The prestige

Film del 2006, diretto da Christopher Nolan. Ho il DVD e l’ho tirato fuori (per rifarmi la bocca) durante una noiosa mattinata appesantita dal raffreddore.

Avviso per i naviganti. E’ un film crudele: crudele e difficile da decifrare (vi spiegherò poi perchè) …se non siete degli esperti enigmisti farete fatica a capire il finale.

Due protagonisti:

  1. Mr. Angier (d’ora in poi, il Magoricco), interpretato da Hugh Jackman
  2. Mr. Borden (d’ora in poi, il Magopovero), interpretato da Christian Bale

Ah, dimenticavo un piccolo (ma importante) particolare: all’inizio, proprio mentre sullo schermo compare il titolo, si vede un prato di montagna dove sono sparsi cappelli a cilindro. Decine di cappelli perfettamente uguali. Solo alla fine scopriremo il significato di questa inquadratura.

La vicenda prosegue con un processo per omicidio. Magopovero è accusato di aver provocato la morte di Magoricco, tra le quinte del teatro in cui si svolgeva il Grande Spettacolo.

Magopovero è condannato a morte. Alla vigilia dell’esecuzione, riceve la visita di un ricchissimo Lord e riconosce in lui Magoricco (che era morto e sepolto). “Se tu non sei morto, io non sono colpevole!” grida. Ma non gli serve a nulla: Magopovero muore sulla forca.

Subito dopo, Magoricco (il Lord) viene ucciso con colpo di pistola da Magopovero (ma non era morto anche lui?). E tutto viene spiegato (compresi i cappelli sul prato): se volete sapere la soluzione ve la dirò dopo il video.

Se invece non volete saperla, arrivederci al prossimo post.

Devo aggiungere che ho semplificato molto. In due ore succede di tutto: trucchi inganni tradimenti annegamenti, un colpo di pistola spezza due dita, una moglie si toglie la vita, Magoricco va tra le montagne del Colorado per incontrare il dott. Tesla (David Bowie) e conoscere la sua incredibile scoperta: il teletrasporto.

Più esattamente la Macchina di Tesla SDOPPIA gli oggetti (ad esempio i cappelli a cilindro), i gatti e gli esseri umani.

Già, gli esseri umani. Poichè Magoricco sperimenta la Macchina su stesso, si ritrova davanti il suo Doppio e lo uccide immediatamente. Come ucciderà ogni sera, durante il suo numero in teatro, innumerevoli Doppi (annegandoli in una vasca alla Houdini): la strage verrà interrotta solo dal colpo di pistola di cui sopra, sparato da uno dei DUE Maghipoveri.

Perchè sono DUE, gemelli indistinguibili: uno è stato impiccato, il gemello lo vendica.

Ehm… ve l’avevo detto che non è un film da Vigilia di Natale…

Sarastro

Mi sono divertito a parodiare AVATAR due settimane fa

http://un-paio-di-uova-fritte.blog.kataweb.it/2010/01/24/avatar-ovvero-balla-coi-pterodattili/

Torno sull’argomento da un’altra angolazione (e perdonate se sarò un po’ serioso): il protagonista del film si infiltra tra i nativi di Pandora che inizialmente vede come IL NEMICO; sono dei selvaggi che impediscono il progresso portato dai terrestri. Dopo qualche mese la sua prospettiva si capovolge: i nativi (con cui si è integrato alla grande) sono i “buoni” e i Terrestri (avidi e brutali) sono “i cattivi” da cui deve difendere il suo nuovo popolo.

E’ UN TEMA CLASSICO. La prima analogia che viene in mente è con BALLA-COI-LUPI, ma c’è un precedente molto più antico.

Nel FLAUTO MAGICO (1791) assistiamo a un “rovesciamento di prospettiva” simile. Tamino (il protagonista) ha ricevuto la missione di strappare Pamina (figlia della Regina della Notte) a un malvagio mago, chiamato Sarastro.

Ma comincia a dubitare di essere dalla “parte giusta” quando vede che Sarastro è un Sacerdote della dea Iside, nobile e saggio, circondato dalla stima di tutti.

Infine, la rivelazione: Sarastro è il padre di Pamina e si è separato dalla Regina della Notte perchè questa è una pazza omicida. Tamino sposa Pamina ecc

Quest’opera è uno dei capolavori di Mozart ed è conosciutissima a nord delle Alpi. Ispirandosi al “rovesciamento” di Tamino uno psicologo svizzero, Ludwig Binswanger, ha teorizzato un “processo di Sarastro” riscontrabile in chi, combattendo ciò che ha creduto il MALE, si accorge (spesso con grande difficoltà) di dover “bruciare ciò che ha adorato e adorare quello che ha bruciato”.

