IL GIOVANE HOLDEN – continuazione e fine

Riprendo l’argomento del post precedente.

Nel gioco didattico BOOKLAND i testi vennero scelti all’inizio (1993) dagli insegnanti. Ma da quell’anno (al termine del gioco) chiesi alle alunne/alunni partecipanti un VOTO, da 1 a 10, sui libri che ciascuno aveva letto.

In base ai voti espressi, molti testi degli elenchi iniziali furono cancellati: IL GIARDINO DEI FINZI CONTINI, IL CAVALIERE INESISTENTE, L’AGNESE VA A MORIRE, ARRIVEDERCI RAGAZZI, ecc. In compenso altri testi sono stati inseriti, anno per anno, su richiesta delle alunne/alunni.

IL GIOVANE HOLDEN era nell’elenco iniziale. Lo aveva proposto l’ottima collega Rita Barbieri e nei primi anni i giudizi oscillavano tra il 7 e il 7,5.

Poi cominciarono a prevalere i “pollice verso”: nell’anno scolastico 2000/2001 siamo scesi sotto il 6. CANCELLATO.

La domanda è: perchè non piace più?

Parallelamente è sceso al livello del 6 (appena sufficiente) un romanzo di Italo Calvino: IL BARONE RAMPANTE, che quest’anno rischia grosso.

A pensarci bene, ci sono delle affinità tra il teen-ager americano e il giovane Cosimo. Sono entrambi dei ribelli e rifiutano le regole e le convenzioni di un ambiente privilegiato (Holden viene da una famiglia benestante e Cosimo appartiene alla nobiltà, cosa che nel ‘700 non guastava affatto) e forse proprio la loro ribellione li rende poco simpatici.

Secondo me, infatti, GLI ATTUALI TEEN-AGERS (e a maggior ragione i preadolescenti dai 10 ai 13 anni) NON HANNO NESSUNA VOGLIA DI RIFIUTARE LA SOCIETA’ IN CUI VIVONO. La maggior parte di loro, almeno.

Perchè dovrebbero? I genitori quasi non osano dire NO ai loro capricci, la scuola è molto meno esigente di quella di 20 anni fa, la contestazione è passata di moda. La società dei consumi blandisce e cloroformizza i giovani (non tutti, certo, ma moltissimi) e le figure di Holden e di Cosimo non sembrano dire più niente.

Aggiungo che entrambi i romanzi lasciano quasi completamente fuori “l’altra metà del cielo”. NIENTE DONNE. Viola (nel barone rampante) è una figura marginale (e alle ragazze risulta antipatica), Battistina è odiosa, ecc

Spero di sbagliarmi. E aspetto i giudizi dei partecipanti: forse è l’ultimo anno per IL BARONE RAMPANTE.

IL GIOVANE HOLDEN

Due giorni fa avevo segnalato il sacrilego accostamento dell’ultimo romanzo di Federico M. al celebre IL GIOVANE HOLDEN.

Ora, proprio per chiarire quanto sballato sia questo accostamento, aggiungerò qualcosa sulle differenze tra i due romanzi e, soprattutto, tra i due autori.

The catcher in the rye (questo è il titolo originale) è un “classico” della letteratura anglosassone. Pubblicato nel 1951, ha avuto un successo mondiale e continua ad essere ristampato.

Poichè un romanzo “classico” è citato da molti, ma spesso lo hanno letto in pochi, riassumo la TRAMA.

Holden Caulfield parla di se stesso: ha 17 anni, è un pessimo studente. Non è scemo: è sommamente DEMOTIVATO. Non ha alcun interesse a prendere un diploma e a integrarsi nella classe media americana (a cui appartiene la sua famiglia).

Desidera semmai andarsene nel west, lavorare in un ranch lontano dalla modernità, innamorarsi di una ragazza semplice…

Alla vigilia dell’inevitabile bocciatura, lascia la scuola e ritorna a New York. Passa uno scombinato weekend da solo (i genitori non sono in casa) e riceve la solidarietà della sorellina Phoebe.

