questo post ha un andamento particolarmente tortuoso; per arrivare alla conclusione (le mutande di GOLLUM e il detersivo usato per lavarle) dobbiamo partire dalla graduatoria preparata da GEGIO, passando per Susan Sarandon, Stefania Sandrelli, Marco Ferreri, Morando Morandini eccetera eccetera eccetera

Andiamo con ordine. Anzitutto mi complimento con Gegio per il suo lavoro: ha elencato migliaia di film, riportando i voti che hanno raccolto da Mereghetti, Filmtv, IMDB e chi più ne ha più ne metta

La conseguente classifica mi ha procurato molto piacere, confermando certi miei pallini

  • il colore al biancoenero iefaunapippa (vedansi I7SAMURAI, TEMPI MODERNI, VIALE DEL TRAMONTO, QUARTO POTERE, IL POSTO DELLE FRAGOLE e il recente THE ARTIST)
  • APOCALYPSE NOW e CANTANDO SOTTO LA PIOGGIA sono, nel genere bellico e musicale, capolavori insuperabili
  • il cinema italiano degli ultimi 30 anni ha perso quota: i migliori sono IL DIVO e VINCERE rispettivamente al 308° e al 546° posto.

Contemporaneamente viene confermata la nota discutibilità dei giudizi di M. Morandini.

Esemplifico. BARRY LYNDON è 165° in classifica (MM gli dà 3,5) INDAGINE SU UN CITTADINO AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO è 355° (voto di MM: 2,5) C’ERA UNA VOLTA IL WEST è 497° (2,5 da parte di MM). Li precede di parecchio LA GRANDE ABBUFFATA (56°), per via che MM gli dà 5, il voto massimo, accanto ai capolavori di Chaplin, Fellini, Kurosawa e Wilder.

Oltretutto anche il voto Morandini-pubblico (cioè l’incasso) è fasullo.

Io l’ho visto a Verona quel film di Ferreri (ero incuriosito, avendone sentito parlare in bene e in male, e poi a quell’epoca entravo gratis) e la sala era quasi totalmente vuota. Controllate i dati cinetel: nell’anno 1973/74 LA GRANDE ABBUFFATA è al 23° posto del boxoffice, dietro a TONY ARZENTA e poco avanti a LA SCHIAVA IO CE L’HO E TU NO. Ciò nonostante MM dà un surreale 4 su 5 in fatto di affluenza nelle sale…

Ciò è dovuto, secondo me, all’ossessione di MM per la RIVOLUZIONE. Come tanti altri a quell’epoca (Kezich, Grazzini ecc) pensava che un film, più che essere bello, doveva essere RIVOLUZIONARIO. LA GRANDE ABBUFFATA era rivoluzionario, secondo lui. BLADE RUNNER, Kubrick, Fellini, Hitchcock non lo erano (o non lo erano abbastanza).

Tornerò a parlarne.

Ma adesso volto pagina e vado a parlare dello HOBBIT, campione di incassi di queste feste natalizie.

Come spiegare tanto successo se nel film non ci sono mostrispaziali invasori, battute dialettali e vampiri innamorati?

Intanto che cercate una risposta APRO UNA PARENTESI.

A gennaio riprenderò il Torneo delle attrici contemporanee più famose. Per mettere un po’ di pepe nella zuppa affiancherò nello stesso post un’italiana a una straniera. Nella prima puntata di queste VITE PARALLELE parlerò di due attrici che hanno in comune l’anno di nascita (che è anche il mio) e le iniziali di nome e cognome. CHIUSA PARENTESI.

Dunque, cosa stavo dicendo?

Ah, sì: lo HOBBIT. 

Un mix perfetto di fiaba per 4-12enni (l’irruzione di nani affamati in casa di zio Paperin Bilbo, Radagast che va in slitta con le renne con i coniglioni, il match di pugilato tra le montagne) e di guerra contro gli alieni per gli over 12.

Due categorie (bambini e adolescenti) senza le quali non si fanno i milioni (prevedo almeno 16.000.000 di incasso e 2milioni di biglietti staccati).

E qui le domande sarebbero molte, ma mi limito (per stavolta) a 4.

