(RI)letture estive

Nella mia valigia ci sono molti romanzi. Per lo più da rileggere, nel senso che li ho già letti (ma frettolosamente, come sono stato costretto a fare per anni) e adesso (disponendo di molto più tempo) li riprendo in mano.

Cominciamo con STABAT MATERah, dimenticavo che ne ho parlato nel post del 2 luglio!

Comunque ribadisco quanto già detto: l’inizio è truculento (da bambina, Cecilia è rimasta scioccata vedendo un’altra orfana partorire nel cesso; non è una scena per stomaci deboli) ma col passare delle pagine l’atmosfera si fa meno cupa.

Lo consiglio a chi ama la musica di Vivaldi o semplicemente la musica.

Secondo romanzo: LA DONNA DI PARIGI di Donato Bendicenti. La donna del titolo è un’italiana (Ludovica Ferradini) dalla vita sentimentale molto movimentata: è scomparsa la vigilia di Natale e a pag 255 la troveremo cadavere (un cavatappi le ha bucato la nuca) in una cella frigorifera.

Nel frattempo si occupano di lei un commissario francese (una specie di Maigret quintalesco, tendente alla depressione e amico delle bottiglie) e l’ex amante di lei (un italiano che ha fatto i soldi, ma triste come il francese e bevitore più del francese). C’entra una setta tipo Scientology, trafficanti di cocaina e avventure galanti.

La conclusione è piuttosto balorda (ditemi voi: come fa uno a cancellare dalla memoria la morte del “grandeamore”, a ricordarsene improvvisamente perchè ha rischiato di finire sotto un TIR e a dimenticarsi tutto pochi secondi dopo?), però è interessante la tecnica narrativa: tutto è raccontato in prima persona dall’italiano e (alternativamente) dal francese, come pagine di due diari paralleli che vanno dal 24 dicembre al 5 gennaio.

Può piacere a chi ama i “gialli” complicati o va a Parigi sognando avventure di vario genere.

IL BAR SOTTO IL MARE è una grandinata di racconti, comici (il pornosabato dello Splendor) surreali (Matu-Maloa) filosofici (il destino sull’isola di San Lorenzo) o fiabeschi (i quattro veli di Kulala), lunghi dalle 5 righe alle 30 pagine.

A mio modesto parere dopo Dino Buzzati non c’è stato nessun narratore spumeggiante come Stefano Benni. Alcuni romanzi del quale mi hanno deluso (ne riparlerò), ma questo libro è una goduria. Credetemi.

Apro parentesi. Dal racconto Achille ed Ettore ho tratto l’elenco di insolenze bolognesi che trovate qui.

Chiusa parentesi.

Ho letto anche (por la primera vez) NEW MOON. Non mi è piaciuto, neanche un po’.

Mentre avevo apprezzato (vedi post del 17 giugno) TWILIGHT, questo fricandò di licantropi e vampiri mi è sembrato insipido.

Però mi fermo qui. Per massacrare adeguatamente un romanzotto come questo CI VUOLE IMPEGNO E CONCENTRAZIONE e oggi fa troppo caldo.

Prometto di occuparmene al più presto. Magari alla prossima lunapiena.

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quella notte c’era la luna piena…

… e il cielo era sereno su Milano.

Seguivamo la diretta Rai (c’era solo la Rai) lei e io.

A un certo punto un attore, credo che fosse Ferruccio De Ceresa, lesse una breve pagina. Un racconto intitolato SENTINELLA.

Lo conoscete? E’ un racconto famosissimo: “ERA BAGNATO FRADICIO E COPERTO DI FANGO E AVEVA FAME E FREDDO…”

Era la prima volta che la sentivo, quella storia triste di un soldato che deve uccidere. L’ho ripetuta tante volte quando sono diventato professore. Ritengo che sia molto formativa. Fa riflettere sulla relatività, sul fatto che ciascuno ha diritto al suo punto di vista.

Questa è la cosa che mi è rimasta più impressa di quella notte.

La sera successiva lei mi sorprese con un’osservazione. Lei guardava il faccione della lunapiena e mi disse: “Ci pensi che in questo momento quei due sono là, camminano sulla luna? Adesso non riesco più a trovare romantico il chiaro di luna…”

Infatti, se ci pensate, il romanticismo è passato di moda.

 

 

http://www.judo-educazione.it/galleria/racconti/sentinella.html

Published in: on luglio 20, 2009 at 10:50 pm  Comments (3)  
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HP e il principe mezzosangue, inteso come film

Lo definirei UNA BANALITA’ con alcune scene veramente spettacolari.