Tutto qui?

Tutto qui: è una storia apparentemente povera. Ma dentro c’è il rifiuto dell’american way of life e questo spiega come gli hippies degli anni ‘60 abbiano visto in Holden un precursore.

Dal punto di vista linguistico, il romanzo fu tra i primi ad usare un tono volutamente disadorno, pieno di ripetizioni, proprio per rendere realisticamente il modo di parlare di un 17enne assai poco colto. Holden ripete centinaia di volte espressioni triviali come “goddamn” (maledizione) o “and all that” (e così via).

Nonostante le offerte di versione cinematografica fioccassero, Salinger ha sempre detto di no. Da Jack Nicholson a James Dean a Jerry Lewis tantissimi attori avrebbero voluto “essere Holden”. Niente da fare. E questa è una differenza basilare con uno come Moccia.

Differenze notevolissime anche tra Holden e i (più o meno coetanei) personaggi di Amore 14, tre metri sopra il cielo and all that.

Holden non è uno studente modello, ma qualcosa ha studiato (lo dimostra nel colloquio con un prof); mentre Step, Massi and all that NON HANNO MAI UN LIBRO IN MANO e in questo si dimostrano perfettamente integrati con la società berlusconiana.

In compenso danno un’enorme importanza al sesso, nelle diverse sfumature del termine: romantiche (i famosi lucchetti di ponte Milvio) e fisiche (alcune/alcuni sembrano non pensare ad altro).

Holden, al contrario, ha altro per la testa e il suo maldestro tentativo con una puttanella si conclude  con un nulla di fatto.

Rimane da spiegare come IL GIOVANE HOLDEN fosse negli anni ‘90 apprezzatissimo dai lettori di Bookland e sia stato, invece, “bocciato” a partire dal 2002. Ma il post sta venendo troppo lungo. Ne parlerò la prossima volta.

Moccia come Salinger?

Moccia Federico, celeberrimo autore di pilastri della letteratura mondiale come “tre metri sopra il cielo”, ha presentato il suo ultimo romanzo.

Ha azzardato un’analogia con IL GIOVANE HOLDEN di J. D. Salinger.

Per me le analogie tra Moccia e Salinger si limitano al fatto che entrambi hanno scritto romanzi.

Allo stesso modo c’è analogia tra MARTIN LUTHER KING e Piero Marrazzo: entrambi hanno avuto alcune ”disavventure”.

Pubblicato in: on Novembre 5, 2009 at 9:27 am Commenti (3)
Tags: , , , ,

VENEZIA, la biennale di

Nonostante il clima più che umido siamo andati all’Arsenale per la Biennale.
Non ero mai stato all’Arsenale e ora capisco cosa mi sono perso.

Per chi non c’è ancora stato, do qualche dritta per arrivarci.

Siete in Piazza San Marco? Bene. Procedete in direzione est per Riva degli Schiavoni, Riva di Ca’ di Dio e Campo della Tana (c’è una buona pizzeria): vi troverete davanti un enorme edificio settecentesco, per meglio dire un labirinto di edifici, uno grandissimo e altri minori. Questa era il cuore della potente marina veneziana, qui erano costruite e riparate le navi e fucinati i cannoni che vi erano imbarcati.

Ora è uno spazio museale.

Ospita negli anni dispari l’Esposizione internazionale d’Arte e in quelli pari la Mostra internazionale d’Architettura.

Alla domanda cosa sia un’OPERA D’ARTE nel nostro tempo, rispondo che le categorie tradizionali di “pittura”, “scultura”, “cinematografia” ecc sono spesso miscelate in modo incredibile.

Ad esempio, nel VILLAGGIO AFRICANO Pascale Marthine Tayou (Camerun) ha costruito (in uno spazio equivalente a un campo di basket) capanne e negozi stilizzati, sui muri dei quali sono proiettati coloratissimi cortometraggi sulla vita quotidiana della gente umile. 

