TOY STORY 3, film

Una storia per tutti, dai 3 ai 99 anni. I piccoli apprezzano i bei colori e le scene d’azione, i meno piccoli sono colpiti dalla complessa personalità del megaorsacchiotto Lotzo che, apparentemente bonario leader della comunità dei giocattoli, SI RIVELA UN CRUDELISSIMO DESPOTA (ma -detto a sua attenuante- ha alle spalle un trauma “infantile”).

Si ride molto (i duetti tra Barbie e Ken, l’astronauta Buzz che diventa spagnolo) e non mancano i momenti commoventi.

Insomma un mix ben riuscito. Dopo aver riassunto la trama, aggiungerò due considerazioni extra-vaganti.

Momento drammatico per i giocattoli di Andy: il loro padrone (ormai 17enne) sta per lasciarli. Porterà con sè solo il prediletto Woody (cosa ci farà con un giocattolo al college? misteri della psiche adolescenziale…) e tutti gli altri finiranno in soffitta. Woody non vuole separarsi dagli amici. Finiscono tutti in un asilo di bimbi pestiferi, evadono in massa, rischiano di essere inceneriti e finalmente trovano la giusta collocazione nella casa di una bimba ricca di fantasia.

Considerazioni finali:

  • com’è bello vedere bambini che preferiscono evitare TV e videogiochi (non se ne vede uno in tutto il film!) e usare la loro fantasia con giocattoli “semplici”, non particolarmente sofisticati!
  • lodevolissima la generosità con cui Andy non solo regala tutti i suoi giocattoli (compreso Woody) alla bimba Bonnie, ma le descrive le “caratteristiche ludiche” di ogni singolo pezzo

Infine, il doppiaggio: godetevi le belle voci di Giorgio Faletti, Fabio de Luigi, Claudia Gerini, Massimo Dapporto, Riccardo Garrone, Gerry Scotti, ecc

premio DARDOS

Non avevo capito bene come funziona il premio Dardos (sono un po’ tardos), ma ora credo di esserci arrivato.

Perciò indicherò qui di seguito alcuni siti. Li ritengo (chi per un motivo, chi per l’altro) MOLTO BEN FATTI e tali da stimolare il lavoro degli altri bloggers. E ringrazio i primi 2 per aver segnalato me.

http://cinemaleo.wordpress.com/2010/07/10/premio-dardos/

http://cinemarecensionilab.blogspot.com/2010/07/premio-dardos.html

http://ale55andra.splinder.com/ (c’eraunavoltailcinema…)

http://agegiofilm.altervista.org/

http://controreazioni.wordpress.com/ (aprigliocchi)

http://cinemelma.blogspot.com/

http://scorfano.wordpress.com/

Spero che i non-nominati non se ne abbiano a male: il fatto è che NON riesco a seguire proprio tutti. Sono tardos, ve l’ho già detto…

Alla prossima! (parlerò di ACCIAIO, romanzo dell’esordiente Silvia Avallone)

Published in: on luglio 26, 2010 at 12:10 am  Comments (3)  
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canale mussolini, romanzo

“… e maledeti i Zorzi Vila!!!”

Questa imprecazione ricorre decine di volte nelle 450 pagine di questo filò (dopo spiegherò, a chi non lo sapesse, cosa significa filò) e ricorda al lettore il nocciolo della storia.

La (numerosissima) famiglia Peruzzi è stata rovinata da un avido latifondista, il conte Zorzi Vila. Per fame, solo per fame, hanno accettato di trasferirsi nell’agro Pontino, a poca distanza da quella che venne fondata col nome di Littoria (oggi nòmasi Latina).

Per la verità, la rovina dei Peruzzi era stata causata indirettamente anche dalla politica economica di Mussolini, dalla famigerata “quota 90”. E il narratore lo dice espressamente (a pag. 15): “il duce l’ha ammazzata l’agricoltura italiana”.

