Cinema in settembre: Ricatto d’amore, Videocracy e …..

Ottenere la cittadinanza mediante matrimoni pro-forma. Succede sempre più spesso, anche da noi. Risposta a leggi crudeli.

GREEN CARD era un bel film del 1990. Lì il clandestino a NYC era G. Depardieu. Un film drammatico, non come questa commediola che (comunque) si lascia vedere.

Stavolta è lei (Sandra Bullock, 47 anni portati da dea) che “deve” sposarsi. Complicazioni e colpi di scena. Amor vincit omnia, alla fine.

Divertentissima la nonna terribile, capace di ingannare tutti e di celebrare un rito sciamanico nella foresta alaskana (lei discende da una tribù indiana), rito a cui la protagonista partecipa con crescente entusiasmo.

In una scena la Bullock tenta di offrire un cagnolino in pasto alle aquile; ma c’è un perché…

 VIDEOCRACY è un documentario sul berlusconismo e altre forme di corruzione televisiva.

La prima mezz’ora è fatta bene, alternando materiale di repertorio allo sfogo di un aspirante personaggio (che si lamenta: “se dico a una ragazza che lavoro in fabbrica, quella gira i tacchi; ma se riesco ad apparire in tv…”) e all’intervista a una turpe megera che vive scattando foto alle feste di Villa Certosa.

Purtroppo il regista dedica altrettanto (se non di più) tempo a un personaggio ancora più squallido del Berlusca (incredibile ma vero): tale F. Corona che discetta di politica (“tutte le leggi italiane fanno schifo” ecc) e si lava l’uccello sotto la doccia.

Pare che le massaie svedesi (Videocracy è stato prodotto in Svezia) apprezzino.

Comunque la risata più convinta in sala si deve a lui, o meglio alla dichiarazione di Lele Mora (un altro di quelli buoni): “sì, lo conosco Corona, è un ragazzo di sani principi!”

Lele aggiunge, mettendosi un dito nel naso, che Berlusconi gli piace, anche se “non ha la fermezza e lo spessore ideologico di Benito Mussolini…”.

Voltiamo pagina.

Cento anni fa, una cortigiana ricchissima e 50enne ha una lunga e tormentata relazione con un giovane viziato, chiamato CHERI. Finale amarissimo.

Michelle Pfeiffer l’avevo ammirata in L’ETA’ DELL’INNOCENZA (Scorsese, 1993), dove era un’aristocratica di New York che si rifugiava a Parigi dopo un amore infelicissimo. Stavolta c’è Parigi (ma non l’innocenza), le rughe non vengono più dissimulate e lei è veramente brava.

Prevedo un Oscar per i costumi e una nomination per la Pfeiffer. L’attore Rupert Friend rende bene un personaggio molto antipatico.

Coraline e una notte da leoni

E’ iniziata un’afosa estate. I cinema attraggono più per l’aria condizionata che per la qualità della programmazione.

Però tra tante fetecchie qualcosa di buono c’è. Segnalo che in circolazione ci sono un piccolo capolavoro e una commedia demenziale che-si-lascia-vedere.

Coraline e la porta magica è molto bello.

Penso che lo andrò a vedere ancora, possibilmente senza la torma di bambini (accompagnati incautamente da mamme e nonne) che mi hanno rotto le orecchie con i loro urletti per più di un’ora.

Cominciamo col dire che NON è un film adatto ai minori di anni 8, a meno che L’ESORCISTA, ALIEN e LA SPOSA CADAVERE siano i loro DVD preferiti.

All’inizio sembra ALICE IN WONDERLAND: l’undicenne protagonista attraverso una porta misteriosa esce dal nostro mondo per entrare in un universo parallelo in cui tutto SEMBRA più bello, papà e mamma sono più gentili e disposti a giocare con lei, i vicini sono più simpatici ecc.

Ma Coraline si accorge che è finita nel regno della Morte, un paese da incubo in cui tutti debbono cucirsi dei bottoni neri sugli occhi. Insomma, farà di tutto per fuggire e tornare nel nostro mondo, forse noioso ma certo più tranquillo.

Quanto a UNA NOTTE DA LEONI, commedia diretta da Todd Phillps, mi ha piacevolmente sorpreso. Mi avevano detto che somigliava a Bachelor’s party, una farsaccia nota unicamente perchè è stata la prima volta da protagonista di Tom Hanks.

In realtà, mentre Bachelor’ecc era di una sguaiataggine unica (difatti lo ridanno ogni tanto su Italia1), questo è un film divertente e ben interpretato.

Quattro maschi repressi (uno dei quali si deve sposare tra due giorni) partono per Las Vegas. Succederà di tutto: una tigre nel bagno, un boss della mafia cinese rinchiuso nel baule della mercedes, Mike Tyson (che interpreta se stesso) che li piglia a pugni, una spogliarellista (interpretata da Heather Graham) di buon cuore, due poliziotti allegramente sadici ecc. Finisce bene.

Questo film (non da Oscar, ripeto) ci insegna comunque cose utili:

  1. non crediate che basti ricordare le carte uscite per vincere a Blackjack: NON E’ VERO!!! (è una leggenda creata da un altro film, RAIN MAN, con Dustin Hoffman) L’elemento aleatorio (detto anche culo) è decisivo nel blackjack, come nella roulette, credetemi sulla parola.
  2. in America un dentista non è considerato medico; difatti uno dei quattro (il più represso dei quattro) è dentista, ma i veri medici lo guardano dall’alto in basso.
  3. le troiett le fanciulle di piccola virtù hanno sempre fortuna; per conferma chiedere a Villa Certosa (Italy).