Vorrei Non Averlo Visto (ovvero, il film che non deve essere nominato)

Se tu che, per puro caso o per deliberata scelta, hai visto il film non occorre che ti dica niente.

Se non lo hai visto risparmia i soldi!

A meno che…

  • non ti piacciano le profanazioni, tipo riscrivere IL SIGNORE DEGLI ANELLI mettendo i Puffi al posto degli Hobbit o descrivere il fatale andare per i gironi infernali del Pulcino Pio
  • il Gran Muftì di Casal Pusterlengo ti abbia convinto che chi vede il film va direttamente in Paradiso dove sarà allietato da un numero imprecisato di sventolone (consiglio però di leggere bene le clausole del contratto)

Dopo la foto rivolgerò a mr. King una domanda CLITCT (che lascia il tempo che trova)
kin
Domanda CLIecc: Signor King, capisco che i $ piacciono a tutti; ma lasciar profanare un vero capolavoro in codesta guisa non le sembra troppo?

Non sarebbe stato meglio un remake di SHINING?

Donald Trump nel ruolo che fu di Jack Nicholson, la Casa Bianca al posto dell’Overlook Hotel, Melania al posto di Wendy…
shining
P. S. Nessuno è stato maltrattato nella stesura di questo post (chi ha visto LA TORRE NERA ha sofferto troppo e non è il caso di infierire)

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Published in: on agosto 18, 2017 at 10:08 am  Lascia un commento  
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LA TORRE NERA, di S. King

Sta per apparire sugli schermi italieschi la versione di un romanzo (meglio, di una serie di romanzi) che a suo tempo mi appassionò.

Sento dire che il film è una ciofeca immane. Come, per rimanere nel mondo kinghiano, la serie 22/11/1963 che ha ridotto a una pappetta omogeneizzata un bellissimo romanzo. Comunque andrò a vederlo (forse per puro masochismo, forse perché sono curioso).

Già… perché le avventure di Roland di Gilead mi hanno affascinato? 

I casi sono 2:

  1. Avete già letto i romanzi della Torre Nera. Quindi non c’è bisogno che vi dica che è roba fina.
  2. Non li avete letti? Ahi, ahi, ahi! Comunque vi dirò qualcosa dopo l’immagine.

torre
La DARK TOWER è il punto d’intersezione di numerosi universi paralleli.

Non sapete cosa siano gli universi paralleli?

Immaginate un giovane che viene ucciso a New York, ma continua a vivere in un altro universo, simile ai deserti del far west.

Immaginate che in questo deserto Roland, il Pistolero (chiaramente ispirato al Clint Eastwood degli inizi), insegua l’Uomo Nero, potentissimo demone capace di assumere diverse identità (e anche quando lo uccidi rinasce in un’altra forma).
clint
Immaginate un megacattivissimo, il Re Rosso (Crimson King), di cui l’Uomo in Nero è un tirapiedi. Pensate all’Oscuro Signore Sauron? 

Beh, Crimson King è peggio! Almeno Sauron era un creativo. Aveva creato gli Anelli e fatto costruire Barad-Dur. Crimson King sa solo distruggere e il suo massimo desiderio è di distruggere la Torre Nera.

Ma la Torre è indistruttibile, la Torre è (forse) eterna. Forse la Torre è Dio.
king

Published in: on agosto 6, 2017 at 12:02 am  Comments (3)  
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Come ho fatto a vivere per 4 giorni senza computer? Beh, si può sopravvivere…

Venerdì scorso un malefico virus ha impedito al mio ferrovecchio di fare il suo lavoro.

Sabato mi sono affidato alle sapienti cure di GLOBAL STUDIO (che si sta attrezzando per i miracoli, ma ancora non li può fare) e martedì mattina era tutto a posto.

Ora, dopo la foto, citerò qualcosa di Essepuntato King a proposito della computerdipendenza.
studio
Visto dov’è GLOBAL STUDIO? Quello è l’angolo tra via Milazzo e via Fratelli Rosselli a Bologna.

