AU NOM DU PEUPLE… ma cosa significa veramente POPOLO?

popoloeinsalvi
Popolo (people, peuple, pueblo, povo, volk, lyudi) è una parola importantissima che ha molti significati.

E’ come la parola amore, che può significare cose diversissime (affetto, dedizione disinteressata, desiderio carnale ecc); ma se ci mettiamo a parlare dell’amore non la finiamo più, perciò torniamo al popolo.

C’è un ventaglio di definizioni e non ho lo sbattimento di elencarle tutte: eccone tre.

  • popolo è l’insieme di tutte le persone (ma proprio tutte, anche i sovrani) che abitano (=popolano) un territorio; nel Referendum del ’46 andò a votare anche re Umberto perché era parte del popolo italiano (ebbe il buon gusto di astenersi per il quesito monarchia-repubblica, ma votò per la Costituente)
  • popolo è l’insieme della gente comune contrapposta all’upper class (nobiltà, optimates, la Casta ecc); nell’inno Avanti popolo alla riscossa… popolo tende a equivalere a proletariato.
  • popolo può essere inteso come volgo (da cui deriva il tedesco VOLK?); quando la GB votò per rimanere o meno nella UE decine di scienziati (Hawking, Higgs, Gurdon ecc) scrittori, musicisti, attori (Emma Thompson, Benedict Cumberbatch, Jude Law ecc) si dichiararono per il remain; ma il “popolo” (quello che preferisce farsi un selfie a prendere in mano un libro) votò diversamente.

Domanda. Secondo voi, quelle/i che votano Front National hanno letto libri più impegnativi di Asterix?
asteri

Published in: on aprile 24, 2017 at 5:25 pm  Comments (2)  
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breve storia del Babà

L’immagine del babà al rhum postata l’altro ieri ha suscitato interesse.

Vale la pena approfondire.
babbà
Adottato all’unanimità dall’Unione Europea come simbolo della dolcezza e della felicità (è stato deciso stanotte in una riunione ad altissimo livello, nella sala degli Orazi in Campidoglio) il Babà piace a tutti.

I francesi lo definiscono “un gateau a pate légère imbibé d’eau-de-vie”, mentre per i tedeschi è “ein hoher, runder Napfkuchen aus susen Hefeteig, der nach dem Bachen mit einer Mischung aus Lauterzucker und Rum getrankt wird” (provate a pronunciarlo in fretta: sembra la raffica di una mitragliatrice!)

In spagnolo è “un dulce elaborato en el horno; la masa (mas ligera que la del bizcocho) està remojada en licor, generalmente ron o limoncello”

Ci sarebbe una definizione in inglese; ma tanto hanno deciso di uscire dall’Unione… Peggio per loro.

Comunque la storia babaresca coinvolge un re polacco (Stanislaw Comesiscrive), sua figlia Maria (che sposò re Luigi XV di Francia, portando a Parigi la ricetta) e il cuoco napoletano Angeletti che nel 1836 scrisse un manuale culinario ecc.

Queste informazioni le ho desunte da Wikipedia, dove si legge tra l’altro che “pure se ‘e napulitane dicene ca sto dolce è ‘o loro, fuje originario d’ a Pulonnia”
rum
Post Scriptum letterario. Uno degli accampamenti che i legionari hanno costruito intorno al villaggio di Asterix & Co si chiama proprio BABAORUM

Published in: on marzo 26, 2017 at 12:40 pm  Comments (2)  
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Premio Nobel? Mah, non so… ho degli impegni…

bobQuesta mattina ero a scuola. Devo preparare il torneo di Bookland (abbinare le classi, stabilire le date, ecc) e mi tocca frequentare le sale insegnanti più di quando insegnavo.

Ma stamattina non sono i miei tabelloni e i miei pennarelli a interessare le colleghe. Vogliono sapere cosa penso di Bob Dylan e del suo rifiuto di andare a Stoccolma (magari ci ripensa? tu cosa dici?)

A domanda rispondo. La Fondazione Nobel avrebbe dovuto sondare l’interessato prima di dare l’annuncio ufficiale.

In passato si faceva così: prima di premiare Solzentinsyn o Neruda si sondò (eccome si sondò: in caso contrario dovevano raccogliere i cocci, come nel caso di Sartre).

Ma il caso di Dylan è diverso da quello di Sartre. Non è un rifiuto ideologico. Semplicemente quell’odore di muffa scandinava non gli piace. E’ sempre stato un fiero anticonformista e come pretendete che si metta la cravatta?

Insomma, bisognava sondare.
nob

Published in: on novembre 17, 2016 at 6:39 pm  Lascia un commento  

IO SONO FUOCO (in attesa di Camilleri)

Chi mi conosce mi regala libri. Si fa sempre bella figura a regalare un libro (e, generalmente, costano poco).

