il principe Zaleski (che ne ha combinate più di Bertoldo in Francia) tra tenebrosi manieri, gemme dal potere misterioso, epidemie di suicidi e una società segreta che mira a eliminare fisicamente i deboli di corpo e di mente e si chiama SS

M. P. Shiel (1865-1947) è noto soprattutto per il romanzo LA NUBE PURPUREA, ma conservo gelosamente una raccolta dei suoi racconti, edita da Sellerio.
saeller
Anzitutto presento il protagonista. Zaleski è russo, principe di antico lignaggio e costretto all’esilio per non chiarite questioni sentimentali (avrà corteggiato la figlia dello zar?); ora vive solitario in un palazzo in rovina fuori Londra; non si muove mai di lì.

Invitato dal narratore a risolvere alcuni enigmi apparentemente insolubili impiega poche pagine per spiegare tutto.

  • Lord Pharanx “uno degli uomini più eminenti d’Inghilterra” è morto; chi l’ha ucciso? Randolph, suo figlio? è stata Maude, l’amante francese? quale terribile segreto perseguita da secoli la famiglia della vittima?
  • Per secoli una grande gemma (un turchese, credo) è stata nascosta in una tomba medievale; l’hanno portata lì i crociati?; grazie alla sua conoscenza della lingua persiana Zaleski svela il mistero e può predire senza alcun dubbio chi alla fine si troverà un cappio intorno al collo
  • in diversi paesi d’Europa migliaia di giovani donne e uomini si tolgono la vita con ritmo crescente: siamo alla fine del genere umano?; Zaleski scopre anzitutto che non sono suicidi, ma omicidi; una setta, nascosta nel sottosuolo di Londra, ha programmato lo sterminio di chi può procreare figli “imperfetti”; questa setta eugenetica è denominata Società di Sparta (chissà se Shiel, 40 anni dopo aver scritto questo lungo racconto, avrà notato una sinistra coincidenza con le SS…)

Pubblicati nel 1895, questi racconti non ebbero il successo sperato: il pubblico preferì Sherlock Holmes.

Zaleski era troppo cerebrale e non aveva quei tic e quelle predilezioni (dal violino alla cocaina) che resero così popolare il suo collega di Baker Street 221B.

zaleski

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Published in: on novembre 14, 2018 at 12:22 am  Lascia un commento  
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Quando Nietzsche pianse… (romanzo di Irvin D. Yalom)

Le lacrime di Friedrich Nietzsche sgorgano a pag 435 al termine di un lungo dialogo con il dr. Josef Breuer di Vienna.

I motivi del pianto ve li spiego dopo l’immagine (se proprio volete saperli).

Prima occorre una premessa. L’autore (Irvin Yalom) è uno psichiatra di origine ebrea; gli sarebbe piaciuto far interagire Sigmund Freud e Nietzsche… ma era impossibile senza alterare la storia (Freud, nato nel 1856, era poco più di uno studentello quando Nietzsche incontrò Breuer).

Di conseguenza ricorre a una capriola narrativa: il filosofo Nietzsche, spinto dalla depressione a desiderare la morte (Lou Salomé gli aveva dato il due di picche) si affida alle cure del medico Breuer. E viceversa. L’uno racconterà all’altro i propri sogni/incubi (metodo che renderà famoso Freud) e lo aiuterà a comprendere se stesso.

Fine della premessa.
nietz

Cosa sogna J. Breuer? Ha avuto in cura una donna bellissima (Bertha Pappenheim) e lui sogna frequentemente di possederla. In una visione immagina che un incendio distrugga la sua casa e causi la morte di tutta la famiglia (la moglie e i 5 figli) lasciandolo libero di fuggire con Bertha. Infine immagina di affrontare la moglie e di dirle “Amo Bertha e me ne va vado per sempre!” (poi si sveglia, si pente e a Natale tutti, compreso il giovane Freud, banchettano insieme).

Cosa fa piangere F. Nietzsche?

  • Forse l’infranta amicizia con Wagner? Naaaa.
  • La sua storia con Lou Salomé? Forse… anche se per tutto il romanzo Nietzsche accumula battute misogine “Le donne corrompono e insozzano… non desidero capire cosa vogliano le donne, desidero solo evitarle!”
  • La consapevolezza di essere solo come un cane? Risposta esatta. “Lo sai cosa significa sapere che quando morirai il tuo corpo potrebbe non essere scoperto per giorni o settimane, finché l’odore non finirà per attirare l’attenzione di un estraneo?” L’autore di UMANO, TROPPO UMANO aveva un caratteraccio, di quelli che impediscono di stringere durature amicizie…

Fu così che il Natale 1882 Nietzsche lo trascorse, come sempre, da solo.

