Sulla riva dell’Acheronte River (omaggio al sommo poeta)

Inferno, canto terzo. (versetti dal 70 a boh)

Virgilio e Dante oltrepassano la folla degli ignavi (quelli che non scelsero se stare a destra o a sinistra; secondo gli esegeti si allude a quelli di Italia Viva) e cercano di salire sulla Love Boat, la barca di Caronte.
love

Ma Caronte ha fiutato l’odore di un extracomunitario (per lui tutti quelli nati a sud di Imola sono extracomunitari).

Brut terun delostia!!!! Te non ci vieni sulla mia barca!!! Per quelli come te non c’è posto da noi!! Come dice il Salvini vi sarà riservato un altro inferno, a casa vostra!

Virgilio replica.

Caron, non rompere le balle! Vuolsi così colà dove si puote quel che si vuole! E’ stato deciso dal Generale Figliuolo in persona!-

(e aggiunge l’Asso di briscola)

-Se non lo fai salire farò sapere a tutto l’Inferno che ti fai le seghe sotto la doccia!-

Fu così che Dante traversò l’Acheronte.

Published in: on settembre 14, 2021 at 3:33 PM  Comments (2)  

LA CARTA PIU’ ALTA, romanzo (febbraio 2012)

Chi mi ama mi regala libri come questo. O dvd d’autore, ma oggi non parlo di cinema.

E’ un romanzo giallo (di Marco Malvaldi, pubblicato nello scorso gennaio da Sellerio) con tutti gli elementi classici. Un intrico di morti sospette e di affari, in una famiglia che definire di serpenti è offendere i serpenti.

Ma più che l’intreccio è la cornice della storia ad affascinarmi.

 Si parte da un bar vicino al mare (che mi ricorda i racconti di Stefano Benni) e da 4 vecchietti terribili, definiti di volta in volta “renitenti all’obitorio”, “mangiasemolino a ufo”, “a-prostati” ecc

Poi c’è il protagonista, Massimo il barrista (a Pisa e dintorni si scrive con 2 erre) capace di intuizioni prodigiose, dovute anche a letture bibliche: Deuteronomio gli fa pensare al Deuterio e Kohelet (figlio di Davide, re a Gerusalemme) dice che “Buoni i 2 più dell’uno…”

Beh, il finale questa volta non lo racconto. Auguro soltanto a chi leggerà di provare lo stesso piacere che ho provato io nell’attraversare queste 190 pagine, intrise di toscano aceto.

Eccone qualche esempio:

  • “a questo punto verrò fuori anch’io…(disse Pilade)” “E’ un ber discorso! Se l’aveva fatto anche tu’ pa’ ora ar mondo c’era un bischero di meno!” (pag 117)
  • “avevano preso cappelli e bastoni e si erano levati da quel che ci fa rima” (pag 100)
  • “la Tilde cià la meglio ricetta per li zucchini: li chiappa e li butta via” (pag 161)
  • “Gioa’ senza be’ quarcosa è come anda’ ar casino e trovacci dentro ir prete…” (pag 189)

salter

Published in: on agosto 4, 2021 at 12:23 am  Comments (11)  
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canale mussolini, romanzo (luglio 2010)

“… e maledeti i Zorzi Vila!!!”

Questa imprecazione ricorre decine di volte nelle 450 pagine di questo filò (dopo spiegherò, a chi non lo sapesse, cosa significa filò) e ricorda al lettore il nocciolo della storia.

La (numerosissima) famiglia Peruzzi è stata rovinata da un avido latifondista, il conte Zorzi Vila. Per fame, solo per fame, hanno accettato di trasferirsi nell’agro Pontino, a poca distanza da quella che venne fondata col nome di Littoria (oggi nòmasi Latina).

Per la verità, la rovina dei Peruzzi era stata causata indirettamente anche dalla politica economica di Mussolini, dalla famigerata “quota 90”. E il narratore lo dice espressamente (a pag. 15): “il duce l’ha ammazzata l’agricoltura italiana”.

Non è la sola critica che viene rivolta al fascismo (la follia dell’impero africano, l’alleanza con Hitler, la seconda guerra mondiale…). Ma il concetto base è: “i poveracci come noi stavano da schifo già prima… la libertà il fascismo l’ha tolta ai signori, noi non l’abbiamo mai avuta”

Questo, in sintesi, è tutto. Ma dubito che CANALE MUSSOLINI avrebbe vinto il premio Strega (e non mi stupirei se vincesse anche il Campiello) se non ci fosse la romanzesca descrizione (un po’ MULINO DEL PO un po’ I MALAVOGLIA) dei guai del clan Peruzzi, sballottati dal delta del Po alle zanzare del Lazio, e soprattutto la fiabesca figura di ARMIDA, la moglie del Pericle, che si porta sempre dietro le sue “appi”. Api talmente sapienti (“maiala!” le dicono, a proposito della sua inarrestabile passione per il nipote Paride) da farle attraversare indenne un campo minato nel 1944.