E così eccomi di fronte a IO SONO FUOCO, biografia romanzata di Michelangelo.
fuoco
Si immagina che Mike Michelangelo scriva (al termine della sua esistenza) una lunghissima lettera al nipote Leonardo. Racconta delle sue opere, dei fatti della sua giovinezza, dei suoi dubbi e delle sue amarezze; ma soprattutto racconta dei personaggi più rilevanti incontrati tra Firenze e Roma. Da Leonardo da Vinci (non andarono mai d’accordo) a Savonarola (lo accusa di voler diventare “dittatore” di Firenze), da Lorenzo il Magnifico a Giulio II.

La parte più riuscita è proprio quella dedicata a papa Giulio: “aveva un carattere terribile” (anche Michelangelo aveva un caratteraccio; forse è per questo che i due si intendevano così bene).

Bella pagina anche quella dedicata alla “Pietà Rondanini”, il misterioso gruppo marmoreo a cui Mike lavorò fino all’ultimo (pare che volesse ornarne la sua tomba, a Roma). La figura di Cristo, afferma l’artista, “torna all’interno del grembo della Madre, risucchiato dal suo amore immenso”

E adesso mi preparo a L’ALTRO CAPO DEL FILO di A. Camilleri: gli ho dato una scorsa veloce; promette bene.

Domanda finale: perché ho cominciato da Costantino D’Orazio e ho lasciato come dessert Andrea Camilleri? Confesso che la lingua Italo-Vigatese mi crea qualche problema.

So che “taliari” significa scrutare, che “spiari” sta per chiedere, che quando Moltalbano parla di “cabbasisi” non allude al regno vegetale, che “nonsi” è contrazione di nossignore… ma nel complesso faccio fatica.

Ma ne vale la pena.
camill

Published in: on novembre 16, 2016 at 9:43 am  Lascia un commento  
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CHE PALLE ‘STO ALLOUIN…..

Detesto questa americanata chiamata Hallowen.

Colleghi più dotti di me mi hanno spiegato che è una cosa seria: il capodanno celtico, il demonico in Platone e in Eric Pryzwara, il timore della morte che viene esorcizzato…

Ma a me sembra soltanto una bieca drittata dei commercianti per vendere la loro paccottiglia a un target particolarmente indifeso.

Un po’ come San Valentino e la festa della mamma. Anzi peggio, perchè l’amore (anche se estremamente banalizzato) merita rispetto. Ma qui si fa leva su istinti particolarmente torbidi: la paura (e insieme il fascino) della morte, il culto dell’irrazionalità, il sadismo.

Già, il sadismo: si vendono dei ragni di plastica o di stoffa molto realistici che, gettati all’improvviso sui vestiti o sul banco di bimbe o bimbi, non mancano di un certo effetto. E così via.

Non voglio fare il moralista. Ma se penso che negli anni sessanta i cartoni di TOM E JERRY erano stati messi fuori legge in Svezia (c’era troppa violenza, dicevano) mi sembra che siamo passati da un eccesso all’altro.
hallo

Io, ITAB (rispettosa supplica alla regina Elisabetta II)

Graziosa Maestà, così non va!
elisa
Protesto, col dovuto ossequio, per l’assenza del gruppo linguistico bolognese nella classificazione che il Suo governo ha operato negli studenti provenienti dalla nostra penisola.

Classificazione che, com’è noto, distingue tra

  • Ita (Italian)
  • Itan (Italian Napoletan)
  • Itas (Italian Sicilian)

E noi bolognesi? Perché si nega il nostro sacrosanto diritto a essere etichettati come Itab?

Per noi bolognesi, Maestà, imparare l’inglese è difficile, veramente difficile. Linguisticamente noi deriviamo da re Alboino… quel simpaticone che fece bere il vino alla moglie Rosmunda (vabbé, è una storia lunga; ne parliamo la prossima volta).

Per fare il primo esempio che mi viene in mente pensi, Graziosa Maestà, che l’espressione avverbiale al giorno d’oggi (nowadays, nella Sua bella lingua) a Bologna si traduce con al dé d’incù (pronunciato in fretta suona malissimo!)

Ecco la nostra proposta, Vostra Maestà. I vostri burocrati inseriscano la voce ITAB e noi verremo tutti a studiare l’inglese da voi. Sarà un vero piacere imparare la lingua di Shakespeare e di John Lennon da insegnanti come Judi Dench, Emma Thompson, Maggie Smith ecc

Prometto di dedicare il prossimo post a un elenco delle migliori insegnanti del mondo anglosassone. Perciò (per un ovvio riguardo per la Maestà Vostra) escluderò dall’elenco alcune insegnanti boccaccesche che negli anni ’70 furoreggiavano dalle nostre parti.
edv

Published in: on ottobre 15, 2016 at 10:16 am  Comments (2)  
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Morte accidentale di un Dario

Caro Dario, non ti dimenticare di noi nel paradiso dei giullari, dove certamente sei stato accolto con un grande applauso.