Published in: on ottobre 8, 2018 at 3:36 pm  Lascia un commento  
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A chi andrà il Nobel per la letteratura? A nessuno (già che siamo in argomento, non sarebbe ora che i parrucconi di Stoccolma si accorgessero di Stephen King?)

Per le note vicende (Jean-Claude Arnault) quest’anno il Nobel letterario non sarà assegnato.

Poco male: l’anno prossimo ne assegneranno 2.

Per me il Premione dovrebbe andare a… scusate, mi chiamano al telefono…
nobe

…al telefono c’era W. Shakespeare: mi ha chiesto se non si potrebbe per l’occasione fare uno strappo alla regola (che esclude i defunti dalla competizione).
shak

I’m sorry, Will! Non si può fare!

Ho già trattato il tema di quante difficoltà incontrerebbero i testi del Bardo se fossero scritti oggi. E non premierebbero neanche Milton, De Foe, Dickens, Kipling ecc.

Ma riprendo il discorso interrotto 8 righe fa.

A mio modesto avviso il Nobel lo merita King.
step

Non siete d’accordo?

  • trovate che non è sempre all’altezza dei suoi capolavori?
  • vi è cordialmente antipatico?
  • lo trovate un po’ troppo venale?

Al primo punto respondeo dicendum quod è vero, non è sempre allo stesso livello: ad es. LA TORRE NERA (che ho voluto rileggere l’anno scorso per via del film) non è riuscito a eguagliare IL SIGNORE DEGLI ANELLI. Ma succede a tutti; non tutti i romanzi di Thomas Mann e non tutte le poesie di Quasimodo sono allo stesso livello.

Secondo punto: un genio può essere antipatico, ma resta un genio; ad esempio Pirandello non mi è mai stato simpatico ma mi inchino alla sua genialità

Terzo punto: non è il solo nobel ad aver apprezzato le palanche; Hemingway si godeva i suoi dollari tra il Gritti Palace e la locanda Cipriani; Màrquez si definiva “pobre con dinero” e arricchì molti sarti di Roma e Parigi (colpe veniali, non credete?)
luigimenggarcia

Published in: on ottobre 2, 2018 at 12:00 pm  Lascia un commento  
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Chi potrà salvare l’Italia? anche un ottimista come Floris ha dei dubbi…

flor

Completata la rilettura del saggio di Floris (stavolta l’ho letto bene, riga per riga, e non sorvolandolo col metodo skimming) posso elogiarlo come merita.

In ULTIMO BANCO si considerano le 3 categorie dell’universo scuola

  1. Insegnanti (da pag. 19 a pag. 69)
  2. Studenti (da pag. 70 a pag 123)
  3. Genitori (pagg. 124 – 173)

Ai professori sono dedicati molti elogi. Gli studenti? “Moltissimi sono adorabili e simpatici, alcuni veramente insopportabili” (pag. 71).

Fin qui il quadro è sostanzialmente positivo. Ma il vero problema (molto spesso) sono i genitori.

Floris descrive casi che incrinano il suo abituale ottimismo.

  • prof contestati vivacemente (eufemismo) perché danno troppi compiti per casa (ovvio: se l’italiano medio si ritiene capace di selezionare la nazionale di calcio è anche in grado di insegnare pedagogia)
  • prof aggrediti (non solo verbalmente) perché hanno osato rimproverare alunni maleducati o hanno sequestrato temporaneamente lo smartcoso: “Come si permette lei?”
  • famiglie che ricorrono al TAR perché il voto dato al loro Einstein è troppo basso. Cito da pag. 180 “il figlio prende 3 in Fisica e i genitori sostengono che le leggi della termodinamica sono una cospirazione contro il Genio (che semplicemente non aveva studiato)”
  • non succede solo a scuola: guai all’allenatore che fa notare a mamma e papà che non hanno generato le sorelle Williams!

