IL QUINTETTO BASE

Gesù, Giuseppe, Maria, l’asino e il bue: il quintetto base.

Poi c’è la panchina, naturalmente. I Magi soprattutto, che puoi ruotare sul perimetro e nei tiri da tre fanno, appunto, delle vere magie. E ci sono i pastori, gente solida in difesa (utilissima quando nell’area piccola c’è da fare a sportellate) e capacissima di andare in contropiede e schiacciare.

Tutti ugualmente importanti. Ma l’essenziale è IL QUINTETTO.

Quando difende a zona, non ce n’è per nessuno! E, ribadito il concetto, TANTI AUGURI A TUTTI

Published in: on dicembre 20, 2008 at 3:57 PM  Comments (4)  
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ULTIMATUM ALLA TERRA (1951 e 2008)

Se avete già visto il banale, anzi banalissimo, remake del 2008 non ho bisogno di dirvi niente.

Se non siete andati a vederlo, BEATI VOI che potete ancora risparmiare i soldi del biglietto!  In compenso, beccatevi la seguente TRAMA ESSENZIALE.

Arriva un alieno, che ha la faccia inespressiva di Keanu Reeves (si vede che gli alieni sono così, che ce voi fa’) e un robottone al seguito. Uno gli spara (ma è il modo di trattare i turisti, dico io?), ma poi lo si aggiusta. E MENO MALE sennò il robottone si arrabbia di brutto. L’alieno spiega che se noi terrestri continueremo di questo passo inquineremo in modo definitivo la Terra e i pianeti che avranno la sventura di ricevere la nostra visita. Uomo avvisato… E se ne va col robottone.

C’è materia per un buon film, ma è trattata male. Dopo mezz’ora ho sentito il desiderio di andare alla cassa per chiedere il rimborso (anche parziale) del biglietto. Ma tanto non me l’avrebbero dato. E fuori pioveva forte. Questo è il solo motivo per cui sono rimasto fino alla fine.

INVECE, nel 1951, ne fecero un bellissimo film. Ne avevo ricordi vaghissimi, ma ho trovato il DVD (da Balboni si trova quasi tutto) e me lo sono rivisto DOPO 55 ANNI.

Bel montaggio, primi piani melodrammatici (come usava allora); bella fotografia IN BIANCO E NERO.

Se siete talmente drogati dalla televisione che IL COLORE è sempre da preferire… non parlo più. Ma (credetemi) non c’è partita tra i due film.

Interessante differenza “storica”. Nel 1951 la crisi che gli alieni venivano a prevenire era una GUERRA NUCLEARE nello spazio, nel 2008 la guerra non spaventa più di tanto: la catastrofe temuta è di tipo ecologico.

SICCOME SONO OTTIMISTA mi aspetto che, come la guerra mondiale che ci si aspettava allora, anche la catastrofe ambientale sarà scongiurata. Magari tra 57 anni.

Published in: on dicembre 18, 2008 at 10:56 PM  Comments (3)  

MARLOWE INDAGA….

Ieri sera la 7 ha trasmesso MARLOWE INDAGA… Nessuno è perfetto.

Potete tranquillamente voltare pagina. Ma se siete ancora qui (che gentili!) aggiungo che ho tirato fuori il DVD di un vero capolavoro, IL GRANDE SONNO e mi sono divertito a fare confronti.

Perchè il filmetto (a colori) del 1978 è il remake del memorabile BIANCO E NERO del 1946.

Aperta parentesi. Non sono uno di quegli snob che il vero cinema è in bianco e nero, da Ninotchka a Otto-e-mezzo… il fatto è che IN QUESTO CASO non c’è partita, a prescindere. Chiusa parentesi.

Cominciamo dall’ambientazione. Non si capisce cosa ci faccia un detective americano a Londra: fa un po’ ridere. Non tanto ridere, per la verità. Se volete divertirvi rivolgetevi a W. Allen, detective in SCOOP. Marlowe sta bene in California, nel sottobosco criminale di Los Angeles o San Francisco.

