CARRIE, inteso come romanzo

Come avevo detto un mesetto fa, conosco bene questa storia. Ho visto il film del 1976 e quello del 2014, ma non avevo mai letto il romanzo.

Ora sono contento di averlo letto.
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TRAMA ESSENZIALE

La protagonista, la 16enne Carrie, vive (malissimo) a Chamberlain (Maine) dove le compagne (e i compagni) di scuola la maltrattano giorno dopo giorno e soprattutto quella simpaticona della madre la tortura psichicamente ripetendole che lei, Carrie, è una creatura di Satana.

Viene il giorno della vendetta. I misteriosi poteri di Carrie, esasperata da un’ennesima feroce umiliazione provocano la morte di gran parte degli abitanti di Chamberlain. Muoiono per primi quasi tutti gli alunni e gli insegnanti della scuola e infine la madre che ha avuto il tempo di piantarle un coltellaccio da cucina tra le scapole.

Così muore dissanguata la povera Carrie. In punto di morte percepisce che la coetanea Sue Snell aveva cercato di aiutarla (era stata, quindi, la sua unica amica).

Come dicevo è un romanzo scritto molto bene e ha inaugurato la lunga serie di opere di Stephen King. L’ho letto con molta attenzione confrontandolo con il ricordo delle versioni cinematografiche.

Le pagine scritte insistono molto sul personaggio della madre di Carrie, descrivendolo come un vero mostro. E’ talmente sessuofoba da considerare le mestruazioni della figlia come prove della sua natura diabolica. Nei film la fanno soltanto urlare, senza soffermarsi troppo sulle sue contorsioni mentali.

CONCLUSIONE

In questi giorni ho rivisto parecchie volte JOKER (assegnandogli la palma di best movie della stagione). Mi è sembrato di trovare analogie tra lo sprofondamento nella follia omicida del clown di Gotham City e la 16enne del Maine. La differenza è che la vendetta di Carrie esplode in un terribile finale, mentre Joker scende nel suo inferno per gradi.

Aggiungo che foneticamente il nome Carrie fa rima con Derry, l’immaginaria “città del male” creata dalla penna di King. La stesura definitiva di IT è del 1986, mentre CARRIE è stato pubblicato 12 anni prima.
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Published in: on luglio 22, 2020 at 11:04 am  Lascia un commento  
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Giovanni Drogo, eroe a modo suo

PREMESSA DOVEROSA. Se non conoscete molto bene la trama del romanzo di Buzzati le righe sottostanti potrebbero essere poco chiare. Poco male. Dopo l’immagine finale vi riassumo la storia (con annesso spoilerone) per cui potete andare subito là e poi tornare qua. FINE DELLA DOVEROSA PREMESSA.

IL DESERTO DEI TARTARI (d’ora in poi denominato DDT) non piace a tutti.

Ricordo molte discussioni con una collega veronese (ahimè defunta) a cui il DDT non piaceva neanche un po’. Comprensibile: niente personaggi femminili, tranne un’evanescente fidanzatina che sparisce subito (e incontri molto frettolosi in un bordello lontano kilometri dalla Fortezza).

E soprattutto il protagonista (tenente Drogo) non è un eroe del tipo a cui siamo abituati.

Avete presente James Bond? Al servizio di Sua Maestà rischia la vita e alla fine spakka il kulo ai cattivi.

E quando i kattivi sono alieni spakkiamo il kulo anche a loro. Ci pensano i Men in Black o i Guardiani della Galassia o gli Avengers eccetera eccetera

Ma ora immaginate che Bond aspetti per tutta la vita che si presenti un nemico e alla fine lo mandino in pensione perché di nemici non ce n’é.

Lo stesso valga nelle storie della SF. I Men in Black invecchiano sbadigliando: nessun alieno kattivissimo vuole invaderci!

Povero Drogo, con i suoi sogni di gloria! Ma la sua dignità non la perde e la sua fine “là dove la strada finisce, fermo sulla riva del mare di piombo, sotto un cielo grigio e uniforme” nonostante tutto è eroica.
zurl

TRAMA. In un imprecisato passato (vigilia della Prima guerra mondiale?) al confine orientale di un impero imprecisato (Russia?) un’antica fortezza vigila su un deserto inesplorato.