Diciamo che il romanzo batte il film 5 a 0. Furbescamente il regista ha gonfiato al massimo le storielle di baci, bacetti e palpeggiamenti (niente di più; a Hogwarts nessuno si toglie le mutande, of course), mentre è stata ridotta all’osso la parte più interessante: i flashback sul piccolo Tom Riddle e dei suoi grotteschi antenati (madre, nonno e zio) che sembrano i parenti poveri della famiglia Addams.

E mi è dispiaciuto che abbiano cancellato il capitolo iniziale, in cui un allibito Primo Ministro (mi hanno riferito che Tony Blair in persona era interessato alla parte) riceve la visita del Ministro della Magia nel suo ufficio di Downing Street, 10.

Di buono ci sono le scene spettacolari: il crollo del Millennium Bridge (il ponte era affollatissimo, eppure non muore nessuno! è proprio un film per bambini…) le partite di Quidditch, dove il portiere Ron para l’impossibile perchè CREDE di essere protetto da un incantesimo (potenza dell’autosuggestione!) e la morte di Albus.

Di Severus Snape ho già detto abbastanza nel post precedente. A proposito, belli i primi piani del suo volto pallido e tormentato.

Voglio aggiungere qualcosa su Draco Malfoy e sull’attore che lo incarna. Draco vorrebbe essere un cattivissimo Mangiamorte, ma non ci riesce: qualcosa dentro di lui glielo impedisce (difatti salverà la sua anima nel prossimo episodio) e questa tensione fa di lui uno dei personaggi più interessanti del ciclo.

Quanto all’attore, si chiama Tom Felton. Un bravo attore: rende bene il personaggio. E pensare che aveva esordito dieci anni fa in Anna and the King (era il figlio di Anna alla corte del Siam) e sembrava un angioletto!

Infine una rivelazione. Sono in possesso di dati (inoppugnabili?) sulla vera origine di Minerva McGranitt, ma non raccontatelo in giro…

http://un-paio-di-uova-fritte.blog.kataweb.it/2009/06/25/le-7-vite-di-maria-sklodowska/

Harry Potter, i romanzi

Sarebbe meglio dire IL romanzo. Perchè a guardare bene è un unico romanzo, a puntate.

Storia romanzesca di un bestseller. La casa editrice Bloomsbury si è salvata dal fallimento grazie al fiuto di un suo redattore (che forse passerà alla storia per questo): mentre altre case editrici rifiutavano il manoscritto (succede spesso agli esordienti) questo Mr. Fiuto ha visto più lontano degli altri.

Premesso che il personaggio HP mi sta cordialmente antipatico (magari un’altra volta vi spiego il perchè), devo riconoscere che le sue storie hanno un fascino innegabile.

  • sono ambientate in entrambi i mondi (quello di noi Babbani e quello della Magia) e trovo irresistibili i momenti in cui si passa dall’uno all’altro (il binario 9 e trequarti, l’entrata del Ministero della Magia, i rapporti tra il Ministro della Magia e il Primo Ministro britannico, ecc) nonchè (nei primi episodi) l’atteggiamento di zio Vernon e zia Petunia verso “quella roba lì”
  • riproducono (sfruttandone il fascino) l’ambiente delle scuole aristocratiche inglesi: le divise,il sussiego, i solenni banchetti, lo sport (e il cameratismo che ne nasce); c’è da aggiungere che la scuola dei maghetti è aperta a tutte le razze (cinesi, indiani, caraibici) come lo è oggi l’Inghilterra
  • sono realistiche: se tu non hai soldi, non c’è magia che li faccia apparire; di conseguenza esistono maghi poveri (i Weasley), ricchi e ricchissimi: Harry è ricchissimo, ma fa subito amicizia con il povero Ron (questo sia detto a suo onore)
  • seguendo la gloriosa tradizione del giallo alla Agatha Christie, c’è sempre un rovesciamento finale, per cui chi era considerato nemico è invece dalla tua parte, chi era annoverabile tra i “buoni” si rivela come superbastardo; penso a Sirius Black e soprattutto a Snape (noto in Italia come Piton), di cui parlerò alla fine…

Difetti? Ce ne sono tantissimi, a cominciare della verbosità dei personaggi: parlano troppo fin dall’inizio (meno male che nei film i dialoghi sono ridotti all’osso) e spesso senza avere niente di serio da dire; qualcuno però potrebbe obbiettare che gli adolescenti sono proprio cosi…

Aggiungo che lo spessore psicologico di molti personaggi è osservabile solo al microscopio. A cominciare dallo stesso improbabile protagonista: un orfano, maltrattato per dieci anni da zii orrendi e cugino bastardissimo, non viene su così bene, controllato e gentile con tutti, capace al massimo di qualche breve scatto d’ira…

E adesso dovrei dire qualcosa sul mio collega Snape (anch’io insegnavo Pozioni), ma…

Ma non voglio raccontare il finale a chi non lo conosce E NON VUOLE CONOSCERLO.