  1. Perché lo sono andato a vedere DUE VOLTE (una in 2D e una in 3D)Anche se non sono un tolkienmaniaco NON POTEVO FARE A MENO DI CONFRONTARE le immagini che il romanzo aveva suscitato nella mia mente con quelle di messer Jackson. Un po’ come immaginare Giulio Andr un’anima dannata che arriva all’infer in una località molto calda e poi organizzare una diretta SKY dell’evento. (post scriptum: il 3D non aggiunge alcunché)
  2. L’uscita del film influirà sul gioco BOOKLAND? NEGATIVO. Le domande che ho predisposto negli anni scorsi per LO HOBBIT (codice 226) riguardano episodi che nel film non compaiono.
  3. Quale attore candiderei per l’oscar? Serkisssss..
  4. Era proprio necessario mettere a Gollum un paio di mutande legate con una corda? Pare di sì: gli anglosassoni sono rimasti gli ultimi puritani e non avrebbero tollerato un Gollum nudo. Ma qui mi pongo un altro interrogativo: come le lava? Dopo qualche secolo bisogna pur lavarle (mi sembra improbabile che le vendano nuove all’outlet degli orchi) e dunque bisognerà usare un detersivo che cancelli le macchie anche in acqua fredda… Ariel liquido? Oppure l’Anello ha anche questo potere? Ash Nazg durbatuluk, a mano e in lavatrice, contro le macchie impossibili!

radagastkurosawawilderabbuffata

Published in: on dicembre 28, 2012 at 7:01 pm  Comments (3)  
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LO HOBBIT, inteso come romanzo (per la verità, l’oggetto di questo post DOVEVA ESSERE quello che un giorno mi disse MARCELLO DELL’UTRI… ma le canne di ben 4 lupare mi hanno convinto a cambiare argomento)

Correva l’anno 1965 e Marcello mi disse… ehm, un amico di cui non ricordo il nome mi parlò di certi amici suoi delle differenze tra lo Hobbit e il Signoredeglianelli.

In attesa di vedere il film, dirò qualcosa su Bilbo Baggins e sulle sue avventure tra la Contea e la Montagna Solitaria.

PREMETTO che appartengo alla categoria (siamo in molti) di chi ha letto IL SIGNORE DEGLIecc  prima dello HOBBIT. Molti di più sono però quelli che hanno comprato 50 SFUMATURE DI DIARREA ma non lo ammetteranno mai (ma non divaghiamo). Fine della premessa.

Marcell un consigliere fraudolento mi disse che THE HOBBIT era un libro per bambini di quintaelementare/primamedia, per cui diedi una breve scorsa al romanzo, allora non ancora tradotto in italiano. Effettivamente molti episodi mi sembravano piuttosto infantili, mentre THE LORDecc era tutta un’altra zuppa.

  • Soprattutto è diverso il concetto base. Frodo fa di tutto per DISTRUGGERE l’Anello del Potere (che promette onnipotenza e immortalità), mentre Bilbo si IMPADRONISCE dell’Anello e di parte del tesoro di Erebor. Ai bambini riesce difficile capire che è meglio rinunciare che tesaurizzare, purificare lo spirito piuttosto che riempire le tasche…
  • la gara di indovinelli tra Gollum e lo spaurito hobbit ha molto della fiaba per bambini (infatti in molte scuole anglosassoni la mettono in scena): che ci azzecca un gatto-davanti-a-un-tavolino-a-tre-piedi nelle caverne di Moria?
  • e cosa mi dite dell’episodio dei TROLLS (sciagurato chi tradusse con VAGABONDI… bleah!)? e di BEORN, the shape-shifter (si trasforma da uomo a orso e viceversa)? Sa di Walt Disney, non vi sembra?

Comunque nelle edizioni successive Tolkien adattò il testo alla cornice epica della GUERRA DELL’ANELLO, ampliando la parte di Gandalf, facendo balenare la figura di Sauron ecc. Nel film (a quanto sento dire) ci metteranno anche Galadriel…

Beh, ne riparleremo dopo che avrò visto la versione cinemesca.

Dopo le immagini, tuttavia, provo a esporre una mia teoria.

hobbittrollsfirst
Non dimentichiamo che, in quei felici anni pretelevisivi, Tolkien raccontava fiabe ai suoi 4 figli (Christopher e Priscilla sono ancora vivi).

Da quelle fiabe è nata, secondo me, la storia di Bilbo. Più vicina alle LETTERS OF FATHER CHRISTMAS che al SILMARILLION. Non alta letteratura, ma tenera passione di un papà.