“Quello che i genitori vogliono (scrive Floris a pag. 134) non è che i loro figli vadano bene a scuola; è che riescano bene nella vita… …così si crea una generazione di disadattati; i genitori, in questa corsa verso quello che ritengono il successo, ritengono di poter dire ai docenti come comportarsi… pensano di tutelare i loro figli, ma non fanno altro che danneggiarli”

Ahimè, con famiglie così l’Italia non può ripartire.

Ma la speranza non muore mai e Floris auspica un’alleanza tra studenti e prof per salvare la baracca.

I primi amano l’innovazione e sono inclini all’entusiasmo.

I prof hanno l’esperienza della vita e la pazienza per sopportare gli insuccessi.

Tiriamoci su le maniche, dunque. Sta per cominciare il nuovo anno scolastico!

 

pomeriggi piovosi

Sull’altipiano piove un giorno sì e l’altro anche. Per fortuna ho molti libri nella valigia.
piov
Chi mi ama mi regala libri.

Molti li apprezzo moltissimo, fin dalle prime pagine (LEI MI PARLA ANCORA di Giuseppe Sgarbi, per esempio).

Su altri, dopo averli sorvolati (col metodo che in America chiamano skimming), sospendo il giudizio. E me li porto in montagna.

Questa estate ho già riletto due libri.

  1.  MORANTEMORAVIA- UNA STORIA D’AMORE di Anna Folli. Neri pozza editore. Due personaggi che si amarono, si sposarono e litigarono ferocemente per 25 anni. Ben scritto, davvero.
  2. FIORI SOPRA L’INFERNO di Ilaria Tuti. Ed Longanesi. Thriller nelle foreste tra Italia e Austria. Troppi aggettivi per i miei gusti: ne ho contati 16 nello stesso periodo (sapere che un parquet è color miele dovrebbe interessarmi?). Pollice verso.

moraneri

Ora tocca a ULTIMO BANCO di Giovanni Floris. Solferinolibri.it (RCS, in sostanza).

Insegnanti e studenti insieme per salvare l’Italia? Floris soffre di ottimismo, ma è l’ottimismo è una malattia utile alla crescita.

Buono l’inizio (descrizione giornalistica di alcuni casi al limite dell’incredibile, ma purtroppo ben documentati), capitoli centrali piuttosto fiacchi (così mi sono sembrati, a una prima lettura) e ottimo finale con una citazione di un figlio illegittimo che andò a lavorare a 10 anni e scriveva al contrario.
ultimo

Published in: on agosto 4, 2018 at 6:22 pm  Comments (8)  
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il più famoso dei SEQUEL… se l’avessero chiesto a me (nell’esame del 1965) non avrei saputo cosa dire

Esame di maturità, colloquio finale.

“Nella letteratura classica esistono esempi di sequel?”

L’avessero chiesto a me, in quei tempi lontani, mi sarei bloccato. Forse avrei potuto azzardare l’ORLANDO FURIOSO (sequel dell’ORLANDO INNAMORATO). Ma ero troppo imbranato allora… e lo sono ancora adesso.

Invece la candidata risponde: ODISSEA, sèguito dell’ILIADE! Tutti al mondo sanno di quel che successe al paziente Odisseo, ritornando dalla guerra (dove già aveva risolto tutto con la furbata del cavallo): le sirene, il ciclope, i mangiatori di loto, il cane Argo…

Kazzo, come argomenta questa ragazzona! Sa esprimersi e incanta tutta la commissione.

E mi fa riflettere sul concetto di sequel.

Sui 10 film più visti nella stagione 2017/18 sei sono sequels

  1. AVENGERS
  2. CATTIVISSIMO ME 3
  3. STAR WARS – GLI ULTIMI JEDI
  4. 50 SFUMATURE DI ROSSO
  5. JUMANJI – BENVENUTI NELLA JUNGLA
  6. JURASSIC WORLD – IL REGNO DISTRUTTO

A questi si aggiungono 2 remake (ASSASSINIO SULL’ORIENT-EXPRESS e IT) e altri 2 (WONDER e COCO) che stranamente sono storie originali.

Sull’argomento ho qualche ideuzza. Ci voglio lavorare.

Per il momento devo ringraziare il giovane Giorgio Segrè che ha brillantemente risolto un mio problema tecnologico.

E garantire che nessun ciclope è stato maltrattato nella stesura di questi post.
poli

Published in: on luglio 7, 2018 at 7:44 pm  Comments (4)  

LA SCOMPARSA DI PATO’ – dal romanzo al film

Andrea Camilleri non è un mostro di simpatia, ma scrive veramente bene.

