avvisi ai naviganti

Avviso numero uno. E’ giunta in mio possesso (non chiedetemi come) una missiva di Milvio Berlusconi indirizzata alla Consorte, Miriam Bartolini in arte Veronica Lario.

In attesa di verificarne l’autenticità, l’ho pubblicata nel blog semiufficiale (quello della fragolina) http://un-paio-di-uova-fritte.blog.kataweb.it/2009/04/29/cara-veronica-consentimi!!!!/ 

Se (come penso) ci sarà risposta, la pubblicherò QUI. Par condicio.

Avviso numero due. Domani comincia il mese di maggio, mese particolarmente adatto ai giochi di abilità. PERCUI, aspettatevi a breve il QUIZ DEL MESE.

Prometto che sarà più facile del precedente. Buon Maggio a tutti.

POST SCRIPTUM  Quei “gentiluomini” di Libero pubblicano in prima pagina foto enormi di Veronica (santa subito!!!!) con le tette di fuori e il titolo Veronica velina ingrata.

Hanno torto marcio. Non regge l’analogia con le letteronze che (forse) saranno elette al Parlamento Europeo. UN CONTO E’ USARE IL PROPRIO FASCINO PER TROVARE UN MARITO (così fan tutte, e che male c’è?) e un conto è pretendere di rappresentare gli elettori italiani a Strasburgo.

Qualcuno può spiegare al Berlusca-Napoleone che differenza c’è tra un’aula parlamentare e la camera da letto?

Annunci

GINGER E FRED, film di Federico Fellini

1985. Uno dei migliori film di Fellini, secondo me.

Trama essenziale. Lui e lei erano stati (decenni prima) ballerini di avanspettacolo, passabili imitatori della coppia americana. Si ritrovano sul set di uno show telenatalizio a riproporre il loro numero. Se la cavano ancora. Addio alla stazione Termini. Lui: “Ti ho sempre amata…” Adieu adieu.

Lui: Marcello, malinconico gigione.

Lei: Giulietta, praticamente all’ultimo film.

Bravissimi tutti e due.

Procuratevi il DVD, se non ce l’avete già. Soldi ben spesi.

Particolare non trascurabile: è (oltre che una delicata storia d’amore) una feroce satira della TV berlusconiana. Presentato da un cinico e ipocrita trombone, che finge di commuoversi tutti i momenti (vi ricorda qualcuno?) il megashow è una grottesca sfilata di mezzecalzette, fenomeni da baraccone, “casi umani” (il prete innamorato, ecc) e gnocche mezzenude. Incombe la pubblicità di polenta e insaccati.

Scena memorabile (dopo un’ora e 22′). Lei, presa da una crisi di panico davanti allo specchio per il trucco, vuole andarsene; ma nella sala entra il PRESIDENTE Fulvio Lombardoni. Aggirandosi tra cortigiani e divette, si avvicina a LEI, la seduce con un sorrisone e due frasette gentili, accenna a ballare “cheek to cheek”. LEI cambia idea: the show must go on.

Mi dispiace non poter mostrare il videoclip. Ma ve l’ho detto: accattateve ‘o DVD.

RITA, sei tutti noi!!!!

Ho già cantato le lodi di RITA LEVI MONTALCINI nel fragolinablog http://un-paio-di-uova-fritte.blog.kataweb.it/2009/04/03/mancano-19-giorni-al-compleanno/trackback/

Aggiungo questa immagine per onorare anche qui la più affascinante centenaria della storia italiana.

Published in: on aprile 22, 2009 at 12:06 am  Comments (4)  
Tags: ,

DUE PARTITE, film di Enzo Monteleone

 

 

Un dramma femminile, di evidente origine teatrale (i due episodi si svolgono nello stesso soggiorno) con otto brave attrici.

Ora vi annoierò con una sintetica TRAMA, poi aggiungerò qualche considerazione sociologica.

1966 (Mina cantava “Se telefonando”): ogni giovedì pomeriggio 4 amiche sulla quarantina si ritrovano a giocare a canasta. Nella stanza accanto 3 bimbe  (le rispettive figlie) giocano “alle signore”. Una delle amiche (Beatrice, interpretata da Isabella Ferrari) è in “dolce attesa” e le amiche discutono con lei se sia giusto sacrificare carriera e ambizioni artistiche per i figli.

