I SOLITI IDIOTI vs PRIEST (qual è il peggiore?)

C’è il cinema e c’è il non cinema.

Per cinema intendo RACCONTARE UNA STORIA (realistica o no) IN CUI

  • la conclusione non sia prevedibile dalla prima inquadratura (ad esempio, non puoi considerare cinema il porno, perché sai già tutto prima di incominciare: lei gli succhia il, lui glielo mette nella, poi nel, poi lui eccetera)
  • gli/le interpreti recitino in modo convincente, cercando di commuovere il pubblico (voglio dire: tu sei seduto, vedi il film e ti dimentichi che hai un appuntamento dal dentista o che l’Inter ha perso dalla Juve)

NON è cinema, dunque (se non in senso lato) PRIEST, videogioco travestito da film.

La storia è più balorda dei delitti su cui indaga Priest Matteo a Gubbio (città ormai spopolata, con 2 omicidi  e due colpevoli all’ergastolo ogni settimana…) e le interpretazioni di Paul Bettany (il prete ninja) e di Cam Gigandet (lo sceriffo) sono imbarazzanti (eufemismo).

Ho detto INTERPRETAZIONI? Ma nei videogiochi come questo non c’è niente da interpretare: c’è solo da sparare o roteare un’alabarda spaziale…

A cercare bene UN VERO ATTORE C’E’: il vecchio Plummer (82 anni; spero si sbrighino a dagli un oscar alla carriera prima che…) che interpreta un clerogerarca rigido e autoritario (sono le parti che gli riescono meglio). Ma ha pochissime battute. 

TRAMA. Uaaaaargh, brang, sbadang, uaaaaaargh, strabuuuum, uarghhhhhh, sdadadadadadadabang, skratabuuum…

Quanto a I SOLITI IDIOTI è una serie di gag messe insieme con una certa fatica (perché la coppia gay viene invitata a un matrimoniodiciamo così- tradizionale?).

Alcune strappano una risatina (la mamma razzista che sbaglia a prendere il figlio e non si accorge nemmeno che va in giro con un piccolo marocchino) ma non basta. A meno che le scenette sui gay (descritti come checche isteriche) non vi divertano tanto. Questione di gusti.

Qualcuno ha osato accostare il gusto grottesco di queste scenette al surrealismo dei Monty Python.

Sì, come no? Come accostare le poesie di Sandro Bondi ai drammi di Shakespeare.

TRAMA. Dai cazzo, dai cazzo, dai cazzo, ma che cazzo vuoi, ma che cazzo vuoi, ma che cazzo vuoi, dai cazzo, dai cazzo…

Comunque, quando nel sottofinale una scossa di terremoto demolisce la festa trimalcionesca ho goduto come un maiale.

Perché l’ho vista come metafora del mondo berlusconiano che (forse) se ne va.

POSTSCRIPTUM. Prossimamente confronterò tra loro i film ricalcati su spunti televisivi (ve lo ricordate TUTTI GLI UOMINI DEL DEFICIENTE, malriuscito tentativo della Gialappa’s Band? non mancheranno FASCISTI SU MARTE né BORIS…)

Published in: on novembre 15, 2011 at 9:35 am  Comments (5)  
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TOY STORY 3, film

Una storia per tutti, dai 3 ai 99 anni. I piccoli apprezzano i bei colori e le scene d’azione, i meno piccoli sono colpiti dalla complessa personalità del megaorsacchiotto Lotzo che, apparentemente bonario leader della comunità dei giocattoli, SI RIVELA UN CRUDELISSIMO DESPOTA (ma -detto a sua attenuante- ha alle spalle un trauma “infantile”).

Si ride molto (i duetti tra Barbie e Ken, l’astronauta Buzz che diventa spagnolo) e non mancano i momenti commoventi.

Insomma un mix ben riuscito. Dopo aver riassunto la trama, aggiungerò due considerazioni extra-vaganti.

Momento drammatico per i giocattoli di Andy: il loro padrone (ormai 17enne) sta per lasciarli. Porterà con sè solo il prediletto Woody (cosa ci farà con un giocattolo al college? misteri della psiche adolescenziale…) e tutti gli altri finiranno in soffitta. Woody non vuole separarsi dagli amici. Finiscono tutti in un asilo di bimbi pestiferi, evadono in massa, rischiano di essere inceneriti e finalmente trovano la giusta collocazione nella casa di una bimba ricca di fantasia.

Considerazioni finali:

  • com’è bello vedere bambini che preferiscono evitare TV e videogiochi (non se ne vede uno in tutto il film!) e usare la loro fantasia con giocattoli “semplici”, non particolarmente sofisticati!
  • lodevolissima la generosità con cui Andy non solo regala tutti i suoi giocattoli (compreso Woody) alla bimba Bonnie, ma le descrive le “caratteristiche ludiche” di ogni singolo pezzo

Infine, il doppiaggio: godetevi le belle voci di Giorgio Faletti, Fabio de Luigi, Claudia Gerini, Massimo Dapporto, Riccardo Garrone, Gerry Scotti, ecc

notte prima degli esami…

OK, ci siamo… domani cominciano gli esami di maturità (detti anche Esami di stato, forse per impedire ai vari CEPU di impadronirsi del trademark). Generazioni di studentesse e studenti hanno sofferto (chi più chi meno) lo stress da vigilia.

Ognuno passa queste ore a modo suo. Chi ripassa freneticamente Tacito e Lucrezio, chi cerca su internet improbabili soffiate su quali temi daranno, chi va al cinema (io lo feci, ma ero uno scemo già allora) e chi si dedica a cruenti videogiochi in cui immagina di squartare e incenerire i prof.

Apro parentesi. Inevitabile citare i due film: NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI (2006, ne ho parlato nel post del 4 ottobre) in cui l’ansia degli esaminandi (soprattutto del protagonista) è descritta molto bene e NOTTE PRIMAeccOGGI (2007), film mal riuscito in cui l’ansia di cui sopra è del tutto assente (i guai essendo di altro genere). Chiudo parentesi.

Voglio comunque augurare IN BOCCA AL LUPO a tutti. E, per sdrammatizzare, segnalo http://un-paio-di-uova-fritte.blog.kataweb.it/2009/06/22/la-vita-meravigliosa-di-giacomo-leopardi/ ad usum delphini.

Seguiranno, domani, PROVA DI MATEMATICA (non chiedetemi come mi sono procurato il testo) e LE SETTE VITE DI MARIE SKLODOWSKA CURIE.

Published in: on giugno 24, 2009 at 10:34 am  Comments (5)  
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