Nessuna prof è stata molestata nella stesura di questo post (in appendice, alcuni suggerimenti ai titolisti italiani)

In NESSUNO COME NOI la storia si svolge in un liceo di Torino. La protagonista, prof di italiano, si chiama Betty ed è interpretata da Sarah Felbercomesichiama.

IL COMPLICATO MONDO DI NATHALIE ruota intorno a un liceo di Parigi. La protagonista, prof di lettere, è interpretata da Karin Viard.
sarahkarin

Due film di diverso spessore (quello italiano è al di sotto del BAH, quello francese al di sopra) ma il punto non è questo. Mi interessa comparare il diverso ambiente in cui lavorano i prof francesi e quelli italiani.

  • Cominciamo dall’edificio. A Parigi la protagonista entra in un palazzo seicentesco che non è Versailles ma poco ci manca. Grandi saloni e solenni corridoi. L’ufficio del preside sembra quello di un ministro. A Torino i muri fanno pena (pavimenti malmessi e pareti scrostate) e il ricevimento genitori (dove si manifesta il triangolo Betty-Umberto-Ludovica) si svolge in una “sala insegnanti” che definire squallida è un eufemismo.
  • Come si vestono gli insegnanti? L’abbigliamento delle prof torinesi è dozzinale. D’accordo che non si giudica un libro dalla copertina, però c’è un limite a tutto… D’altra parte con lo stipendio miserrimo che passa il convento non ti puoi permettere di più. Gli stipendi parigini sono molto sostanziosi e si vede: anche le cravatte dei colleghi sono belle (il preside no, lui non porta la cravatta).
  • Di quale prestigio godono le prof? Nathalie manifesta progressivamente sintomi di squilibrio mentale (sclera con la figlia, con una collega più giovane, con gli amici ecc) e il preside è costretto a metterla in aspettativa; ma non perde la simpatia (direi l’affetto) dei suoi alunni; e quando torna a scuola viene accolta festosamente dalle colleghe, compresa quella giovane. Quando Betty annuncia che sarà trasferita a Milano nessuno (o quasi) se la fila. Meno male che nessuno le tira le sedie in testa…

Parliamo dei titoli.

Qualche anno fa ebbe molto successo IL FAVOLOSO MONDO DI AMELIE. I titolisti italieschi hanno scelto di tradurre (?) l’originale JALOUSE con il COMPLICATOecc

Non so se meritino i miei suggerimenti, ma (dopo l’immagine) ne propongo altri dello stesso livello.

compli

IL GIOIOSO MONDO DI ANNAMARI’

IL FANTASIOSO MONDO DI CONCETTI’

IL GENEROSO MONDO DI ASSUNTI’

IL MALIZIOSO MONDO DI CATHERI’

IL CURIOSO MONDO DI NUNZIATI’

IL BARBOSO MONDO DI GIUSEPPI’

IL FRAGOROSO MONDO DI MARGHERI’…

Published in: on novembre 6, 2018 at 1:41 pm  Comments (1)  
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UNA BARCA NEL BOSCO

Romanzo di Paola Mastrocola. Ha vinto il premio Campiello nel 2004.

Trama. Un quattordicenne siciliano, studente modello alle medie (è un cannone in latino), va a Torino per frequentare il liceo. Inizialmente è rifiutato dai compagni: è povero, non veste alla moda, soprattutto non fa copiare. Poi si adegua, sforzandosi di fare errori nelle traduzioni per scendere al livello degli altri. Si fa qualche amico, ma resta sostanzialmente un solitario. Si diploma, poi si laurea in giurisprudenza, ma i suoi sogni di carriera universitaria sono stroncati sul nascere. Fortunatamente ha ereditato un bar-tavola-calda e si mantiene con quello. E DIVENTA ANCHE FAMOSO per una sua originalissima trovata: non vi dico quale, ma vi suggerisco che ha a che fare col BOSCO del titolo.

A parer mio una delle storie migliori degli ultimi anni. Acuta, ironica e malinconica.

Acuta nell’analizzare il comportamento dei giovani modaioli e superficiali che infestano certi licei, ironica nel descrivere la “settimana dell’accoglienza”  (il protagonista è l’unico che viene da fuori Torino, ma lui vorrebbe solo studiare) e malinconica nel sottolineare che, se non sei raccomandato, puoi fare la più bella tesi del mondo, ma vai poco in là…

Ma non mancano i momenti toccanti. Come quando il protagonista rievoca i suoi anni siciliani e la sua prof delle medie. E nel finale quando si rivolge al padre, che nel frattempo è morto (tu mi hai fatto questa cosa orribile: non si fa così, papà…), e gli dice che gli ha sempre voluto bene, anche se non trovava mai le parole per dirlo.

Published in: on dicembre 17, 2008 at 9:22 pm  Lascia un commento  
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