Facciamo così. Inserisco un video e DOPO (avendo dato la possibilità di voltare pagina a chi vuole rimanere all’oscuro di come-va-a-finire) vi racconto da che parte sta il mio collega.

Dunque, se siete ancora qui è perchè VOLETE SAPERE.

  • a pagina 539 di HP e il principe mezzosangue, Snape uccide Albus Dumbledore con la maledizione-senza-perdono, ma la vittima era perfettamente consenziente (sapeva di dover morire comunque e non voleva che fosse Draco Malfoy a macchiarsi la coscienza), anzi aveva ORDINATO a Snape di ucciderlo molto tempo prima (a pagina 372 deve ribadire la sua volontà al recalcitrante Snape)
  • nel prof. Snape c’è fin dal primo romanzo della serie la ferrea determinazione di SALVARE Harry da ogni pericolo: è il figlio di Lily, il grande amore della sua vita…

…e mi fermo qui. Adesso vado al cinema e vi farò sapere come questa intricata faccenda è stata resa sullo schermo.

Magari la prossima volta vi rivelerò qualcosa su Draco e sulla prof. Minerva McGonagall.

gentile navigatrice/navigatore…

…che questa mattina hai visitato il mio bloggaccio, GRAZIE DELLA VISITA e SALUTE A TE.

Non so e non saprò mai (credo) come ti chiami, che faccia hai e se sei capitata/o qui per un puro caso o per un motivo preciso.

So che sei il numero 10.000: stamattina ho dato un’occhiata alla posta e ho annotato il numero 9997; ora ho riacceso il PC e il numero delle visite è 10002.

Mi dispiace: NON VINCI NIENTE.

Però ti ringrazio di cuore e con te tutti gli altri. Fa sempre piacere ricevere visite.

Già che sono in argomento, elenco i post che (sempre secondo Worpress) hanno ricevuto più visite dal settembre scorso.

  1. Marcovaldo al supermarket (postato il 15/9/2008); 563 visitecommenti zero: credo che SUPERMARKET sia la parola magica che ha attirato tanta gente. Boh.
  2. IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE, il libro e il film (21/1/2009) 345 visite – commenti sette. Tra i miei post “cinematografici” è di gran lunga il più visitato.
  3. il computer è una macchina stupida o sono stupido io? (19/1/2009) 300 visite – commenti otto: forse, ripensandoci bene, sono vere entrambe le cose…
  4. il Gabibbo (2/5/2009) 275 visite – commenti quattro. Personaggio televisivo, notorietà assicurata…
  5. THE IMPORTANCE OF BEING EARNEST (7/1/2009) 198 visite – commenti tre; chissà come sarà contento il vecchio Wilde…
  6. Eulalia Torricelli di Forlì (11/2/2009) 145 visite – commenti tredici; un post che ha avuto più successo di quanto pensassi…
  7. AUSTRALIA, il film (27/1/2009) 131 visite – commenti quattro. Due film in uno.
  8. TWILIGHT, il (brutto) film (22/11/2008) 127 visite – commenti dieci. Film meno che mediocre, commenti più che polemici.
  9. Cos’è mai la vita? Da G. Carducci a R. Arbore (2/4/2009) 124 visite – commenti quattro. Argomento da riprendere.
  10. PRINCIPESSA, film di Giorgio Arcelli (16/5/2009) 117 visite – commenti dodici. Uno dei film meno visti della storia, però ha portato fortuna alla pallavolo piacentina. Aspetto con ansia il sequel.

Grazie ancora della visita e ALLA PROSSIMA.

Cinema d’estate (in attesa di Harry Potter)

Nelle sale dilagano i fondi di magazzino del cinema USA.

Come questo fantasy, a metà strada tra Alien, Beowulf e Un americano alla corte di re Artù.

