Se pensi che Elena Ferrante sia lo pseudonimo di Anita Raja digita 1, se pensi che sia Domenico Starnone digita 2, se pensi che le opere di Elena Ferrante siano state scritte “a quattro mani” digita cancelletto

Ieri abbiamo visto LA FIGLIA OSCURA.
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Non è un gran film, ma merita di essere visto. Dopo vi racconterò la trama, senza spoilerare troppo.

il punto che ha animato la discussione, in attesa delle pizze, è però di carattere letterario.

LA FIGLIA OSCURA è, come è noto, un romanzo del 2006 firmato da Elena Ferrante. Romanzo molto femminile (i maschi svolgono funzioni molto marginali); difficile pensare che l’abbia scritto un uomo (Domenico Starnone?). Davvero difficile che uno scrittore sappia descrivere così bene la psiche femminile.

Mia moglie controbatte. Ci sono precedenti famosi:

  • Manzoni (la Monaca di Monza)
  • Flaubert (Emma Bovary)
  • Ibsen (Nora)
  • Eduardo De Filippo (Filumena Marturano)

Argomento complesso. Potrebbe essere un romanzo scritto “a 4 mani”.

Magari è opera di Starnone e di Anita Raja (che sono marito e moglie): è bello pensare che si aiutino tra loro nei momenti in cui si manifesta il writer’s block (che è una gran brutta bestia, credetemi).

Ma la discussione si interrompe. Sono arrivate le pizze che, per definizione, non si devono raffreddare. Dopo vi racconto la trama essenziale.
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La protagonista si chiama Leda, è professoressa universitaria e ha 48 anni. Si gode una vacanza solitaria in un’isola greca senza il marito (hanno divorziato) e le 2 figlie.

Question number one. Le figlie sentiranno la sua mancanza o brinderanno alla sua assenza? Non rispondo. Ho promesso di non spoilerare.

Sulla spiaggia Leda fa amicizia con Nina, giovane madre di una bimba particolarmente rompiscatole. Leda racconta che, tanti anni prima, la vita in famiglia le era sembrata soffocante e se ne era andata di casa.

Question number two. Nina dice “ma che madre snaturata…”? Non rispondo. Ho promesso di non spoilerare.

Leda scopre che Nina non è insensibile al fascino di un bagnino.

Question number three. Nina tiene la bocca chiusa o fa sapere a tutti quello che bolle in pentola? Non rispondo. Ho promesso ecc ecc

Nell’isola c’è un cinema, una di quelle arene estive in cui non manca mai una dozzina di decerebrati che fanno casino. Leda non li sopporta.

Question number four. Leda se ne torna nella sua camera? O si diverte a sterminare i decerebrati con il Guanto dell’Infinito? Non rispondo ecc ecc

Leda ruba prende in prestito una bambola alla figlia di Nina.

Question number five. Nina la prende male: “a noi del Queens non si manca di rispetto! Capito? Statt accort!” E poi? Nina le pianta uno spillone nel collo? Oppure fanno pace? Non rispondo ecc

Published in: on aprile 15, 2022 at 12:53 am  Comments (6)  

Diario di un killer sentimentale

Non sapremo mai come si chiama il protagonista di questo breve romanzo (80 pagine) di J. L. Sepùlveda.

Non ce lo vuol dire (comprensibile), ma ci fa capire di essere sui 45 e di essere molto apprezzato nel suo ramo.

“Arrivo, ammazzo e me ne vado. Ecco cosa ho fatto negli ultimi 15 anni…”

Questa volta deve uccidere (e forse sarà il suo ultimo incarico) un messicano, Victor Mujica. Potrebbe sparargli a Istanbul, ma i suoi datori di lavoro (suppongo il cartello dei narcos colombiani, ma preferisco non approfondire) vogliono che Mujica muoia a Città del Messico.

Cosa ha fatto di così grave Victor Mujica? Sta inondando gli Stati Uniti di droga a prezzi stracciati, perciò rovina il mercato ai concorrenti.

A questo punto faccio un passo indietro.

E’ un killer sentimentale: 3 anni prima si è innamorato alla grande di una francesina, contravvenendo alla legge fondamentale della sua professione (nessuna debolezza, nessuna visibilità: bisogna svanire come ombre) e diventando vulnerabile.

