Viaggio nel sud – quinta e ultima pagina

Stazione centrale di Napoli. Molto pulita. Negozi di moda. Molta polizia.

Tra un treno in partenza e uno in arrivo (quasi sempre in ritardo) l’altoparlante mette in guardia i viaggiatori: “non acquistare cibi e bevande da venditori non autorizzati!”
napol

Saliamo sul treno (che parte in perfetto orario): io e mia moglie andiamo a Bologna, nostro figlio e nostra nuora a Santiago, via Fiumicino. C’è ancora tempo per tornare su un argomento a cui avevo accennato qui.

Andiamo con ordine. Tanti anni fa (andavo al liceo) uscì un film napoletanissimo, diretto da Vittorio De Sica e prodotto da Dino De Laurentis: IL GIUDIZIO UNIVERSALE.

Ebbe un buon successo da Napoli in giù, ma al nord (nonostante uno sceneggiatore come Cesare Zavattini e attori di grido come Vittorio Gassman, Alberto Sordi, Paolo Stoppa, Silvana Mangano, Nino Manfredi) fu un fiasco.

Motivo? Parlava di una surreale fine del mondo (preannunciata per le 18 da un vocione dal cielo) e quindi, implicitamente, della morte. Beh, noi settentrionali non vogliamo parlare della Signora con la falce.

Al massimo si mette il necrologio sul giornale e al cimitero ci si va il meno possibile.

Per i meridionali (a quanto mi dicono) è tutto diverso. I fiorai fanno affari d’oro in questi giorni e il 2 novembre ci vorrà tutta la polizia possibile per disciplinare le visite ai cari estinti.

Perché questa clamorosa differenza?

Avanzo un’ipotesi. Quando le differenze di casta sono così tangibili l’unica speranza di eguaglianza è qui.

Come scrisse un Grande Filosofo: ‘a morte ‘o ssaje che d’è? è una livella!
tot

il meglio e il peggio di SOPHIA

Proseguo sul tema iniziato nel post precedente.

Quale interpretazione scicolonesca mi ha maggiormente impressionato?

Elenco (in ordine di tempo) 4 titoli. E chi vuol aggiungere aggiunga.

  1. LA CIOCIARA (1960, regista De Sica) – E’ Cesira, travolta nell’abisso della guerra. Non càpita spesso che la stessa interpretazione sia premiata a Hollywood e a Cannes.
  2. IERI, OGGI E DOMANI (1963, ancora De Sica) – E’ Adelina (napoletana), Anna (milanese, uno dei pochi ruoli “antipatici” della sua carriera) e Mara (romana).
  3. MATRIMONIO ALL’ITALIANA (1964, sempre De Sica) – E’ Filumena Marturano. Un ruolo formidabile; però il merito è più di Eduardo che di Sophia.
  4. UNA GIORNATA PARTICOLARE (1977, regia di Scola) – E’ Antonietta, casalinga disperata in un palazzone romano (mentre Hitler scorrazza per la città).

lorenierifilumenascola
E le delusioni? Beh, ce ne sono state… Direi che il tonfo maggiore è avvenuto nel 1972.

BIANCO, ROSSO E… (Lattuada) avrebbe potuto essere un grande film, ma Celentano vuol strafare (gli càpita spesso) e Sophia nei panni della suora ci sta davvero male.bianco

Brigitte Bardot?

Arriva presto. Contateci…

Published in: on settembre 10, 2014 at 9:48 am  Comments (3)  
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Le coppie indimenticabili: SOPHIA e MARCELLO

L’anno scorso mi fu suggerito di passare dalle attrici alle “grandi coppie del cinema”.

Sia pure con un certo ritardo inauguro una nuova gallery.

REGOLAMENTO. Occorre aver girato insieme almeno 3 film di alto livello. Questo esclude (per il momento) la coppia DiCaprio-Winslet, che tra naufragi e strade rivoluzionarie sono a quota due.

Sono altresì escluse le coppie “seriali”, quelle in cui LEI e LUI sono sempre lo stesso personaggio. Avete presente William Powell e Mirna Loy? O, scendendo di qualche gradino, Daniel Radcliffe e Emma Watson? O, scendendo in cantina, Robert Patticoso e Kristen Comesichiama?

