Partendo dal post precedente (a cui ho aggiunto un soriano chiamato Ulisse) e passando per un film di Comencini, si giunge alla conclusione che PINOCCHIO è uno dei primi romanzi horror della letteratura italiana

Ringrazio laulilla per avermi ricordato il film dei fratelli Coen A PROPOSITO DI DAVIS (2013).

Come lo avevo dimenticato? Bah… il fatto è che scrivo i miei postacci nei rari momenti in cui emergo dalla pigrizia.

Scrivo di getto, correggo le cazzate mancanze di logica più clamorose, metto i punti e le virgole, le parentesi tonde e quadre. Salva bozza, anteprima e pubblica.

Ma nei futuri secolideisecoli sarò più solerte: parlerò di altri gatti, di cani, cavalli, squali ecc nella storia del cinema.

Per il momento mi limito a una domanda: niente gatti famosi nel cinema italiesco?

Pare di no. Nel post precedente ce n’era uno tra le mani di Anitona (LA DOLCE VITA, 1960), ma è una particina-ina-ina.

E mi torna in mente IL GATTO (Comencini, 1977; Ugo Tognazzi e Mariangela Melato); ma il soriano del titolo muore avvelenato (chi sarà stato, secondo voi?) dopo pochi minuti. Poca roba, insomma.

La verità è che i felini (di razza o meno) non godono di grande fama qui da noi.

Secondo me la colpa è di Collodi (al secolo, Carlo Lorenzini) che descrive un gatto veramente antipatico.
gat
Ma che vi aspettate da Lorenzini?

PINOCCHIO è (lo scrisse anche Eco) una storia veramente dark.

Trascuriamo il finale perbenista (la parte davvero meno riuscita del romanzo) e vediamo che al protagonista càpita di

  • essere spaventato a morte dal terribile Mangiafuoco
  • essere impiccato dal duo Gatto&Volpe
  • assistere allo show del proprio funerale (non è uno scherzo molto divertente)
  • finire in carcere per essere stato truffato (già allora non c’era una gran stima delle istituzioni)
  • essere trasformato in ciuco e, in quanto tale, condurre una vita “durissima e strapazzata” con quotidiane generose razioni di frustate
  • essere inghiottito dal gigantesco Pesce-cane, lungo un chilometro e mezzo (i vari Megashark di cui parla messer Cumbrugliume ci fanno una pippa marina a questo qui sotto ritratto)
    shark

In conclusione, il romanzo lorenzinesco rientra nel genere delle minacce che sempre hanno riempito gli incubi dell’infanzia: “Se non obbedisci viene l’Orco (la strega cattiva, il babau nero, lo squalo ecc) e tu pagherai la tua cattiveria con la moooooorteeee!”
morte

Published in: on marzo 14, 2017 at 1:12 am  Comments (4)  

Buon compleanno, JRR TOLKIEN

Non dirò “non piangete” perché non tutte le lacrime sono un male.

(John R. R. Tolkien, 3/1/1892 – 2/9/1973)
jrr

Published in: on gennaio 3, 2017 at 11:40 am  Lascia un commento  
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Lady Susan – AMORE E INGANNI alla fine del ‘700

LADY SUSAN è un’opera giovanile di Jane Austen (non aveva ancora 20 anni). Un racconto epistolare in cui si parla degli alti e bassi di una donna molto spregiudicata: vedova, senza soldi e con una figlia in età da marito.

Whit Stillman (brillante regista americano) ne ha tratto un film, intitolato AMORE E INGANNI in Italia.

Un film delizioso, ben diretto e ben recitato (basterebbe Tom Bennett, nella parte del cretino, per meritare il prezzo del biglietto)

Non vi racconto la trama. Vi dico solamente che nel finale troverete un colpo di scena formidabile (sarebbe piaciuto a Boccaccio)

Però, dopo l’immagine, voglio rispondere alla domanda “perché le donne create da Jane Austen sono così ossessionate dal dover trovare marito?”.
amor
A domanda rispondo.

In quel momento storico alle donne non si offriva un’occupazione soddisfacente. Potevano essere insegnanti (come ribadito nel film l’insegnamento era considerato una schifezza di lavoro, poco più di una serva) o bambinaie.

Ma niente di più elevato. Niente università per le donne. Elizabeth Garrett Anderson (la prima in Gran Bretagna) si laureò in medicina nel 1865. Per la prima donna avvocato (Maria Hall) dovremo aspettare il 1881.

