IGNOBILI E INGUARDABILI FREGNACCE

Artemisia Sanchez: un po’ Robin Hood, un po’ Uccelli di rovo, un po’ Promessi sposi.

In Robin Hood, per la verità, i fuorilegge della foresta erano più svegli e NON SI LASCIAVANO PRENDERE DI SORPRESA come questi qua. Dovrebbero essere i briganti a sorprendere gli altri, non vi sembra?

In Uccelli di rovo c’erano degli ATTORI DEGNI DI QUESTO NOME. Se i nomi di Barbara Stanwyck, Christopher Plummer, Jean Simmons e Piper Laurie non vi dicono niente, pazienza. Ma lo stesso Richard Chamberlain (il più faccia-da-fotomodello di tutto il cast) sapeva recitare davvero la parte del prete innamorato. In questo caso hanno dato la parte a un manichino di incredibile cagneria.

Infine, l’autore di questa vaccata in 4 puntate (a parte i soliti anacronismi e i dialoghi pagati un tanto al chilo) deve essersi ispirato, dopo aver fumato qualcosa, alla storia di Renzo e Lucia. Solo che Lucia è diventata un’altera nobildonna (neanche capace di scegliersi delle cameriere fidate) e Renzo si è fuso con padre Cristoforo. Don Rodrigo viene ucciso dal Griso e al posto della peste c’è il terremoto che aggiusta tutto.

In sintesi, VISITATE LA CALABRIA che è un bellissimo paese e, già che siete lì, chiedete ai calabresi cosa pensano di questa fiction. Imparerete sicuramente delle parole che non si trovano nel vocabolario.

Published in: on dicembre 30, 2008 at 6:52 pm  Comments (2)  
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FUGA DAL NATALE

Film del 2004, diretto da Joe Roth, da un romanzo di John Grisham.

Oggi mi occupo solo del film, perchè il romanzo l’ho letto frettolosamente parecchi anni fa e NON me lo ricordo molto bene. La trama comunque non è cambiata.

I protagonisti, Mr. e Mrs. KRANK, sono rimasti soli (l’unica figlia è partita per il Sudamerica) e decidono di “saltare” il Natale. Hanno calcolato che costa troppo: i regali ai colleghi dell’ufficio, la festa della vigilia, i biglietti d’auguri, l’albero, ecc sono costosissimi e non danno loro alcuna gioia. Andranno in Crociera nei Caraibi: costa meno. Circondati dalla disapprovazione e dai dispetti dei vicini, i Kranks stanno per partire (è la mattina del 24) quando squilla il telefono: la figlia preannuncia il suo arrivo (per le 8 di sera) con il suo fidanzato Enrique, ansioso di partecipare a un natale secondo la tradizione yankee. In una frenetica gara contro il tempo i Kranks riescono (con l’aiuto dei vicini e della polizia locale) a organizzare una maxi festa. Spendendo un patrimonio.

Gli attori principali sono Tim Allen (lui), Jamie Lee Curtis (lei) e Dan Aykroyd (il sopracciò della consorteria dei vicini).

Complessivamente è molto divertente, soprattutto nella prima parte (fino alla fatale telefonata); poi diventa quasi una farsa. Nel finale appare anche Babbo Natale, sotto le spoglie di un vagabondo (nel romanzo non c’era, questo me lo ricordo) che nell’ultima inquadratura sale su un maggiolino Volkswagen trainato dalle solite 6 renne e se ne va.

Dedico questa recensione a quanti sono usciti esausti dalle rituali feste natalizie e (forse) un pensierino a fuggire da tutto ciò l’hanno fatto.

Published in: on dicembre 29, 2008 at 7:02 pm  Comments (1)  
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PICCOLI SUICIDI TRA AMICI

Breve ma sostanzioso romanzo del finlandese ARTO PAASILINNA.