Circa 30 anni dopo (comunque nell’era della vecchia lira) Beatrice si è uccisa. Le 4 figlie si ritrovano nello stesso salotto dopo il funerale. Commentano come sia difficile il rapporto con gli uomini (nevrotici, opprimenti o insicuri). Una di loro addirittura non ha altro modo per diventare madre che ricorrere all’inseminazione artificiale. Fine del film (durato 94′).

Parlando con mia moglie, abbiamo esaminato la situazione delle protagoniste.

  • (negli anni ’60) le protagoniste NON LAVORANO; niente di strano, appartenendo a famiglie benestanti (parlano di Cortina, di viaggi all’estero, di colf); apparentemente stanno bene, ma viene subito alla luce che hanno sacrificato quasi tutto per il marito e i figli; una di loro è sul punto di far saltare in aria il matrimonio (ha anche avuto un amante, che però l’ha lasciata), MA NON CE LA FA, perché non ha il coraggio di dirlo a SUA MADRE, che le ha sempre fatto ‘na capa tanta sui doveri di una moglie (che si deve sempre sacrificare, ecc); insomma SONO INFELICI.
  • (trenta anni dopo) NESSUNA HA FIGLI; in compenso tutte lavorano e bene (pediatra, avvocato, concertista) e anche questo non è strano, in quanto nascono nelle famiglie benestanti di cui sopra; una sola (la concertista) è sposata; altre due convivono in modo più o meno fragile; la single è l’unica che vorrebbe avere un figlio a tutti i costi, forse per consolarsi della sua solitudine; sentono l’amicizia come un valore assoluto, molto più delle rispettive madri (che ogni tanto litigavano di brutto); SONO INSODDISFATTE COME LE MADRI, ma con un pizzico di speranza in più.

Alla fine, salta fuori un foglietto di carta ingiallita. Trent’anni prima uno dei mariti (mi pare quello di Beatrice) aveva trascritto una bella poesia di Rilke sull’amore. Non ricordo bene le parole della poesia (mi sa che devo andare a comprarmi il libro), ma il concetto è che verrà un tempo in cui le donne ameranno gli uomini (e viceversa) senza timori e angosce e sopraffazioni.

Quando trovo il testo di Rilke lo pubblico. Intanto accontentatevi di questa canzone, triste come il film.

IL CARROZZONE VA AVANTI……

Breve ma intensissima lirica, scritta sul finire del secondo millennio.

L’autore (che si cela sotto lo pseudonimo di Renato Zero) è senza alcun dubbio un filosofo gallico molto famoso a quell’epoca: J. P. Sartre.

Sartre (1905-1980) in quegli anni inquieti e disillusi, considerando la caducità dell’esistenza umana scriveva che “la vita è una passione inutile”, che “il mondo è assurdo, è senza ragione, senza fondamento” , “l’inferno sono gli altri” ecc. Ne risulta una perfetta sintonia con versi come

il carrozzone va avanti da sé

con le regine, i suoi fanti e i suoi re…

ridi buffone per scaramanzia,

così la morte va via…

I computer, cui spetta la soluzione dei problemi di esegesi letteraria, NON HANNO DUBBI A RIGUARDO.

Risulta incerta, invece, l’interpretazione di quel “doppio petto blu” che una mattina scende anche lui dal carrozzone. L’opinione, sostenuta da molti, che si tratti di un’allusione a Milvio Berlusconi (demagogo allora molto conosciuto) è stata esaminata ripetutamente dai computer addetti alle analisi storiche, ma resta tuttora “fumosa“: quando il computer cerca di tirare le somme va in tilt, emettendo scintille e fumo.

Published in: on aprile 18, 2009 at 6:47 am  Comments (10)  
Tags: , , , ,

I “cattivi”: un ruolo che riesce bene agli attori italiani

In America si chiama THE VILLAIN ROLE. In italiano, il ruolo del cattivo, della carogna, di quello “che quando muore il pubblico è contento”.

Gli attori (per lo più) non lo amano. Alcuni GRANDI ATTORI lo hanno fatto molto bene: Orson Welles, Eli Wallach, Christopher Lee, Al Pacino, ecc.

Lo faceva BENISSIMO Gian Maria Volontè. Ve lo ricordate in “Indagine su un cittadino ecc?”

E a Hollywood spesso hanno pensato di affidare questo ruolo ad attori italiani.