Altri autori che mi hanno impressionato.

Lo svedese Jan Hafstrom ha realizzato un collage di immagini di oltre 200 metri quadrati con personaggi della cultura pop degli anni sessanta.

Gonkar Gyatso, tibetano in esilio, presenta due grandi collages (non così grandi come lo svedese) dedicati alla cultura del suo popolo. L’insieme è sorprendente per la sua armonia. Guardandolo da vicino si scoprono dettagli satirici: ad es, ha disegnato un podio olimpico con 3 soldati (le armi sono visibilmente made-in-china) del Sudan (medaglia d’oro), della Birmania (argento) e della Nordcorea (bronzo).

Infine, tra gli italiani, ho ammirato l’opera di Grazia Toderi. Due grandi schermi pendono dal soffitto. Misteriosi punti luminosi sorvolano le vedute aeree di sconfinate megalopoli (vedi immagine).

Mi torna in mente la sequenza iniziale di Blade Runner.

Mi fermo qui. Non sono un competente in materia e non pretendo di valutare chi siano i migliori. Ognuno ha i suoi gusti.

Vi consiglio solo di visitare la Biennale. E’ aperta fino al 22 novembre.

 

 

IN MEMORIA DI SANTA F. BONANDRINI

Non avevi ancora 57 anni. Non ci dovevi lasciare tanto presto…

La mattina del 14 febbraio 2003 la segreteria ci avvisò. “E’ morta questa notte”.

Non ci volevamo credere.

Cosa posso dire dire di te? Che univi una incredibile capacità di lavoro e una ammirevole professionalità a una simpatia e una umanità che nessuno di noi ha dimenticato.

Nel corridoio del primo piano, tra la biblioteca e la segreteria, una targa di ottone dorato ti ricorda. Sopra c’è il poster dei girasoli di Van Gogh.

Ciao, Santuzza. Per me tu sei sempre viva.

Pubblicato in: on Novembre 1, 2009 at 7:15 pm Lascia un Commento
Tags: , , ,

UP: un capolavoro?

Avevo promesso di spiegare perché mi è piaciuto tanto l’ultimo film griffato PIXAR.
Ammesso che a qualcuno interessi, mantengo la promessa.

I colori, innanzi tutto. Dai palloncini che sollevano e trasportano nella giungla venezuelana la casa di Carl, alla giungla stessa, al piumaggio del superstruzzo Kevin, alle decorazioni policrome del boyscout comesichiama…

E la musica, epica sentimentale drammatica a-seconda-dei-casi. Veramente bella.

Ah, dimenticavo la trama (per i pochi che non la conoscano già). NEI PRIMI 15 MINUTI una storia realistica: un imbranatello con la fissa delle avventure alla Giulio Verne incontra una ragazza (più sveglia di lui) con la stessa passione; si sposano, desiderano (invano) di avere figli, invecchiano, lei muore serenamente, lui resta solo e malinconico in una casetta di legno in mezzo ai palazzoni (e gli ingenieri del cantiere non vedono l’ora di buttare giù tutto) con la mestissima prospettiva di finire in una casa di riposo…

(a me bastano questi 15 minuti per applaudire)

E poi inizia la favola, per la gioia dei ragazzini: la casa si solleva nel cielo, arriva in luoghi fiabeschi, avventure a non finire tra cattivi cani parlanti, un misterioso dirigibile e un coloratissimo struzzo gigante. Tutto finisce bene e Carl (il protagonista) ha trovato un figlio adottivo nel coraggiosissimo (ma un po’ tonto) Russell, un boyscout dalle fattezze nippocoreane (il mercato ha le sue esigenze).

Nell’insieme il film piace a vecchietti e giovani. Forse per la sua assoluta irrealtà dispiace all’età di mezzo, ma credetemi: se lo andate a vedere non rimpiangerete i soldi.