TRAMA ESSENZIALE. Un pullman gran turismo attraversa l’Europa, dall’estremo nord della Norvegia alle Alpi Svizzere e alle scogliere dell’Algarve, nel sud del Portogallo. Trasporta i MORITURI ANONIMI, una specie di Club dei Suicidi. Hanno deciso di morire tutti insieme, ma scegliendo un bel posto. Arrivati sulle rive dell’Oceano ci ripensano: il lungo viaggio ha fatto rinascere in loro il gusto della vita.

Raccontata così, sembra una storia poco allegra. In realtà è un romanzo umoristico, di un umorismo tra il filosofico e il surreale.

Per dare un’idea, cito alcuni brani.

Dopo una vera battaglia con una comitiva di hooligans tedeschi, messi in fuga a bastonate, i suicidandi organizzano un allegro picnic notturno bruciando i ciocchi di betulla macchiati di sangue. “Fecero una gran bella fiamma: l’emoglobina degli hooligan lanciò fischi sinistri, ma familiari… l’allegria si propagò contagiosa…”

Ecco come viene epicamente descritta la notte di San Giovanni (cioè la Festa dell’Estate) in Finlandia. “Cinque milioni di guerrieri, prima della tenzone, si rimpinzano di grasse salsicce e costolette ai ferri, tracannando senza scrupoli per farsi coraggio e poi, al suono della fisarmonica, le truppe marciano all’assalto della depressione, arrivando a sopraffarla nel corso della notte dopo una lotta senza quartiere… Gioia e benessere trionfano, la malinconia è respinta e l’intera nazione, sbaragliato il cupo oppressore, può godersi almeno una notte all’anno di libertà”

Un romanzo nel romanzo: i Servizi Segreti del governo Finlandese seguono a distanza i progetti dei Morituri Anonimi, convinti che si tratti della copertura di misterioso intrigo internazionale. Alla fine della storia, di fronte al clamoroso ripensamento dei protagonisti, ci capiscono ancora meno e costituiscono una segretissima commissione di inchiesta per studiare il caso. Commissione che (a quanto dice l’autore) è ancora al lavoro.

 

Published in: on dicembre 27, 2008 at 6:23 pm  Lascia un commento  
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CINEMA A NATALE: la duchessa e il cosmo sul comò

I film migliori non arrivano sugli schermi in questo periodo.

I distributori sanno che va al cinema una gran massa di persone dal palato facile e i “prodotti” migliori li mandano in giro in autunno o nei mesi gennaio-febbraio-marzo. Fate uno sforzo di memoria: quando sono usciti in Italia i migliori del 2008, cioè GOMORRA, IL PETROLIERE, AMERICAN GANGSTERS, IO SONO LEGGENDA e BURN AFTER READING?

PREMESSO CIO’, un paio di bei film li ho visti.

ALDO GIOVANNI E GIACOMO hanno confezionato un buon prodotto, pieno di solido mestiere teatrale, aiutati da una brillante schiera di attrici (tra le quali Angela Finocchiaro). Migliore tra i quattro episodi, secondo me, il secondo: la surreale coppia parroco-sacrestano nella scena del confessionale ha strappato una risata omerica alla platea del Medica.

Ancora di più ho apprezzato LA DUCHESSA.

A metà strada tra ORGOGLIO E PREGIUDIZIO e MARIE ANTONIETTE.

KEIRA KNIGHTLEY (la bravissima interprete di ELIZABETH BENNETT) qui è un’inquieta nobildonna che ha sposato un duca (era meglio se sposava Mr. Darcy!) e si è MOLTO PENTITA di averlo fatto.

Tutto il pubblico, maschile e femminile, ha fatto il tifo per lei per 112 minuti e nel finale ho sentito i fazzoletti testimoniare la commozione. Splendidi i costumi (da Oscar secondo me, come da Oscar furono quelli di Milena Canonero) e perfetta l’ambientazione storica.

 

IL QUINTETTO BASE

Gesù, Giuseppe, Maria, l’asino e il bue: il quintetto base.