Più che un film è un fumetto. Privo di logica e di verosimiglianza: tanto per dirne una, come fa l’alieno protagonista a parlare così bene la lingua dei vichinghi? Bah, se vi piace il genere…

Cambiando genere, ho visto anche LA RIVOLTA DELLE EX, una commedia appena passabile.

Titolo originale: Ghosts of Girlfriends past (i fantasmi delle ex-amichette). Trasposizione in vesti moderne del Canto di Natale di Charles Dickens.

Al posto dell’avaraccio Scrooge c’è uno scapolone, convintissimo teorizzatore del “una botta e via”. Una notte di apparizioni e flashbacks lo rivolta come un calzino e all’alba farà di tutto per salvare il matrimonio del fratello e per riconquistare la sua antica fiamma.

L’idea è buona e qualche risata si sente (l’arciere giapponese e la mela sulla testa); ma gli attori appaiono molto svogliati, a cominciare da Michael Douglas (il primo fantasma), mentre il regista meriterebbe il licenziamento per giusta causa.

…e la settimana prossima arriva HP e il principe mezzosangue. Lo aspetto con una certa curiosità. Purtroppo non c’è Alfonso Cuaron a dirigere (il suo è stato il solo film su HP a piacermi davvero), ma il romanzo è davvero intrigante, per cui…

STABAT MATER, romanzo di Tiziano Scarpa

Pubblicato da Einaudi, ha vinto il premio Strega per il 2009.

Vinto meritatamente secondo me: mi è molto piaciuto. Confesso però che non ho letto gli altri romanzi in gara. Ad esempio non ho letto il bambino che sognava la fine del mondo, classificatosi al secondo posto.

Poco male, ho tutta l’estate per colmare la lacuna. E’ una pacchia avere così tanti romanzi da leggere: sono sicuro di non annoiarmi.

Quanto a Stabat Mater, lo avevo scorso velocemente a Febbraio, ma adesso (dopo che ha vinto lo Strega) l’ho riletto per bene.

Trama. All’inizio del ‘700, a Venezia, Cecilia è un’orfana che impara a suonare il violino nell’Ospedale della Pietà. La sua condizione è tristissima e il suo sonno è tormentato da incubi spaventosi. Per reagire alla disperazione scrive (su tutti i pezzetti di carta che trova) lettere alla madre immaginaria, che non vedrà mai.

Più che lettere sono le pagine di un diario. Che comincia così:

Signora Madre, è notte fonda. Mi sono alzata e sono venuta qui a scrivervi. Tanto per cambiare anche questa notte l’angoscia mi ha presa… so come devo fare per non soccombere.

130 pagine dopo, Cecilia getta in mare l’ultima lettera alla Signora Madre. Ha deciso che non le scriverà più. Si è imbarcata su una nave diretta in Oriente. Travestita da uomo: particolare romanzesco poco credibile, ma nei romanzi succede sempre qualcosa di poco credibile.

Altrettanto poco realistico è il rapporto tra don Antonio Vivaldi (che insegnava musica all’Ospitale) e Cecilia. Troppa confidenza, fin dalla prima lezione a pagina 95.

Impensabile che una povera orfanella si potesse rivolgere (in pubblico) a un prete non più giovane (Vivaldi aveva 38 anni quando compose la Judith Triumphans in cui Cecilia si cimenta con entusiasmo) e già apprezzatissimo dagli aristocratici di Venezia senza chiamarlo “reverendo” o almeno “signore”. La società settecentesca era molto formale. In molte famiglie i figli davano del voi a genitori e nonni ecc.

Di più, Cecilia salta su (davanti a tutte le suore e alle concertiste) a criticare i Concerti per violino e orchestra (le Quattro Stagioni) dicendo “è infantile imitare i rumori del mondo, le uniche cose che la musica è in grado di imitare sono le nostre idee!” e Vivaldi, senza scomporsi, “Hai ragione, è la cosa più stupida che ho scritto…” Ma dai, andiamo…

A parte questi (perdonabili) difetti, il romanzo-diario è veramente bello. Molto crudo in certe pagine (all’inizio), ma poi c’è la consolazione della musica…

A pensarci bene, la protagonista è proprio la musica: violini, violoncelli, oboi… E le voci delle “putte” dell’Ospedale, in gara con gli altri tre Orfanotrofi di Venezia.

Non mi meraviglierebbe vedere sullo schermo una storia così struggente: i film in costume sono costosissimi, ma potrebbe venir fuori un capolavoro.