Ne succedono davvero troppe ad Armida e al bel Paride. E, visto che alla fine della storia spariscono entrambi, ci sarà probabilmente un altro filò per sapere cosa è successo in seguito.

Difetti? Certamente ce ne sono, a cominciare dall’eccesso di “didascalismo”: il narratore (ve lo dirò dopo come si chiama, dopo l’immagine) infarcisce il filò di una quantità eccessiva di chiarimenti e precisazioni; si vede che parla a uno straniero, perché lo informa di cose che dovrebbe sapere anche un alunno di quinta elementare (che Matteotti fu ucciso dai fascisti, che una volta nascevano molti bambini, che Mussolini all’inizio era ferocemente anticlericale e antimonarchico, che l’8 settembre successe quel che successe…); e aggiunge interminabili pagine sulla vita delle api, sulla malaria trasmessa dalle zanzare, su come era costruito quel canale, sulle mucche maremmane ecc. Tutte cose utili, non dico di no, ma non indispensabili all’economia del romanzo.

Dopo la copertina, come promesso, rivelerò cosa significa fare filò e l’identità del narratore.

muss
Fare filò dalle nostre parti significava raccontare una o più storie nelle lunghe sere invernali finché il fuoco del caminetto non si spegneva.

Usanze contadine, tempi pretelevisivi.

Quanto al narratore, solo nelle ultime righe dell’ultima pagina si presenta come don Pericle Peruzzi, parroco. E’ il figlio di Armida!

Così i conti “tornano pari” : zio Pericle Peruzzi aveva iniziato la sua (diciamo così) carriera politica uccidendo a Comacchio un prete antifascista.

quiz letterario di Aprile (2009)

Ho posseduto molte donne, MA NON SONO DON GIOVANNI DI SIVIGLIA

Sono stato un grandissimo bastardo, MA NON SONO EBENEZER SCROOGE

A forza di scroccare sono diventato ricco, MA NON SONO L’AVARO DI MOLIERE

Sono stato ucciso da mio figlio, MA NON SONO LAIO, RE DI TEBE

Come mi chiamo?

scrooge

Published in: on luglio 23, 2021 at 12:23 am  Comments (12)  
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???? (quiz letterario del 2009)

Ho avuto un rapporto tormentato con mio padre, MA NON SONO IL GIOVANE HOLDEN.

Sono stato ingoiato da un mostro gigantesco, MA NON SONO IL BARONE DI MUNCHHAUSEN.

Mi sono trasformato in un animale, MA NON SONO GREGOR SAMSA.

Sono finito ingiustamente in prigione, MA NON SONO IL CONTE DI MONTECRISTO.

CHI SONO?kafk

 

Published in: on luglio 22, 2021 at 8:10 am  Comments (16)  
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poesia di RILKE (a proposito delle donne del futuro)

12 anni fa recensivo un film di Enzo Monteleone

E citavo la poesia di Rilke che una delle protagoniste porta sempre con sé.
parti
La ripubblico oggi.

“Un giorno esisterà la fanciulla e la donna,

il cui nome non significherà più soltanto un contrapposto al maschile,

ma qualcosa per sé,

qualcosa per cui non si penserà a completamento e confine

ma solo a vita reale:

l’umanità femminile.

Questo progresso trasformerà l’esperienza dell’amore,

che ora è piena d’errore,

la muterà dal fondo

la riplasmerà in una relazione da essere umano a essere umano,

non più da maschio a femmina.

E questo più umano amore

somiglierà a quello che noi faticosamente prepariamo,

all’amore che in questo consiste:

che due solitudini si custodiscano,

delimitino e salutino a vicenda.”

P. S. Le due foto riguardano Lou Salomè e Rainer M. Rilke.

Published in: on marzo 8, 2021 at 8:58 am  Comments (1)  
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IL MIGLIOR ROMANZO DI GIANNI RODARI (a mio insindacabile parere)

Ogni tanto ci si ricorda di Rodari, giornalista, narratore e poeta.
roda
In occasione dei 100 anni della nascita, gli dedico questo modesto omaggio.
lambPerché mi piace tanto questo breve romanzo?

  • E’ una raffica di trovate surreali.
  • In certi momenti sembra un giallo di Agatha Christie (il nipote provoca la morte dello zio miliardario)
  • In certi altri si parla di sequestri di persona (negli anni tra il 1975 e il 1985 in Italia ce ne furono 471)
  • Si allude al fenomeno della globalizzazione: Lamberto possiede 24 banche, da Montevideo a Hong Kong.
  • E non dico niente del pirotecnico finale (ho promesso di non spoilerare)

TRAMA ESSENZIALE. Lamberto all’inizio del romanzo ha 93 anni (e possiede 24 banche… ma questo l’ho già detto). Con un metodo che ho promesso di non rivelare ringiovanisce e guarisce delle sue numerose malattie. Si innamora di Delfina, una sua dipendente, ma lei risponde picche. Come andrà a finire? Lo saprete leggendo l’ultimo capitolo.