Non è la sola critica che viene rivolta al fascismo (la follia dell’impero africano, l’alleanza con Hitler, la seconda guerra mondiale…). Ma il concetto base è: “i poveracci come noi stavano da schifo già prima… la libertà il fascismo l’ha tolta ai signori, noi non l’abbiamo mai avuta…”

Questo, in sintesi, è tutto. Ma dubito che CANALE MUSSOLINI avrebbe vinto il premio Strega (e non mi stupirei se vincesse anche il Campiello) se non ci fosse la romanzesca descrizione (un po’ MULINO DEL PO un po’ I MALAVOGLIA) dei guai del clan Peruzzi, sballottati dal delta del Po alle zanzare del Lazio, e soprattutto la fiabesca figura di ARMIDA, la moglie del Pericle, che si porta sempre dietro le sue “appi”. Api talmente sapienti (“maiala!” le dicono, a proposito della sua inarrestabile passione per il nipote Paride) da farle attraversare indenne un campo minato nel 1944.

Ne succedono davvero troppe ad Armida e al bel Paride. E, visto che alla fine della storia spariscono entrambi, ci sarà probabilmente un altro filò per sapere cosa è successo in seguito.

Difetti? Certamente ce ne sono, a cominciare dall’eccesso di “didascalismo”: il narratore (ve lo dirò dopo come si chiama, dopo l’immagine) infarcisce il filò di una quantità eccessiva di chiarimenti e precisazioni; si vede che parla a uno straniero, perché lo informa di cose che dovrebbe sapere anche un alunno di quinta elementare (che Matteotti fu ucciso dai fascisti, che una volta nascevano più bambini di adesso, che Mussolini all’inizio era ferocemente anticlericale e antimonarchico, che l’8 settembre successe quel che successe…); e aggiunge interminabili pagine sulla vita delle api, sulla malaria trasmessa dalle zanzare, su come era costruito quel canale, sulle mucche maremmane ecc

Tutte cose utili, non dico di no, ma non indispensabili all’economia del romanzo.

Dopo la copertina, come promesso, rivelerò cosa significa fare filò e l’identità del narratore.


Fare filò, dalle nostre parti, significava raccontare una o più storie nelle lunghe sere invernali finchè il fuoco del caminetto non si spegneva.

Usanze contadine, tempi pretelevisivi.

Quanto al narratore, solo nelle ultime righe dell’ultima pagina si presenta come don Pericle Peruzzi, parroco. E’ il figlio di Armida!

Così i conti “tornano pari” : zio Pericle Peruzzi aveva iniziato la sua (diciamo così) carriera politica uccidendo a Comacchio un prete antifascista.

A. Christie batte M. Bradley 5 a 0

Premessa. Quando mi viene proposto un “testo jolly” lo leggo con attenzione (devo predisporre le domande) ma non approfondisco al massimo la mia analisi (non ho molto tempo a disposizione: le proposte avvengono tutte insieme, tra ottobre e novembre, e spesso si tratta di romanzi di oltre 600 pagine).

Poi arriva l’estate. Ho tempo di rileggerli con maggior cura. E decidere se inserirli nelle liste di BOOKLAND per il prossimo anno. Fine della premessa.

Dopo averli riletti, ecco il mio parere su

  • SIPARIO, L’ULTIMA AVVENTURA  DI POIROT (pubblicato da A. Christie nel 1975)
  • LE NEBBIE DI AVALON (pubb da Marion Bradley nel 1982)

SIPARIO. Raccontato dal cap. Hastings (che sta a Poirot come Watson sta a Holmes), è un giallo veramente ben scritto e assolutamente originale. Non voglio anticipare troppo a chi vorrà leggerlo. Dico solo che Poirot, vecchio e molto malato, conclude la sua lunga carriera di detective UCCIDENDO CON LE SUE MANI uno spietato pluriomicida. Non lo affida alla giustizia perché…  se proprio volete saperlo, rivelerò il perché e il percome (e anche il nome del plurifetentone, perché no?) nei tags dell’altro blog

http://un-paio-di-uova-fritte.blog.kataweb.it/2010/07/22/odio-le-cicche/

 Voglio solo aggiungere che tutto avviene a Styles Court, nello stesso edificio in cui (mezzo secolo prima) erano iniziate la carriera letteraria di Agatha Mary Clarissa Miller (in arte Christie) e contemporaneamente il mito di Hercule Poirot… il quale Poirot (ci informa Hastings) poco dopo aver concluso la sua indagine è passato a miglior vita.

