perché c’è tanta polizia nelle fiction televisive?

Da Maigret a Montalbano, da Derrick al Maresciallo Rocca, dal tenente Colombo all’ispettore Barnaby, passando per squadre di polizia, RIS, CSI, The Discrict, Texas Rangers, il commissario Rex e Raul Bova (improbabile agente dei servizi di Intelligence). C’è il crimine e dall’altra parte i tutori della legge che investigano, smascherano e spiegano.

La giustizia trionfa. SEMPRE.

Nella realtà non è così, lo sappiamo. La maggior parte dei crimini resta impunita, dal furto dei motorini ai delitti della mafia.

Non sapremo mai chi era veramente Jack lo Squartatore, come sono andate le cose quando uccisero John Kennedy… 

e Mattei? e Sindona? e Ustica? Delitti impuniti.

PROPRIO PER QUESTO piacciono tanto queste fiction poliziesche, queste “finzioni” in cui alla fine i birbaccioni sono sempre sconfitti.

NON CI RASSEGNAMO a vivere in un mondo in cui l’arbitrio, la disonestà e la sopraffazione trionfano. ABBIAMO FAME E SETE DI GIUSTIZIA.

Vogliamo che il crimine e l’ipocrisia siano sconfitti dall’intelligentone/intelligentona di turno. 

Almeno in TV.

POST SCRIPTUM (postato alle 22.00) Per essere precisi, qualche volta la polizia riesce nel suo intento: qualche mafioso viene arrestato, qualche apparato criminale viene smantellato, ecc… Per lo più, ciò avviene grazie a un’antica istituzione, chiamata “soffiata“, cioè alle informazioni che provengono da confidenti (categoria in cui regnano l’ambiguità e il doppiogioco, ma comunque indispensabile…) o da criminali veri e propri (desiderosi di eliminare la concorrenza).

Per capire bene certe situazioni vi consiglio di leggere e rileggere un famoso romanzo di Leonardo Sciascia, IL GIORNO DELLA CIVETTA.

Al quale romanzo (e al film che ne fu tratto nel 1968) dedicherò presto un post.