Vi posso soltanto copiare una paginetta. Giusto per farvi capire lo stile.

Giuseppe è famoso per trovare qualsiasi cosa nel tempo di recitare la Cavallina Storna. Potete chiedergli una FIAT del 1913, un cannone della guerra 15-18, un costume da Re Sole, una macchina per pelare i polli. NON BATTE CIGLIO, PARTE E TROVA.

Per lui trovare mezzo chilometro di catena d’acciaio è uno scherzo.

Prima di sera il signor Giuseppe trova:

  • ventiquattro cestoni da bucato
  • una padella coi buchi per arrostire le castagne
  • le opere complete del filosofo Immanuel Kant
  • una carta topografica delle Alpi
  • un salvadanaio di coccio a forma di porcellino che ad infilargli una moneta ringrazia muovendo il codino
    laberto
Published in: on ottobre 24, 2020 at 12:25 am  Lascia un commento  
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il Nobel a Claudio Magris? Purtroppo no…

Stamattina sarà assegnato il Nobel per la letteratura. Ripubblico il post dell’anno scorso.

Mi sussurrano che quest’anno la Medaglia andrà a Louise Gluck.

Non te la prendere, Claudio. Sarà per un’altra volta.
magis
Ho sempre stimato Magris e ora, dopo aver letto TEMPO CURVO A KREMS, nella mia considerazione è salito di altri 5 gradini.
krems

5 gradini in quanto si raccolgono in questo libro 5 racconti, uno più bello dell’altro.

  1. IL CUSTODE – il protagonista è un infelice riccone che, paradossalmente, prova appagamento a svolgere la funzione di portinaio in un palazzo di Trieste che è suo come tante altre cose…
  2. LEZIONI DI MUSICA – il protagonista si chiama Salman Meierstein, insegna al Conservatorio; gli tornano in mente le traversie della sua famiglia, dalla Polonia degli anni 20 (dove gli Israeliti erano trattati molto peggio di come li trattava l’Impero degli Asburgo) all’Italia fascista (dove, prima delle infami leggi del ’38, la sua stirpe non era malvista); ricorda quando indossava la divisa di balilla e suo padre gli ordinava di salutare col braccio teso: “Hejb die Hand, Meschugge!” (traduco dall’yiddish: alza il braccio, idiota!“)
  3. TEMPO CURVO A KREMS – il protagonista ha tenuto un’applaudita conferenza su Kafka a Krems (a Magris piace tanto ambientare una storia sul Danubio) e fa una scoperta sconcertante: Nori, l’incantevole 18enne per cui aveva sospirato decenni prima, è ancora viva e lo manda a salutare Non è possibile! Nori era una classe avanti e non lo aveva mai degnato di uno sguardo… “per un ragazzo di 17 anni Nori era più inaccessibile di una diva di Hollywood per un professore”; esiste dunque una dimensione in cui il tempo è curvo, non rettilineo come l’immaginiamo normalmente?; cosa succede all’interno dei buchi neri, dove la gravità cancella anche il tempo?; magari in uno di quei buchi esiste un universo in cui Shakespeare non è mai esistito e Nori risponde a una tua telefonata.
  4. IL PREMIO – Lu (Alessandria); una sera tra letterati: è stato assegnato un premio (è a questo punto che ho pensato al Nobel) e si beve (nel Monferrato non c’è spazio per gli astemi); il protagonista si chiama Serra e si trova disagio tra poeti e narratori più giovani di lui (autobiografico?); alla fine torna a casa (casa per modo di dire) borbottando “devono essere queste le nuove tendenze letterarie… be’, passeranno anche queste!”
  5. ESTERNO GIORNO. VAL ROSANDRA – si sta girando un film sulla Grande Guerra; il protagonista è sul set come consulente storico (avendo combattuto su quelle trincee col grado di tenente); tra una scena e l’altra rievoca un episodio sanguinosissimo, in cui salvò la vita a un austriaco; il quale austriaco dopo la guerra lo volle ringraziare (“sie haben mein Leben gerettet”) e dirgli che aveva avuto un figlio e lo aveva chiamato Adam nella speranza che sarebbe vissuto in un nuovo Eden, un mondo senza più guerre (speranza vana, ahimè…)
Published in: on ottobre 8, 2020 at 12:27 am  Comments (5)  
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CARRIE, inteso come romanzo

Come avevo detto un mesetto fa, conosco bene questa storia. Ho visto il film del 1976 e quello del 2014, ma non avevo mai letto il romanzo.