Per finire, due osservazioni.

  1. A un certo punto Carl deve inseguire i cattivoni che hanno rapito Russell e trasforma la sua casetta in un veliero BUTTANDO VIA TUTTI I MOBILI, LA TV E IL FRIGO. Ci si può vedere un’allegoria anticonsumista: SE VUOI DIVENTARE UN EROE, o almeno dimostrare che hai le palle RINUNCIA AI TUOI LUSSI DA PICCOLO BORGHESE, soprattutto rinuncia alla TV.
  2. I famosi occhialini 3D non aggiungono granché allo spettacolo. Posso dirlo perchè ho visto il film 2 volte, con e senza.

Pubblicato in: on Ottobre 31, 2009 at 5:00 pm Commenti (1)
Tags: , , , , ,

un film che tutti i bloggers dovrebbero vedere…

…soprattutto i principianti come me.

Adesso vi trascrivo la TRAMA ESSENZIALE e poi vi motivo la mia affermazione.

Negli anni ‘50 a Parigi un’americana (Meryl Streep, da Oscar) imparò così bene a cucinare alla francese che scrisse un librone di ricette. Grande successo. Cinquanta anni dopo una sposina un po’ frustrata a New York sfida se stessa a realizzare tutte quelle ricette (oltre 500) nell’arco di un anno, descrivendo quotidianamente in un blog i combattimenti (a volte disastrosi) ingaggiati nella sua piccola cucina con padelle, aragoste e panetti di burro. GRANDE SUCCESSO ANCHE PER LEI.

A prescindere dal contenuto culinario, viene descritto molto bene il debutto di una blogger.

  • E’ il marito a consigliarla: “sei stata una promettente scrittrice, riuscirai certamente a descrivere quello che provi…”
  • All’inizio Julie (interpretata dalla simpatica Amy Adams) è scettica: “non mi leggerà nessuno”
  • Infatti passano molti giorni prima che arrivi il primo commento; è sua madre e non è affatto incoraggiante “ma chi te lo fa fare…”
  • ma col tempo arrivano i commenti veri, sempre più numerosi; il blog è citato dalla stampa, persino dal NYT
  • concluso l’anno di lavoro, Julie è assediata da editori grandi e piccoli; rielaborando i suoi post pubblicherà un libro
  • non manca un litigio tra Julie e suo marito (ma faranno pace) per l’assiduità con cui lei aggiorna il blog OGNI SERA PRIMA DI ANDARE A LETTO (bisogna capirlo, poareto)

Commento personale: proprio così, qualche volta bisogna lasciar riposare la tastiera pro bono pacis.

Pubblicato in: on Ottobre 26, 2009 at 12:22 pm Commenti (9)
Tags: , , , , , , , ,

Al cinema in Ottobre

Fino a pochi giorni fa indicavo in BASTA CHE FUNZIONI il miglior film degli ultimi mesi.

Ora non più. L’alleniana commedia ha perso il primato. Poi vi dirò chi ha preso il suo posto in cima alla classifica.

MA PROCEDIAMO CON ORDINE, partendo dal peggiore: dalle stalle alle stelle.

Ho visto (rimpiangendo i soldi spesi) BARBAROSSA, un fumettaccio particolarmente grezzo. Un sacco di euri male impiegati per celebrare Alberto da Giussano e la Lega lombarda. I buoni (i Leghisti) da una parte, i cattivi (i Tedeschi e i collaborazionisti) dall’altra. Alla fine si è costretti a tifare per Federico imperatore, anche perchè è Rutger Hauer (ne ho viste di cose che voi umani…), un vero attore.

Quanto al giussanese Alberto, è interpretato da Raz Degan: uno che (dopo Centochiodi) CREDE di essere un attore. Bisogna che qualcuno gli spieghi che per recitare in un film non basta pronunciare una o più battute: occorre dare un pizzico di credibilità alla propria interpretazione. In Alexander, Raz era re Dario; non diceva una sola parola e faceva la faccia spaventata. Era meglio fermarsi lì, evitandoci lo strazio di questa ciofeca leghista.