Gli attori. Humphrey Bogart non è attingibile a Robert Mitchum (un bravo professionista, non di più), lo stesso vale per Lauren Bacall (con il dovuto rispetto per Joan Collins). Humphrey e Lauren erano una coppia formidabile, sullo schermo e nella vita: quindici anni insieme, senza mai steccare, è quasi un miracolo a Hollywood.

Quanto al sesso, nel film del ’46 (quello vero) era solo accennato. Usava così.

Nel remake la ninfomania della sorella minore è adeguatamente illustrata (nel ’78 si poteva fare), ma non c’è partita neanche su questo piano: Sarah Miles nuda non suscita neanche la metà delle emozioni di Martha Vickers vestita.

In conclusione, per il remake concordo con Morandini e Kezich: “sonnolento, noioso… assai adatto ad essere interrotto dalla pubblicità”

Published in: on dicembre 15, 2008 at 11:49 am  Comments (3)  
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BALLA COI LUPI, il romanzo e il film

La settimana scorsa la 7, una rete che ama il cinema di qualità, ha mandato in onda questo capolavoro e naturalmente me lo sono visto. E mi è venuta voglia di rileggere il romanzo, dopo tanti anni.

 Adesso posso METTERE IL SEGNO X alla solita domanda: meglio il romanzo o il film? BELLISSIMO L’UNO, BELLISSIMO L’ALTRO.

Film da oscar (ne ha vinti sette), diretto e interpretato da Kevin Costner nel 1990. E tratto dal romanzo omonimo di Michael Blake, che ha curato (logicamente) la sceneggiatura. In America gli scrittori non trovano sconveniente collaborare col mondo del cinema. Non hanno la puzza sotto il naso, come spesso succede qui.

Naturalmente il linguaggio visivo ha le sue esigenze. Viene sacrificato l’aspetto psicologico, IL LUNGO E SFACCETTATO PROCESSO psicologico che conduce un ufficiale dell’Esercito americano a staccarsi dalle sue radici “bianche” e a solidarizzare con gli “indiani”. Ci sono le pagine del diario, riassunte. E ci sono molti primi piani, abbastanza inutili (secondo me) perchè la faccia di Kevin Costner tradisce ben poche emozioni.

Invece sullo schermo vengono enfatizzate scene che nel romanzo riempiono poche righe. Ad esempio la sanguinosa battaglia contro la tribù dei Pawnee (durante la quale Balla-coi-lupi dimostra capacità strategiche notevolissime) o la fiumana dei bisonti al galoppo.

Quanto al romanzo, ci sono delle pagine indimenticabili. La foresta sulla riva del fiume, che la ferocia dei cacciatori bianchi ha trasformato in un cimitero; il tentato suicidio di Mano-Alzata; il nascere della pensosa amicizia tra Balla-coi-Lupi e lo stregone Uccello-saltellante (nel film lo chiamano Uccello-scalciante, ma secondo me suona male); l’eroica azione del ten. Dunbar (un altro tentato suicidio) vista dal punto di vista cinico e bellicista dei suoi superiori.

E le interminabili riunioni del Consiglio degli Anziani. Dieci-orsi, il capo tribù, ha notato che le discussioni prolungate conducono all’indecisione e alla paralisi, perciò adotta una tattica interessante: si addormenta di colpo quando sente nascere la spirale dell’inconcludenza. Bisogna suggerire questa tattica ai nostri leaders.

Published in: on dicembre 11, 2008 at 9:03 am  Comments (6)  
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Lode a te, Severus…

NON AVEVO ALCUNA INTENZIONE di ritornare sull’argomento Harry Potter. Ma sono costretto a farlo.

Causa del ripensamento è la sottigliezza di Belphagor, che GIUSTAMENTE mi scrive che il personaggio più riuscito di tutta la saga è il prof. SEVERUS SNAPE (PITON nella versione italiana), per cui devo dedicare questo post a Severus. Oltrettutto si tratta di un ex-collega, perchè anch’io insegnavo Pozioni.