LADY SUSAN è stato scritto nel 1795. I tempi dell’emancipazione erano lontani e l’unica strada per salire i gradini della scala sociale era il matrimonio.

Comunque Jane non si sposò mai.

Published in: on dicembre 9, 2016 at 10:59 am  Comments (2)  
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L’ALTRO CAPO DEL FILO: Montalbano al tempo dei migranti

Ho impiegato un po’ di tempo a decifrare il testo italo-vigatese. Ecco la mia stringatissima recensione.
montalb
2 trame si intrecciano, in un gomitolo molto complesso. Riassumo la prima.

A Vigàta arrivano continuamente imbarcazioni cariche di disperati. Salvo Montalbano e la sua squadra sono spossati dai continui turni, dall’emergenza che non finisce mai, dalla pietà che suscitano i morti e i vivi…

Quando si scopre che una giovanissima è stata brutalmente stuprata pochi minuti di sbarcare, il commissario più famoso di Sicilia inizia una rapida indagine.

Non ci vuole molto a scoprire che tutti hanno chiesto asilo politico, tranne due. Perché non lo chiedono?

Intanto c’è da indagare su un caso di omicidio. Un caso più “tradizionale”.

Ne parlerò dopo la prossima immagine. Vi avverto, però, che ci sarà uno SPOILER.
migran
Dovendosi fare un vestito nuovo (anche perché è ingrassato) Montalbano conosce Elena, una affascinante sarta 50enne. Elena viene uccisa a pag 107 (nel suo laboratorio di sartoria):

“N’ ammazzatina tirribilissima ci fu!”

Delitto passionale? Vendetta? Si va avanti così per altre 170 pagine. Finalmente Montalbano può leggere la confessione dell’assassino (anzi dell’assassina).

Fortunatamente la confessione non è scritta in vigatese (l’assassina non è siciliana). La storia a cui fa riferimento è talmente complessa che non avrei capito una mazza.

Invece sono riuscito a orientarmi: ecco perché quella sciarpa era importante, ecco il significato di quella fotografia, ecc…

Published in: on novembre 20, 2016 at 12:20 am  Comments (2)  

Premio Nobel? Mah, non so… ho degli impegni…

bobQuesta mattina ero a scuola. Devo preparare il torneo di Bookland (abbinare le classi, stabilire le date, ecc) e mi tocca frequentare le sale insegnanti più di quando insegnavo.

Ma stamattina non sono i miei tabelloni e i miei pennarelli a interessare le colleghe. Vogliono sapere cosa penso di Bob Dylan e del suo rifiuto di andare a Stoccolma (magari ci ripensa? tu cosa dici?)

A domanda rispondo. La Fondazione Nobel avrebbe dovuto sondare l’interessato prima di dare l’annuncio ufficiale.

In passato si faceva così: prima di premiare Solzentinsyn o Neruda si sondò (eccome si sondò: in caso contrario dovevano raccogliere i cocci, come nel caso di Sartre).

Ma il caso di Dylan è diverso da quello di Sartre. Non è un rifiuto ideologico. Semplicemente quell’odore di muffa scandinava non gli piace. E’ sempre stato un fiero anticonformista e come pretendete che si metta la cravatta?

Insomma, bisognava sondare.
nob

Published in: on novembre 17, 2016 at 6:39 pm  Lascia un commento  

COCKTAIL PARTY, by T. S. Eliot

NOLI ME TANGERE è un breve romanzo di Camilleri (ne ha scritti di migliori).

Premesso ciò che minchia c’entra COCKTAIL PARTY, scritto da Eliot nel 1949?

A domanda rispondo:

  • nel romanzo camilleresco il dramma eliotesco è ripetutamente citato; soprattutto è evocata la figura di Reilly (lo psichiatra)
  • la protagonista del romanzo, Laura, ha notevoli analogie con Celia (ma ora mi tocca di spiegarvi chi è Celia)

Adesso vi racconto la trama di COCKTAIL PARTY (posso aggiungere che mi fece fare un figurone alla maturità del 1965? Ah, non ve può fregare di meno? Ok, d’accordo…)

ATTO PRIMO – Nell’elegante casa di Edward e Lavinia arrivano gli ospiti; ma Lavinia dov’è? Edward è costretto ad ammettere che Lavinia lo ha lasciato (dopo 5 anni di matrimonio). Tra gli ospiti c’è lo psichiatra Reilly (il deus ex machina della situazione) che si incarica di rimetterli insieme.