E adesso la francesina lo ha mollato via fax: “ti voglio bene, ma amo un altro…” (peggio che Ingrid Bergman in Casablanca).

Povero killer. Ci resta malissimo. E proprio nel momento in cui sta per uccidere Mujica SI TROVA DAVANTI LA FRANCESINA…

CAPITO DI CHI SI ERA INNAMORATA?

Cosa succede nel romanzesco finale (essendo un romanzo, è logico che il finale sia romanzesco)?

Sto per dirvelo. Ma, se non volete saperlo, siete ancora in tempo! Per darvi tempo di voltare pagina adesso mi dilungherò per una ventina di righe sugli aspetti formali di questa storia.

Sepùlveda scriveva bene, non occorre che lo dica io. In questo caso si è divertito a parodiare i noir di Hammett e di R. Chandler.

Il protagonista è un superduro, beve continuamente gin (ma come fa a mirare così bene?), si concede spesso lunghe nottate di sesso con puttane internazionali (a parte la francesina) e passa la vita tra taxi e aerei. Vive talmente da solo che parla da solo, o meglio con la sua immagine nello specchio (“l’abitatore degli specchi”) a cui rivela la propria malinconia. Al lettore preferisce mostrare la sua freddezza.

Cito alcune frasi dell’autore, tanto per rendere l’idea: “mi preoccupai che il primo pezzo di piombo lo cancellasse subito dalla lista dei vivi” … “o aveva una verga così lunga che doveva reggerla con la cintura o sotto gli abiti portava un cannone” … “era la verità, la dannata schifosa verità”

Siete ancora qui? Allora posso raccontarvi come va a finire.

Il protagonista rintraccia Mujica e “la gran figa francese” in una casa di viale Alfonso Reyes. Fa latrare due volte la sua Colt calibro trentotto e se ne va.

“..è vero, l’amavo… ma ero un killer e i professionisti non mischiano mai il lavoro con i sentimenti”

Published in: on aprile 9, 2022 at 12:58 am  Comments (3)  

Romeo, Othello, Jago e Shylock

I personaggi “cattivi” di Shakespeare sono generalmente più riusciti di quelli buoni. Romeo (ad esempio) è noioso, mentre Riccardo III no.

Sì, Romeo è noioso. Anche se tutti i liceali anglosassoni lo interpretano almeno una volta nella vita, sperando che la compagna di corso che interpreta Juliet si lasci prendere dalla parte.

Per vivacizzare il personaggio hanno dovuto inventarsi una storia complicatissima come SHAKESPEARE IN LOVE, con una donna che si finge uomo per interpretare una donna… Vabbè, sapete tutti come va a finire Shakespeare in love, no?

Voglio aggiungere un paio di altri esempi. Anzitutto, la tragedia di OTELLO.

Otello è un personaggio patetico, un BABBEO ingannato dal demoniaco Iago, che se lo gira intorno al mignolo con una facilità sconcertante.

Iago ha il doppio delle battute di Otello, è sempre in scena. Mi sembra evidente che mastro Shakespeare è affascinato da questo genio del Male, che invoca continuamente le “divinità dell’inferno” e che dimostra un’astuzia e una conoscenza della psiche umana (a cominciare dalla gelosia, naturalmente) degne di miglior causa.

Infine, IL MERCANTE DI VENEZIA: il protagonista dovrebbe essere il mercante Antonio (che rischia la vivisezione per un ritardo nei pagamenti); eppoi ci sono Bassanio e Porzia (con la storia d’amore, gli scrigni, gli anelli ecc), ma il vero protagonista (secondo me) è l’usuraio Shylock, un personaggio da tragedia innestato in una commedia.

Apro parentesi. L’antisemitismo non l’hanno inventato i tedeschi. Agli spettatori di Londra piaceva moltissimo un ebreo sulla scena, un ebreo da insultare e spernacchiare. Shakespeare li accontentò, come li aveva accontentati Marlowe. Ma lo trattò con insolita dignità, come vedremo. Chiudo parentesi.