BALLA COI LUPI (su cui sto lavorando) può aspettare. Rimanendo sul tavolo sotto forma di draft.

Do per scontato che chi mi legge sappia tutto sul prof. Snape. In caso contrario SI DOCUMENTI per conto suo. Impiegherei troppo spazio per ricostruire il doppio-triplo-quadruplo gioco di chi FINGE di essere un traditore, infiltrato dai cattivoni nell’Ordine della Fenice.

In tutti i sette romanzi Severus Snape rimane un inestricabile enigma: lo stesso Harry Potter capirà soltanto alla fine che l’arcigno professore ha sacrificato la sua vita per lui, per via che sua (di Harry) madre Lily era stata il suo (di Severus) grande e unico amore. Ritengo che il capitolo in cui questo enigma viene finalmente svelato sia il più commovente di tutta la storia. Ma siamo nell’ambito del soggettivo.
snap

Mi permetto un’accostamento con un’altra storia, anche questa scritta da un’inglese. Avete letto TRAPPOLA PER TOPI di A. Christie? Anche qui una sorpresona attende chi si è scervellato per indovinare chi ha ucciso la signora Boyle. Naturalmente non vi dico chi è, per non rovinare la sorpresa a chi deve ancora leggerlo.

Mi fermo qui. Aggiungo solo che l’incredibile capacità di DISSIMULARE di Severus Snape ne avrebbe fatto un formidabile GIOCATORE DI POKER. Nell’ipotesi che i maghi giochino a poker.

Published in: on dicembre 10, 2008 at 5:15 PM  Comments (3)  
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ancora su IL MAGO

Molte sono le somiglianze tra la saga di Harry Potter e quella di Earthsea (le feste e il modo di mangiare alla Scuola dei Maghi, le rivalità e le invidie, il crudele Lord Benderesk che prefigura Voldemort, ecc) ma QUESTA VOLTA voglio soffermarmi sulla PRINCIPALE DIFFERENZA.

GED, il protagonista, combatte per centinaia di pagine con un oscuro demone. Viene chiamato SHADOW (l’Ombra) per comodità, ma secondo gli altri maghi non ha un nome. “Viene dal non-luogo dove non esistono i nomi” dice l’Arcimago Gensher.

Ma alla fine GED e L’OMBRA si affrontano nello scontro decisivo. E si fondono.

Perchè l’Ombra è solo la proiezione di Ged, della sua arroganza e del suo orgoglio di mago adolescente.

Secondo me questo lato oscuro del protagonista (che però troverà il suo equilibrio, come IL VISCONTE DIMEZZATO di Italo Calvino) merita molta attenzione. Chi possiede capacità non comuni (e quindi detiene un grande potere) rischia di montarsi la testa, di insuperbirsi. Questa è la regola, non l’eccezione.

Al contrario Harry Potter rimane sempre buono e altruista. Meglio per lui, naturalmente: ma non è realistico. Nella realtà un ragazzo, orfano e maltrattato per dieci lunghi anni da un’orribile coppia di zii, diventa quasi sempre uno psicopatico, collerico e incapace di controllarsi.

Published in: on dicembre 8, 2008 at 4:38 PM  Comments (4)  
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IL MAGO di Ursula K. Le Guin

Un ragazzino (non ha ancora 12 anni) scopre di avere capacità veramente insolite. A un certo punto arriva un uomo alto, appoggiandosi a un bastone, che gli dice: “Tu sei un giovane promettente. Vieni con me e diventerai un grande mago!”

E gli insegna come raggiungere la SCUOLA DEI MAGHI, dove il ragazzino incontrerà molti altri giovani che imparano, anno dopo anno, a perfezionare incantesimi…

Film già visto, dirà qualcuno. Qui si parla di Harry Potter, romanzo di Joanne K. Rowling, la quale riuscì a pubblicare il primo episodio nel lontano 1997…

NIENTE AFFATTO.