E leggiamo cosa scrive S. King.

Premessa: il protagonista di 22.11.63 ha trovato una “buca del coniglio” che lo fa vivere per mesi nel 1958… e tutto sommato scopre che non era malaccio…

“avevo acquistato abbastanza distacco da rendermi conto di quant’ero diventato dipendente dal fottuto arnese: passavo ore a leggere stupidi allegati alle mail e visitare questo o quel sito web…”

Si può essere d’accordo o meno con la nostalgia del mio coetaneo del Maine per quegli anni lontani  (ricordo che King aveva 11 anni nel 1958 e questo spiega molte cose); ma per quello che mi riguarda io ho molto sentito la mancanza della connessione nel passato weekend.

Soprattutto perché ho perso giorni preziosi nel rispondere al quiz cinefilo di Trebalene, che ogni sabato pomeriggio dà alcuni indizi ai suoi lettori. Solo martedì, quindi, ho potuto esaminare il fotogramma di questa settimana e ho riconosciuto ONCE WERE WARRIORS (film neozelandese del 1994).

Mi fermo qui… ah, ve l’ho detto che l’equipe di GLOBAL STUDIO mi ha riparato il computer? Sì, l’avevo detto…
warriors

Published in: on giugno 16, 2016 at 9:33 am  Lascia un commento  
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Finita la serie (22.11.63) tiro le somme (vi avverto che, nel comparare il linguaggio televisivo con la pagina scritta, SARO’ MOLTO NOIOSO)

Lunedì scorso mia moglie mi ha dato una grande prova d’amore.

C’era da scegliere tra la puntata finale della sua fiction preferita e la puntata finale di 22.11.63.

Abbiamo visto 22ecc e abbiamo registrato NON DIRLO AL MIO CAPO.
stp
Beh, la serie è finita. Che devo dire?

La storia (scritta da S. King) l‘ho già riassunta qui e non ho lo sbattimento di rifarlo. Non ho neanche lo sbattimento di elencare gli episodi che lasciano perplessi. Mi limito a citare un episodio cruciale.

LUI e LEI (coi tacchi alti) corrono come fondisti ben allenati attraverso il centro di Dallas…
dalla
…e gli spettatori si chiedono “perché Lui, che si è preso una cotta omerica per Lei, se la trascina dietro verso il Cattivo (Lee H. Oswald, armato del fucile più famoso della storia americana) esponendola a un rischio mortale?”

A domanda rispondo. Gli eroi nelle fiction televisive devono essere fighi, ben vestiti e ben pettinati.

E non possono avere difetti fisici.

Nel romanzo (capitolo 28) la situazione è molto diversa: Lui è stato pestato a sangue, zoppica e ansima; Lei gli procura una stampella; nello scontro finale col Cattivo, al quinto piano del Deposito libri, Lui riesce soltanto a distrarre Oswald, che sbaglia il colpo e viene riempito di piombo dai cecchini dell’FBI.

Guardate la foto. Lei è sempre ben vestita (nel romanzo è in jeans e senza tacchi) e perfettamente truccata. Anche quando (dopo lo scontro) si ritrova una macchia di sangue grande così nel torace è ancora bellissima, con i capelli in ordine e il rossetto senza una sbavatura. Perché?

Per la ragione sopra accennata.

Ai telespettatori interessa poco che le star sappiano recitare. Vogliono però che le auto siano pulite e senza un’ammaccatura e i vestiti siano appena usciti dal lavasecco. In tv l’estetica “Mulino Bianco” è essenziale.

Mentre nelle pagine di S. King il mondo, sia negli anni ’60 che oggi, è sporco, polveroso e puzzolente.
steph
E i suoi eroi non lo cambiano, questo mondo.

Al di sopra di noi, piccoli personaggi passeggeri, agiscono potentissimi dei. Di loro non sappiamo nulla, tranne che non somigliano a noi.

