Colin Firth

Sono curioso di vedere IL DISCORSO DEL RE.

Tra l’altro, voglio vedere come recita C. Firth nell’interpretare un Re suo malgrado, insicuro e balbuziente.

Firth è un attore veramente versatile. Lo ricordo come l’arrogante Lord Wessex di SHAKESPEARE IN LOVE, il pittore Vermeer in LA RAGAZZA CON L’ORECCHINO DI PERLA, l’amaro Mr. Whittaker in EASY VIRTUE, il cinico lord Wotton in DORIAN GRAY.

E se la cava alla grande anche nei ruoli brillanti: L’IMPORTANZA DI CHIAMARSI ERNEST (è Jack Worthing), LOVE ACTUALLY, BRIDGET JONES, UN MARITO DI TROPPO, MAMMAMIA! ecc.

Vedremo.

Intanto un post scriptum. All’inizio di ogni mese mi chiedo: chi avrà preso di mira il grande Stefano? quale film verrà parodiato su CIAK?

Probabile bersaglio: LA BELLEZZA DEL SOMARO, con quella consorteria di ricconi di sinistra (Disegni li sbeffeggia spesso) complicati e velleitari.

Ma non trascurerei SKYLINE (chi l’ha visto me lo descrive come mostruosamente brutto) o IMMATURI (ma è uscito solo 8 giorni fa e forse non c’era tempo).


La vita è bella (per non dimenticare)

Ieri sera su IRIS trasmettevano questo bel film di R. Benigni.

La prima volta che l’ho visto (Natale del 1997) NON mi era piaciuto l’intrecciarsi di comico (la prima parte) e patetico.

Ma poi mi sono ricreduto. C’è una logica in questo contrasto: il protagonista, così gagliardamente sbruffone, non si lascia avvilire dalla terribile vita del Lager e riesce con le sue tenere bugie a salvare il figlio dalla disperazione.

Gli Oscar, al miglior film-di-lingua-non-inglese, e all’interpretazione di Benigni erano ben meritati.

Come potevano due manichini inespressivi come Tom Hanks e Nick Nolte e un Jan Mc Kellen non al massimo della forma battere il nostro bertoldesco giullare?

Published in: on gennaio 28, 2011 at 6:09 pm  Comments (6)  
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Ciao, Mario…

Sei stato un grandissimo attore. Ti ho visto a teatro (nella Mandragola), ti ho visto al cinema con grandi registi: Scola, Wertmuller, Petri (ve lo ricordate in A CIASCUNO IL SUO?), Bolognini, Dino Risi e Luigi Magni.

Se incontri Monicelli, salutalo da parte nostra.

Published in: on gennaio 26, 2011 at 2:47 pm  Comments (1)  
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IMMATURI, molti bravi attori sprecati

Tentativo (non proprio riuscito) di inseguire il successo di NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI. Dopo aver sintetizzato la (balorda) trama del film, dirò qualcosa degli attori principali.

Un gruppo di amici, dovendo rifare l’esame di maturità 20 anni dopo, si ritrovano, litigano, fanno la pace e (in parte) maturano. Qualcuno accetterà un figlio non desiderato, altri troveranno il Vero Amore.

Gli interpreti (a parte Raoul Bova, inespressivo come sempre) lavorano bene, con un impegno degno di miglior sceneggiatura:

  • Ricky Memphis è Lorenzo, un “bamboccione” che non vuol rinunciare alle comodità della coabitazione con mamma e papà (anzi convince un coetaneo che invece vuol vivere da solo, nella scena migliore del film)
  • Francesco Mattioli è il papà
  • Giovanna Ralli è la mamma
  • Barbora Bobulova è Luisa, quella che farà cambiare idea a Lorenzo
  • Ambra Angiolini (che nella realtà ha 33 anni) è Francesca, che deve disintossicarsi da uno smodato appetito sessuale (parte forse autobiografica)
  • un discorso a parte, infine, su Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu; sono due attori bravissimi, non solo televisivi (li ho apprezzati in tanti sketches, ad esempio in Camera Cafè) e non solo in ruoli brillanti (in …E SE DOMANI Luca aveva un ruolo veramente drammatico); beh, stavolta sono davvero SPRECATI: uno finge di essere sposato per non legarsi definitivamente (in questa parte si era cimentato ben diversamente Cary Grant), l’altro è un erotomane che rimpiange Cicciolina e Moana

Alla fine tutti esultano: hanno superato l’esame prendendo tutti 60!