Da lì potrebbero arrivare i misteriosi Tartari.

Lì è inviato il sottotenente Drogo. Verrà il giorno della grande battaglia e lui sogna di coprirsi di gloria: forse morirà e sarà onorato come Eroe.

Passano gli anni, passano i decenni. Drogo si ammala, sa di dover morire…

Arrivano i Tartari!!!

Ma Drogo è spostato nelle retrovie. In prima linea sarebbe solo un impaccio.

E lì aspetta serenamente il Nemico che tutti ci aspetta.

Non si lamenta né impreca (presumo che abbia letto i classici dello stoicismo).

Riposa in pace, capitano Drogo.
perrin

Published in: on luglio 16, 2020 at 10:13 am  Comments (2)  

IL SIGNORE DELLE MOSCHE di William Golding

Un bellissimo romanzo che ha procurato a Golding il nobel per la letteratura nel 1983.
gol
L’ho letto e riletto nei pomeriggi di una Asiago più piovosa del solito.

E mi sono chiesto come mai è così poco apprezzato qui da noi. Lo leggono in pochissime scuole e quasi nessuna tesi di laurea lo prende in considerazione.

Se vi interessa davvero cosa ne penso potrete leggerlo dopo l’immagine. Prima devo riassumere la TRAMA.

Mentre il mondo è sconvolto da una terza guerra mondiale un aereo che trasporta una ventina di ragazzi inglesi precipita presso un’isola deserta. I ragazzi devono sopravvivere con le loro forze (anche il pilota è morto) e il giovane Ralph, il più maturo e carismatico del gruppo, riesce a definire delle regole.

Una squadra di Cacciatori procurerà il cibo (nell’isola ci sono tanti maiali selvatici). Tutti gli altri costruiranno capanne e soprattutto terranno sempre acceso un grande falò sulla cima della collina (il fumo permetterà di essere visti dalle navi di passaggio).

Molto presto la situazione degenera. I cacciatori sfidano l’autorità di Ralph e, regrediti a uno stile di vita barbarico, adorano una testa di maiale circondata da uno sciame di mosche. Due dei sostenitori di Ralph vengono uccisi e lo stesso Ralph si salverà soltanto perché è finalmente arrivata una nave da guerra.

mosc

Mi chiedevo il motivo della scarsa popolarità di LORD OF THE FLIES.

La tesi dell’autore, ripetuta in altre opere, è che l’uomo produce il male naturalmente, come le api producono il miele.

Tutto l’opposto delle teorie sessantottine per cui il male viene dalle strutture economico-politiche ingiuste. O dalla mafia. O dalla CIA. O dal Vaticano.

Qui non ci sono Mafia, Cia, Vaticano, ingiusta distribuzione dei beni ecc.

Si potrebbe vivere in pace. Ma tutto va a schifìo lo stesso.

N.B. Golding affermò in una delle tantissime conferenze tenute in giro per il mondo che si poteva vedere un’analogia tra l’affermarsi del nazismo in Germania e la Banda dei Cacciatori.
lord

Published in: on luglio 8, 2020 at 11:54 am  Lascia un commento  
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Libri da mettere in valigia (e film da vedere)

Domani partiamo per Asiago: il clima promette bene e le tariffe del Paradiso (inteso come albergo) sono convenienti.

Inoltre è aperto il cinema Lux.

Oggi sono in programma Aldo, Giovanni e Giacomo. Poi verranno 1917, I MISERABILI, PARASITE, JOJO RABBIT, PICCOLE DONNE, JUDY ecc ecc.

Nella valigia metterò qualche classico per i giorni di pioggia che sull’altipiano non mancano mai.