THE MISTS OF AVALON. Rivisitazione del ciclo arturiano (Lancillotto Merlino Morgana ecc) con forti influenze tolkieniane. Ma Tolkien è un’altra cosa.

Più di 700 pagine (Oscar Mondadori) piene di amori, tradimenti, altri amori, matrimoni, paternità più che dubbie, altri tradimenti, riconciliazioni, altri amori… sembra BEAUTIFUL.

Oppure, in certi momenti, sembra I LOVE SHOPPING: “poi acquistò le spezie e un taglio di bellissima lana delle isole per farne un mantello per Gorlois, per sé comprò graziose matasse di seta tinta… sarebbe stato piacevole tessere con quei colori splendenti… un bel pettine d’argento e fibbie d’argento per l’abito di Morgana”

L’acquirente (che si aggira “nei grandi mercati Harrods di Londinium”) è Igraine, personaggio importante (figlia del mago Merlino, madre di Morgana e Artù), ma era davvero necessario farci sapere che la lana era bellissima, i colori splendenti e le matasse graziose?

Per non parlare della prolissità dei dialoghi. Quando si deve decidere se Uter Pendragon sarà Re di Britannia sembra di sentire le polemiche in casa PD quando si dimise Veltroni: “facciamo le primarie (con o senza Grillo?) o va bene Franceschini in via provvisoria?”

Morale della favola. Ho deciso di inserire SIPARIO nell’elenco di Bookland. Mentre LE NEBBIE DI AVALON no. Se qualcuno vorrà leggerlo, potrà usarlo come Jolly.

Nel prossimo post mi dedicherò a CANALE MUSSOLINI, romanzo di A. Pennacchi. Temevo fosse un’apologia del fascismo. Non lo è. Meglio così.

misteri – parte seconda

Nel quarto mistero scabroso si contempla Bella che ci prova con Edward. Lui è all’antica (è nato nel 1901) e vuole sposarla prima di fare le cosacce, ma lei non vuole aspettare (forse intuendo che da vampira non proverà le stesse -calde- sensazioni) e comincia a sbottonarlo. Ma lui non si concede.

I fedeli considerino la fermezza di Edward, vampiro puritano (ha nella sua stanza il poster di Kakà) che non beve sangue umano, anche se si capisce che un morsicotto alla jugulare di Bella lo darebbe volentieri. O non sarà piuttosto un calcolo sottile? Edward sa che le donnevampiro sono sterili e quindi se la trasformazione precederà la deflorazione non rischierà di trovarsi tra i gelidi piedi quei fastidiosi e chiassosi esseri che sono i figli. Si sa che quelli che si sposano tardi non sono generalmente entusiasti di avere figli… e lui ha più di 100 anni! Bisogna capirlo.

Nel quinto mistero caloroso si contempla Bella che rischia di morire di freddo. Nell’imminenza della battaglia Edward e Jacob (che in fondo si stimano a vicenda, come usa nel vecchio West) decidono di portarla in salvo tra le montagne. Lì fa un freddo cagnolino e Jacob la stringe a sè: lui è meglio della boule dell’acqua calda, mentre Edward è (per contratto) gelido come i sorrisi di un notaio.

I fedeli considerino che il tema del triangolo funziona sempre. Bella (diciamolo chiaro) se li farebb è attratta da tutti e due: uno tamarro ma affettuoso, l’altro elegantissimo ma professorale. Tutto (o quasi) il successo della saga di Tuailàit si basa su questo: le ragazzine impazziscono al pensiero di potersi trovare al vertice di un triangolo simile. Per illustrare musicalmente questo concetto geometrico accludo un video di quel maranza di Renatozero. Renato è il cugino scemo dei Volturi, i quali lo hanno scacciato da Volterra secoli fa (per motivi facilmente intuibili dopo aver ascoltato il brano).

Nel sesto mistero strepitoso si contempla la battaglia tra i Cullen+Licantropi e l’esercito di Victoria. I lycans sono decisivi, un po’ come l’arrivo dei prussiani di Blucher decise la battaglia di Waterloo. Questo è l’episodio che piace di più ai ragazzi in sala: dopo aver sopportato dialoghi interminabili e aver protestato perché “non si tromba mai”, finalmente si rianimano. Un bel massacro piace sempre.