Vagli a spiegare che oggi 60 è il voto minimo e non il massimo.


comico e sentimentale insieme…

Ieri sera ho rivisto CHE BELLA GIORNATA (il mercoledì si paga meno) e mi sono chiesto ancora: perché tanto successo (si prevedono 40milioni di incasso totale) per una storia mediocre come questa?

TEMA: perché questo film piace tanto?

SVOLGIMENTO: si ride (bisogna riconoscerlo: in sala si ride) degli strafalcioni e delle gag (ad esempio, il quadro rimesso al suo posto davanti a una folla attonita e alla squadra della polizia scientifica) e ci si commuove un po’ quando l’ignorantissimo protagonista si innamora della coltissima Farah.

E’ una commedia, in sintesi, che miscela comicità e love story, nella tradizione di POVERI MA BELLI, PANE AMORE E FANTASIA… E non dimentichiamo TOTO’ PEPPINO E LA MALAFEMMINA, con il castissimo e improbabile amore tra Teddy Reno e la sciantosa.

Ma c’è stato un film (pensavo tornando a casa) che ha unito la comicità e il sentimento in modo pressoché perfetto… e quando sono arrivato ho messo su il DVD di LUCI DELLA CITTA’

Non è proprio la stessa cosa… come sa chi conosce questo capolavoro.

Per chi non l’ha presente, invece, prometto un post a breve termine.

Voglio solo anticipare che Chaplin (che era un perfezionista come attore e come regista) impiegò 179 giorni per le riprese! Credete che i dirigenti della Medusa (o di Raicinema) spenderebbero tanto tempo?

Cosa c’è dopo la morte?

Non aspettatevi che ve lo dica io. Né che ve lo dica il film HEREAFTER diretto da Clint Eastwood. Clint non lo sa e non pretende di saperlo. E’ solo un film, come gli spot del caffè Lavazza (ambientati in un paradiso surreale) sono solo spot.

Un bel film. Ottimamente diretto e ottimamente fotografato (non mi meraviglierebbe un Oscar a Tom Stern) con colori che a volte si nascondono nel grigio e nel nero. Tinte adatte alla morte, appunto.

All’inizio una scena spettacolare (lo tsunami, ricreato digitalmente alle Hawaii), poi il montaggio alterna le storie dei tre protagonisti con un buon ritmo. Lo spettatore capisce che le trame confluiranno e resta incollato alla poltrona in attesa del finale.

TRAMA ESSENZIALE. George (Matt Damon) ha poteri medianici. Tocca le mani di una donna o di un uomo e sente la presenza di persone morte, a lei/lui care. Potrebbe farci una barca di soldi, ma non vuole. Posso capirlo: che razza di vita diventerebbe la sua?

Va a Londra (ha una lodevole passione per Dickens e le sue opere) e la sua storia si intreccia con quella di Marie (che ha visto la morte in faccia) e di Marcus, che ha visto morire il gemello e non si rassegna a non vederlo più.

Apprezzabile la delicatezza con cui viene trattato un argomento simile. Apprezzabilissimo il fatto che NON si voglia descrivere l’aldilà: le immagini sfocate che appaiono sullo schermo sono nella mente di George, non necessariamente nella realtà.