Published in: on novembre 24, 2012 at 5:55 pm  Comments (3)  
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Torneo delle Trilogie. CLASSIFICA PROVVISORIA

Riassumo i punteggi ottenuti fino ad oggi (ma c’è tempo fino a fine settembre):

  • RITORNO AL FUTURO 44 – TERMINATOR 18
  • THE LORD OF THE RINGS 40,5 – LE CRONACHE DI NARNIA 12
  • IL PADRINO (1, 2 e 3) 38 – TRILOGIA DEL DOLLARO 19
  • STAR WARS 29 – STAR WARS (gli episodi prequel) 16
  • MATRIX 24 – MAD MAX 23,5
  • TRILOGIA TARANTINESCA (iene+una-vita-al-massimo+pulpfiction) 25 – TRILOGIA ARGENTESCA (suspiria+inferno+laterzamadre) 10
  • TRILOGIA PANE&AMORE 16 – AMICI MIEI (1, 2 e 3) 10
  • INDIANA JONES 5 – MEN IN BLACK 0

In attesa di un bilancio finale, NOTO CHE le trilogie più votate sono proprio quelle più TRILOGESCHE: Ritorno al futuro è in realtà un unico film in 3 episodi.

Lo stesso vale per Il signore degli ecc, per la storia della famigghia Corleone e per la space opera di Lucas.backtothefuture
ring
godfather

Frodo Baggins vs I fratelli Pevensie

Derby britannico. E poi Lewis e Tolkien erano amiconi…

A raccontare la trama della Compagnia dell’Anello nella Terra di Mezzo ci metterei troppo. Quasi altrettanto a riassumere le Cronache di Narnia.

Mi limito a contrapporre Frodo ai Pevensie.

Frodo è un ANTIEROE. Parte malvolentieri per salvare la Contea (cerca di rifilare l’Anello un po’ a tutti, da Gandalf a Galadriel, che però hanno abbastanza autocontrollo e lo rifiutano), NON UCCIDE NESSUNO (in una storia in cui lo sterminio totale dei nemici è la regola), non diventa Re e alla fine muore (la partenza sull’Ultima Nave è chiaramente una metafora).
E’ il suo sacrificio, però, a salvare tutto: se non era per lui, gli incantesimi e le spade non sarebbero bastati e il demoniaco Sauron avrebbe trionfato.

Non così i 4 Pevensie. Non così. Sono finiti nell’universo di Narnia senza capirne molto, ma MENANO COLPI DI SPADA A DESTRA E SINISTRA (anche la dolce Susan usa letalmente l’arco con una precisione che neanche alle Olimpiadi).

Anche se non sono loro a uccidere la Strega Bianca (la bravissima Tilda Swinton, che presto vedremo ritornare nel prequel IL NIPOTE DEL MAGO), alla fine si mettono in testa le corone di Narnia e non le mollano più.

Finora solo Blabla si è espresso e il punteggio provvisorio è 7,5 a 0 per IL SIGNORE DEGLI ANELLI. Riuscirà la trilogia narnesca a recuperare?
frodopevensie

Published in: on agosto 8, 2012 at 3:59 pm  Comments (11)  
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STAR WARS vs STAR WARS

PUNTEGGIO PROVVISORIO (finora solo Blabla ha votato): TRILOGIA CLASSICA 7 – TRILOGIA MODERNA 6

In questo caso più che sottolineare le analogie devo dedicarmi alle differenze.

Negli episodi “classici” prevale il gusto ROMANTICO, direi il misticismo alla Tolkien.

Molti elementi del Signore degli Anelli riecheggiano nei personaggi di Obi-Wan Kenobi (è il Gandalf della situazione), Ian Solo (somiglia a Granpasso, non vi pare?), Palpatine (il suo voltafaccia fa pensare a quello di Saruman) ecc.

Al contrario, nella serie moderna (la minaccia fantasma, l’attacco dei cloni, la vendetta dei sith) il romanticismo è sostituito dagli effetti speciali (la tecnica non è rimasta ferma al 1977) e dallo psicologismo. Nel video che ho inserito il Maestro Yoda disserta sui rischi che il piccolo Anakin può incontrare: “La paura conduce all’ira, l’ira conduce all’odio…”

E c’è la politica.

Direi che la differenza maggiore tra le due trilogie riguarda proprio la politica. Negli anni 1977-1983 c’era la guerra fredda, l’URSS era l’Impero del Male (le uniformi sulla Morte Nera hanno un tono sovietico) e l’America Reaganiana invocava la propria superiorità morale sui “materialisti”. Ecco quindi i “buoni” (che potremmo definire Repubblicani) trionfare dopo infinite tribolazioni con l’aiuto “spirituale” dei cavalieri Jedi.