I fedeli considerino la fredda ed efficacissima manovra diversiva di Bella. Mentre Edward sta per essere fatto a pezzi da Victoria e Riley, Bella ha l’ideona di ferirsi. L’odore del suo sangue evidentemente ha effetti sconvolgenti sui vampiri (soprattutto su quelli cattivi): Victoria e Riley si distraggono e alla fine sono loro a essere trasformati in spezzatino.

Fate tesoro di questo accorgimento tattico, o fedeli: se qualcuno sta scomponendo la persona cara in fattori primi, squarciatevi per bene. Naturalmente se la persona in questione è veramente cara.

Nel settimo mistero dispettoso si contempla l’arrivo di Jane sul campo di battaglia. Jane è piccolina ma tosta: se decide una cosa è meglio darle ragione, dàtemi retta. Condanna a morte la piccola Bree Tanner, unica superstite dell’esercito di Victoria. Peccato perché era simpatica (Bree, non Jane). D’altra parte il finale del film rischiava di essere troppo dolciastro…

I fedeli considerino che vita sfigata è stata quella di Bree. Anzitutto per il nome assurdo che le hanno dato (sembra il nome di un formaggio), poi per il fatto di diventare vampira (senza averlo neanche chiesto: è come qualcuno che è finito in Scientology quasi senza accorgersene). E infine, quando stava per essere “adottata” dai Cullen arriva quella stronzett fanatica di Jane.

Ma Jane, dico io, non potevi far fuori qualcun altro? Conosci Marystar Gelmini (probabilmente è una vampira sotto mentite spoglie) oppure Daniela Santanché (anche lei) o Fabrizio Corona? E non dimenticarti di quel degenere di Renatozero, di cui accludo foto segnaletica…

Published in: on luglio 10, 2010 at 6:11 pm  Comments (9)  
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misteri

Nel primo mistero luminoso si contemplano Edward e Bella che discorrono prolissamente in un bel prato fiorito. Prato offerto dalla Walt Disney Company, che era disposta a fornire (con un adeguato sovrapprezzo) Bambi e altri graziosi animaletti. Ma l’offerta era troppo alta e poi Edward (per via della sua dieta) se li sarebbe mangiati crudi.

I fedeli considerino la complessità dei dialoghi. Edward continua a elencare i lati negativi del Vampire way of life (“vedrai invecchiare e morire tutti quelli che ti sono cari: mamma, papà, gli amici… e non potrai mangiare le bruschette col gorgonzola…”), mentre Bella ripete con la sua consueta inespressività “ti-amo ti-amo ti-amo” e intanto pensa “chissenefrega se muoiono tutti mentro io rimango eternamente 19enne… anzi ci godo un casino a pensare che quella smorfiosa di Jessica diventerà una rugosa 80enne e poi morirà!”

Nel secondo mistero ringhioso si contempla il clan dei licantropi. Sono uno più ottuso dell’altro, spesso litigano tra loro e quando si incazzan si emozionano diventano delle bestie: andrebbero bene in una Ronda padana. Però hanno un fisico palestrato che neanche i California Dream Men e questo è molto apprezzato dal pubblico femminile (l’80% del totale).

I fedeli considerino il fatto che i Lycans vanno in giro con addosso dei jeans tagliati al ginocchio e nient’altro. E che i detti jeans spariscono nel momento in cui i palestrati si trasformano in canilupo grossi come buoi. La domanda è: “se li devono procurare nuovi tutte le volte? oppure i jeans rispuntano magicamente quando avviene la trasformazione inversa?” (nel primo caso immagino le lamentele delle rispettive mamme: “ancora??? ma guarda che io i soldi non li trovo mica per la strada!!!”, nel secondo caso bisogna riconoscere che è molto più realistico il mondo di Harry Potter, dove il povero prof Lupin manda in pezzi i suoi vestiti quando diventa lupo).

Nel terzo mistero permaloso si contempla Jacob che ci prova con Bella. “Edward è un gelido fighetto, ha la fissa del pianoforte, parla di filosofia e altre fregnacce e va in giro con macchinone argentometalizzato (da fighetto, appunto); sai che palle stare eternamente con uno così? io sono uno vero, ho un cuore caldo che batte solo per te e vado in motocicletta: vuoi mettere?” Poi la bacia.

