STORIA D’ITALIA (Edizioni CEPU)

Alea iacta est! (Giulio Cesare entrando nella discoteca Rubicone, presso Rimini – anno 49 a. Cecchetto)
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Tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia quando entra in discoteca (Dante Alighieri alla consolle del BEATRIX, presso Firenze – 1287)
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Bixio, qui si va in discoteca o si muore! (Giuseppi Garibaldi presso Calatafimi, Sicilia – 1860)
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La parola d’ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti: ANDARE IN DISCOTECA!!!! (Benito Mussolini, alla consolle di piazza Venezia – 1940)
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P. S. Cosa ne pensate? Troppo nozionistico, eh? Ma pare che la casa editrice TANTAROBA stia preparando un manuale di storia più stringato.

Published in: on agosto 19, 2020 at 9:52 am  Comments (1)  
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TEMA DELLA MATURITA’: TIPOLOGIA D

Come il mazzo (della briscola) ha 40 carte ci sono 40 luoghi comuni che in un tema sono sempre utili.

Li ho elencati qui evidenziandoli: se non vi sembrano usati bene poco male. Rimescolate il mazzo.

Usateli e sfangherete la sufficienza, qualsiasi argomento (storico-artistico-letterario-socioeconomico-scientifico-tecnologico-ecc) i cervelloni del ministero avranno scelto.
ministero
Noi giovani abbiamo ereditato una situazione difficile: “il mondo è fuori dei cardini ed è un dannato scherzo della sorte ch’io sia nato per rimetterlo in sesto..” (Shakespeare funziona sempre; la commissione apprezzerà).

E’ così in tutto il mondo, ma sopratutto in Italia, un meraviglioso paese che non riusciamo a non amare. Pur disponendo di un patrimonio artistico impressionante, di ricchezze ambientali affascinanti, di una gloriosa tradizione, siamo in braghe di tela.

Colpa del malcostume politico? Della millenaria collusione tra malavita organizzata e istituzioni? Della mancanza di senso morale dell’itala stirpe? (anche citare Mazzini non guasta)

Aperta parentesi. Pare che l’uccisione di Remo da parte di Romolo sia stata commissionata dal clan dei Casalesi. Le indagini seguono una nuova pista. Chiusa parentesi.

Occorre dunque ritrovare e consolidare il senso del dovere. Dobbiamo sentire l’esigenza di un profondo rinnovamento della società.

Una società più giusta, fondata sull’onestà, sul reciproco rispetto, sulla solidarietà, sulla tolleranza.

Perché proprio dall’anarchia morale a tutti i livelli derivano i problemi economici del mondo globalizzato. A partire dalla crisi delle banche del 2008, a sua volta provocata dall’eccessiva cartolarizzazione dei mutui subprime (non preoccupatevi se non è chiaro: chi correggerà il vostro tema ne sa meno di zero), si è attuata una perversa spirale recessiva che ha causato ondate di licenziamenti, di delocalizzazione di industrie nel terzo mondo, di truffe e di colossali evasioni fiscali.

Per non parlare dei problemi ambientali, causati dal fatto che in molti paesi (mancando la democrazia e quindi l’opinione pubblica) non esistono efficaci controlli sull’inquinamento e sulla iperproduzione di CO2, con conseguente vertiginoso aumento dell’effetto serra.

Interi continenti sono ridotti alla fame. Milioni di profughi lasciano le loro terre in una disperata, inarrestabile migrazione biblica verso l’opulento occidente. (un po’ di retorica ci vuole sempre)

Questi sono solo alcuni problemi causati dalla ingiusta distribuzione delle ricchezze. Si calcola che il 79% dei capitali mondiali sia nelle mani del 4% della popolazione (i dati statistici fanno sempre colpo… e poi chi controllerà?)

E in gran parte le conseguenze ricadono sulle nuove generazioni. La mancanza di sicurezza e la crisi dei valori spingono molti sulla via della depressione e della droga.

Nonostante tutto ciò, io non perdo il mio ottimismo. 

Per quanto gravi siano le difficoltà che dovrò affrontare, non dimentico che in questo momento storico i giovani comunicano tra loro come mai prima d’ora. Internet e i social networks ci permettono di conoscerci tra noi e conoscere il mondo.

Possiamo accedere a un’enorme massa di informazioni e questo ci aiuterà a migliorare la società. Saremo liberi dalle paure e dai pregiudizi che hanno causato tante sciagure nel passato.

E concludo con le parole di un profeta del nostro tempo: “Stay hungry, stay foolish”. Dobbiamo essere sempre coraggiosi, sereni e ottimisticamente folli.
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Non ho inserito nell’elenco la pace nel mondo, il razzismo, il neo femminismo, il disagio giovanile, il trionfo dei San Antonio Spurs e la precessione degli equinozi.

