Fenomenologia dell’accappatoio (tra gli spot TRIVAGO e la prossima coppia di star)

Sto preparando un nuovo volume di LE VITE PARALLELE.

Si aprirà mettendo a confronto due tochi de mona (come si dice a Oxford) nate a distanza di pochi giorni l’una dall’altra, una a Roma e l’altra a Parigi.

Ma ne parleremo a Settembre. Adesso parliamo di accappatoi.

Ve lo ricordate il primo spot di Trivago? Una magrolina vuol andare a VENEZIA, a pochi metri da piazza San Marco… e ci va da sola.

A parte il fatto che una camera singola a quel prezzo non te la danno neanche nel più squallido motel dell’entroterra mestrino… PERCHE’ VA DA SOLA A VENEZIA?

  • è un sicario della mafia e deve prendere bene la mira dalla sua finestra?
  • deve nascondersi da un sicario della mafia? (ha scelto male il posto)
  • vuole fregare l’accappatoio dell’hotel? (sulla categoria dei collezionisti di accappatoi rubati mi diffonderò tra qualche riga)
  • tutte e tre le cose insieme?

Comunque, lo spot è stato sostituito. Adesso non siamo più in un alberghetto veneziano.

La scena è in un megahotel berlinese, i personaggi sono il Barbuto e la Hippy.

Atto primo, scena prima.

Barbuto e Hippy si guatano nel corridoio. Entrambi hanno prenotato una singola (ma lei spende meno), entrambi sfoggiano candidi accappatoi.

Atto primo, scena seconda. Bordo piscina. Altra sguardata.

Atto primo, scena terza. In ascensore, i due ridacchiano.

Atto secondo. Tra i 2 succede qualcosa.

(lo so che sarebbe più divertente se lei lo decapitasse stile al quaida, ma l’obiettivo dello spot è quello di convincere i gonzi che “prenotando con trivago si rimorchia” come suggerito qui)

Prima osservazione. Lui nella scena del letto indossa la maglietta del Brasile, lei della Germania. Lei ovviamente esulta (secondo messaggio: se sai come prenotare vinci il mondiale).

Seconda (essenziale) osservazione. Dopo il sesso, il Barbuto e la Hippi si lavano i denti indossando gli accappatoi di cui sopra.

Avanzo un’ipotesi. La passione è scattata perché i 2 hanno casualmente scoperto di appartenere all’AILDA (Associazione Internazionale Ladri Di Accappatoi).

E’ un hobby molto diffuso.

Sanno nascondere bene l’accappatoio dentro il trolley (si comprime in modo incredibile) e poi se la filano all’inglese, ritenendo che non saranno inseguiti fino all’aeroporto (tipo ARGO).

Ma ignorano che è stato costituito il SIKEA (Sindacato Internazionale Killer E Affini). E questo, in conclusione, spiega perché la Magrolina di 40 righe fa spende così poco: lavora per il SIKEA e, quando squilla il cellulare, corre a prendere il suo fucile 50BMG silenziato con mirino ottico telescopico…
accapp

Published in: on agosto 28, 2014 at 11:09 am  Comments (2)  
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Amo Venezia, perciò….

… sono strafelice che abbiano scartato la candidatura a sede dei Giochi olimpici del 2020.

Venezia olimpica? Sarebbe un disastro!

Già la bellissima città, sposa del mare, è ingorgata quasi tutto l’anno (si salva in parte il bimestre novembre-dicembre) da un flusso massiccio di turisti, spesso di una maleducazione unica. 

Cosa diventerebbe la mia prediletta Venezia, aggiungendo a questo affollamento selvaggio un affollamento supplementare IN ESTATE, quando già adesso si fatica a trovare un posto sui vaporetti e nei bar?

Certo, se si pensa unicamente ai soldi, agli appalti per la costruzione dello stadio olimpico ecc (pensate all’impatto ambientale e paesaggistico), alla vendita di gondole di plastica e altre banalità, l’Olimpiade fa palpitare il cuore di speculatori e borsaioli…

Ma per me, che amo Torcello più di piazza San Marco e l’isola di San Giorgio più di Rialto, Venezia è stata FORTUNATISSIMA a essere scartata.

Pensate piuttosto a ripulirla dalle cartacce e dalle lattine di cocacola (che ho visto galleggiare tristemente nei canali di Cannaregio)…

Published in: on maggio 19, 2010 at 5:06 pm  Comments (8)  
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STABAT MATER, romanzo di Tiziano Scarpa

Pubblicato da Einaudi, ha vinto il premio Strega per il 2009.

Vinto meritatamente secondo me: mi è molto piaciuto. Confesso però che non ho letto gli altri romanzi in gara. Ad esempio non ho letto il bambino che sognava la fine del mondo, classificatosi al secondo posto.

Poco male, ho tutta l’estate per colmare la lacuna. E’ una pacchia avere così tanti romanzi da leggere: sono sicuro di non annoiarmi.

Quanto a Stabat Mater, lo avevo scorso velocemente a Febbraio, ma adesso (dopo che ha vinto lo Strega) l’ho riletto per bene.

Trama. All’inizio del ‘700, a Venezia, Cecilia è un’orfana che impara a suonare il violino nell’Ospedale della Pietà. La sua condizione è tristissima e il suo sonno è tormentato da incubi spaventosi. Per reagire alla disperazione scrive (su tutti i pezzetti di carta che trova) lettere alla madre immaginaria, che non vedrà mai.

Più che lettere sono le pagine di un diario. Che comincia così:

Signora Madre, è notte fonda. Mi sono alzata e sono venuta qui a scrivervi. Tanto per cambiare anche questa notte l’angoscia mi ha presa… so come devo fare per non soccombere.

130 pagine dopo, Cecilia getta in mare l’ultima lettera alla Signora Madre. Ha deciso che non le scriverà più. Si è imbarcata su una nave diretta in Oriente. Travestita da uomo: particolare romanzesco poco credibile, ma nei romanzi succede sempre qualcosa di poco credibile.

Altrettanto poco realistico è il rapporto tra don Antonio Vivaldi (che insegnava musica all’Ospitale) e Cecilia. Troppa confidenza, fin dalla prima lezione a pagina 95.

Impensabile che una povera orfanella si potesse rivolgere (in pubblico) a un prete non più giovane (Vivaldi aveva 38 anni quando compose la Judith Triumphans in cui Cecilia si cimenta con entusiasmo) e già apprezzatissimo dagli aristocratici di Venezia senza chiamarlo “reverendo” o almeno “signore”. La società settecentesca era molto formale. In molte famiglie i figli davano del voi a genitori e nonni ecc.

Di più, Cecilia salta su (davanti a tutte le suore e alle concertiste) a criticare i Concerti per violino e orchestra (le Quattro Stagioni) dicendo “è infantile imitare i rumori del mondo, le uniche cose che la musica è in grado di imitare sono le nostre idee!” e Vivaldi, senza scomporsi, “Hai ragione, è la cosa più stupida che ho scritto…” Ma dai, andiamo…

A parte questi (perdonabili) difetti, il romanzo-diario è veramente bello. Molto crudo in certe pagine (all’inizio), ma poi c’è la consolazione della musica…

A pensarci bene, la protagonista è proprio la musica: violini, violoncelli, oboi… E le voci delle “putte” dell’Ospedale, in gara con gli altri tre Orfanotrofi di Venezia.

Non mi meraviglierebbe vedere sullo schermo una storia così struggente: i film in costume sono costosissimi, ma potrebbe venir fuori un capolavoro.

Published in: on luglio 6, 2009 at 9:04 am  Comments (5)  
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