Negli anni 1999-2005 l’ottimismo reaganiano è tramontato da un pezzo. La Repubblica a stelle e strisce rischia di diventare l’Impero di Bush.

E si racconta il percorso opposto: il Male trionfa, Anakin (inizialmente innocente) si lascia sedurre dal Lato Oscuro; l’andreottesco Palpatine si rivela essere un demonio di perfidia e dispone lo sterminio dei mistici cavalieri.

Cosa preferire dunque? La triste fine della Repubblica e Anikin che diventa il terribile Darth Vader?

O il lieto fine della trilogia classica (Darth Vader morendo si riscatta e ritorna a essere un Jedi?).

Ai miei lettori l’ardua sentenza.

Adesso mi prenderò un po’ di tempo. La prossima sfida vedrà di fronte due tipi tosti: INDIANA JONES contro MAD MAX.

P.S. Ho già spiegato perché il ciclo di Indy per me si ferma all’ULTIMA CROCIATA?

IL VIAGGIO DEL VELIERO, inteso come romanzo

Questo romanzo (scritto nel 1952 da Clive S. Lewis) è popolarissimo in Inghilterra.

Me l’ha confermato R. Weatherill (da Harrogate, Yorkshire): lo hanno letto praticamente tutti gli inglesi, dagli anni ’50 in poi, e la scena iniziale in cui i protagonisti “terrestri” entrano surrealmente nel quadro che raffigura il Veliero ha fatto lavorare la fantasia di infinite ragazze e ragazzi.

Poiché la versione cinematografica sta arrivando sugli schermi italiani, me lo sono riletto.

Sintetizzo la trama. I fratelli Pevensie ogni tanto finiscono nel favoloso regno di Narnia e si mettono regolarmente nei guai (ma poi arriva Aslan e aggiusta tutto). In questo caso sono solo Edmund e Lucy (i più giovani del quartetto) a ritrovarsi sul vascello del Re narniano Caspian.

Assieme a loro c’è il cugino Eustace Scrubb. Un vero stronzo (scusate il francesismo), arrogante, vile e avido. La sua avidità lo renderà vittima di un incantesimo… e mi fermo qui, per il momento. Se ci tenete davvero a sapere come va a finire VE LO DIRO’ DOPO L’IMMAGINE.

Qui voglio aggiungere che, tra i 7 romanzi delle CRONACHE DI NARNIA, questo è il più “tolkieniano”. I protagonisti (Eustace, Lucy, Caspian ecc) sono a turno tentati dal potere assoluto. Lucy sfogliando un libro di magie si accorge che potrebbe (pronunciando una formula) acquistare una bellezza sovrumana e avere tutti gli uomini in ginocchio davanti a lei. Re Caspian, davanti a uno specchio d’acqua che trasforma in oro ogni oggetto che vi si bagni, perde la testa ecc.

Niente di strano, se si pensa che Tolkien in quegli anni lavorava alla pubblicazione de IL SIGNORE DEGLI ANELLI, le cui pagine Lewis conosceva molto bene. E non è difficile scoprire analogie tra il bracciale di diamanti che Scrubb si infila al braccio (e che gli porterà un danno quasi mortale) e l’Anello di Sauron.


Come va a finire? Dopo una serie di avventure in svariate isole (tipo Odissea) il Dawn Treader, il vascello reale, arriva al Limite Orientale del Mondo di Narnia (che non è sferico come il nostro, bensì piatto).

Perchè tutti possano tornare a casa occorre che uno degli avventurieri oltrepassi volontariamente quel Limite (è una metafora della morte). Sarà Ciripì, il topo spadaccino, a farlo: camminando su una distesa di ninfee bianche uscirà da Narnia per entrare nel Regno del leone Aslan dove vivrà per sempre, felice e contento.

Re Caspian (diventato meno spaccone di come era all’inizio della storia) e il suo equipaggio torneranno al loro porto. Lucy, Edmund e il cugino Scrubb (guarito dai suoi difetti) si ritroveranno nella stanza in cui tutto era cominciato.

A. Christie batte M. Bradley 5 a 0

Premessa. Quando mi viene proposto un “testo jolly” lo leggo con attenzione (devo predisporre le domande) ma non approfondisco al massimo la mia analisi (non ho molto tempo a disposizione: le proposte avvengono tutte insieme, tra ottobre e novembre, e spesso si tratta di romanzi di oltre 600 pagine).