I fedeli considerino la reazione di Bella. Mentre Jacob si accalora lei resta impassibile come sempre (in 2 ore e passa, con tutto quello che le succede, non versa una lacrima che è una); propone di essere solo buoni amici (quando ti dicono così, capisci che è finita…) e intanto elabora mentalmente il seguente sillogismo: “Edward suona da Dio, corre da Dio, guida da Dio… ergo scopa da Dio!” E quando Jacob la bacia a tradimento, gli dà un pugno in faccia. Lui non fa una piega (mica si è licantropi per niente) e lei si sloga il polso.

(continua al prossimo numero)

Published in: on luglio 9, 2010 at 12:25 pm  Comments (7)  
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cosa devo mettere nella valigia?

Porterò certamente due romanzi nuovi (quello di Silvia Avallone e quello di Antonio Pennacchi, che si sono contesi il Premiostrega); e aggiungo 3 libri che ho letto mooooolto frettolosamente in passato e adesso (che ho tanto tempo a disposizione) voglio rileggere con calma:

  • LE NEBBIE DI AVALON (Marion Bradley): era un “testo jolly” per BOOKLAND, ma alla fine dell’anno la stessa classe che l’aveva proposto lo bocciò
  • SIPARIO, L’ULTIMA AVVENTURA DI POIROT (Agatha Christie): diversamente da Conan Doyle, lei è riuscita a seppellire il suo detective.
  • I DIALOGHI DEGLI AMANTI (Francesco Alberoni): maldestro (almeno a una prima lettura) tentativo letterario di un sociologo.

Non porterò con me, invece, IL LIBRO DELLE ANIME. L’autore della BIBLIOTECA DEI MORTI ha allungato il brodo del primo romanzo per questo insulso sequel e (temo) prepari altre centinaia di pagine sul tema: ci sarà la fine del mondo (a mezzo asteroide) per il 9 febbraio 2027?

Credetemi sulla parola: non vale la pena di leggerlo, nonostante il battage pubblicitario che lo ha accompagnato.

Tutta la vita davanti

Ieri trasmettevano questo bel film di Virzì, un’amara descrizione del mondo presente.

Lo avevo accostato a IL MEDICO DELLA MUTUA (che però era più “commedia”) in https://ilbibliofilo.wordpress.com/2008/10/04/classifica-provvisoria/

E’ un DRAMMA, con tanto di morti ammazzati, sulla precarietà e SULLA FEROCIA DEI RAPPORTI INTERPERSONALI in un’azienda un’associazione per delinquere che sfrutta lavoratrici e lavoratori precari per spacciare un inutile elettrodomestico a vecchiette di periferia.

La trama (se non la conoscete già) ve la riassumo dopo il video. Prima però una considerazione FILOSOFICA

E’ proprio la filosofia a salvare la protagonista dalla disperazione.

E ad affascinare la piccola Lara (che da grande “farà la filosofia”) con il MITO DELLA CAVERNA.

Mito quanto mai attuale, ci vuol dire Virzì. Noi tutti, come le ragazze del call-center che iniziano la giornata cantando e ballando l’inno aziendale, viviamo nella caverna delle illusioni. E siamo tentati di scambiare la realtà con le ombre illusorie del consumismo, della TV grandefratellistica, con la falsa felicità degli spot.

E quando le illusioni sfumano, il rientro nella realtà può essere terribile.

Trama essenziale. La protagonista (interpretata da Isabella Ragonese) ha una laurea 110lode e brillanti capacità intellettuali. Deve accontentarsi di fare la baby sitter di una bimba malinconica e poi lavorare (sottopagata) in un call center. La “capa” (Sabrina Ferilli) la prende in simpatia e le rivela di essere l’amante del Padrone (Massimo Ghini).

Poi la catastrofe: la “capa” impazzisce e uccide il Padrone, l’azienda chiude e centinaia di giovani perdono il lavoro. Ma la vita continua e, come sempre nei film di Virzì, l’ultima scena restituisce un briciolo di speranza. Whatever will be, will be…

Allego l’ultima scena, con la partecipazione straordinaria di TATIANA FARNESE (la vecchia signora) bravissima attrice e, temporibus illis, gran bella donna.