Insomma, convertirsi a una nuova prospettiva. Come il tenente Dunbar (Balla-coi-lupi) e il caporale Jake (Avatar). Ma, aggiungo io, ci vuole una non comune onestà intellettuale per essere capaci di farlo.

Conclusione: se vi piace Mozart e non vi spaventa la lingua tedesca, potete ascoltare il brano in cui Sarastro (il padre) conquista la fiducia e l’affetto di Pamina, sua figlia.

i figli di babbonatale, racconto di Italo Calvino

Questo racconto (20esimo e ultimo della serie “Marcovaldo”) piace molto alle lettrici e ai lettori di BOOKLAND. A fine anno riscuote votazioni molto alte, tra l’8 e il 9.

Ha tutti i requisiti per piacere ai ragazzi delle medie: i protagonisti sono i figli di Marcovaldo (che in un certo senso fa solo da spettatore all’azione). C’è dell’umorismo, c’è una conclusione sorprendente (ve la rivelerò solo alla fine del post) e comunque nessuno si fa male.

Aperta parentesi. Per le caratteristiche di questa serie di racconti e del loro protagonista http://ilbibliofilo.wordpress.com/2008/09/15/marcovaldo-al-supermarket/ Chiusa parentesi.

Vigilia di Natale. I 3 giovanissimi figli del magazziniere Marcovaldo vogliono far felice il figlio di un mega-direttore. Gli regalano

  • un martello
  • una fionda (detta anche tirasassi)
  • una scatola di fiammiferi

Pieno di gioia (e probabilmente represso da un’educazione troppo severa, come era uso negli anni ‘50)  il “povero” ragazzo ricco si scatena. Incendia il sontuoso albero di natale, distrugge i giocattoli convenzionali, frantuma i lampadari, ecc.

Non si era mai divertito tanto!

Come finisce questa storia? Ve lo dico dopo la pubblicità… ehm, dopo l’immagine.


Marcovaldo pensa che sarà licenziato. Invece no, va bene così.

La sua megaditta, la SBAV (una specie di multinazionale alla Fantozzi), appresa l’entità dei danni, organizza una Campagna per il lancio del REGALO DISTRUTTIVO. Saranno messi in vendita pacchi contenenti 1 martello, una scatola di fiammiferi e una fionda.

“E’ quello che ci vuole per rilanciare le vendite e dare vivacità al mercato…”

Fine della storia. I lettori ridacchiano (qualcuno pensa come sarebbe bello ricevere in dono il kit del Distruttore), ma ci sarebbero molte considerazioni da fare.

Come mezzo secolo fa, le vendite ristagnano. Non conviene produrre beni di consumo durevoli. USA E GETTA: questa è la Legge e i Profeti.

Consumate, consumate, consumate… e poi comprate ancora, comprate ancora… e il PIL crescerà!

Concludo con una citazione: http://silviotera.blog.kataweb.it/lavinia/2010/02/02/il-consumismo-in-un-gesto/

i film più visti di gennaio

Fonte: TELEVIDEO RAI (pag.546), che giustamente non calcola gli incassi ma il numero di biglietti venduti (nelle classifiche degli incassi pesano gli euri in più per il 3D).

  1. AVATAR4milioni471mila presenze – mi sono divertito a parodiare questo bel giocattolone in http://un-paio-di-uova-fritte.blog.kataweb.it/2010/01/24/avatar-ovvero-balla-coi-pterodattili/
  2. IO, LORO E LARA2milioni417mila presenze – recensito in http://ilbibliofilo.wordpress.com/2010/01/11/verdone/
  3. SHERLOCK HOLMES1milione851mila presenze – ne ho parlato in http://ilbibliofilo.wordpress.com/2009/12/31/fine-anno-al-cinema/
  4. HACHIKO775mila presenze – non l’ho visto (non perchè non mi piacciano i cani: è Richard Gere che mi sta sullo stomaco)
  5. LA PRIMA COSA BELLA733presenze – recensito in http://ilbibliofilo.wordpress.com/2010/01/21/virzi/  
  6. NATALE A BEVERLY HILLS680mila presenze – non l’ho visto e non lo voglio vedere: sono tutti uguali (fatti per chi -e sono tanti- apprezza un weekend in un albergo di lusso più di tutti i Caravaggio e i Tiziano di questo mondo; poi non meravigliamoci se Berlusconi prende tanti voti)
  7. IO & MARILYN649mila presenze – me ne sono occupato in http://ilbibliofilo.wordpress.com/2009/12/31/fine-anno-al-cinema/

in attesa di film migliori, Buon febbraio a tutti!!!