Published in: on giugno 2, 2016 at 10:49 pm  Lascia un commento  
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Bill Turcotte, uomo dalle molte vite… (dopo aver visto la terzera puntata di 22.11.63)

Comincio dal romanzo.

Jake Epping (il protagonista) si allena a cambiare il passato.

Ma prima si impara a camminare poi a correre. La grande missione per cui si prepara è salvare la vita di John Kennedy nel 1963; il test di allenamento è impedire a F. Dunning di compiere una orribile strage nella notte di Halloween 1958 a Derry (Maine)
derr
E qui compare Bill “senzabretelle” Turcotte. E’ un veterano della guerra di Corea. Odia Dunning, che probabilmente ha ucciso la sua prima moglie (sorella di Bill). In quella sanguinosa notte di Halloween Jake e Bill si contendono l’onore di uccidere Dunning (vince Bill, che però muore d’infarto).

Jake ritorna nel presente e, così facendo, cancella quanto avvenuto nel primo viaggio. Non chiedetemi perché: è complicato… diciamo che lo richiede l’economia del romanzo.

Secondo viaggio. Jake sfiora appena l’esistenza di Bill. Gli manda (dopo aver fatto secco Dunning in un agguato al cimitero) una lettera, firmata “un amico”: Caro Bill, vai da un bravo medico e fatti curare il cuore

Se Bill sia andato a curarsi non lo sapremo mai.

E ora passiamo alla serie tv
dallas
Nella quale serie (che continua a deludermi) Bill ha ventanni (e l’attore che lo interpreta ne dimostra anche meno), vive in un paesotto del Kentucky e non uccide nessuno. Scopre però che Jake viene dal futuro e si unisce a lui nella strada che porta a Dallas.

Mi dicono che Bill morirà presto… Ma io sto pensando che, se mi infilo nella Buca del Coniglio nascosta nel mio frigorifero, potrei tornare nel passato e convincere S. King (co-autore della sceneggiatura) a cambiare il finale.

 

Published in: on aprile 28, 2016 at 2:51 pm  Lascia un commento  
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il Kindle rosa di Stephen King (in attesa della terza puntata di 22.11.63)

Immaginate di essere un insegnante di letteratura anglo-americana a Moore (Kentucky).

Immaginate di ricevere un pacchetto. Avete ordinato ad Amazon un Kindle (con qualche riluttanza, ma ce l’hanno tutti in facoltà…) ma non dovrebbero essere bianchi?

Scoprirete che quel roseo aggeggio non l’ha spedito Amazon. Infatti la vostra carta di credito non ha addebitato alcuna cifra.

Le stranezze si accumulano. Salta fuori un romanzo di Hemingway, I CANI DI CORTLAND, di cui non avevate mai sentito parlare.

E ci sono opere inedite di W. Shakespeare, E. A. Poe ecc

Siete entrati in contatto con un universo parallelo, in cui la Crisi di Cuba del 1962 ha provocato la Terza Guerra Mondiale: intere nazioni cancellate, solo a New York si contano 6 milioni di vittime…

E vi accorgete che la donna che riempie il vostro cuore (si chiama Ellen Silvermann) morirà: il suo autobus si è scontrerà con un Suv che andrà contro mano.

Riuscite a impedire l’incidente.

Ellen è salva! Ma ora dovete affrontare il giudizio di due creature non propriamente umane. “Non hai pensato che una di quelle giovani donne un giorno potrebbe partorire un mostro, in confronto al quale Hitler e Stalin sono dei buontemponi? Non hai pensato che stavi immischiandoti di cose molto al di là della tua comprensione?”

Insomma, siete nei guai fino al collo.

Tutto ciò avviene nel racconto SPERIMENTANDO NUOVE TECNOLOGIE (UR, nell’originale) all’interno de IL BAZAR DEI BRUTTI SOGNI (20 racconti uno meglio dell’altro).
kin
Ora, considerando che il racconto in questione è stato scritto PRIMA del romanzo 22.11.63, è ragionevole che questo racconto sia lo spunto iniziale del romanzo?