Metteteceli voi se vi sembra il caso.

Sarum, romanzo di E. Rutherfurd

Mantengo la promessa fatta ieri l’altro.

Dopo aver letto con crescente perplessità La biblioteca dei morti ho ripreso SARUM dallo scaffale dei miei preferiti.

(Ri)leggere un libro così (dopo la ciofeca precedente) è come respirare l’aria fresca dei boschi sopra Vidiciatico dopo una settimana di smog cittadino.

SARUM, più che un romanzo, è una collana di romanzi brevi, tutti ambientati nella regione di Salisbury (Inghilterra meridionale)

Si comincia nel 7000 a. C. e si arriva ai giorni nostri, attraverso la costruzione di Stonehenge, l’impero romano, il medioevo, l’età elisabettiana, le guerre di Cromwell…

Gli episodi migliori?

    SORVIODUNUM (121 pagine): un giovane romano (Caius Porteius, dal cui nome derivano i tantissimi PORTER dell’odierna Salisbury) sposa la figlia di Tosutigus, il capo-tribù celta, e introduce l’allevamento delle pecore nella regione. Molto ben descritta l’evoluzione psicologica del protagonista, prima dominato unicamente dal senso del dovere, ma poi felice di integrarsi tra i britanni.
    LA MORTE (75 pagine): la terribile epidemia di peste bubbonica del 1348, che spopolò la città e il contado, consentendo al clan dei Wilson (l’oscura “gente del fiume”) di arricchirsi rapidamente e diventare nel giro di due generazioni la famiglia più potente di Salisbury.
    NUOVO MONDO (80 pagine): il tumultuoso periodo Tudor tra idealisti, fanatici, doppiogiochisti, allegre prostitute, avventurieri e roghi; la scaltra Abigail Mason, approfittando dei conflitti di religione, realizza l’uxoricidio perfetto.
    In sintesi, una serie di storie ben raccontate, tra Agatha Christie e Ken Follet (certe situazioni ricordano I PILASTRI DELLA TERRA, che però è stato pubblicato 2 anni dopo).
Published in: on giugno 1, 2010 at 7:38 am  Comments (2)  
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Robin Hood capolavoro? Beh, …..

Nel realizzare un film come questo si può scegliere l’esattezza storica o prendersi la libertà di cambiare tutto, ROMANZANDO.

Gli autori di ROBIN HOOD sono rimasti sostanzialmente fedeli all’esattezza nella prima parte.

  • è vero che re Riccardo è morto all’assedio del Castello di Chalus per una freccia che gli si piantò nel collo (l’episodio è raccontato anche nel film Robin e Marian, del 1976, dove Robin era Sean Connery)
  • è altrettanto vero che re Giovanni (suo fratello e successore) spogliò avidamente nobili, borghesi e la Chiesa, per cui papa Innocenzo III lo colpì con la scomunica nel 1209 (poco dopo i fatti raccontati in questo film)
  • vero anche che re Giovanni, fatto annullare il matrimonio con la prima moglie, sposò una principessa francese di 14 anni.

Quindi nella prima ora e mezza, il film resta nei binari. Poi, nel finale, deraglia.

  1. Assolutamente irreale che Robin possa intromettersi nelle trattative tra il Re e i baroni, facendoli stare tutti zitti mentre delinea (in un discorsetto alla Barack Obama) il suo progetto di monarchia costituzionale
  2. Lo sbarco dei Francesi a Dover sembra l’anticipazione-parodia dello sbarco di Normandia (in senso inverso, naturalmente);
  3. Nella battaglia finale sembra di essere sul set del Signore degli Anelli: Cate Blanchett dev’essersi ricordata del personaggio di Galadriel (la regina degli Elfi) e va a combattere accompagnata da un drappello di ragazzini che cavalcano (senza sella) dei pony; come sono arrivati da Nottingham (300 km più a nord) con le strade dell’epoca? Sono gli Hobbit della Contea o hanno usato le scope della scuola di Harry Potter?

In sintesi, è un’AMERICANATA che mi è piaciuta fino a un certo punto. Piacerà (almeno credo) a chi ama i film con molti morti ammazzati, ai ragazzini e a chi (a prescindere) ama il personaggio di Robin Hood, che qui passa progressivamente dal rango di furfantello (l’ha inventato lui il gioco delle 3 carte?) a quello di leader carismatico.

P.S. Cate Blanchett è sempre bravissima, ma il copione le concede poche battute.

Published in: on maggio 25, 2010 at 7:38 pm  Comments (6)  
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