 

 

 

 

il peggiore tra tutti….

E’ un peccato che in Italia non esistano i RAZZIE AWARDS. Da noi i registi e gli attori sono troppo permalosi.

Comunque rimedio a questa lacuna istituendo oggi il premio CHIAVICA D’ORO per il peggior film italiano del decennio 2000-2009.

Lo attribuisco a…

Prima di aprire la busta, una considerazione metodologica.

Per stabilire quale sia il miglior film (italiano o straniero), devo pensarci bene e confrontare senza fretta i DVD di (tanto per fare qualche nome) CHICAGO, GRAN TORINO, RADIO AMERICA, A SERIOUS MAN, GOMORRA, THE READER, IL DUBBIO, UP, IL CURIOSO CASO DI BENJAMIN BUTTON, VINCERE ecc.

Ma col cavolo che vado a comprare il DVD dei film che non mi sono piaciuti in sala!

Basandomi soltanto sulla memoria, stabilisco che (tra le ciofeche più strazianti del decennio) il Premio va a…

ALBAKIARAAAAA!!!!!!  (applausi della platea) con la seguente motivazione: QUESTO FILM (film… si fa per dire) è riuscito a rovinare anche le bellissime canzoni del grande Vasco! (applausi scroscianti; anzi, standing ovation)

per maggiori dettagli, http://ilbibliofilo.wordpress.com/2008/10/28/albakiara-che-delusione/

N.B. Cosa hanno in comune Albakiara e Barbarossa, temibile rivale in questa tenzone?

A domanda rispondo: hanno in comune un attore (seeee… attore per modo di dire), RAZ DEGAN, a cui consiglio vivamente di tornare alle origini, alla pubblicità dello Jeghermaister DOVE HA DATO IL MEGLIO DI SE’

Train de vie (inteso come film)

Un anno fa (a proposito dell’Olocausto) ho citato un bel film. Bello e straziante: se non vi commuove siete messi male…

http://ilbibliofilo.wordpress.com/2009/01/21/il-bambino-con-il-pigiama-a-righe-il-libro-e-il-film/

Quest’anno voglio citare qualcosa di più “leggero”.

In TRAIN DE VIE (su La7 questo pomeriggio) si scherza un po’ sulla tragedia delle deportazioni. L’olocausto non viene nascosto (ci mancherebbe!) ma lasciato sullo sfondo di una vicenda surreale.

Estate 1941. Schlomo (una via di mezzo tra lo scemo del paese e Mosè) ha saputo che tutti i villaggi ebraici della Romania sono svuotati, uno dopo l’altro, e gli abitanti sono trascinati su lunghi treni per un viaggio senza ritorno. Acquistata una vecchia locomotiva e alcuni carri-bestiame, Schlomo e i suoi organizzano un’autodeportazione, una fuga verso la libertà passando attraverso l’Ucraina.

Nel filmato potete assistere a uno degli episodi di questa fuga. A un posto di blocco, le SS vengono ingannate dall’astuto Mordechai, che (avendo vissuto a lungo a Vienna) parla bene il tedesco.

Intanto il villaggio abbandonato brucia,

brucia fino a ridursi in cenere…

non ti dimenticheremo….

Domani è il giorno della memoria.

Altri sono capaci di esprimere l’orrore. Io non so trovare le parole adatte.

Voglio solo mettere questa foto. Non sarai dimenticata, Anne

Pubblicato in:  on gennaio 26, 2010 at 8:56 am Commenti (4)
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ciao Jean…

Cara Jean, scusami se ti do del tu. Tu non mi conosci, ma io conosco te da tantissimi anni.