ATTO SECONDO – Tra i pazienti di Reilly c’è anche Celia; è stata l’amante di Edward, che l’ha mollata (e l’ha mollata anche Quilpe, un attore americano); Reilly offre a Celia un’alternativa: una rassegnata mediocrità borghese “due persone che sanno di non capirsi, che nutrono figli che non capiscono e da cui non saranno mai capiti…” oppure un’altra via “una via sconosciuta, che esige fede…” attraverso una “clinica speciale” metafora della religione; Celia sceglie la seconda via.
elio
ATTO TERZO – Sono passati anni; Edward e Lavinia offrono agli amici un altro party durante il quale rivelano a Quilpe che Celia era diventata una missionaria in Africa e aveva incontrato il martirio. (Altra analogia con Laura, protagonista di NOLI ME TANGERE, che lascia  tutto per dedicarsi alle tribù dell’Amazzonia; però Laura non muore)

Published in: on luglio 24, 2016 at 12:01 pm  Comments (3)  
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LA SCUOLA CATTOLICA di Edoardo Albinati

Dieci giorni fa avevo promesso di leggere bene il romanzo di E. Albinati.
catt
Promessa mantenuta.

La prima volta avevo sorvolato le pagine con il metodo skimming.

Do you like skimming? E’ un metodo di lettura veloce. L’ha sperimentato anche W. Allen: “Mi ha permesso di leggere GUERRA E PACE in un’ora. Posso dirvi che l’azione si svolge in Russia”

La prima lettura (parlandone seriamente) mi aveva permesso di individuare l’episodio chiave (il Delitto del Circeo, descritto molto bene nelle pagine 473-485). E di valutare negativamente il clima lassista della scuola che gli assassini (A. Ghira, A. Izzo e G. Guido) e lo stesso Autore frequentavano negli anni ’70. Non mi era sfuggito un’episodio importante: uno degli studenti poi coinvolti nel delitto del Circeo era stato convocato dal Preside per un grave atto di bullismo… e se l’era cavata con un predicozzo (niente sospensione, niente nota sul registro!)

Però, sorvolando così le pagine, non mi ero accorto che Berlusconi veniva additato con campione esemplare della borghesia italiana. Pagine 515-518 (ma il nome di 10 lettere con iniziale B non era entrato nel mio campo visivo)

Allo stesso modo dalla lettura integrale di questi giorni ho appreso un sacco di cose sull’autore

  • nell’anno 1975 (l’anno del Delitto) ha visto 39 film, da BARRY LYNDON a VOGLIO LA TESTA DI GARCIA
  • considera la pallavolo uno “sport isterico”
  • il più grande personaggio storico, per lui, è Gesù; il Gesù ribelle, sovvertitore, che scaraventa a terra i banchetti dei mercanti nel tempio, che sostiene che siamo tutti fratelli, che contesta le gerarchie religiose
  • ritiene che tutti, più o meno, siamo masochisti e “proviamo un sentimento di dipendenza… non potendo vivere se una determinata persona non esercita su di noi il suo influsso, benevolo ma anche severo…”
  • detesta i writers “quei pipparoli che imbrattano muri con i loro monotoni scarabocchi…”
  • ha provato, in quanto scrittore, invidia per il successo di VA DOVE TI PORTA IL CUORE

In sintesi, le quasi 1300 pagine di LSC contengono una specie di autobiografia dell’autore, farcita di digressioni storico-sociologiche e di vecchie barzellette (tipo quella del prete e della suora che fecero “come si fa tra moglie e marito”).

Meritato il Premio Strega? Per dirlo dovrei leggere le altre 4 opere. Ma per questo mese basta così…

Published in: on luglio 20, 2016 at 12:54 am  Comments (4)  
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bisogna proprio che rilegga LA SCUOLA CATTOLICA

Dico sinceramente che il romanzo di Edoardo Albinati non mi ha fatto impazzire.
scuola
L’ho letto però in modo velocissimo, sorvolando col metodo skimming le prime centinaia di pagine e concentrando l’attenzione solo sul delitto del Circeo (lì sì, ho trovato 13 pagine, da 473 a 485, veramente ben scritte).

