Meryl Streep

L’avevo apprezzata in Julie&Julia e ieri sono andato a vederla al Medica in un filmotto (vi dirò poi il titolo, se proprio volete).

Per rifarmi la bocca ho tirato fuori un DVD dalla mia raccolta.

LA MIA AFRICA, diretto da Sydney Pollack nel 1985. Lì la Streep aveva 35 anni e combatteva a frustate con i leoni (ammaestrati) e contro ogni genere di avversità (pregiudizi, crisi economica, la sifilide che l’infedelissimo marito le aveva attaccato…).

Insomma era una leonessa in un film grandioso (credetemi sulla parola, se non l’avete visto; se l’avete visto, lo sapete già) premiato da 7 Oscar: miglior film, miglior regia, miglior fotografia, miglior colonna sonora ecc.

Cosa posso dire di Meryl che non sia stato detto? SA FARE BENE TUTTO,sia le parti drammatiche (Kramer contro Kramer, Sophie’s choice, La donna del tenente francese, Cartoline dall’inferno, Doubt…) come quelle brillanti (She-devil, La morte ti fa bella, Prime, Il diavolo veste Prada, Mamma mia!…).

Stavolta è inciampata in questo dolciastro E’ complicato, una commedia riuscita solo a metà, dove tutti sono ricchi e ben nutriti (Alec Baldwin è molto nutrito) e guidano Porsche Carrera e suv Toyota.

Comunque il film resta a galla, unicamente per la bravura di Meryl. La storia (come ha detto Natalia Aspesi) è di pura fantascienza: una sessantenne non solo è corteggiata da due uomini, uno più affascinante (e ricco) dell’altro, ma ha tre figli (belli e intelligenti) che la stimano e la coccolano. Persino lo psicanalista la tratta bene…

Ma nelle commedie sofisticate è possibile questo ed altro. Succedeva ai tempi di Katherine Hepburn (non vi sembri un sacrilegio questo accostamento) può succedere anche oggi.

Al cinema.

Published in: on marzo 21, 2010 at 6:47 pm  Comments (7)  
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