Come tanti altri (qualche decina o centinaia di milioni in tutto il mondo) ho visto molti film in cui eri la star o almeno la co-star

  •  in Androcles and the Lion eri Lavinia, giovane e allegra cristiana in attesa di essere mangiata nel Colosseo
  • in Young Bess eri Elisabetta Tudor, in attesa di diventare Elisabetta I
  • in The Robe eri Diana, l’amante del tribuno Marcello Gallio e questa volta i leoni ti mangiavano davvero
  • in The Egyptian eri Merit e amavi Sinuhe, il medico dei faraoni
  • in Desirée eri l’amante di Marlon Brando di Napoleone
  • in Guys and Dolls (sempre accanto a Marlon Brando) eri il sergente Sarah Brown dell’Esercito della Salvezza
  • in The big Country eri Julie, la maestrina, in un’Arizona molto selvaggia
  • in Spartacus eri Varinia, la donna dell’Eroe

Ma la parte che ti fa ricordare meglio è quella di Hattie Durant in L’erba del vicino è sempre più verde. Una commedia che ho sempre trovato irresistibile.

Beh, questo noiosissimo elenco solo per dimostrarti che ti ho seguita con attenzione.

P.S. Ti confesso che, quando andavo alle medie (fine anni ‘50) imparare a pronunciare bene il tuo nome è stato un problema. Lo studio delle lingue straniere (soprattutto l’inglese) era poco importante, arrivo a dire che era quasi sconsigliato. Dovevamo dedicare le nostre energie al latino… ma questa è una storia che ti racconterò un’altra volta

Albertazzi al Duse

Mercoledì sera al teatro Duse. Filosofi sulla scena, nel senso che Albertazzi interpreta F. Nietzsche e Protagora (nelle serate precedenti si era calato nei panni di Platone e di Ratzinger, ma io non c’ero).

Alla fine il pubblico ha applaudito lungamente. L’applausometro ha misurato la sonorità degli applausi a Protagora (52) e a Nietzsche (35): la vittoria di Protagora è comprensibile, in quanto Albertazzi lo ha descritto come campione dell’Ottimismo, mentre Nietzsche era il Pessimista.

“Tu, amico Protagora, ci parli della Democrazia e del Progresso… io, che per ventura vivo 2400 anni più tardi, ho constatato che la democrazia non è servita ad altro che a trasformare gli uomini in pecore…”

Giorgio Albertazzi è un abilissimo, impareggiabile animale da palcoscenico.

Potrebbe recitare l’orario ferroviario o il regolamento dell’Azienda del gas, il pubblico ne sarebbe ugualmente deliziato.

C’è da aggiungere che non c’erano solo i filosofi in scena. Nel suo monologare Albertazzi ha divagato in lungo e in largo, ha parlato della vecchiezza, di Dante e Beatrice e di Giulietta…

e quando ha iniziato con “se sia cosa più nobile sopportare pazientemente gli strali e i colpi di balestra…” ho provato un brivido. Ricordando che, in quello stesso teatro, 45 anni prima (alla vigilia degli esami di maturità) ero spettatore dell’Amleto con Giorgio Albertazzi.

Pubblicato in:  on gennaio 21, 2010 at 10:22 pm Commenti (6)
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Virzì…

…è uno dei miei registi preferiti.

Ovosodo, Io e Napoleone, Tutta la vita davanti, Caterina va in città

Ecco, questo suo LA PRIMA COSA BELLA mi ricorda molto Caterina va in città.

Ci sono molte analogie: inizia in una scuola balorda con un prof sbirolato (riuscirò mai a vedere in un film italiano una scuola funzionante?), ha come protagonisti dei ragazzini (nei lunghi flashback), è centrato su matrimoni in frantumi, ci sono bare e funerali, si conclude con un bagno nel Tirreno.

Differenze: in Caterina ecc di funerali ce n’era uno solo (nel finale) e di un personaggio secondario. Qui di morti ce ne sono 3, più altri decessi accennati nei dialoghi. Non lo classificherei COMMEDIA, come fa la rubrica Trovacinema di Repubblicaonline.

Io lo definisco un dramma, (in certi momenti un melodramma): un marito geloso, troppo geloso per una moglie “moderna”, figli sbatacchiati di qua e di là che solo davanti alla madre morente si accorgono di volersi bene, una donna sterile che si procura un figlio per interposta persona, la malattia, la morte. Diciamo che la “commedia all’italiana” (in questi tempi amari) tende a diventare sempre più un dramma.

In conclusione: non si ride (una pallonata in faccia, rarissime battute vernacole: chi non è di Livorno rischia di perderle) e si piange molto, soprattutto nel finale. Portatevi i fazzoletti.

P.S. Un omaggio al rimpianto Dino Risi, che dirige La moglie del prete (1970) in una delle prime scene: è interpretato da suo figlio, Marco Risi.