Beh, trovare “ragionevole” e “Stephen King” nella stessa frase fa un certo effetto…

Published in: on aprile 24, 2016 at 3:10 pm  Lascia un commento  
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22.11.63 – Qualche considerazione dopo la seconda puntata

Del romanzo di S. King ho già parlato (se volete sapere come va a finire leggetevi le ultime righe del post).

Cosa penso della serie omonima? E’ ancora presto per valutare (sono 8 puntate) e quindi ne riparleremo.

Però qualcosa la voglio dire adesso.
22.11

    • La tv conosce i suoi polli (gli spettatori) e punta sull’azione; pochi ragionamenti, molto sangue; l’orrore nella casa di Doris Dunning (solo 3 pagine nel romanzo) è descritto con scialo di effetti speciali, mentre le considerazioni di Senzabretelle Turcotte sul fatto che l’ergastolo sarebbe una pena più severa per H. Dunning della pallottola che Jake sta inserendo nel tamburo del revolver sono state tagliate.
    • S. King è bravissimo nell’analizzare la psicologia dei suoi personaggi, ma il suo linguaggio non è trasferibile sul piccolo schermo. Ci vorrebbe una voce fuori campo; “non ero ancora entrato nella nebbia dell’irrealtà che presto mi avrebbe inghiottito, ma le prime spire iniziavano a circondarmi… e potevo sentirle”. Per non parlare delle amare considerazioni politiche: “in America  (nel 1958 come nel 2011) l’apparenza è sempre scambiata per sostanza…”
    • Infine, il protagonista del romanzo (non è un santo) viene ingentilito nella serie tv (ha sposato una negr una coloured e dopo la separazione si scambiano gentilezze che nel romanzo non ci sono); ma c’è tempo nelle prossime puntate per descrivere i lati oscuri di Jake

jaj
Ah, mi sono chiesto perché la tragica storia dei Dunning sia stata spostata da Derry (Maine) a un immaginario paesotto del Kentucky.

Beh, in una serie tv si deve spendere poco (rispetto alle produzioni cinematografiche).

Si risparmia sugli attori. Soprattutto si risparmia sulle location.

Ricostruire Derry (la città in cui SK ha ambientato IT) è costosissimo: nel Maine il presente è molto diverso dal passato…

Meglio spostarsi in un angolaccio del Kentucky, tra casette di legno, bar e garage dove il tempo sembra essersi fermato a 57 anni fa.

 

Published in: on aprile 22, 2016 at 9:09 am  Comments (3)  
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Cambiare il passato? Da Pier Damiani a MEN IN BLACK 3, passando per Stephen King

Correggo quanto detto in precedenza (nel post del 30/11 ultimoscorso).

Circa 1000 anni fa, molto prima di M. Twain, un santo romagnolo (bell’ossimoro, eh?) meditando sull’onnipotenza di Dio si chiese se il Suddetto avrebbe potuto fare in modo che Roma non fosse mai esistita.

Peccato che S. Pier Damiani non abbia sviluppato l’idea e non ci abbia scritto una fiction. Sai che successo con la Leganord? Avremmo più statue sue che di Alberto da Giussano…

L’argomento viaggi nel tempo mi stuzzica perché ho riletto 11/22/63 (S. King), romanzo affascinante anche se a tratti un po’ prolisso (780 pagg).

Trama (già raccontata in dettaglio nel post ecc): il protagonista riesce, viaggiando nel passato, a evitare la morte di J. Kennedy, ma si pente di averlo fatto e ripristina lo status quo.

La prima volta avevo apprezzato molto il modo in cui King (nato nel ’47) rievocava il quinquennio 1958-63, tra Elvis e i Beatles.

C’ero anch’io in quegli anni (essendo contemporaneo di Stephen) e me li ricordo bene.