Dopo farò alcuni esempi. Ma la domanda è: perché hanno pensato agli italiani?

Credo che nell’immaginario collettivo degli americani (non gli intellettuali, voglio dire gli americani “medi” dei paesotti e delle periferie, tutti TV birra e Reader’s Digest) l’italiano sia visto istintivamente come quello che ti pugnala alle spalle, BUGIARDO, DOPPIOGIOCHISTA E (naturalmente) MAFIOSO.

C’è una lunga, secolare tradizione di stereotipi che risale al teatro elisabettiano, alle leggende anticattoliche: noi siamo i MACHIAVELLI, le LUCREZIE BORGIE, i CAGLIOSTRO, i GESUITI ecc.

Ho in mente un post sulla saga del PADRINO. Mi servirà per approfondire il concetto. Per oggi mi limito a citare tre grandi attori italiani che hanno “fatto i cattivi” oltreoceano.

Vittorio Gassman – Andò in America alla fine degli anni ’70 e interpretò (benissimo) alcuni villain roles: ve li ricordate Quintet (Robert Altman), La Tempesta (Paul Mazursky) e Pelle di sbirro (Burt Reynolds)?

Adolfo Celi – Un grande attore, per lo più noto per ruoli brillanti, ma capace di mettersi la maschera del Supercattivo contro James Bond in Thunderball Operazione tuono (1965).

Sergio Castellitto – Lo abbiamo visto di recente nella parte del malvagio re Miraz (e accanto a lui c’era Pierfrancesco Favino, un’altra bella “faccia da cattivo”) in un film mediocre. Ne ho parlato nel post https://ilbibliofilo.wordpress.com/2008/11/30/il-principe-caspian-contro-i-conquistadores/trackback/  e penso che l’interpretazione di Sergio basti da sola a giustificare il prezzo del biglietto.

BOX OFFICE di Marzo

Elenco dei 5 film più visti in Italia nel mese scorso. La fonte è il mensile CIAK.

  1. I LOVE SHOPPING – Alcune ex-colleghe minacciano di togliermi il saluto se non dico che questo film fa schifo; in realtà, non è male come pensavo: ci sono ottimi attori (John Lithgow, Joan Cusak, John Goodman, Kristin Scott Thomas) un po’ sottoutilizzati e c’è il ritmo incalzante delle commedie slapstick. Comunque non comprerò il DVD.
  2. LA MATASSA – Anche questa commedia non è piaciuta a tutti. A me sì: comprerò il DVD. Certe gag sono impagabili, ad esempio quella del vecchietto succube della madre che per tutta la vita gli ha proibito il matrimonio e le sigarette: appena libero si scatena…
  3. IL CURIOSO CASO DI BENJAMIN BUTTON – Gran bel film. Ne ho già parlato nel post del 5 marzo. Quando si oltrepassano i 10 milioni di euro (secondo me arriva a 12) senza bisogno di attori adolescenti (Brad Pitt ha superato i 45, Cate… beh, non si dice l’età…), Christian De Sica, Verdone, supereroi e sesso (un po’ ce n’è, ma solo un po’) un motivo ci deve essere. Lo comprerò il DVD, potete scommetterci.
  4. WATCHMEN – Non l’ho visto e un po’ mi dispiace, perché non posso godermi in pieno la PARODIA che ne fa Stefano Disegni.
  5. GRAN TORINO Bellissimo. Ancora non riesco a capire perchè non abbia avuto nemmeno una nomination; almeno per la regia. Forse i giurati dell’Academy ritenevano di aver premiato abbastanza Clint per MILLION DOLLAR BABY. Forse sono rimasti scioccati dal linguaggio e dallo stile politically uncurrect del protagonista (in Italia uno come Kowalsky voterebbe Lega Nord o non voterebbe affatto), che però col suo sacrificio finale diventa simpatico a tutti. Boh. Comunque, quando arriverà il DVD, lo riguarderò attentamente e deciderò se inserirlo nella TOP TEN del decennio.

Cambiando leggermente discorso (ma restando nell’ambito cinema) segnalo che nella mia TOP FIVE (cioè nella lista dei post più visitati) THE IMPORTANCE OF BEING EARNEST ha scalzato dal quinto posto TWILIGHT, il film: per la precisione, 108 per il film sul capolavoro di Wilde e 105 per gli adolescenti vampiri.