Ora sono contento di averlo letto.
car
TRAMA ESSENZIALE

La protagonista, la 16enne Carrie, vive (malissimo) a Chamberlain (Maine) dove le compagne (e i compagni) di scuola la maltrattano giorno dopo giorno e soprattutto quella simpaticona della madre la tortura psichicamente ripetendole che lei, Carrie, è una creatura di Satana.

Viene il giorno della vendetta. I misteriosi poteri di Carrie, esasperata da un’ennesima feroce umiliazione provocano la morte di gran parte degli abitanti di Chamberlain. Muoiono per primi quasi tutti gli alunni e gli insegnanti della scuola e infine la madre che ha avuto il tempo di piantarle un coltellaccio da cucina tra le scapole.

Così muore dissanguata la povera Carrie. In punto di morte percepisce che la coetanea Sue Snell aveva cercato di aiutarla (era stata, quindi, la sua unica amica).

Come dicevo è un romanzo scritto molto bene e ha inaugurato la lunga serie di opere di Stephen King. L’ho letto con molta attenzione confrontandolo con il ricordo delle versioni cinematografiche.

Le pagine scritte insistono molto sul personaggio della madre di Carrie, descrivendolo come un vero mostro. E’ talmente sessuofoba da considerare le mestruazioni della figlia come prove della sua natura diabolica. Nei film la fanno soltanto urlare, senza soffermarsi troppo sulle sue contorsioni mentali.

CONCLUSIONE

In questi giorni ho rivisto parecchie volte JOKER (assegnandogli la palma di best movie della stagione). Mi è sembrato di trovare analogie tra lo sprofondamento nella follia omicida del clown di Gotham City e la 16enne del Maine. La differenza è che la vendetta di Carrie esplode in un terribile finale, mentre Joker scende nel suo inferno per gradi.

Aggiungo che foneticamente il nome Carrie fa rima con Derry, l’immaginaria “città del male” creata dalla penna di King. La stesura definitiva di IT è del 1986, mentre CARRIE è stato pubblicato 12 anni prima.
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Published in: on luglio 22, 2020 at 11:04 am  Lascia un commento  
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Giovanni Drogo, eroe a modo suo

PREMESSA DOVEROSA. Se non conoscete molto bene la trama del romanzo di Buzzati le righe sottostanti potrebbero essere poco chiare. Poco male. Dopo l’immagine finale vi riassumo la storia (con annesso spoilerone) per cui potete andare subito là e poi tornare qua. FINE DELLA DOVEROSA PREMESSA.

IL DESERTO DEI TARTARI (d’ora in poi denominato DDT) non piace a tutti.

Ricordo molte discussioni con una collega veronese (ahimè defunta) a cui il DDT non piaceva neanche un po’. Comprensibile: niente personaggi femminili, tranne un’evanescente fidanzatina che sparisce subito (e incontri molto frettolosi in un bordello lontano kilometri dalla Fortezza).

E soprattutto il protagonista (tenente Drogo) non è un eroe del tipo a cui siamo abituati.

Avete presente James Bond? Al servizio di Sua Maestà rischia la vita e alla fine spakka il kulo ai cattivi.

E quando i kattivi sono alieni spakkiamo il kulo anche a loro. Ci pensano i Men in Black o i Guardiani della Galassia o gli Avengers eccetera eccetera

Ma ora immaginate che Bond aspetti per tutta la vita che si presenti un nemico e alla fine lo mandino in pensione perché di nemici non ce n’é.

Lo stesso valga nelle storie della SF. I Men in Black invecchiano sbadigliando: nessun alieno kattivissimo vuole invaderci!

Povero Drogo, con i suoi sogni di gloria! Ma la sua dignità non la perde e la sua fine “là dove la strada finisce, fermo sulla riva del mare di piombo, sotto un cielo grigio e uniforme” nonostante tutto è eroica.
zurl

TRAMA. In un imprecisato passato (vigilia della Prima guerra mondiale?) al confine orientale di un impero imprecisato (Russia?) un’antica fortezza vigila su un deserto inesplorato.

Da lì potrebbero arrivare i misteriosi Tartari.

Lì è inviato il sottotenente Drogo. Verrà il giorno della grande battaglia e lui sogna di coprirsi di gloria: forse morirà e sarà onorato come Eroe.

Passano gli anni, passano i decenni. Drogo si ammala, sa di dover morire…

Arrivano i Tartari!!!

Ma Drogo è spostato nelle retrovie. In prima linea sarebbe solo un impaccio.

E lì aspetta serenamente il Nemico che tutti ci aspetta.

Non si lamenta né impreca (presumo che abbia letto i classici dello stoicismo).

Riposa in pace, capitano Drogo.
perrin

Published in: on luglio 16, 2020 at 10:13 am  Comments (2)