Ragionpercui metto il libro in valigia. Sull’Altipiano, dove piove un giorno sì e uno no, avrò tutto il tempo di rileggerlo.

Stavolta andrò adagio. Niente skimming.

 

Published in: on luglio 9, 2016 at 12:06 pm  Lascia un commento  
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Tra famiglie alternative, sequestri di persona e violoncelliste in coma (ho detto COMA, non COMO!!!) si preparano novità nelle liste di BOOKLAND

Conclusi i tornei booklandeschi (con i risultati che potete leggere qui, qui e qui) tiro le somme e mollo le sottrazioni.

  • dalla lista RED (classi terze) tolgo IL SEGNO DEI QUATTRO di A. C. Doyle (è piaciuto poco ai lettori e niente alle lettrici)
  • al suo posto penso di scrivere IO NON HO PAURA di C. Ammaniti; ma sto considerando RESTA ANCHE DOMANI di G. Forman (proposta da alcune alunne delle scuole Zappa)
  • dalla lista GREEN (classi seconde) tolgo a malincuore IL BARONE RAMPANTE di I. Calvino; non piace ai lettori; ho già spiegato perché (7 anni fa)
  • al suo posto cosa metterò? alcune prof vogliono un ritorno ai classici: BAMBINI DI FARINA, ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE, IL PICCOLO PRINCIPE, IL LIBRO DELLA GIUNGLA ecc (bah.. timeo professores et classica proponentes)
  • dovessi decidere io, sceglierei STORIE DELL’ANNO MILLE di Guerra&Malerba; ma non lo stampano più… Invoco gli dei sùperi e ìnferi che governano il mondo dell’editoria perché quel piccolo capolavoro venga ristampato

ammaresta

Published in: on giugno 6, 2016 at 1:22 pm  Comments (2)  

Finita la serie (22.11.63) tiro le somme (vi avverto che, nel comparare il linguaggio televisivo con la pagina scritta, SARO’ MOLTO NOIOSO)

Lunedì scorso mia moglie mi ha dato una grande prova d’amore.

C’era da scegliere tra la puntata finale della sua fiction preferita e la puntata finale di 22.11.63.

Abbiamo visto 22ecc e abbiamo registrato NON DIRLO AL MIO CAPO.
stp
Beh, la serie è finita. Che devo dire?

La storia (scritta da S. King) l‘ho già riassunta qui e non ho lo sbattimento di rifarlo. Non ho neanche lo sbattimento di elencare gli episodi che lasciano perplessi. Mi limito a citare un episodio cruciale.

LUI e LEI (coi tacchi alti) corrono come fondisti ben allenati attraverso il centro di Dallas…
dalla
…e gli spettatori si chiedono “perché Lui, che si è preso una cotta omerica per Lei, se la trascina dietro verso il Cattivo (Lee H. Oswald, armato del fucile più famoso della storia americana) esponendola a un rischio mortale?”

A domanda rispondo. Gli eroi nelle fiction televisive devono essere fighi, ben vestiti e ben pettinati.

E non possono avere difetti fisici.

Nel romanzo (capitolo 28) la situazione è molto diversa: Lui è stato pestato a sangue, zoppica e ansima; Lei gli procura una stampella; nello scontro finale col Cattivo, al quinto piano del Deposito libri, Lui riesce soltanto a distrarre Oswald, che sbaglia il colpo e viene riempito di piombo dai cecchini dell’FBI.

Guardate la foto. Lei è sempre ben vestita (nel romanzo è in jeans e senza tacchi) e perfettamente truccata. Anche quando (dopo lo scontro) si ritrova una macchia di sangue grande così nel torace è ancora bellissima, con i capelli in ordine e il rossetto senza una sbavatura. Perché?

Per la ragione sopra accennata.

Ai telespettatori interessa poco che le star sappiano recitare. Vogliono però che le auto siano pulite e senza un’ammaccatura e i vestiti siano appena usciti dal lavasecco. In tv l’estetica “Mulino Bianco” è essenziale.

Mentre nelle pagine di S. King il mondo, sia negli anni ’60 che oggi, è sporco, polveroso e puzzolente.
steph
E i suoi eroi non lo cambiano, questo mondo.

Al di sopra di noi, piccoli personaggi passeggeri, agiscono potentissimi dei. Di loro non sappiamo nulla, tranne che non somigliano a noi.

Published in: on giugno 2, 2016 at 10:49 pm  Lascia un commento  
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