Con tutto il rispetto per la signora Meyer, la commedia di Garofano Verde continuerà ad essere famosa tra secoli, mentre non scommetterei lo stesso per il suo (pregevole, lo riconosco) romanzo.

La differenza di qualità tra i due film è ancora più netta.

che malinconia al bar Margherita…

Domenica sono andato a vedere l’ultimo film di Pupi Avati.

Doppia curiosità.

  1. Avati è un bravo regista e spesso (ma non sempre) centra il bersaglio. Ad esempio IL CUORE ALTROVE e LA SECONDA NOTTE DI NOZZE mi sono molto piaciuti, come ricostruzione di momenti del passato, ma soprattutto perchè delineavano con maestria personaggi delicatamente folli.
  2. Al BAR MARGHERITA giocavo anch’io a biliardo. Ma dieci anni dopo il ’54 e giocavo (male) a boccette, non a goriziana.

Com’era dunque quel mitico bar prima che arrivassi io?

Se davvero erano così quelli che mi hanno preceduto, non mi sono perso niente.

Scapoloni cinici e disonesti, scrocconi crudeli nei loro scherzi (in confronto le zingarate di AMICI MIEI fanno tenerezza); non ce n’è uno che riesca simpatico. Si può sorridere del nonno (interpretato dal bravo Gianni Cavina) che muore felice tra le braccia di una puttanella, non del nipote che balla il mambo davanti al suo cadavere ancora caldo.

E poi, possibile che nessuno di questi vitelloni (età variabile tra 16 e 50 anni) parli mai di politica? L’argomento “politica” nei bar di Bologna ha sempre tirato molto.

Ci si aspetta che qualcuno ogni tanto salti su a dire che “quando c’era il Duce le cose andavano meglio” o a parlare male dei preti (altro tema bolognesissimo): invece niente. Possibile?

Alla fine del film ho fatto una sottrazione. 1954 – 18 (l’età del nipotino cuoredoro di cui sopra) = 1936. Taddeo il cinico è nato nel 1936. Conoscete qualcuno nato in quell’anno? Come dite? BERLUSCONI?

Bravi. Indovinato.

Published in: on aprile 8, 2009 at 7:03 pm  Comments (6)  
Tags: , , , , , , ,

quiz letterario di Aprile

Ho posseduto molte donne, MA NON SONO DON GIOVANNI DI SIVIGLIA

Sono stato un grandissimo bastardo, MA NON SONO EBENEZER SCROOGE

A forza di scroccare sono diventato ricco, MA NON SONO L’AVARO DI MOLIERE

Sono stato ucciso da mio figlio, MA NON SONO LAIO, RE DI TEBE

Come mi chiamo?

scrooge

Published in: on aprile 6, 2009 at 8:23 am  Comments (14)  
Tags: , , , , , ,

Cos’è mai la vita? Da G. Carducci a R. Arbore

Ve la ricordate la romantica Ballata di Jaufrè Rudel?

Amore e morte: il giovane e sfortunato poeta traversa il mare per morire tra le braccia della contessa Melisenda; le prime (e ultime) parole di Jaufrè alla bella “occhi stellanti” sono queste.

“Contessa, che è mai la vita?

E’ l’ombra di un sogno fuggente.

La favola breve è finita,

il vero immortale è l’amor…”

Questo scriveva Giosuè Carducci intorno al 1889. Cento anni dopo Renzo Arbore dava alla stessa domanda la seguente risposta:

I tempi sono cambiati. NON E’ L’AMORE il “vero immortale” (è un’emozione instabilissima, si sa), MA SONO I SOLDI, soprattutto se bene investiti (si consigliano i diamanti o l’oro in lingotti) e LA VITA non è più l’ombra di un sogno, ma è un QUIZ TELEVISIVO.

Apro parentesi. La soluzione del quiz letterario era PINOCCHIO e il merito di aver trovato la soluzione per prima va alla bravissima Allemanda da Bolzano. Chiudo parentesi.

Quanto a Jaufrè Rudel, se la (s)fortuna lo facesse nascere oggi, diventerebbe una rockstar internazionale. O (alla peggio) presenterebbe un programma tipo i pacchi di Raiuno.

Published in: on aprile 2, 2009 at 9:02 am  Comments (4)  
Tags: , , , , ,