Ricordo l’emozione che colpì anche noi italiani alla notizia dell’attentato di Dallas. Erano le 9 di sera a Bologna e i programmi della serata furono sostituiti dalla Quinta Sinfonia… Vabbé, magari ne riparlerò.

In questa seconda lettura mi sono soffermato sulla UCRONIA (pagg 737-740): cosa sarebbe successo in America e nel mondo se…?

NIENTE DI BUONO, ci informa King. Una serie di guerre e di catastrofi: una forza misteriosa punisce l’umanità per aver voluto cambiare il destino.

  • negli 8 anni della sua presidenza JFK non riesce a compiere le riforme sociali che aveva in mente; il suo stesso partito è tenacemente contrario all’integrazione degli Afroamericani; M. L. King è ucciso da un sicario di Hoover e la rabbia dei neri mette a ferro e fuoco le città;
  • il nuovo presidente è l’ultraconservatore George Wallace che reprime con incredibile durezza la guerra civile; la stessa durezza con cui annienta il Vietnam del Nord con armi atomiche; viene ucciso nel 1972;
  • seguono guerre e atti di terrorismo in tutto il pianeta, qualcuno fa esplodere un’atomica tascabile a Miami e il golfo del Messico diventa un minestrone cancerogeno ecc ecc

Niente di strano se il protagonista decide di resettare tutto. JFK è morto a Dallas nel 1963 e noi ci teniamo quello che c’è.

Adesso mi vien voglia di confrontare il viaggio nel 1969 dell’agente J (MEN IN BLACK 3) con quelli della trilogia RITORNO AL FUTURO.

Ci sono molte analogie: J “educa” K nel ’69, come Marty McFly educa suo padre e sua madre nel ’55.

Ma il post sta venendo troppo lungo. Ne riparliamo un’altra volta. kingpierdamianimeninbback to the future

Dialogo socratico sul concetto di minigonna (a seguire, anticipazioni sulle mie letture estive)

Io: “Vedo molte minigonne, qui in Irlanda”

Mia moglie: “E’ anche una questione di risparmio. La minigonna costa meno dei braghini corti (I beg you pardon, shorts) o dei bermuda”

“Non ci avevo pensato. C’è crisi anche qui…”

“Altroché se c’è crisi! Inoltre tu confondi spesso la minigonna propriamente detta con una semplice gonna corta”

“Quale dunque è la differenza?”

“Empiricamente dovresti misurare la distanza dell’orlo dal ginocchio. Se questa distanza è superiore alla distanza dell’orlo dall’inguine, puoi definirla minigonna. MA NON LO FARE, se ti è cara la vita!”

“Noto un bagliore omicida nei tuoi occhi, amore mio… perciò cambio discorso. Mi sono portato qualche romanzo da leggere, anzi da rileggere. Ad esempio COSE CHE NESSUNO SA (che ho letto molto frettolosamente qualche mese fa e mi è piaciuto fino a un certo punto; magari stavolta lo apprezzo di più); e poi 22/11/63 (merita davvero una rilettura) e MOMENTI FATALI …e tra Stephen King, Stefan Zweig e Alessandro D’Avenia ci possono mettere Marco Goi (in arte Cannibal Kid) e i suoi racconti…”
irlanda

Published in: on luglio 4, 2012 at 5:32 pm  Comments (6)  
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I viaggi nel tempo da Hermione Granger a Stephen King

Credo che il primo scrittore a immaginare di tornare al passato per modificare il presente sia stato Mark Twain.

Poi ci sono stati Bradbury, Asimov e tanti altri maestri della SF.

Mettiamoci anche la Rowling. In un episodio della Hogwartsaga Hermione usa un Giratempo (Time-turner nell’originale) che le permette di seguire più lezioni contemporaneamente (dalle 10 alle 11 Rune Antiche, poi torna alle 10 per l’ora di Divinazione…)

Se l’adorabile secchiona viaggia nel passato solo per prendere dei bei voti, il protagonista dell’ultimo romanzo di S. King (11/22/63, segnalatomi da Armakuni) ha un progetto di importanza STORICA.