Intendiamoci, Shylock è un bastardo (è stato interpretato da Orson Welles, Al Pacino, Paolo Stoppa, ecc: attori capaci di grandi performance “cattive”). Presta a usura (è il precursore delle BANCHE che ti negano il mutuo se non dai garanzie e ti strozzano se non paghi le rate in tempo) e pretende ferocemente il pagamento della penale, cioè la morte di Antonio.

Ma la sua durezza  è resa umana (commovente, direi) dalla famosa tirata del terzo atto. Leggete con attenzione queste parole: sono le parole di un “cattivo”, ma lasciano trasparire una lunga storia di sofferenze.

“Un ebreo non ha occhi? Un ebreo non ha mani, membra, sensi, affetti, passioni? Non si nutre dello stesso cibo, non è ferito dalle stesse armi, non va soggetto alle stesse malattie? …..se ci pungete, non sanguiniamo? se ci fate il solletico, non ridiamo? se ci avvelenate, non moriamo?

E se ci offendete, non dobbiamo vendicarci?”

Published in: on novembre 21, 2021 at 12:26 am  Comments (5)  
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Amleto, eroe dark

Difficile parlare di Amleto senza ripetere cose dette e ridette. Ad esempio che

  • è affetto da un “Edipo non risolto” verso la madre (Freud, Lacan e compagnia bella): odierebbe lo zio Claudio anche non ci fosse stato alcun omicidio
  • sarebbe un pessimo re se lo diventasse (Binswanger): nevrotico, morbosamente sospettoso e sostanzialmente sadico; condivido: chi lo vorrebbe come capo di stato uno che, quando non va di notte a parlare con i fantasmi, frequenta cimiteri interrogando un teschio?
  • è un militarista: ammira le imprese belliche del principe Fortebraccio (e lo designa come erede), dispiacendogli molto di non essere come lui
  • comunque anche papà (re Amleto primo) non era un granché: quando parla al figlio delle “fiamme lancinanti” che lo tormentano, si capisce che al Country Club Paradiso non lo hanno ammesso

Aggiungo perciò solo un paio di considerazioni.

Atto terzo, scena terza.

Re Claudio è inginocchiato, in un momento di rimorso (anche i re hanno un briciolo di coscienza). Amleto potrebbe scannarlo senza problemi, ma non lo fa. “Lo manderei in paradiso…”

Molti hanno sostenuto che Amleto non ha le palle di uccidere lo zio e che queste disquisizioni sull’altra vita sono solo una scusa per autogiustificare la sua indecisione.

Dissento. Nella Londra elisabettiana all’Inferno ci credevano davvero (ancora oggi da quelle parti la parola “Hell” è considerata pochissimo elegante, figurati allora…) e il ragionamento di Amleto era perfettamente plausibile: non basta uccidere un uomo per considerare vendicata la morte delle sue vittime, BISOGNA CHE LA SUA ANIMA BRUCI PER L’ETERNITA’.

Sennò che vendetta è?

Atto quinto, scena seconda.

Per vendicarsi bene, Amleto uccide Claudio DUE VOLTE. Prima con la spada (e basterebbe: c’è un veleno potentissimo sulla lama) e poi gli fa bere il resto del veleno dalla coppa. Niente male per un “irresoluto”.

E così va all’inferno anche lui (ma vuoi mettere la soddisfazione, Amleto…?).

Salutaci papà.ghost

Published in: on novembre 18, 2021 at 8:11 am  Comments (3)  

Notizia entusiasmante, riscontro mediatico tiepido: il premio Nobel a Parisi

NOBEL per la Fisica a Giorgio Parisi.
giorgErano decenni che non veniva premiato un italiano; Giacconi (premiato nel 2002) era nato a Tivoli, ma era più americano che italiano.

Ci si aspetterebbe un maggior interesse sulla stampa e in tv.

Invece si è dedicato più spazio alla riapertura delle discoteche e a quanti pochi voti ha avuto Pippo Franco.

Per non parlare delle storiacce di droga e sesso che alzano sempre la tiratura.