Qui stiamo diventando dei musoni, lo sai, e abbiamo bisogno del tuo esempio per non perdere la voglia di scherzare.

Dacci un po’ del tuo lombardo spirito beffardo e della tua gioia di vivere!
fo

Published in: on ottobre 13, 2016 at 2:47 pm  Lascia un commento  
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La prima volta che… mi accorsi che non c’era da fidarsi dei grandi

Andavo alle elementari, in quinta. C’era un concorso radiofonico: UN AMICO CHE VALE UN TESORO.

La Rai chiese a me e a millantamila miei coetanei di scrivere a Via Arsenale 21 (Torino) su quale fosse il nostro personaggio preferito.

Scelsi Paperino.
don
Avrei scritto Tiramolla sulla lettera. Era un personaggio che mi piaceva molto per la sua pigrizia (ma diventava riluttante alleato nelle imprese di Cucciolo e Beppe). Però Tiramolla nell’elenco (che comprendeva eroi come Sandokan e Nembo Kid) non c’era.
tir
Alla fine chi vinse?

Dopo il turno eliminatorio, gli ottavi di finale, i quarti ecc in finale arrivarono

  1. i Ragazzi del libro Cuore
  2. Procopio (che vinse), personaggio creato dal fumettista L. Landolfi per il settimanale Vittorioso

Mi sono sempre rifiutato di accettare quel risultato.

  • anche se il Vittorioso aveva una discreta tiratura non era all’altezza di Topolino (che in quegli anni stampava più di un milione di copie); L’Intrepido vendeva circa 700.000 copie la settimana e neanche Il Monello scherzava… possibile che un poliziotto italo-americano col naso a patata piacesse tanto?
  • ancora meno convincente il successo di Garrone, Derossi etc; anche ammettendo che decine di migliaia di maestre lavassero il cervello dei loro alunni tanto da far loro votare in tal senso, quanti voti potevano ottenere?
  • non venne comunicato il numero dei voti, ma io e tanti miei coetanei eravamo convinti che si trattasse di una bufala enorme; e continuo a pensarla così

pro

Published in: on giugno 17, 2016 at 11:09 pm  Comments (3)  
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Morire, dormire… dormire, forse sognare… (omaggio a Giorgio Albertazzi)

Ciao, Giorgio.

Scrivo due righe per ricordare che grande attore sei stato.

Lo faccio con qualche giorno di ritardo; ma sai, sono un pigrone… e comunque non avevo pronto il “coccodrillo”

Sei stato il principe Myskin e l’imperatore Adriano, Dante e Jekyll, don Giovanni, il cardinale Antonelli e Rodion Romanovic Raskolnikov.

Ma, soprattutto, Amleto.

La prima volta che ti ho sentito nel monologo (Teatro Duse, Bologna) era il dicembre del 1964; l’ultima (nello stesso teatro) era il gennaio 2013.
lecc
Ora ti sei addormentato. Quali sogni ti visiteranno nel sonno della morte?

Te li auguro pieni di musica e di belle donne.

Published in: on maggio 30, 2016 at 6:54 am  Lascia un commento  
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il meglio del peggio della pubblicità

Mi chiedo quale sarà la forma d’arte caratteristica del XXI secolo. Nell’800 fu l’opera lirica, nel 900 il lungometraggio cinematografico.
sivichaplin
Forse, in questo secolo, sarà lo spot pubblicitario. Un po’ avvilente… ma bisogna confrontarsi con la realtà.

Ci sono fantastiliardi in gioco e i creativi migliori sono contesi dalle agenzie di tutto il mondo

Personalmente odio il mondo fasullo dei messaggi pubblicitari, dove automobili nuove di zecca corrono su strade e ponti DESERTI (provate a filmarle in tangenziale o in Viale Zara nell’ora di punta!), famiglie mulinobianchesche sorridono beate e sdolcinate (mai che i bambini si sputino addosso i semi del cocomero… no, no, per carità! il cocomero non è chic…) e gatti/cani non fanno mai la cacca.

Tuttavia, in tanta abiezione, qualcosa di apprezzabile l’ho vista. Nei prossimi post ve ne citerò qualcuno, tra quelli apparsi recentemente sugli schermi, piccoli e grandi, del nostro Bel(?)paese.

E, prima ancora, proverò ad analizzare uno slogan che qualcuno molto furbo inventò tanto tanto tempo fa…

Published in: on novembre 30, 2015 at 7:54 pm  Comments (1)  
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