Nel 1968 (millenovecentosessantotto) l’americana Ursula Le Guin (credo ancora vivente) pubblicava A WIZARD OF EARTHSEA (trad. italiana IL MAGO, nel 1989) in cui l’apprendista mago si chiama GED, LO SPARVIERO, quello che lo manda a Roke (la scuola dei maghi) si chiama OGION IL TACITURNO e il rettore della scuola si chiama Arcimago NEMMERLE.

Siamo al limite del plagio. Ma naturalmente ci sono notevoli differenze.

I romanzi della Le Guin sono ambientati in Earthsea, un arcipelago immaginario, una specie di TERRA DI MEZZO dove c’è più mare che terra. Ambientazione tipo vichinghi (le navi vanno prevalentemente a remi), alla Tolkien insomma.

AL CONTRARIO la caratteristica delle storie potteresche (che spiega buona parte del suo enorme successo) è che sono ambientate nel presente, NEL MONDO CHE TUTTI NOI BABBANI CONOSCIAMO.

C’è il primo ministro britannico, informato ogni tanto dal suo omologo Ministro della Magia, c’è la stazione di King’s Cross, c’è la NOSTRA TELEVISIONE, c’è il BULLISMO (il cuginastro di Harry è a capo di una banda di bulli nell’episodio HP E L’ORDINE DELLA FENICE), c’è il divieto municipale di sprecare l’acqua durante la siccità estiva…

E c’è il mondo (ricco di fascino soprattutto per noi del continente) delle scuole inglesi d’elite, con le loro uniformi e i loro rituali pieni di sussiego.

C’è la rivalità tra i collegi (con il torneo sportivo), il prof. incazzato perchè deve fare una supplenza, l’intromissione del ministero (il personaggio Dolores Umbridge non vi fa venire in mente nessuno?) e la vita quotidiana nelle camerate dei collegiali.

Mi accorgo che sto andando fuori tema. Bisognerà tornare sulle altre incredibili coincidenze (?) tra IL MAGO e il maghetto.  Me ne occuperò la prossima volta.

Published in: on dicembre 5, 2008 at 1:49 PM  Comments (4)  
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IL CLUB DEGLI IMPERATORI

Nella graduatoria dei migliori film stranieri dell’attuale decennio NON HO INSERITO questo bel film del 2002.

Quasi me ne pento, adesso che ho trovato il DVD e me lo sto rivedendo con calma.

Trama. In un liceo dalle parti di Washington il prof. Hundert insegna storia antica. Un po’ troppo nozionistico (secondo me) e discutibile in alcune idee (Cicerone era davvero importante per capire la democrazia romana?) il professore si impegna a fondo nel suo lavoro ed è molto popolare presso gli studenti, specialmente quando batte un home run che manda la palla a sfondare un vetro dell’auto del preside.

Ma, un brutto giorno, arriva uno studente VS (veramente stronzo): Sedgewick, figlio di papà e pieno di soldi.

Mentre l’idealista prof si sforza di tirare fuori qualcosa di buono da lui, Sedgewick bara in continuazione. Arrivato in finale in una specie di gara tra gli studenti di storia, bara anche lì ma è smascherato. Tuttavia suo padre lo tira fuori dai guai e Sedgewick prende un immeritato diploma.

Venticinque anni dopo i due protagonisti si trovano di nuovo faccia a faccia. Sedgewick da stronzo semplice è diventato uno STRONZO AL CUBO, abile uomo d’affari e futuro senatore. Ma sarà sputtanato a dovere, davanti all’unica persona che gli stia a cuore: suo figlio.

Eccellente l’interpretazione di Kevin Kline nella parte del professore. Belle fotografia e colonna sonora.

Quanto alla mia classifica (per quello che vale) ho tempo fino al 31 dicembre 2009 per riscriverla.

P.S. Rivedendo il finale, mi torna in mente Primo Levi. Nel maledire quelli che non vorranno ricordare l’Olocausto, conclude “i vostri nati torcano il viso da voi” (è quello che avviene al cinico Sedgewick).

Published in: on dicembre 3, 2008 at 4:46 PM  Comments (6)  
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