Poi c’è la panchina, naturalmente. I Magi soprattutto, che puoi ruotare sul perimetro e nei tiri da tre fanno, appunto, delle vere magie. E ci sono i pastori, gente solida in difesa (utilissima quando nell’area piccola c’è da fare a sportellate) e capacissima di andare in contropiede e schiacciare.

Tutti ugualmente importanti. Ma l’essenziale è IL QUINTETTO.

Quando difende a zona, non ce n’è per nessuno! E, ribadito il concetto, TANTI AUGURI A TUTTI

Published in: on dicembre 20, 2008 at 3:57 pm  Comments (4)  
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ULTIMATUM ALLA TERRA (1951 e 2008)

Se avete già visto il banale, anzi banalissimo, remake del 2008 non ho bisogno di dirvi niente.

Se non siete andati a vederlo, BEATI VOI che potete ancora risparmiare i soldi del biglietto!  In compenso, beccatevi la seguente TRAMA ESSENZIALE.

Arriva un alieno, che ha la faccia inespressiva di Keanu Reeves (si vede che gli alieni sono così, che ce voi fa’) e un robottone al seguito. Uno gli spara (ma è il modo di trattare i turisti, dico io?), ma poi lo si aggiusta. E MENO MALE sennò il robottone si arrabbia di brutto. L’alieno spiega che se noi terrestri continueremo di questo passo inquineremo in modo definitivo la Terra e i pianeti che avranno la sventura di ricevere la nostra visita. Uomo avvisato… E se ne va col robottone.

C’è materia per un buon film, ma è trattata male. Dopo mezz’ora ho sentito il desiderio di andare alla cassa per chiedere il rimborso (anche parziale) del biglietto. Ma tanto non me l’avrebbero dato. E fuori pioveva forte. Questo è il solo motivo per cui sono rimasto fino alla fine.

INVECE, nel 1951, ne fecero un bellissimo film. Ne avevo ricordi vaghissimi, ma ho trovato il DVD (da Balboni si trova quasi tutto) e me lo sono rivisto DOPO 55 ANNI.

Bel montaggio, primi piani melodrammatici (come usava allora); bella fotografia IN BIANCO E NERO.

Se siete talmente drogati dalla televisione che IL COLORE è sempre da preferire… non parlo più. Ma (credetemi) non c’è partita tra i due film.

Interessante differenza “storica”. Nel 1951 la crisi che gli alieni venivano a prevenire era una GUERRA NUCLEARE nello spazio, nel 2008 la guerra non spaventa più di tanto: la catastrofe temuta è di tipo ecologico.

SICCOME SONO OTTIMISTA mi aspetto che, come la guerra mondiale che ci si aspettava allora, anche la catastrofe ambientale sarà scongiurata. Magari tra 57 anni.

Published in: on dicembre 18, 2008 at 10:56 pm  Comments (3)  

UNA BARCA NEL BOSCO

Romanzo di Paola Mastrocola. Ha vinto il premio Campiello nel 2004.

Trama. Un quattordicenne siciliano, studente modello alle medie (è un cannone in latino), va a Torino per frequentare il liceo. Inizialmente è rifiutato dai compagni: è povero, non veste alla moda, soprattutto non fa copiare. Poi si adegua, sforzandosi di fare errori nelle traduzioni per scendere al livello degli altri. Si fa qualche amico, ma resta sostanzialmente un solitario. Si diploma, poi si laurea in giurisprudenza, ma i suoi sogni di carriera universitaria sono stroncati sul nascere. Fortunatamente ha ereditato un bar-tavola-calda e si mantiene con quello. E DIVENTA ANCHE FAMOSO per una sua originalissima trovata: non vi dico quale, ma vi suggerisco che ha a che fare col BOSCO del titolo.

A parer mio una delle storie migliori degli ultimi anni. Acuta, ironica e malinconica.