Nell’anno giubilare 2000 il Camilleri ha scritto un vero capolavoro, il cui complicatissimo intreccio riassumerò dopo l’immagine. Soltanto 12 anni dopo fu realizzato un film che ieri sera ho visto in tv.

Ci sarebbe da dire che il cinema italiesco (a differenza della tv) non ama Camilleri. Ma il tema è complesso e oggi non ho lo sbattimento di approfondire.

Magari la prossima volta.
pat

IL ROMANZO. Fine Ottocento a Vigàta. La sera del Venerdì Santo si rappresenta la Passione. A un certo punto il bancario rag. Patò (che impersona Giuda) si impicca. Applausi e insulti: “Traditore!!! Infame!! Fetuso!! Vai all’inferno!!!” Ma quella sera Patò non torna a casa e la mattina seguente la moglie ne denuncia la scomparsa alle autorità di polizia.

Sui muri di Vigàta una scritta naturalmente anonima: Murì Patò o s’ammucciò? (Patò è morto o se l’è svignata?)

Carabinieri e poliziotti, pur non amandosi, collaborano e giungono a una conclusione imbarazzante.

IL FILM. Lo schema iniziale è lo stesso, ma ci sono notevoli differenze nel finale. Naturalmente non ve le racconto. Vi dico solo che ci lavorano attori di gran classe: il duo Frassica-Casagrande (nella foto iniziale), Neri Marcoré, Flavio Bucci, Roberto Herlitzka, Gilberto Idonea, Guia Jelo, Simona Marchini eccetera (gli eccetera non si offendano se non ho messo la foto)
buccinerimherli

Concludo (ma tornerò sul tema Camilleri-e-il-cinema) chiedendovi se avete visto il rag. Patò.

La mafia locale lo sta cercando.

paò

Published in: on giugno 6, 2018 at 6:37 am  Lascia un commento  
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IL MISTERO DELLA CAMERA GIALLA, di Gaston Leroux

Forse, anzi senza forse, il miglior romanzo poliziesco che abbia mai letto.

Quando cominciammo a proporre testi per BOOKLAND, nel 1993, si pensò di inserirlo nel Torneo Gold (per le classi terze); ma il gradimento era inferiore al 6 e (dopo i primi 2 anni) IL MISTERO ecc venne tolto dalla lista.

Motivi dello sgradimento:

  1. Le lettrici non avevano un personaggio in cui identificarsi
  2. Lettrici&lettori rimanevano sconcertati dal finale: un assassino taglia la corda impunito! (gli adolescenti sono abituati a vedere i “buoni” trionfare e i “cattivi” finire in galera o sottoterra)

Mi è tornato in mente quel finale l’altra sera vedendo in tv la più recente versione cinematografica.

Ben realizzato da Bruno Podalydès nel 2003 il film segue fedelmente la trama del romanzo, aggiungendo qualche elemento comico. Che non guasta mai.

Adesso dovrei raccontarvi qualcosa. Dovrei precisare che il colore della stanza è del tutto ininfluente (poteva essere verde, azzurra o celeste chiaro) e che la storia poteva essere ambientata in un albergo o in un rifugio alpino anziché in un castello nella verde Normandia.

Ma mi accorgo che se comincio a dare troppi particolari vi viene voglia di comprare subito il libro.

Mi fermo qui.

A meno che la curiosità di sapere qualcosa di più vi induca in tentazione.

Facciamo così. Dopo l’immagine descrivo i tre personaggi principali, seguendo il classico schema della sceneggiata napoletana.

Ma (datemi retta) è meglio non sapere troppe cose…
gaston

ISSA si chiama Mathilde Stangerson, figlia (non giovanissima) di uno stravagante scienziato americano. Le è successo qualcosa durante la notte nella sua stanza (dipinta di giallo). Gridava e stragridava “Aiuto! Aiuto! Assassino! Assassino! Aiuto” e quando sono riusciti (il padre e i suoi collaboratori) a sfondare la porta Mathilde era più morta che viva, c’era sangue sul tappeto e sul muro e due proiettili di pistola erano conficcati sul soffitto. Chi ha aggredito Mathilde? e dove si è nascosto?

