stranamore, nella versione italiana): FINALE APOCALITTICO, comicamente apocalittico
  • IL GATTOPARDO (è di Visconti, che ti aspettavi?): FINALE SONTUOSAMENTE TRISTE

Ma ci sono anche gli happyendings, le storie che finiscono TRIONFALMENTE bene. E’ una necessità fisiologica: VIVIAMO IN UNA REALTA’ COSI’ POCO ALLEGRA che ogni tanto vogliamo uscire dal cinema col sorriso sulle labbra.

Ora, interrogando me stesso (e chiedendo il parere dei lettori), quale LIETO FINE è più trascinante?

  1. INCANTESIMO (1938). LUI (C. Grant) sul transatlantico per la Francia fa salti di gioia: va a Parigi e si è appena liberato della fidanzata SNOB… arriva LEI (K. Hepburn), la sorella della SNOB, che per tutto il film aveva dovuto reprimere il suo amore per LUI. Bacio. Hurrà.
  2. SABRINA (1954). Questa volta sul transatlantico c’è LEI (A. Hepburn), triste perché crede di essere stata ingannata da LUI (H. Bogart), ma… Liberté egalité felicité
  3. A QUALCUNO PIACE CALDO (1959). “Nessuno è perfetto” ma questo finale rasenta la perfezione!
  4. I LOVE RADIO ROCK (2009). Naufragio. Tutti i dj della nave sono in salvo, tranne il Conte (Ph. Seymour Hoffman), rimasto eroicamente alla consolle fino all’ultimo. Ma chi emerge dalle onde? “ROCK AND ROLL!!!!!!!!!”
  5. LA FABBRICA DEL CIOCCOLATO (2005). Film dolciastro (con tutto quel cioccolato…), ma nel finale la riconciliazione di Willy Wonka (J. Depp) col draculesco padre dentista merita l’applauso.
Queste le mie nominations for Best Happy End.
And the winner is…

perfetto

HOLIDAY, directed by G. Cukor

INCANTESIMO nella versione italiana (1938), una scintillante commedia con un ritmo perfetto, basata sul triangolo LUI (Grant), LEI (Doris Nolan) e LA SORELLA DI LEI (K. Hepburn).

TRAMA. LUI e LEI, trafitti dalla freccia di Cupido, vogliono sposarsi su due piedi; il padre di LEI (uno dei banchieri più ricchi d’America) accetterà solo se LUI si lascerà “inquadrare” nella sua banca; ma LUI non vuole farsi mettere il guinzaglio: ha delle idee troppo diverse (diciamo che è un contestatore globale con 30 anni di anticipo). Dopo una serie di colpi di scena tutto si risolverà sul transatlantico New York-Le Havre (è quasi lo stesso finale di SABRINA -1954- a parti invertite).

Raccontata così sembra solo una love story. Ma c’è molto di più: c’è la lotta di classe (anche in America c’è la lotta di classe).

LUI (laureato ad Harvard ma di umilissime origini) sa come si fanno i soldi: taglia il traguardo del milione di dollari a metà film. Ma il denaro è un mezzo, non un fine: vuole andare in pensione a 30 anni, girare il mondo e sperimentare le “cose nuove” che lo agitano; poi, forse, tornerà a lavorare. LEI è troppo tradizionalista per apprezzare questo progetto. LA SORELLA DI LEI (pecoranera della famiglia) è schierata contro il capitalismo e quando un cugino invoca per l’America un “right government” (si può tradurre con “governo giusto” o con “governo di destra”) scatta con un saluto fascista.

Pagine indimenticabili:

  • la Hepburn canta Camptown ladies sing dis song, doodah-doodah (aveva una bellissima voce)
  • la Hepburn fa il verso agli snob newyorkesi (“schiatto dal ridere: al combattimento di galli della sig.ra Onderkonk c’era la sig.ra Marble…”) che conosceva benissimo, essendo nata nella upper-class
  • C. Grant quando è stressato si rilassa facendo un salto mortale (niente controfigura, era un vero acrobata)

DOMANDA: quando LUI e LA SORELLA DI LEI arriveranno a Parigi, incontreranno Rick Blaine o Victor Laszlo?

Post scriptum dopo la domanda. Ormai quando vedo K. Hepburn non riesco a non pensare a Cate Blanchett, che la interpreta così bene in THE AVIATOR. Ma sui pregi e sui difetti di quel filmone (e sui motivi per cui ha beccato tanti oscar) vi annoierò un’altra volta.

Published in: on marzo 23, 2011 at 12:57 pm  Comments (9)  
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Meryl Streep

L’avevo apprezzata in Julie&Julia e ieri sono andato a vederla al Medica in un filmotto (vi dirò poi il titolo, se proprio volete).

Per rifarmi la bocca ho tirato fuori un DVD dalla mia raccolta.

LA MIA AFRICA, diretto da Sydney Pollack nel 1985. Lì la Streep aveva 35 anni e combatteva a frustate con i leoni (ammaestrati) e contro ogni genere di avversità (pregiudizi, crisi economica, la sifilide che l’infedelissimo marito le aveva attaccato…).

Insomma era una leonessa in un film grandioso (credetemi sulla parola, se non l’avete visto; se l’avete visto, lo sapete già) premiato da 7 Oscar: miglior film, miglior regia, miglior fotografia, miglior colonna sonora ecc.

Cosa posso dire di Meryl che non sia stato detto? SA FARE BENE TUTTO,sia le parti drammatiche (Kramer contro Kramer, Sophie’s choice, La donna del tenente francese, Cartoline dall’inferno, Doubt…) come quelle brillanti (She-devil, La morte ti fa bella, Prime, Il diavolo veste Prada, Mamma mia!…).

Stavolta è inciampata in questo dolciastro E’ complicato, una commedia riuscita solo a metà, dove tutti sono ricchi e ben nutriti (Alec Baldwin è molto nutrito) e guidano Porsche Carrera e suv Toyota.

Comunque il film resta a galla, unicamente per la bravura di Meryl. La storia (come ha detto Natalia Aspesi) è di pura fantascienza: una sessantenne non solo è corteggiata da due uomini, uno più affascinante (e ricco) dell’altro, ma ha tre figli (belli e intelligenti) che la stimano e la coccolano. Persino lo psicanalista la tratta bene…

Ma nelle commedie sofisticate è possibile questo ed altro. Succedeva ai tempi di Katherine Hepburn (non vi sembri un sacrilegio questo accostamento) può succedere anche oggi.

Al cinema.

Published in: on marzo 21, 2010 at 6:47 pm  Comments (7)  
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