  • CARRIE di S. King. Ho visto il film del 1976 (indimenticabile) e quello del 2014 (dimenticabile, dimenticabilissimo); il romanzo non l’ho mai letto e questa lacuna va colmata.
  • IL SIGNORE DELLE MOSCHE di W. Golding. Letto frettolosamente nel millennio scorso. Adesso lo voglio masticare per bene.
  • IL DESERTO DEI TARTARI di D. Buzzati. Costretto a leggerlo per l’esame di maturità mi piacque il giusto (eufemismo). L’ho tolto dallo scaffale dopo aver letto il saggio di A. Arslan (vedi sotto) che analizza il DDT in modo brillante. La Arslan conclude il suo libro citando quelli che criticarono Buzzati (una dozzina di mezze calzette che non vale la pena nominare; ma voglio citare quelli che lo applaudirono: Montale, Albert Camus, Giorgio Strehler e Tiziano Sclavi)

buzzcarribeeltart

Published in: on giugno 26, 2020 at 6:29 am  Comments (1)  

C’era una volta IL MEDIOEVO PROSSIMO VENTURO

Non sapevo che Roberto Vacca fosse ancora vivo.

Si è fatto intervistare per profetizzare che il Virus se ne andrà da solo col caldo dell’estate e che comunque ci sono state ben altre epidemie nei secoli passati.

Spero davvero che abbia ragione e si possa festeggiare insieme il suo prossimo compleanno (sarà il 31 maggio e saranno 93 candeline).

In passato non sempre le sue previsioni hanno colto nel segno. Negli anni 70 profetizzava che il mondo occidentale sarebbe sprofondato nel caos a causa dell’eccesso di sofisticazione tecnologica.

Nella mia libreria conservo una copia del suo romanzo LA MORTE DI MEGALOPOLI. Se proprio ci tenete ve lo riassumo dopo le immagini. Se incontrerò il prof. Vacca (a Roma o in altro luogo) mi farò fare una dedica.

Ma intanto mi vado a lavare subito le mani con acqua caldissima (secondo lui il Virus non può resistere a temperature superiori a 17 gradi Celsius).
megavacca

Rieccomi qui. Mi sono lavato e asciugato a dovere.

Dunque ecco la trama del romanzo di cui sopra.

In un momento imprecisato (futuro rispetto al 1974, data della pubblicazione) gli U.S.A. godono di un orgoglioso benessere dovuto al progresso tecnologico e anche al fatto che hanno smesso da tempo di aiutare i paesi del terzo mondo.

Ma accade la catastrofe: due aerei si scontrano nel cielo di New York e precipitando sui tralicci dell’alta tensione causano un enorme black-out. Si ritrovano senza energia la megalopoli atlantica Boston-Washington e la regione dei Grandi laghi. Va a puttane anche il sistema di comunicazioni (una specie di Internet). Inoltre (per la serie “le disgrazie non vengono mai sole”) un’epidemia di peste manda sottoterra decine di milioni di americani e questo durante un’eccezionale ondata di gelo che coinvolge anche la California, il Canada ecc.

Dopo pochi mesi l’autorità statale si è dissolta. Al suo posto esistono piccoli principati, in genere in mano alla malavita. In uno di questi comanda Ed Barnes (un omaggio al preistorico Barney?) che si proclama LORD e porta il suo esercito nella deserta Manhattan a smontare i pannelli del Palazzo di Vetro (sono antiproiettile).
barneonu

Published in: on maggio 1, 2020 at 11:16 am  Comments (2)  
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UN DELITTO UMANO (novelletta etta etta)

Tiger grugnì. Era un caso difficile. Aveva bisogno di tutti i suoi collaboratori.

Ruggì. -Li voglio tutti qui entro venti minuti!-

-Okay, capo. Non perdere la calma. Saranno qui in un attimo!- aveva risposto Dog che, come sempre, lo accompagnava. Dog era un segugio espertissimo, dal fiuto infallibile.

Non si sbagliava. Monkey, Snake e Jackal arrivarono di corsa e si misero subito a esaminare il cadavere.

Il cranio era stato sfondato da un colpo di incredibile violenza. Ma non era quello il particolare più shoccante. La povera Fox era stata orrendamente scuoiata!

-Mai vista una cosa simile!- borbottò Monkey -Mi chiedo chi possa essere stato…-

-Lo so che vi sembrerà un’ipotesi pazzesca…- sibilò Snake -ma questo può averlo fatto soltanto un uomo!