Detto ciò, comincio con una coppia italiana. Elenco i loro film (ne ho dimenticato qualcuno?) e invito gli eventuali lettori a scegliere quello VERAMENTE INDIMENTICABILE

  • PECCATO CHE SIA UNA CANAGLIA – Blasetti 1954
  • LA BELLA MUGNAIA – Camerini 1955
  • IERI, OGGI E DOMANI – De Sica 1963
  • MATRIMONIO ALL’ITALIANA – De Sica 1964
  • I GIRASOLI  De Sica 1970
  • LA MOGLIE DEL PRETE – Risi 1971
  • UNA GIORNATA PARTICOLARE – Scola 1977
  • FATTO DI SANGUE FRA DUE UOMINI PER CAUSA DI UNA VEDOVA (SI SOSPETTANO MOVENTI POLITICI) -Wertmuller 1978
  • PRET-A-PORTER Altman 1994

canaglia
matri
scolasangue

Published in: on febbraio 24, 2014 at 7:28 pm  Comments (7)  
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L’importanza di chiamarsi Christian (trovate qualche differenza tra Bale e De Sica?)

CHRISTIAN BALE non ha ancora 40 anni e un curriculum incredibile.

E’ che ha cominciato prestissimo.

  • Ha solo 13 anni quando Spielberg lo sceglie come protagonista de L’IMPERO DEL SOLE. Jim Graham sopravvivendo alle crudeltà della guerra diventa precocemente adulto. Successone.
  • Negli anni successivi fa di tutto: lo scudiero di Falstaff nell’ENRICO V di Branagh, Jim Hawkins nell’ISOLA DEL TESORO, Arthur Stuart in VELVET GOLDMINE, Gesù Cristo nell’omonimo film di K. Connor…
  • Dal 2000 in poi prova a fare il cattivo: è Patrick Bateman in AMERICAN PSYCO, poi ottiene la parte di Walter Wade in SHAFT.
  • Negli ultimi 10 anni Bale vola alto. E’ Alfred Borden in THE PRESTIGE,  John Preston in EQUILIBRIUM, J. Smith in THE NEW WORLD, Batman nella trilogia nolesca, Bob Dylan in IO NON SONO QUI, Irving Rosenfeld in AMERICAN HUSTLE…
  • Ma l’Oscar (miglior attore non protagonista) arriva solo per il ruolo di Dickie in THE FIGHTER. E a questo punto (avendo mantenuto la promessa fatta 2 anni fa) mi fermo qui: ho bevuto troppo Gutturnio e devo disintossicarmi con una passeggiata notturna. Aggiungano gli eventuali lettori di questo postaccio (post fattomale) altri film di CB che ho trascurato e diano un voto, da 1 a 10, alle sue interpretazioni.

Quanto al figlio di Vittorio De Sica, su di lui si stenda un italico pietoso velo.

Ha fatto anche un film con Pupi Avati, cavandosela decentemente? NON è un’attenuante; è un’aggravante. Vuol dire che, se volesse, potrebbe essere un vero attore e non un guitto vanzinesco.
balechrist

Published in: on settembre 18, 2013 at 11:06 pm  Comments (9)  
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Elogio dei brutti

La popolazione italiana si divide in 2 categorie antropologiche: i belli e i brutti.

I belli sono quelli che vediamo negli spot pubblicitari. Impeccabili, inamidati, con i capelli (preferibilmente biondastri) sempre in ordine, ugualmente inespressivi se sorridono, fingono di litigare o prendono un aperitivo.

Qualche volta recitano (beh, insomma…) in film o fiction televisive.

I brutti sono quelli che incontro quotidianamente per strada, in autobus, al supermercato ecc. Sono (anzi, siamo) grassottelli, calvi o pettinati alla carlona, pieni di rughe e di brufoli, con le borse sotto gli occhi…

Nel cinema del passato hanno spesso riempito la scena. Era un cinema migliore (che ve lo dico a ‘fa…) e qui voglio citare 3 (forse 4) esempi di quella meravigliosa stagione.

Se non conoscete i film in questione, affrettatevi a colmare la lacuna. Poi mi ringrazierete.

  • Carlo Pisacane – E’ famoso per il ruolo di Capannelle in I SOLITI IGNOTI; ma ha lavorato in decine di film, da GLI ONOREVOLI a C’ERA UNA VOLTA… (dove interpreta una strega), fino al capolavoro assoluto della commedia italiana: L’ARMATA BRANCALEONE
  •  Tiberio Murgia – Nei SOLITI IGNOTI c’era anche lui (era “Ferribotte”, il fratello di Claudia Cardinale); tra i tanti filmuzzi in cui è comparso voglio ricordare LA GRANDE GUERRA e LA RAGAZZA CON LA VALIGIA
  • Annunziata Pica (in arte Tina Pica) – Grandissima attrice, cresciuta nella scuola di Edoardo De Filippo; per me, il suo ruolo migliore è stato quello di aiutante del capostazione Totò in DESTINAZIONE PIOVAROLO, ma molti la ricordano come “Caramella” al servizio del maresciallo Vittorio De Sica; lo stesso De Sica che, dirigendo IERI, OGGI, DOMANI, le diede la parte della nonna del seminarista sconvolto da Sophia Loren.