Salendo un paio di gradini, ecco una commediola leggerina leggerina: LE MIE GROSSE GRASSE VACANZE GRECHE. Si può vedere, se non ci si aspetta niente di speciale. Mi sono divertito a rimembrare anni lontani, quando partecipai a vacanze di gruppo. E’ proprio come si vede nel film: vacanzieri che comprano souvenirs ORRENDI, single di mezz’età che provano a rimorchiare, proteste continue per l’aria condizionata, le camere d’albergo ecc.

E poi c’è l’accompagnatore/animatore che si sforza di essere spiritoso. Qui è una accompagnatrice/animatrice: l’attrice Nia Vardalos che era molto più simpatica 7 anni fa, quando era più cicciotella.

SALENDO PARECCHI GRADINI, ecco Woody Allen che racconta se stesso. Un vecchio cervellone misantropo e superpessimista che non resta insensibile alla naifté di una bella oca.

All’inizio sembra Pigmalione; difatti lui borbotta “se il prof. Higgins avesse conosciuto questa scema si sarebbe buttato dalla finestra…”. Poi arrivano, dalle rive del Mississipi, prima la madre e poi il padre della fanciulla. La madre si accorge di essere una ninfomane, il padre di essere gay. Insomma il finale diventa farsesco.

Comunque la trama è solo un pretesto per una serie di sarcastiche battute. E quando Woody fa dire al protagonista “gli americani invidiano i negri per la lunghezza del pene e gli ebrei per la scintillante intelligenza” ti accorgi che lui (Woody) si sente davvero straniero anche a Manhattan. Come capitò, negli anni 50, a Charlie Chaplin.

INFINE il film che più mi è piaciuto. Sarà perchè mi riesce facile immedesimarmi in Carl, il protagonista. Non ho ancora 78 anni, ma l’idea di partire per il Sudamerica alla ricerca di favolosi animali semiestinti mi sembra buona. Magari usando mezzi più affidabili di migliaia di palloncini gonfi di elio.

Mi accorgo però che, per descrivere la poesia di questa incantevole favola, mi serve un post apposito. Perciò, alla prossima.

Se passate da Rimini…

Se passate da Rimini in questa stagione NON PERDETEVI LA MOSTRA “DA REMBRANDT A GAUGUIN A PICASSO” presso la Rocca Malatestiana, detta anche Castel Sismondo.

E’ una mostra molto ben fatta (finirà il 14 marzo prossimo) e vi spiego il perchè.

Pochi ma ottimi i dipinti (circa una cinquantina) e ordinati in modo originale (almeno per me, che non sono uno specialista): in una sala ci sono i soggetti religiosi (il Veronese, il Bassano, Murillo, El Greco, Zurbaran), in un’altra i ritratti (Tintoretto, Velasquez, Van Dick, Rembrandt, Degas, Picasso), e poi i paesaggi (Constable, Corot, ancora Degas, Monet, Renoir, Van Gogh, Gauguin), le nature morte (Braque, Gris, Matisse), gli interni, ecc.

Si resta a bocca aperta. Credetemi. Prima che la sindrome di Stendhal vi faccia del male, sedetevi in uno dei tanti divani.

Per trovare la Rocca (che già di per sé è uno spettacolo), chiedete al navigatore di portarvi in Piazza Malatesta. In mancanza del navigatore, vi consiglio di puntare sulla parte nord del centro storico.

Dite pure che vi ho mandato io.

quiz letterario di Ottobre

Ho sposato una donna che non amavo, ma non sono GESUALDO MOTTA

Mi sono dedicato a un’attività commerciale, ma non sono LEOPOLD BLOOM

Prendere decisioni mi costa molta fatica, ma non sono OBLOMOV

Fumo molte sigarette, ma non sono YANEZ DE GOMERA

Chi sono?