-Un uomo? -ululò JackalMa non esistono più! Sono estinti da secoli, fortunatamente!!-

A quanto pare qualcuno ne è rimasto!- ringhiò Dog.

Tiger tornò a ruggire. Non era solo la rabbia a dominarlo. Ora aveva paura. Se l’uomo era in circolazione nessuno, proprio nessuno, era sicuro nella giungla.

(nessun umano è stato molestato nella stesura di questo post)

Published in: on aprile 24, 2020 at 7:21 am  Lascia un commento  
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Ricomincerò dal Boccaccio?

Forse non sapremmo niente della terribile Peste Nera che spopolò Firenze nel 1348 se non ci fosse il Decamerone.
decamAllora, come sapete, 7 giovanotte e 3 giovanotti fuggirono dalla città impestata e si rifugiarono in una villa dimolto lontana. Fuga temporanea (dopo 10 giorni torneranno a Firenze) dallo stress e dalla malinconia.

Se fosse stato ai nostri tempi avrebbero dovuto compilare il modulo di autodichiarazione ai sensi degli art 46 e 47 del D.P.R. n.445/2000, dichiarando che “lo spostamento è determinato da motivi di salute psichica” (Dioneo avrebbe specificato “mi sono rotto i coglioni!”)
boccacc

In attesa di tornare alla normalità sto pensando scrivere anch’io un centinaio una trentina una dozzina qualche breve novella per vivacizzare il mio ozio.

Naturalmente so di non valere neanche l’unghia del mignolo di messer Boccaccio.

I miei raccontini non avranno né l’ironia di Abraam il giudeo (è nella prima giornata) né il pathos di Federigo degli Alberighi (quinta giornata) né la comicità di Frate Cipolla (sesta giornata). Ma forse piaceranno.

Published in: on aprile 23, 2020 at 4:13 pm  Comments (3)  
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Ciao, Luis

Avevo già dedicato un post alla prosa di J. L. Sepulveda.
killer

Se volete quindi conoscere il mio giudizio su questo grande scrittore l’ho già scritto qui 

Era anche poeta. Non nel senso che abbia scritto poesie meravigliose, questo no.

Ma aveva una visione poetica della realtà. Ve lo dimostro con un esempio tratto dal suo fortunatissimo romanzo STORIA DI UNA GABBIANELLA E DEL GATTO CHE LE INSEGNO’ A VOLARE.

A un certo punto il gatto Zorba, non riuscendo a insegnare all’orfana Fortunata a spiccare il volo, chiede aiuto a un giovane poeta.

Solo un poeta (ragiona così) può accettare l’idea che un gatto sappia parlare. Uno zoologo o un ingegnere non la accetterebbero.

-La risposta è in una poesia di Bernardo Atxaga! Ora te la leggo!-

Aperta parentesi. Atxaga è uno tra i maggiori poeti spagnoli contemporanei (più esattamente è basco). Chiusa parentesi.

“Tutti i pomeriggi

si radunano i gabbiani

davanti alla stazione ferroviaria:

lì ripensano ai loro amori…

Ma il loro piccolo cuore

-lo stesso degli equilibristi-

per nulla sospira tanto

come per quella pioggia sciocca

che quasi sempre porta il vento…”

Bingo! Zorba ha l’informazione necessaria! La gabbianella potrà volare, vincendo la paura, sotto la pioggia! Per cui a mezzanotte, sotto una pioggia ostinata, Fortunata si lancia dalla cima del campanile di San Michele (ad Amburgo) e il vento le gonfia le piccole ali.

Zorba la vede andar via verso nord… mentre i suoi occhi felini si gonfiano di lacrime. Fine.

Published in: on aprile 17, 2020 at 2:09 pm  Lascia un commento  
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LA VITA BUGIARDA DEGLI ADULTI, storia di sesso, vangeli e braccialetti

Era un po’ di tempo che volevo comprarlo (nonostante i pareri negativi di alcuni conoscenti). Poi è arrivato il virus e ho dovuto rimandare ancora.