Siamo sinceri. A molti italiani la fisica non interessa. Alcuni sospettano che la Terra sia piatta. E credo che qualcuno abbia dei dubbi sul fatto che la Terra gira intorno al Sole.
piattcopern

Domani tocca al Nobel per la Letteratura. Forse se il premio toccasse a Claudio Magris o a Dacia Maraini (i primi che mi vengono in mente) ci sarebbe maggior interesse. Siamo un popolo di poeti e favolisti, ci piace cantare e fantasticare e più che la realtà ci attrae il sogno…

AGGIORNAMENTO delle 17.55 di giovedì 7 – E’ stato assegnato il Nobel a uno scrittore Tanzaniano che di cognome fa Gurnah. I lettori italiani potranno leggere qualcosa di lui nei giornali di domani (tra 2 giorni l’avranno dimenticato)

Published in: on ottobre 6, 2021 at 11:09 PM  Comments (6)  

Sulla riva dell’Acheronte River (omaggio al sommo poeta)

Inferno, canto terzo. (versetti dal 70 a boh)

Virgilio e Dante oltrepassano la folla degli ignavi (quelli che non scelsero se stare a destra o a sinistra; secondo gli esegeti si allude a quelli di Italia Viva) e cercano di salire sulla Love Boat, la barca di Caronte.
love

Ma Caronte ha fiutato l’odore di un extracomunitario (per lui tutti quelli nati a sud di Imola sono extracomunitari).

Brut terun delostia!!!! Te non ci vieni sulla mia barca!!! Per quelli come te non c’è posto da noi!! Come dice il Salvini vi sarà riservato un altro inferno, a casa vostra!

Virgilio replica.

Caron, non rompere le balle! Vuolsi così colà dove si puote quel che si vuole! E’ stato deciso dal Generale Figliuolo in persona!-

(e aggiunge l’Asso di briscola)

-Se non lo fai salire farò sapere a tutto l’Inferno che ti fai le seghe sotto la doccia!-

Fu così che Dante traversò l’Acheronte.

Published in: on settembre 14, 2021 at 3:33 PM  Comments (2)  

LA CARTA PIU’ ALTA, romanzo (febbraio 2012)

Chi mi ama mi regala libri come questo. O dvd d’autore, ma oggi non parlo di cinema.

E’ un romanzo giallo (di Marco Malvaldi, pubblicato nello scorso gennaio da Sellerio) con tutti gli elementi classici. Un intrico di morti sospette e di affari, in una famiglia che definire di serpenti è offendere i serpenti.

Ma più che l’intreccio è la cornice della storia ad affascinarmi.

 Si parte da un bar vicino al mare (che mi ricorda i racconti di Stefano Benni) e da 4 vecchietti terribili, definiti di volta in volta “renitenti all’obitorio”, “mangiasemolino a ufo”, “a-prostati” ecc

Poi c’è il protagonista, Massimo il barrista (a Pisa e dintorni si scrive con 2 erre) capace di intuizioni prodigiose, dovute anche a letture bibliche: Deuteronomio gli fa pensare al Deuterio e Kohelet (figlio di Davide, re a Gerusalemme) dice che “Buoni i 2 più dell’uno…”

Beh, il finale questa volta non lo racconto. Auguro soltanto a chi leggerà di provare lo stesso piacere che ho provato io nell’attraversare queste 190 pagine, intrise di toscano aceto.

Eccone qualche esempio:

  • “a questo punto verrò fuori anch’io…(disse Pilade)” “E’ un ber discorso! Se l’aveva fatto anche tu’ pa’ ora ar mondo c’era un bischero di meno!” (pag 117)
  • “avevano preso cappelli e bastoni e si erano levati da quel che ci fa rima” (pag 100)
  • “la Tilde cià la meglio ricetta per li zucchini: li chiappa e li butta via” (pag 161)
  • “Gioa’ senza be’ quarcosa è come anda’ ar casino e trovacci dentro ir prete…” (pag 189)

salter

Published in: on agosto 4, 2021 at 12:23 am  Comments (11)  
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canale mussolini, romanzo (luglio 2010)

“… e maledeti i Zorzi Vila!!!”

Questa imprecazione ricorre decine di volte nelle 450 pagine di questo filò (dopo spiegherò, a chi non lo sapesse, cosa significa filò) e ricorda al lettore il nocciolo della storia.