E molte cose restano non dette (meglio così, non vi pare?): ad esempio

  • il berretto che Jason fa volar via dalla testa del fratello ha un significato simbolico o è una mossa tattica per impedirgli di salire sulla metropolitana a Charing Cross?
  • cosa aveva da farsi perdonare il padre della brunetta, interpretata da Bryce Dallas Howard?
  • la medium svizzera è “fasulla” come tanti altri imbroglioni che attraversano questa storia o davvero comunica con i morti?

Comunque è  giusto che lo spettatore resti nel dubbio. Questo film non pretende di dare certezze. E’ solo un bel film.

Published in: on gennaio 15, 2011 at 8:15 pm  Comments (6)  
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Tra Checco Zalone e Clint Eastwood….

….c’è di mezzo un mare, anzi un oceano.

HEREAFTER e CHE BELLA GIORNATA sono film diversissimi e diversissimo è il mio giudizio.

A HEREAFTER dedicherò il prossimo post. Per il momento mi limito a osservare che il pubblico italiano non ha mai amato storie in cui si parli della morte, direttamente o indirettamente.

Siamo fatti così. Sappiamo di dover tutti morire, ma alludere a questa incontestabile verità induce i più a gesti poco eleganti. Perciò film (tragici o comici) che parlino della morte e di un’eventuale vita futura da noi hanno vita difficile.

Un esempio: https://ilbibliofilo.wordpress.com/2009/02/28/fantasmi-a-roma-il-film/

Quanto a CHE BELLA GIORNATA (che invece ha avuto un eccezionale successo di pubblico) non dirò che è brutto. Strappa il sei, inteso come sufficienza. Fa comunque riflettere su quale brutto paese abitiamo. Cito alcuni episodi:

  • il padre del protagonista è (più che un militare) un MERCENARIO (gli piace andare in missione all’estero per stare lontano dalla moglie) e si rallegra al pensiero che la guerra in medioriente possa coinvolgere anche l’Iran; così guadagnerà di più
  • un maresciallo dei carabinieri ricatta un parroco (restio ad accettare una musulmana come madrina di battesimo) dicendogli “vuoi che la tolga la multa a tua nipote o no?”
  • un vigile urbano non multa un motociclista senza casco; è troppo impegnato a chiudere una strada pubblica per una festa privata (il battesimo di cui sopra)

Eccetera. In questa commediola si descrive un’Italia cinica e qualunquista, dove studiare non serve a niente e gli incompetenti trionfano.

In sintesi si ridacchia, ma in bocca resta l’amaro.

Published in: on gennaio 12, 2011 at 12:42 pm  Comments (4)  
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domanda facile facile

La domanda è: COSA HANNO IN COMUNE I DUE FILM CHE IN QUESTA STAGIONE (da Ferragosto in poi) HANNO INCASSATO DI PIU’?

I film in questione sono

  1. BENVENUTI AL SUD (quasi 30milioni di euro)
  2. LA BANDA DEI BABBI NATALE (oltre 20milioni di euro a tutt’oggi; secondo me supererà i 22)

Risposta: entrambi i film si giovano della presenza di una grande attrice, in entrambi i casi in ruolo di “spalla”.

Parlo, ovviamente, di Angela Finocchiaro. Simpatica, versatile, bravissima attrice “brillante” (ma riesce anche nei ruoli drammatici, come si è visto in IL MURO DI GOMMA) che dà sempre il meglio di sé, anche in film poco importanti.

Viene dal teatro, non dalla televisione o dagli spot, e deve il successo NON alla sua bellezza (anche se madrenatura l’ha dotata di due occhi luminosi e di un bel sorriso) ma alla straordinaria mimica e alla bella voce, capace di scarti e di piroette eccezionali. Della sua bravura sia testimone il video che allego.

Published in: on gennaio 10, 2011 at 11:46 am  Comments (6)  
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Tetro Duse

Siamo passati ieri davanti al caro vecchio teatro di via Cartolerie. CHE TRISTEZZA…

In questo luogo mia moglie ed io abbiamo goduto tanti spettacoli (prosa, danza, operette) e ora il sipario è sceso tetramente per l’ultima volta.