Finalmente il mio libraio preferito ha riaperto.
ferran

Eccolo qui, dunque, tra le mie mani.

L’ho letto avidamente e adesso ve lo riassumo.

A Giovanna (che all’inizio della storia va alle medie) la zia Vittoria è sempre stata descritta come una mala persona, brutta sporca e cattiva.

Ma non gliela raccontano giusta. Vittoria non è una santa, ha il turpiloquio facile e per descrivere alla nipote gli amplessi con il suo amato Enzo impiega centinaia di parole (potete contarle tra le pag.72 e 73). Però ha buoni motivi per disprezzare il fratello, padre di Giovanna. Questioni di soldi, di una piccola eredità contesa e di un braccialetto che nel corso del romanzo passerà da un polso all’altro.

Vittoria è una donna disinibita, ma pia. Disapprova il fatto che sua nipote non sia stata battezzata e si dà molto da fare in parrocchia (pag.107-112).

Nella quale parrocchia Giovanna conosce don Giacomo, “prete scomodo” che alla fine se ne va in Colombia dove forse sarà apprezzato dalle gerarchie locali.

E conosce Roberto, giovane ma già famoso intellettuale (è solo una mia impressione o l’autrice si è ispirata a Roberto Saviano?)

Sarà per poter parlare con il fascinoso Roberto, sarà per qualche altra ragione Giovanna si tuffa nella lettura dei Vangeli (praticamente non li conosceva) e si fa una cultura religiosa che lèvati.

Contemporaneamente pianifica la propria deflorazione che viene descritta alle pagine 323-325.

Volete sapere come finisce? Se Giovanna è stata soddisfatta pienamente? E dove è andato a finire il braccialetto? Beh, vi tocca leggere il libro.
Niente spoiler stavolta, spiacente.
spoil
P.S. La storia è ambientata alla metà degli anni 90. In quegli anni erano molto di moda Fukuyama e il suo saggio LA FINE DELLA STORIA… e poi nessuno dei personaggi si fa mai un selfie!

Published in: on aprile 16, 2020 at 9:15 am  Comments (2)  
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…che Dio perdona a tutti! (quando incontrai l’indovino Tiresia nell’Ade stavo per chiedergli se aveva letto il romanzo di PIF)

… ma lo scherzo mi è sembrato di cattivo gusto (dovete sapere che Tiresia è cieco, però sa molte cose passate, presenti e future).

Mi sono fatto coraggio, gli ho offerto un sigarillo e poi gli ho chiesto

“Sommo Profeta, cosa puoi dirmi di Pierfrancesco Diliberto (in arte Pif) nato a Palermo il 4 giugno millenovecentosettantadue, residente…”

Mi ha zittito con un cenno. Poi ha cominciato a spoilerare:

“Diliberto diventerà uno degli scrittori più famosi del XXI secolo e concluderà la sua carriera col Nobel. Dal suo primo romanzo non si sarebbe detto, perché quel DIO PERDONA A TUTTI era veramente acerbo. Però c’erano molti spunti interessanti”

(tirò con energia e poi mi espirò in faccia)

“Un’autobiografia a base di cannoli, di calcetto e soprattutto di riflessioni su cosa significa essere cristiani. Arturo, il protagonista, si rende conto di quali conseguenze comporta il Cristianesimo se uno vuole essere coerente. Tanto per dirne una come si fa a praticare la virtù della sincerità quando si lavora nel mercato immobiliare, dove è indispensabile essere insinceri? Totale: Arturo perde il posto (finirà a Brooklyn a vendere dolci siciliani), perde la fidanzata e quasi tutti gli amici. L’unico con cui manterrà vera amicizia è Roberto, anche lui ex-immobiliarista, che ora fa volontariato in una missione in Kenya…”
tir

Altra tirata. Infine mi rivelò che quel titolo completava un detto molto noto nelle terre bagnate dal Mediterraneo: “FUTTI FUTTI CHE DIO PERDONA…

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Published in: on marzo 20, 2020 at 8:38 pm  Lascia un commento