N.B. la porta era chiusa a doppia mandata dall’interno ed era assolutamente impossibile entrare o uscire da finestre, camini ecc

ISSO si chiama Joseph Rouletabille, giovanissimo giornalista parigino. L’hanno mandato a ficcare il naso nel castello perché l’opinione pubblica è affascinata dal caso della “stanza chiusa”. Fin dall’inizio sembra avere buone carte in mano, ma solo alla fine (dopo un lungo viaggio negli Stati Uniti) è in grado di lasciare tutti a bocca aperta con un colpo di scena incredibile. L’assassino è sparito, ma almeno un innocente si salva dalla ghigliottina.

O’ MALAMENTE ha molti nomi. Da giovane era conosciuto come Ballmeyer ed era sfuggito per un soffio all’arresto. Qui è presente con un altro nome (naturalmente non vi dico quale) e, stranamente, è sempre vicino a ISSO: ad esempio, quando ISSO si arrampica su un albero per spiare attraverso una finestra aperta il colloquio tra Stangerson e la figlia, scopre con sua grande sorpresa che O’MALAMENTE è seduto sul ramo accanto.

Ci sono naturalmente personaggi minori (giudici, poliziotti, guardiacaccia, mogli infedeli…) ma la chiave del mistero è in questo triangolo.

Se vi serve un indizio prezioso, cercatelo tra i tags.

Alla prossima!

ORIGIN (by D. Brown)

PREMESSA. Daniel Brown (per gli amici, DAN) è antipatico al mio computer. Appena digito Dan lui fa le bizze. Ciò dimostra indubitabilmente che D. Brown è l’Anticristo; anzi no, è il Messia di una nuova Era; anzi no, è un replicante prodotto dalla Tyrell Corporation (lo hanno fabbricato nell’Area 51, nel Nevada); anzi no, è la reincarnazione di J.F.Kennedy (tra il 22/11/1963 e il 22/06/64 passano esattamente 7 mesi; ci può stare); anzi no, è un discendente di Maria Antonietta Maddalena e di re Artù (quindi può rivendicare il Trono di Spade!).

Premesso ciò, ho letto fino all’ultima pagina ORIGIN.

Chi mi conosce mi regala libri, tra Natale e l’Epifania. Regalare libri costa poco e fai (quasi sempre) bella figura.

Inoltre mi avevano detto: “E’ un romanzo molto interessante! Si celebra una specie di riconciliazione tra religione e scienza…”

Nell’ultima pagina, infatti, l’ascia di guerra sembra sotterrata. Dialogando con un religioso spagnolo (padre Bena) Robert Langdon si rammarica di non averlo conosciuto prima e poi “addolcisce” un famoso verso di W. Blake.

“Le religioni oscure spariranno e la dolce scienza regnerà” diventa “La dolce scienza fugherà le religioni oscure per far fiorire quelle illuminate”
langdon
Già. E quali sono le religioni oscure? Magari nel prossimo romanzo Brown ci dirà cosa pensa dell’Islam.

Quanto al valore letterario di ORIGIN, noto la solita inflazione di aggettivi. A pag. 90 ne ho contati 29! E’ proprio indispensabile all’economia del racconto dirci che Ambra (l’equivalente di Sophie Neveu) ha un’elegante veste bianca, che la sua pelle è olivastra, che la sua voce è colta e raffinata ecc? Secondo me bastava dire che Ambra è attraente… anche se Langdon (come negli altri romanzi) è troppo cerebrale per innamorarsi.

Niente di nuovo sotto il sole, dice Qoèlet. E’ come IL CODICE DA VINCI, con le stesse pallosità e gli stessi giochini di parole: scomporre il nome Churchill in church + hill (il Monte della Chiesa) ricorda molto il “cavaliere sepolto da un papa” (si allude a Sir Isaac Newton la cui sepoltura fu curata da Alexander Pope)

Ma ci sono dei pregi, devo riconoscerlo. A un lettore di media cultura (tipo me) LA SAGRADA FAMILIA di Barcellona, L’ABBAZIA DI MONTSERRAT (idem), IL MUSEO GUGGENHEIM di Bilbao e LA VALLE DE LOS CAIDOS non sono ignote.

Per molti altri (i bovari del Kansas o dell’Australia, Matteo Salvini ecc) non c’è differenza tra Pompei e Disneyland, tra i centurioni e le guardie svizzere; magari imparano qualcosa.