LUI (un prof 35enne, nato nel Maine nel 1976) ha scoperto che può, attraverso una “buca del coniglio”, tornare nel passato e impedire che John F. Kennedy sia ucciso a Dallas.

E ci riesce, affrontando traversie di ogni tipo. Una misteriosa forza gli si oppone, creando continui intoppi: IL PASSATO NON VUOLE ESSERE MODIFICATO.

JFK è salvo, dunque. HAPPY END? Naaaaa…. qui NON siamo nell’ottimismo hollywoodiano di RITORNO AL FUTURO.

Siamo nel mondo tragico di Stephen King.

Se volete sapere come va a finire, ve lo dirò dopo l’immagine (e alcune righe assolutamente OT). Se invece preferite saperlo solo leggendo questo bellissimo romanzo, SIETE ANCORA IN TEMPO: voltate pagina e arrivederci alla prossima.

Posso solo aggiungere che, oltre l’avvincente trama, King ci regala una commossa ricostruzione della “vecchiamerica” tra il ’58 e il ’63, quando lui aveva dagli 11 ai 16 anni. Posso capirlo, essendo un suo coetaneo: era un mondo ingenuo (e pieno di sigarette) in cui ci si divertiva con poco e “se parlavi di attacchi terroristici la gente immaginava adolescenti che ribaltano mucche”.

kingMentre siete lì che non riuscite a staccare gli occhi dallo schermo, vi offro un’ultima chance DISTRAENDOVI con la mia innocua follia.

Nel post precedente ho elencato 5 tra i peggiori film del 2011. Altri 2 titoli (MANUALE D’AMORE3 e BEASTLY) sono proposti dallo stesso Armakuni.

SONO DAVVERO I PEGGIORI? C’è di peggio tra quelli proiettati in Italia quest’anno? Chi vuole, proponga altre nominations (e il 2011 non è ancora finito). Dal 1/1 prossimo venturo voteremo…

Siete ancora qui?

LUI, compiuto il suo compito,  torna nel 2011 e trova uno scenario da incubo. Salvare la vita al Presidente ha provocato disastri imprevedibili.

Non solo la guerra del Vietnam si è conclusa con l’Olocausto nucleare di Hanoi, ma molte altre città sono state cancellate dalla carta geografica e la radioattività nell’aria ha raggiunto livelli spaventosi.

Peggio ancora. Terremoti apocalittici scuotono di continuo la Terra, la California è tutta una rovina, mezzo Giappone è andato sottacqua, secondo i geologi l’intero pianeta esploderà entro pochi decenni.

Qualcosa (chiamatelo FATO, se volete) voleva che JFK morisse in quel giorno E ADESSO SI VENDICA.

In conclusione, LUI azzera tutto. Così Kennedy morirà a Dallas e l’adorabile Sadie (che LUI aveva conosciuto e amato nel suo viaggioneltempo) rimarrà sfigurata da una coltellata. Ma, nelle ultime 4 pagine, LUI la vedrà ancora.

P.S. King non si limita a citare se stesso (c’è DERRY, la “città cattiva” del Maine, c’è il penitenziario di Shawshank…). Si diverte a citare altri romanzi (come il “sovversivo” GIOVANE HOLDEN) e i racconti horror di Shirley Jackson (“il pomeriggio si insanguinava lasciando il posto alla sera”).

E non mancano i riferimenti alla trilogia diretta da Zemeckis, nonché a I GUARDIANI DEL DESTINO di G. Nolfi.

Come Biff Tannen in RITORNO AL FUTURO II, il protagonista fa i soldi con scommesse su match di pugilato e corse di cavalli (ha con sé l’Almanacco dello sport), e deve fare i conti con enigmatici figuri che hanno sempre in testa un cappello di feltro.