Acuta nell’analizzare il comportamento dei giovani modaioli e superficiali che infestano certi licei, ironica nel descrivere la “settimana dell’accoglienza”  (il protagonista è l’unico che viene da fuori Torino, ma lui vorrebbe solo studiare) e malinconica nel sottolineare che, se non sei raccomandato, puoi fare la più bella tesi del mondo, ma vai poco in là…

Ma non mancano i momenti toccanti. Come quando il protagonista rievoca i suoi anni siciliani e la sua prof delle medie. E nel finale quando si rivolge al padre, che nel frattempo è morto (tu mi hai fatto questa cosa orribile: non si fa così, papà…), e gli dice che gli ha sempre voluto bene, anche se non trovava mai le parole per dirlo.

Published in: on dicembre 17, 2008 at 9:22 pm  Lascia un commento  
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MARLOWE INDAGA….

Ieri sera la 7 ha trasmesso MARLOWE INDAGA… Nessuno è perfetto.

Potete tranquillamente voltare pagina. Ma se siete ancora qui (che gentili!) aggiungo che ho tirato fuori il DVD di un vero capolavoro, IL GRANDE SONNO e mi sono divertito a fare confronti.

Perchè il filmetto (a colori) del 1978 è il remake del memorabile BIANCO E NERO del 1946.

Aperta parentesi. Non sono uno di quegli snob che il vero cinema è in bianco e nero, da Ninotchka a Otto-e-mezzo… il fatto è che IN QUESTO CASO non c’è partita, a prescindere. Chiusa parentesi.

Cominciamo dall’ambientazione. Non si capisce cosa ci faccia un detective americano a Londra: fa un po’ ridere. Non tanto ridere, per la verità. Se volete divertirvi rivolgetevi a W. Allen, detective in SCOOP. Marlowe sta bene in California, nel sottobosco criminale di Los Angeles o San Francisco.

Gli attori. Humphrey Bogart non è attingibile a Robert Mitchum (un bravo professionista, non di più), lo stesso vale per Lauren Bacall (con il dovuto rispetto per Joan Collins). Humphrey e Lauren erano una coppia formidabile, sullo schermo e nella vita: quindici anni insieme, senza mai steccare, è quasi un miracolo a Hollywood.

Quanto al sesso, nel film del ’46 (quello vero) era solo accennato. Usava così.

Nel remake la ninfomania della sorella minore è adeguatamente illustrata (nel ’78 si poteva fare), ma non c’è partita neanche su questo piano: Sarah Miles nuda non suscita neanche la metà delle emozioni di Martha Vickers vestita.

In conclusione, per il remake concordo con Morandini e Kezich: “sonnolento, noioso… assai adatto ad essere interrotto dalla pubblicità”

Published in: on dicembre 15, 2008 at 11:49 am  Comments (3)  
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La ricerca della felicità

Film di Gabriele Muccino del 2006. Primo (e spero non ultimo) girato in America, con cospicuo budget e un big actor, Will Smith.

Trama. Un piazzista ambizioso ma sfortunato finisce letteralmente sul lastrico per una speculazione sbagliata. La moglie se ne va, lasciandogli il figlio di 6 anni. Non si perde di coraggio, però, e dopo sei mesi di sforzi e di FAME riesce a trovare un lavoro adeguato alle sue capacità e (quello che più gli sta a cuore) benessere al figlio.

A noi italiani fa un po’ impressione vedere una scena in cui padre e figlio passano la notte dormendo nei bagni della metropolitana. Da noi FINORA è molto improbabile che uno da ricco finisca così (c’è sempre la famiglia, gli amici…) ma in America non è sembrato tanto strano.

Da loro succede spesso. Infatti nella produzione e nella presentazione del film è stato molto utile il vero Chris Gardner, miliardario californiano che da giovane ha avuto davvero alti e (molto) bassi così.