Poi arriva l’estate. Ho tempo di rileggerli con maggior cura. E decidere se inserirli nelle liste di BOOKLAND per il prossimo anno. Fine della premessa.

Dopo averli riletti, ecco il mio parere su

  • SIPARIO, L’ULTIMA AVVENTURA  DI POIROT (pubblicato da A. Christie nel 1975)
  • LE NEBBIE DI AVALON (pubb da Marion Bradley nel 1982)

SIPARIO. Raccontato dal cap. Hastings (che sta a Poirot come Watson sta a Holmes), è un giallo veramente ben scritto e assolutamente originale. Non voglio anticipare troppo a chi vorrà leggerlo. Dico solo che Poirot, vecchio e molto malato, conclude la sua lunga carriera di detective UCCIDENDO CON LE SUE MANI uno spietato pluriomicida. Non lo affida alla giustizia perché…  se proprio volete saperlo, rivelerò il perché e il percome (e anche il nome del plurifetentone, perché no?) nei tags dell’altro blog

http://un-paio-di-uova-fritte.blog.kataweb.it/2010/07/22/odio-le-cicche/

 Voglio solo aggiungere che tutto avviene a Styles Court, nello stesso edificio in cui (mezzo secolo prima) erano iniziate la carriera letteraria di Agatha Mary Clarissa Miller (in arte Christie) e contemporaneamente il mito di Hercule Poirot… il quale Poirot (ci informa Hastings) poco dopo aver concluso la sua indagine è passato a miglior vita.

THE MISTS OF AVALON. Rivisitazione del ciclo arturiano (Lancillotto Merlino Morgana ecc) con forti influenze tolkieniane. Ma Tolkien è un’altra cosa.

Più di 700 pagine (Oscar Mondadori) piene di amori, tradimenti, altri amori, matrimoni, paternità più che dubbie, altri tradimenti, riconciliazioni, altri amori… sembra BEAUTIFUL.

Oppure, in certi momenti, sembra I LOVE SHOPPING: “poi acquistò le spezie e un taglio di bellissima lana delle isole per farne un mantello per Gorlois, per sé comprò graziose matasse di seta tinta… sarebbe stato piacevole tessere con quei colori splendenti… un bel pettine d’argento e fibbie d’argento per l’abito di Morgana”

L’acquirente (che si aggira “nei grandi mercati Harrods di Londinium”) è Igraine, personaggio importante (figlia del mago Merlino, madre di Morgana e Artù), ma era davvero necessario farci sapere che la lana era bellissima, i colori splendenti e le matasse graziose?

Per non parlare della prolissità dei dialoghi. Quando si deve decidere se Uter Pendragon sarà Re di Britannia sembra di sentire le polemiche in casa PD quando si dimise Veltroni: “facciamo le primarie (con o senza Grillo?) o va bene Franceschini in via provvisoria?”

Morale della favola. Ho deciso di inserire SIPARIO nell’elenco di Bookland. Mentre LE NEBBIE DI AVALON no. Se qualcuno vorrà leggerlo, potrà usarlo come Jolly.

Nel prossimo post mi dedicherò a CANALE MUSSOLINI, romanzo di A. Pennacchi. Temevo fosse un’apologia del fascismo. Non lo è. Meglio così.

La “santa fuga del prigioniero”

Stephen King non è tra i miei scrittori preferiti, ma devo riconoscere che sa scrivere.

Eccome.

Sentite questa: “un giorno del 1958 guardandomi nello specchietto da barba che tenevo in cella vidi un uomo di quarant’anni che mi restituiva lo sguardo; un ragazzo era entrato in carcere nel 1938… quel ragazzo era scomparso! Quel giorno riuscii a vedere il vecchio che ero diventato…”

E questa: “ogni volta che incontrate un uomo del genere, il consiglio migliore che posso darvi è fate un gran sorriso e copritevi le palle con tutte e due le mani”

E quest’altra: “la speranza è una cosa buona, forse la migliore delle cose; e le cose buone non muoiono mai”

Ho preso queste frasi da un suo romanzo breve del 1982: Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank.

Ne hanno fatto un film (nel 1994) che in Italia si chiamava LE ALI DELLA LIBERTA’. Se lo conoscete non occorre che vi racconti la trama.

Se non lo conoscete vi riassumerò la trama dopo l’immagine. Ma prima due considerazioni “in quota”.