La (numerosissima) famiglia Peruzzi è stata rovinata da un avido latifondista, il conte Zorzi Vila. Per fame, solo per fame, hanno accettato di trasferirsi nell’agro Pontino, a poca distanza da quella che venne fondata col nome di Littoria (oggi nòmasi Latina).

Per la verità, la rovina dei Peruzzi era stata causata indirettamente anche dalla politica economica di Mussolini, dalla famigerata “quota 90”. E il narratore lo dice espressamente (a pag. 15): “il duce l’ha ammazzata l’agricoltura italiana”.

Non è la sola critica che viene rivolta al fascismo (la follia dell’impero africano, l’alleanza con Hitler, la seconda guerra mondiale…). Ma il concetto base è: “i poveracci come noi stavano da schifo già prima… la libertà il fascismo l’ha tolta ai signori, noi non l’abbiamo mai avuta”

Questo, in sintesi, è tutto. Ma dubito che CANALE MUSSOLINI avrebbe vinto il premio Strega (e non mi stupirei se vincesse anche il Campiello) se non ci fosse la romanzesca descrizione (un po’ MULINO DEL PO un po’ I MALAVOGLIA) dei guai del clan Peruzzi, sballottati dal delta del Po alle zanzare del Lazio, e soprattutto la fiabesca figura di ARMIDA, la moglie del Pericle, che si porta sempre dietro le sue “appi”. Api talmente sapienti (“maiala!” le dicono, a proposito della sua inarrestabile passione per il nipote Paride) da farle attraversare indenne un campo minato nel 1944.

Ne succedono davvero troppe ad Armida e al bel Paride. E, visto che alla fine della storia spariscono entrambi, ci sarà probabilmente un altro filò per sapere cosa è successo in seguito.

Difetti? Certamente ce ne sono, a cominciare dall’eccesso di “didascalismo”: il narratore (ve lo dirò dopo come si chiama, dopo l’immagine) infarcisce il filò di una quantità eccessiva di chiarimenti e precisazioni; si vede che parla a uno straniero, perché lo informa di cose che dovrebbe sapere anche un alunno di quinta elementare (che Matteotti fu ucciso dai fascisti, che una volta nascevano molti bambini, che Mussolini all’inizio era ferocemente anticlericale e antimonarchico, che l’8 settembre successe quel che successe…); e aggiunge interminabili pagine sulla vita delle api, sulla malaria trasmessa dalle zanzare, su come era costruito quel canale, sulle mucche maremmane ecc. Tutte cose utili, non dico di no, ma non indispensabili all’economia del romanzo.

Dopo la copertina, come promesso, rivelerò cosa significa fare filò e l’identità del narratore.

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Fare filò dalle nostre parti significava raccontare una o più storie nelle lunghe sere invernali finché il fuoco del caminetto non si spegneva.

Usanze contadine, tempi pretelevisivi.

Quanto al narratore, solo nelle ultime righe dell’ultima pagina si presenta come don Pericle Peruzzi, parroco. E’ il figlio di Armida!

Così i conti “tornano pari” : zio Pericle Peruzzi aveva iniziato la sua (diciamo così) carriera politica uccidendo a Comacchio un prete antifascista.

quiz letterario di Aprile (2009)

Ho posseduto molte donne, MA NON SONO DON GIOVANNI DI SIVIGLIA

Sono stato un grandissimo bastardo, MA NON SONO EBENEZER SCROOGE

A forza di scroccare sono diventato ricco, MA NON SONO L’AVARO DI MOLIERE

Sono stato ucciso da mio figlio, MA NON SONO LAIO, RE DI TEBE

Come mi chiamo?

scrooge

Published in: on luglio 23, 2021 at 12:23 am  Comments (12)  
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???? (quiz letterario del 2009)

Ho avuto un rapporto tormentato con mio padre, MA NON SONO IL GIOVANE HOLDEN.

Sono stato ingoiato da un mostro gigantesco, MA NON SONO IL BARONE DI MUNCHHAUSEN.

Mi sono trasformato in un animale, MA NON SONO GREGOR SAMSA.

Sono finito ingiustamente in prigione, MA NON SONO IL CONTE DI MONTECRISTO.

CHI SONO?kafk

 

Published in: on luglio 22, 2021 at 8:10 am  Comments (16)  
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