Sugli stipiti delle porte si stanno formando cospicue ragnatele.

Per gli spettacoli di “evasione” (da Sanremo a Panariello, dal carnevale di Cetraro a Missitalia) i soldi si trovano, per la cultura NO…

P.S.: il gioco di parole TEATRO-TETRO l’ho copiato da Alessandro Bergonzoni

Published in: on gennaio 6, 2011 at 1:51 pm  Comments (7)  
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la caduta dei giganti, romanzo

Chi mi conosce mi regala libri. Spende poco e mi fa contento.

Anche quest’anno si è accumulata sullo scaffale una dozzina di testi. Una biografia di Leopardi, ben scritta da Pietro Citati (la recensirò), l’ultimo romanzo di Umberto Eco (deludente), poesie di Ligabue, un saggio di Flores d’Arcais, un centone di citazioni cinematografiche ecc.

Ho letto per primo LA CADUTA DEI GIGANTI di K. Follett. Prima ho sorvolato a volo d’uccello le quasi 1000 pagine. Poi (deciso che valeva la pena recensirlo) l’ho riletto con molta attenzione.

Complessivamente è uno sforzo di romanzare la storia del XX secolo (questo volume parte dal 1911 e arriva al primo dopoguerra, seguiranno altri due) che merita rispetto, se non altro per la complessità dell’ordito.

Ma dal punto di vista puramente letterario è da seimenomeno.

Troppi personaggi, molti dei quali assolutamente dimenticabili o comunque di scarso spessore.

E gli succedono TROPPE COSE, decisamente troppe.

Faccio un esempio. Al conte Walter von Ulrich (giovane funzionario del ministero degli esteri tedesco) succede di

  • spiegare nel 1911 al nuovo re di Gran Bretagna che la Germania non ha intenzioni aggressive
  • assistere nel luglio 1914 all’incontro (riservatissimo!) tra il ministro degli esteri britannico e l’ambasciatore tedesco a Londra per scongiurare in extremis lo scoppio della guerra
  • partecipare nell’agosto 1914 (cosa ci fa un diplomatico nello Stato Maggiore del gen Ludendorff?) alla vittoria di Tannenberg
  • comandare un battaglione sul fronte francese; nonostante sia sposato, va personalmente in ricognizione tra i reticolati inglesi di notte (neanche al cinema succedono cose così…)
  • occuparsi in prima persona del viaggio Zurigo-Stoccolma-Pietrograd di Lenin; non solo consegna a Lenin una valigia di soldi, ma in seguito attraverserà più volte le linee del fronte per portare altri rubli (non poteva pensarci un altro?)
  • travestito da caporale va (da solo) nelle trincee russe a fare propaganda pacifista
  • ritorna a guidare un battaglione d’assalto sul fronte francese nel 1918 e ci manca poco che non vinca la guerra
  • fa parte della delegazione tedesca costretta a sottoscrivere la Pace

Chissà cosa gli toccherà nel prossimo volume, dove prevedo si parlerà di un certo Hitler…

Ma non è il solo personaggio che sta sempre al centro della scena.

C’è una giovane cameriera, che di nome fa Ethel Williams. PER CASO si trova al cospetto di GIORGIO V, gli dà (senza esserne richiesta) dei consigli utili su come affrontare una situazione critica, contemporaneamente diventa l’amante del conte Fitzherbert e (dopo altri eventi romanzeschi su cui sorvolo) viene eletta alla Camera dei Comuni.

Da ragazza madre a Membro del Parlamento in meno di sei anni. Un vero record, per quei tempi (adesso è facile, basta conoscere Berlusconi….)

Concludo. Non è il miglior romanzo di Follett (il migliore essendo, secondo me, I PILASTRI DELLA TERRA) ma neanche il peggiore.

Difficile definire il peggiore, ma certamente in ballottaggio c’è L’UOMO DI PIETROBURGO, ambientato (pensa un po’) nello stesso periodo storico, la vigilia della grande guerra.