Concludo. Non so se il nostro futuro, come si sostiene nel cap. 96, consiste in una specie ibrida (corpi umani + intelligenze artificiali). So che il presente è rappresentato (ahimè) da Donald Trump, che di intelligenza non ne ha, né tradizionale né artificiale…
orig

Published in: on gennaio 12, 2018 at 11:46 pm  Comments (1)  
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L’amore è più forte della morte? (da Orfeo a D’Avenia)

La più antica storia d’amore? Forse è quella di Orfeo e Euridice.
orfeo

D’Avenia la conosce bene. Insegna latino alle liceali di Milano e mangia pane e Ovidio tutti giorni. Ma se qualcuna/o ha bisogno di chiarimenti offro 2 modi per colmare la lacuna.

  1. Cercare la voce Orfeo su wikipedia o fonte similare
  2. Arrivare in fondo a questo postaccio (=post brutto e cattivo) e leggere qualche mia noiosissima riga

Cosa dire di OGNI STORIA E’ UNA STORIA D’AMORE?

E’ una pregevole carrellata su tante storie d’amore. L’amore c’entra sempre: qualche volta porta gioia, qualche volta porta dolori atroci (non mancano le conclusioni tragiche, suicidi compresi). Qualche volta l’amore è reciproco, qualche volta non è corrisposto. Un elemento comune a tutte le storie: gli uomini (con qualche eccezione) ne capiscono poco.

Sono in genere capaci di amare, di “distinguere il sentimento dall’avidità del desiderio” (da una lettera di G. Gozzano all’amata); il guaio è che sono distratti da troppe cose, da come ha chiuso la Borsa di Tokio, da chi si candida per Renzi, da chi siederà sulla panchina del Torino…

Le donne, ripete D’Avenia, hanno “l’intelligenza del cuore” e sanno che “dell’amore non si può fare a meno”.

L’amore è crudele (scrive Zelda al suo Francis) ma è la sola cosa che c’è.

Siano dunque benedette le donne, a cominciare dalle mamme (senza di loro non saremmo qui)

Ogni capitolo, inframezzato ai misteri dolorosi e gloriosi di Orfeo ed Euridice, ha il nome di una donna: Joy Pilàr Giulietta Ingeborg Fanny Amalia Camille Edith…

Aggiungo un particolare (chi usa intingere la penna nel calamaio lo apprezzerà). Qualche volta la narrazione è affidata al solito Onnisciente come nel caso di Anna Snitkina, moglie di Feodor Dostoevskij. Ma molte storie sono raccontate da terze persone: un fratello (il fratello di Antonio Machado, ad es., si rivolge a Pilar de Valderrama), un infermiere (che si rivolge a Giulietta Masina, degente in un ospedale di Roma), un amico (Antonio Ranieri scrive a Fanny Targioni Tozzetti), un poliziotto (come quello che scrive a Nadezda Jakovlevna), un agente letterario (che dà del tu a Zelda Fitzgerald) e così via.
daveni

Ecco, in sintesi, la storia di Orfeo.

E’ un semidio (dicono sia figlio della musa Calliope e di Febo Apollo). Quando canta accompagnandosi con la lira ammansisce le belve, apre in due le rocce e fa scorrere i fiumi in retromarcia. Si innamora di Euridice e per riportarla in vita (serpente velenoso la morse!) scende nel regno dei morti e affascina cantando la dea Persefone. “Puoi riportarla alla luce, ma durante il ritorno non devi mai voltarti a guardarla!”

Purtroppo Orfeo si volta (forse non si fida delle promesse della Dea?) e perde di nuovo l’amata Euridice. Ora il suo è un canto amarissimo: invoca la morte e diventa vegetariano.

Non è chiaro perché le Baccanti lo sbranino, gettando i suoi resti in mare. Colleghi più eruditi di me sostengono che, prima dell’anno 1000 a.C., nel mondo ellenico c’era una specie di guerra di religione (culti agricoli-dionisiaci contro culti solari-olimpici) e l’Orfeicidio ne sarebbe l’episodio più emblematico.

Comunque l’Amore vince. Nell’ultimo capitolo Orfeo ed Euridice cantano insieme, uniti per sempre, nei Campi Elisi dove riposano le anime dei Giusti. Lo dice Virgilio, lo dice Ovidio e lo dice D’Avenia.
orfe

Published in: on gennaio 5, 2018 at 1:30 pm  Comments (5)  
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