  1. In questa cupa storia (come in tutte le storie carcerarie) il lettore “tifa” per chi tenta di evadere. Colpevole o innocente, speriamo che chi sta al gabbio riesca a scappare. E’ istintivo: la libertà è un bene assoluto e stare in prigione (soprattutto per lunghissime pene, come in questo caso) ci sembra così contronatura che qualsiasi tentativo di evasione ci entusiasma. Su questo concetto si basa la frase che fa da titolo al mio post: è di J.R.R.Tolkien.
  2. Per raggiungere un traguardo (in questo caso la fuga dal terribile ergastolo di Shawshank, nel Maine) non basta l’intelligenza (Andy Dufresne, il protagonista, aveva programmato ingeniosamente la “via di fuga” prima ancora del processo) né la pazienza, né la fortuna: non bisogna mai arrendersi al fatalismo, continuare ad alimentare la speranza, succeda quel che deve succedere.

shawshank
RIASSUNTO: Un vecchio ergastolano, in libertà vigilata dopo 40 anni di reclusione, è tentato di commettere un furto per ritornare dietro le sbarre. Si sente spaesato e insicuro. Ma lo salva il ricordo di Andy Dufresne, un incredibile personaggio che anni prima era riuscito a passare -letteralmente- attraverso le mura del carcere e a trovare un brillante nascondiglio in Messico. Trovate le tracce di Andy, decide di andare alla sua ricerca. “LA SPERANZA NON MUORE MAI”

Published in: on giugno 30, 2010 at 8:38 pm  Comments (3)  
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il cacciatore di draghi

Quando sono un po’ teso e ho bisogno di rilassarmi, metto su un disco di Mozart e/o prendo un libro dal mio scaffale.

Questo racconto di J.R.R. Tolkien l’ho appena preso dal suddetto scaffale. E’ sempre una delizia rileggerlo.

Tolkien lo scrisse di getto nel 1949, in un momento in cui la stesura del Signore degli Anelli era in fase di stallo. Si divertì molto a scriverlo (come io a leggerlo) e ci mise una notevole dose di ironia.

L’eroe della storia (che sconfigge ben due volte un terribile drago e lo trasforma in un animale domestico) è infatti un bonaccione, un modesto agricoltore.

Si chiama Giles of Ham e vive in un villaggio inglese (Ham, appunto) nell’epoca immaginaria dei Re britanni, dove è normale che un re si chiami Augustus Bonifacius Ambrosius Aurelianus tyrannus et basileus ecc ecc.

E’ proprio nei rapporti con questo re burbanzoso (e con i suoi pomposi cavalieri) che Giles manifesta la sua bertoldesca e spavalda indole.

Infatti il Re (con tutto il suo seguito di armati) viene a chiedergli almeno una parte del favoloso tesoro che Giles ha sequestrato al drago (quale drago non nasconde immensi tesori nella sua caverna?), ma non ne vedrà neanche un soldino.

“No, sire! Roba che trovi la puoi tenere e roba che tieni diventa tua. Tornate a casa a sbollire la vostra ira!”

E, poichè alle spalle di Gilles appare il drago (come cane da guardia fa la sua figura) il re e i suoi cavalieri spariscono in un istante.

Non torneranno più e Ham (che tradotto in italiano vuol dire Prosciutto) diventerà un piccolo stato indipendente. Come la contea degli Hobbit.

Published in: on aprile 21, 2010 at 10:04 pm  Comments (2)  
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Enya

Chi già conosce l’arte di questa straordinaria irlandese NON HA BISOGNO CHE NE PARLI.

Mi rivolgo quindi solo a chi ne ha sentito parlare, ma non la conosce benissimo.

Non sono il più sfegatato dei suoi fans. Non ho nemmeno tutti i suoi dischi (vergogna!), ma quando mi sento un po’ giù ascolto Trains and winter rains, Orinoco Flow (Sail away! Sail away! Sail away!…) o The celts… e mi sento rinascere.

Questa incantevole cantautrice (e ottima strumentista: pianoforte, chitarra, flauto…) ha composto canzoni in inglese, irlandese-gaelico, latino, spagnolo (Soy la sognadora) e perfino nelle lingue degli elfi tolkieniani: il Sindarin (Anìron) e il Quenya (May it be, bilingue: è sui titoli di coda della Compagnia dell’Anello).

Due sole pecche: è venuta a cantare a Sanremo qualche anno fa (Wild child, mi pare) e le sue arie sono talmente orecchiabili che finiscono troppe volte negli spot pubblicitari.

Vabbè, nessuno è perfetto.

Published in: on febbraio 9, 2009 at 12:50 pm  Comments (5)  
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