UP: un capolavoro?

Avevo promesso di spiegare perché mi è piaciuto tanto l’ultimo film griffato PIXAR.
Ammesso che a qualcuno interessi, mantengo la promessa.

I colori, innanzi tutto. Dai palloncini che sollevano e trasportano nella giungla venezuelana la casa di Carl, alla giungla stessa, al piumaggio del superstruzzo Kevin, alle decorazioni policrome del boyscout comesichiama…

E la musica, epica sentimentale drammatica a-seconda-dei-casi. Veramente bella.

Ah, dimenticavo la trama (per i pochi che non la conoscano già). NEI PRIMI 15 MINUTI una storia realistica: un imbranatello con la fissa delle avventure alla Giulio Verne incontra una ragazza (più sveglia di lui) con la stessa passione; si sposano, desiderano (invano) di avere figli, invecchiano, lei muore serenamente, lui resta solo e malinconico in una casetta di legno in mezzo ai palazzoni (e gli ingenieri del cantiere non vedono l’ora di buttare giù tutto) con la mestissima prospettiva di finire in una casa di riposo…

(a me bastano questi 15 minuti per applaudire)

E poi inizia la favola, per la gioia dei ragazzini: la casa si solleva nel cielo, arriva in luoghi fiabeschi, avventure a non finire tra cattivi cani parlanti, un misterioso dirigibile e un coloratissimo struzzo gigante. Tutto finisce bene e Carl (il protagonista) ha trovato un figlio adottivo nel coraggiosissimo (ma un po’ tonto) Russell, un boyscout dalle fattezze nippocoreane (il mercato ha le sue esigenze).

Nell’insieme il film piace a vecchietti e giovani. Forse per la sua assoluta irrealtà dispiace all’età di mezzo, ma credetemi: se lo andate a vedere non rimpiangerete i soldi.

Per finire, due osservazioni.

  1. A un certo punto Carl deve inseguire i cattivoni che hanno rapito Russell e trasforma la sua casetta in un veliero BUTTANDO VIA TUTTI I MOBILI, LA TV E IL FRIGO. Ci si può vedere un’allegoria anticonsumista: SE VUOI DIVENTARE UN EROE, o almeno dimostrare che hai le palle RINUNCIA AI TUOI LUSSI DA PICCOLO BORGHESE, soprattutto rinuncia alla TV.
  2. I famosi occhialini 3D non aggiungono granché allo spettacolo. Posso dirlo perchè ho visto il film 2 volte, con e senza.
Published in: on ottobre 31, 2009 at 5:00 pm  Comments (2)  
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Al cinema in Ottobre

Fino a pochi giorni fa indicavo in BASTA CHE FUNZIONI il miglior film degli ultimi mesi.

Ora non più. L’alleniana commedia ha perso il primato. Poi vi dirò chi ha preso il suo posto in cima alla classifica.

MA PROCEDIAMO CON ORDINE, partendo dal peggiore: dalle stalle alle stelle.

Ho visto (rimpiangendo i soldi spesi) BARBAROSSA, un fumettaccio particolarmente grezzo. Un sacco di euri male impiegati per celebrare Alberto da Giussano e la Lega lombarda. I buoni (i Leghisti) da una parte, i cattivi (i Tedeschi e i collaborazionisti) dall’altra. Alla fine si è costretti a tifare per Federico imperatore, anche perchè è Rutger Hauer (ne ho viste di cose che voi umani…), un vero attore.

Quanto al giussanese Alberto, è interpretato da Raz Degan: uno che (dopo Centochiodi) CREDE di essere un attore. Bisogna che qualcuno gli spieghi che per recitare in un film non basta pronunciare una o più battute: occorre dare un pizzico di credibilità alla propria interpretazione. In Alexander, Raz era re Dario; non diceva una sola parola e faceva la faccia spaventata. Era meglio fermarsi lì, evitandoci lo strazio di questa ciofeca leghista.

Salendo un paio di gradini, ecco una commediola leggerina leggerina: LE MIE GROSSE GRASSE VACANZE GRECHE. Si può vedere, se non ci si aspetta niente di speciale. Mi sono divertito a rimembrare anni lontani, quando partecipai a vacanze di gruppo. E’ proprio come si vede nel film: vacanzieri che comprano souvenirs ORRENDI, single di mezz’età che provano a rimorchiare, proteste continue per l’aria condizionata, le camere d’albergo ecc.

E poi c’è l’accompagnatore/animatore che si sforza di essere spiritoso. Qui è una accompagnatrice/animatrice: l’attrice Nia Vardalos che era molto più simpatica 7 anni fa, quando era più cicciotella.

SALENDO PARECCHI GRADINI, ecco Woody Allen che racconta se stesso. Un vecchio cervellone misantropo e superpessimista che non resta insensibile alla naifté di una bella oca.

All’inizio sembra Pigmalione; difatti lui borbotta “se il prof. Higgins avesse conosciuto questa scema si sarebbe buttato dalla finestra…”. Poi arrivano, dalle rive del Mississipi, prima la madre e poi il padre della fanciulla. La madre si accorge di essere una ninfomane, il padre di essere gay. Insomma il finale diventa farsesco.

Comunque la trama è solo un pretesto per una serie di sarcastiche battute. E quando Woody fa dire al protagonista “gli americani invidiano i negri per la lunghezza del pene e gli ebrei per la scintillante intelligenza” ti accorgi che lui (Woody) si sente davvero straniero anche a Manhattan. Come capitò, negli anni 50, a Charlie Chaplin.

INFINE il film che più mi è piaciuto. Sarà perchè mi riesce facile immedesimarmi in Carl, il protagonista. Non ho ancora 78 anni, ma l’idea di partire per il Sudamerica alla ricerca di favolosi animali semiestinti mi sembra buona. Magari usando mezzi più affidabili di migliaia di palloncini gonfi di elio.

Mi accorgo però che, per descrivere la poesia di questa incantevole favola, mi serve un post apposito. Perciò, alla prossima.