Dopo le immagini ritornerò sul tema, riferendomi a due attori del presente. Uno piacione, l’altro rappresentante della categoria BRUTTONI DI CLASSE.

gemmamurgiatin
Ho già parlato di BIANCA COME IL LATTEecc. La storia non è male, ma il personaggio del prof sognatore (interpretato da Luca Argentero) fa semplicemente cagare.

Ben altra figura di prof ha impersonato Roberto Herlitzka in IL ROSSO E IL BLU. Alla sua bruttezza, in conclusione, dedico un applauso.
brutto

AMICI MIEI vs PANE, AMORE…

Trilogie all’italiana, cioè anomale. Paese anomalo l’Italia, non solo nel cinema.

In ordine cronologico:

  1. Luigi Comencini dirige nel 1953 PANE, AMORE E FANTASIA con un cast azzeccatissimo. Brillante sintesi di neorealismo e di commedia tradizionale, il film ha un successo enorme. Per cui si gira subito il sequel (PANE, AMORE E GELOSIA nel 1954), meno riuscito ma comunque applauditissimo. Nel 1955 tocca a Dino Risi dirigere l’episodio “sorrentino”: PANE, AMORE E…, in cui Sophia Loren raccoglie il testimone dalla Lollo.
  2. 1975. Da un progetto di Pietro Germi il grande Monicelli crea AMICI MIEI. Successone. Sette anni dopo, AMICI MIEI ATTO II. Come nella trilogia precedente, si scende qualche gradino: le irresistibili zingarate si susseguono, ma c’è meno ritmo. In compenso aumenta la cattiveria. Nel 1985 Nanni Loy dirige il terzo episodio: pur disponendo degli stessi bravissimi attori (Tognazzi, Moschin, Montagnani e Adolfo Celi) il risultato è deludente.

picaamici
Entrambe le trilogie si inseriscono nella tradizione.

La commedia dell’arte metteva sempre in scena il vecchio Pantalone che correva dietro a donne più giovani di lui (e qui abbiamo il Maresciallo che ci prova con la Bersagliera, la levatrice, la Smargiassa ecc) oppure c’erano Arlecchino, Brighella e C., capaci di feroci burle ai danni del prossimo (anche se allora non c’era il treno e i viaggiatori al finestrino).

Differenza principale. L’incrollabile ottimismo dei personaggi di PANEeccetera (che viene alla fine premiato: il Maresciallo va in bianco per due film e mezzo, ma nel finale…) di fronte all’acre sapore delle beffe di AMICI MIEI, che (film dopo film) diventano sempre più vecchi e malinconici.

C’entra lo scenario sociopolitico? La ricostruzione dell’Italia dalle rovine e l’incipiente boom? E la crisi degli anni di piombo (le BR, Antilope cobbler, il trauma petrolifero del 1973, le bombe, Ustica…) che soffiava gelida sulle speranze della generazione precedente?

Lascio comunque ai miei eventuali lettori il diritto di voto. Apprezzate di più i duetti tra Vittorio De Sica e Tina Pica o la Supercazzola prematurata con lo scappellamento a destra come se fosse antani?

niente drammi: siamo italiani

Gli italiani sono abituati da secoli a ridere per non piangere.

A teatro come al cinema non vogliono commuoversi. Vogliono RIDERE.

Non amano il dramma, le storie di eroi fortunati o sfortunati (nel genere epico bisogna distinguere tra alleati e nemici e noi non ci riusciamo sempre).

Di conseguenza le sale italiane non le riempiono pugili drogati, ballerine autodistruttive o sensitivi depressi.

NO. Da noi trionfano Checco Zalone, Scamarcio che si nasconde dietro l’uscio perché è tornato il marito della Chiatti, l’irresistibile ascesa di Cetto La Qualunque e le fantozzesche disavventure di Verdone.

In fondo, la “commedia all’italiana” (quella che arricchisce i nostri produttori) è la versione contemporanea degli sberleffi della COMMEDIA DELL’ARTE. I protagonisti sono sempre loro: Arlecchino, Brighella, Pulcinella, Colombina insidiata da un bavoso Pantalone…




In questa immagine, Signore e Signori, potete ammirare Pantalone De Sica che ci prova con Colombina Lollobrigida.