Published in: on luglio 6, 2009 at 9:04 am  Comments (5)  
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Alieni, vampiri e fine del mondo…

… nel programma (chiamiamolo così…) Mistero, in onda su Italia 1.

Mi fa piacere che anche Roberto Levi (che, tra l’altro, è il critico tv del giornale berlusconiano) lo abbia stroncato. Levi afferma (non senza ragione) che i responsabili dell’omologo show di Raidue VOYAGER hanno sicuramente stappato bottiglie di ottimo champagne dopo aver visto una schifezza simile.

Io non ho stappato, ma qualche ghignata me la sono fatta.

Anzitutto mi sono chiesto (se lo è chiesto anche Levi): ma è proprio indispensabile introdurre il programma con una procace e truccatissima tettona che avanza col suo miniabito rosso verso la telecamera SENZA APRIRE BOCCA? Va bene che le “escort” sono di moda, ma anche qui…

Secondo. Ancora non ci siamo stufati dell’area 51? Credo che pochi luoghi al mondo siano stati tanto citati:  i film sull’area 51 non riesco neanche a contarli… e adesso anche Enrico Ruggeri (che deve avere problemi finanziari, tipo un grosso mutuo da estinguere, per accettare questa roba) che finge pensosità.

Ma va là, Enrico! Canti bene, e giochi anche a calcio: fa’ quello che sai fare!

Ultima perla. Enrico intervista (sforzandosi di non ridere) una donna che gli alieni avrebbero ingravidato una dozzina di volte.

Tipo preciso, la donna ha fotografato i mostricciattoli frutto di questa fecondazione galattica. Ha solo le foto, perchè gli alieni se li sono portati a casa loro, fedeli al motto alieno “i figli so’ piezze ‘e core!”

MA (si chiede il sensibile Enrico) NON SARANNO TROPPO IMPRESSIONANTI QUESTE IMMAGINI alle 9 e trenta? Aspettiamo che i bambini vadano a letto, se no se li sognano stanotte.

Allora uno si immagina chissà che cosa e rimane lì a vedere. Ma poco dopo (non sono ancora le dieci) ecco le famose, terribili immagini: sembrano prese da un manga giapponese, tipo Dragon Ball, e fanno ridere i polli.

Al mio paese questa si chiama ipocrisia: se pensi davvero che i bimbi non debbano vedere i mostricini (metà rane metà umani) allora non li mandi in onda prima della mezzanotte!

E’ stato solo un trucchetto per incollare i gonzi (anch’io, lo ammetto) alla tv.

Quanto a me, ho messo su un DVD (un film di Virzì) e ho salvato la serata.

PRENDIMI L’ANIMA, film di Roberto Faenza

Un film del 2003. Non proprio un film memorabile, ma merita di essere visto.

Anzitutto perché si basa su una storia vera, ben nota agli studiosi di psicanalisi.

Sabina Spielrein, figlia di un ricco rabbino russo, fu davvero ricoverata in una clinica di Zurigo nel 1904 e guarita da Carl Gustav Jung. Si laureò in medicina (sempre a Zurigo) e diventò psicanalista. I suoi rapporti con Jung non erano soltanto professionali, per cui lo stesso Freud da Vienna ordinò a Jung di lasciarla tornare in Russia. A Mosca la Spielrein fondò un asilo prescolare, talmente moderno nella sua concezione pedagogica da riuscire sospetto alla burocrazia staliniana. Costretta a chiudere l’Asilo Bianco, si trasferì a Rostov dove venne uccisa dai nazisti nel 1942.

Tutto ciò viene raccontato da due studiosi, una francese e uno scozzese, che ricostruiscono la sua vita con i documenti ritrovati negli archivi della Russia attuale.

Una scena particolarmente commovente: i due studiosi ritrovano un vecchio, ultimo superstite dei bambini dell’Asilo Bianco, che racconta tra le lacrime di essere stato guarito dalla Spielrein (soffriva di una forma di autismo).

Interessante anche la visita che Sabina e il dottor Jung fanno (mano nella mano) a un museo di Zurigo. Davanti a un quadro che rappresenta Giuditta che decapita Oloferne, lei esclama: “Lo ha ucciso perchè lo amava!”  Non sono un esperto del ramo, perciò non posso valutare questa ipotesi. Mi sa un po’ di sadomaso.

Quanto al personaggio di Giuditta (al di fuori della psicanalisi) segnalo http://allemanda.blog.kataweb.it/2009/06/30/modello-giuditta/