CATERINA VA IN CITTA’ vs TUTTA LA VITA DAVANTI

Due film di Virzì, rispettivamente del 2003 e del 2008.

Nel primo si illustrano le tragicomiche avventure della famiglia Iacovoni, composta da

  • professore frustrato; trasferito da Montalto di Castro a Roma, tenta di pubblicare un romanzo e di farsi strada tra i pezzi grossi della capitale, collezionando figuredimerda (è Sergio Castellitto)
  • moglie del prof; sembra scema, ma ha la testa sul collo più di tanti altri (Margherita Buy)
  • la figlia 13enne (Caterina, interpretata da Alice Teghil) che sogna di entrare all’Accademia di Santa Cecilia e intanto frequenta una terza media spaccata in due dalla politica; molte delusioni; ma è un tipo tosto e riuscirà a non essere schiacciata
L’ambiente della vipperia romana è ricostruito molto bene (compaiono in ruoli cameo Maurizio Costanzo, l’on Giuliana Melandri, Michele Placido e Benigni), con un Claudio Amendola che interpreta un sottosegretario fascista-ma-non-troppo in cui mi sembra di riconoscere Gianni Alemanno.
In TUTTA LA VITA DAVANTI (ispirato da un blog della scrittrice Michela Murgia) lo scenario è sempre Roma (ma non i quartieri alti, siamo in periferia). La protagonista è un cervellone (110lode in filosofia) ma non trova spazio. Lavora in un call center, che però chiuderà (ci scapperà anche il morto).
E la vita, nonostante tutto, continua…
Notevoli le interpretazioni di Isabella Ragonese, di Sabrina Ferilli  (la “capa” del call center), di Elio Germano e di Valerio Mastrandrea (un sindacalista).
Un film CORALE: i veri protagonisti sono i giovani (femmine e maschi) sfruttati e nevrotizzati dalla PRECARIETA’.
Come si fa a vivere serenamente quando l’avvenire è cosi incerto?
Sara un caso se i titoli di coda sono accompagnati da “Que serà serà”?
Direi che è proprio l’inno dei precari.
“Quando ero una bambina chiesi a mia madre: COSA MI SUCCEDERA’? SARO’ RICCA? SARO’ FELICE?
Que serà, serà… whatever will be, will be…”
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Come si concluse la sfida precedente (con ampie divagazioni su due film virziseschi, Garibaldi, Cavour e i briganti meridionali)

Visti i commenti, dichiaro ufficialmente che I LOVE RADIO ROCK e RADIO AMERICA sono entrambi bellissimi.

Perciò li tengo tutti e due nello scaffale.

(per la verità ho percepito una leggera prevalenza per il film inglese, ma amo troppo il Minnesota per enfatizzare la cosa)

Cambiando discorso, ho apprezzato moltissimo il libro di Antonio Caprarica (uno dei migliori giornalisti della Rai) sull’Italia del 1861.

In C’ERA UNA VOLTA IN ITALIA ci sono tutti: Cavour, Mazzini, Garibaldi e Cialdini (che arrivarono a un passo da una clamorosa sfida all’arma bianca), Vittorio Emanuele e la regina Vittoria, briganti, camorristi e “galantuomini”, idealisti (pochi) e gattopardi (tanti).

E ci sono tanti fatterelli arguti, strategie matrimoniali, truffe e beffe crudeli, miseria e salotti mondani.

Cito una brillante trovata del Teatro Rossini di Torino (pag. 5). In quel freddissimo marzo del ’61 non c’erano alberghi a sufficienza a Torino (soprattutto non c’erano stanze a buon mercato) e il teatro organizzò dei veglioni: erano affollatissimi perché, più che ballare, si poteva passare la notte al caldo, seduti per terra o sulle sedie di legno.

Molti capitoli sono dedicati alla guerra civile nelle provincie meridionali e alla repressione del brigantaggio. Caprarica è di Lecce e comprende bene i motivi per cui masse disperate di contadini combatterono accanitamente i “piemontesi”.

Ma non li mette sugli altari: non erano santi, no davvero. Lo scempio del cadavere di tale Raffaele Falciari, a Isernia, è una pagina (127) che non si dimentica.

Tornerò sull’argomento, forse presto.

Intanto preannuncio che dovrò decidere tra 2 dvd dello stesso regista, ambientati nella stessa città (Roma) e con un analogo finale agrodolce

  • CATERINA VA IN CITTA’ (2003)
  • TUTTA LA VITA DAVANTI (2008)

Tutta la vita davanti

Ieri trasmettevano questo bel film di Virzì, un’amara descrizione del mondo presente.

Lo avevo accostato a IL MEDICO DELLA MUTUA (che però era più “commedia”) in https://ilbibliofilo.wordpress.com/2008/10/04/classifica-provvisoria/

E’ un DRAMMA, con tanto di morti ammazzati, sulla precarietà e SULLA FEROCIA DEI RAPPORTI INTERPERSONALI in un’azienda un’associazione per delinquere che sfrutta lavoratrici e lavoratori precari per spacciare un inutile elettrodomestico a vecchiette di periferia.

La trama (se non la conoscete già) ve la riassumo dopo il video. Prima però una considerazione FILOSOFICA

E’ proprio la filosofia a salvare la protagonista dalla disperazione.

E ad affascinare la piccola Lara (che da grande “farà la filosofia”) con il MITO DELLA CAVERNA.

Mito quanto mai attuale, ci vuol dire Virzì. Noi tutti, come le ragazze del call-center che iniziano la giornata cantando e ballando l’inno aziendale, viviamo nella caverna delle illusioni. E siamo tentati di scambiare la realtà con le ombre illusorie del consumismo, della TV grandefratellistica, con la falsa felicità degli spot.

E quando le illusioni sfumano, il rientro nella realtà può essere terribile.

Trama essenziale. La protagonista (interpretata da Isabella Ragonese) ha una laurea 110lode e brillanti capacità intellettuali. Deve accontentarsi di fare la baby sitter di una bimba malinconica e poi lavorare (sottopagata) in un call center. La “capa” (Sabrina Ferilli) la prende in simpatia e le rivela di essere l’amante del Padrone (Massimo Ghini).

Poi la catastrofe: la “capa” impazzisce e uccide il Padrone, l’azienda chiude e centinaia di giovani perdono il lavoro. Ma la vita continua e, come sempre nei film di Virzì, l’ultima scena restituisce un briciolo di speranza. Whatever will be, will be…

Allego l’ultima scena, con la partecipazione straordinaria di TATIANA FARNESE (la vecchia signora) bravissima attrice e, temporibus illis, gran bella donna.