E poi c’è un altro fatto. Un italiano (in genere) se si trova con l’acqua alla gola SI ADATTA e va a fare il cameriere, il postino, il buttafuori in discoteca, ecc. Là il protagonista mira in alto: sa quello che è veramente capace di fare, il piazzista (difatti ha il dono di chiacchierare in modo convincente), sa dove vuole arrivare e bullshit! ci arriverà.

Due righe su Will Smith (grande attore a cui penso di dedicare un post in futuro): all’inizio della carriera era condannato a parti da CARINO, da brillante. Ha cominciato in TV, poi è stato grande in SEI GRADI DI SEPARAZIONE. Fa l’eroe in INDIPENDENCE DAY e in MEN IN BLACK, ma secondo me ha delle grandi capacità come attore drammatico. E questa ricerca della felicità è una buona prova.

Infine, CONSIDERAZIONE STORICO-FILOSOFICA.

Nella DICHIARAZIONE DI INDIPENDENZA del 1776, sono elencati i diritti inalienabili dell’uomo: vita, libertà e ricerca della felicità. Badate, è un diritto ricercare la felicità, non essere felici.

Non facciamoci illusioni. Vivono FELICI E CONTENTI solo i personaggi di certe favole. Però, se c’è qualcosa che somiglia alla perfetta felicità, secondo me, è proprio la lotta per aiutare e proteggere i propri figli.

Published in: on dicembre 14, 2008 at 4:59 pm  Comments (2)  
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BALLA COI LUPI, il romanzo e il film

La settimana scorsa la 7, una rete che ama il cinema di qualità, ha mandato in onda questo capolavoro e naturalmente me lo sono visto. E mi è venuta voglia di rileggere il romanzo, dopo tanti anni.

 Adesso posso METTERE IL SEGNO X alla solita domanda: meglio il romanzo o il film? BELLISSIMO L’UNO, BELLISSIMO L’ALTRO.

Film da oscar (ne ha vinti sette), diretto e interpretato da Kevin Costner nel 1990. E tratto dal romanzo omonimo di Michael Blake, che ha curato (logicamente) la sceneggiatura. In America gli scrittori non trovano sconveniente collaborare col mondo del cinema. Non hanno la puzza sotto il naso, come spesso succede qui.

Naturalmente il linguaggio visivo ha le sue esigenze. Viene sacrificato l’aspetto psicologico, IL LUNGO E SFACCETTATO PROCESSO psicologico che conduce un ufficiale dell’Esercito americano a staccarsi dalle sue radici “bianche” e a solidarizzare con gli “indiani”. Ci sono le pagine del diario, riassunte. E ci sono molti primi piani, abbastanza inutili (secondo me) perchè la faccia di Kevin Costner tradisce ben poche emozioni.

Invece sullo schermo vengono enfatizzate scene che nel romanzo riempiono poche righe. Ad esempio la sanguinosa battaglia contro la tribù dei Pawnee (durante la quale Balla-coi-lupi dimostra capacità strategiche notevolissime) o la fiumana dei bisonti al galoppo.

Quanto al romanzo, ci sono delle pagine indimenticabili. La foresta sulla riva del fiume, che la ferocia dei cacciatori bianchi ha trasformato in un cimitero; il tentato suicidio di Mano-Alzata; il nascere della pensosa amicizia tra Balla-coi-Lupi e lo stregone Uccello-saltellante (nel film lo chiamano Uccello-scalciante, ma secondo me suona male); l’eroica azione del ten. Dunbar (un altro tentato suicidio) vista dal punto di vista cinico e bellicista dei suoi superiori.

E le interminabili riunioni del Consiglio degli Anziani. Dieci-orsi, il capo tribù, ha notato che le discussioni prolungate conducono all’indecisione e alla paralisi, perciò adotta una tattica interessante: si addormenta di colpo quando sente nascere la spirale dell’inconcludenza. Bisogna suggerire questa tattica ai nostri leaders.

Published in: on dicembre 11, 2008 at 9:03 am  Comments (6)  
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