L’ammiraglia di Giancarlo Nanni

Se tu che, per puro caso o per meditata scelta, leggi queste righe sei bolognese non hai bisogno che ti spieghi chi è G. Nanni.ammiragliaGiancarlo (che da poco ha superato gli 84) è un elettricista, citato anche da Stefano Benni nel romanzo DI TUTTE LE RICCHEZZE (Giancarlo è Scheggia Senior, suo figlio è Scheggia Junior).

Per dare un esempio del suo stile, quando andavo da lui a comprare lampadine, prolunghe, ecc salutava con un “grazie per esserti fatto imbrogliare anche questa volta!” (con clienti con cui era meno in confidenza la formula era “grazie per avermi procurato il pane!”)

Quanto alla sua Ammiraglia, è una Lambretta superaccesoriata. Negli anni 80 e 90 compariva spesso in tv e famosi deretani (da Brigitte Nielsen a Loredana Bertè) parcheggiarono su di lei.

La potevate trovare anche sulle copertine del manuale Guiness dei Primati Mondiali. Nessun veicolo a 2 ruote era accessoriato così en todo el mundo.

E nessun altro veicolo ha percorso tante volte (12, credo) l’itinerario Bologna – Capo Nord (via Stoccolma o via Helsinki).
nanni
Adesso che Giancarlo ha chiuso bottega dove parcheggeremo l’Ammiraglia?

Nel Museo civico? Nel Museo della Storia di Bologna (in via Castiglione)? Nel M.A.M.Bo (Museo di Arte Moderna di Bologna)?

Perché l’Ammiraglia, più che un frutto della tecnologia, è arte.

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Published in: on ottobre 8, 2015 at 3:43 pm  Lascia un commento  
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Nuntio vobis gaudium magnum!!!!!! HABEMUS HISTRIONEM: excellentissimum ac brillantissimum GUGLIELMUM americanum box-office dominatorem SMITH

Vediamo un po’ QUALE INTERPRETAZIONE di WILL SMITH merita di essere applaudita.

  • INDEPENDENCE DAY (1996) – Steve Hiller, capitano dell’aviazione americana, si spinge fino al cuore di una colossale astronave aliena e, con l’aiuto di David (genio dell’informatica), la paralizza e la distrugge. L’umanità è salva, grazie all’intelligenza e al coraggio di un duo afroamericano-israelita (due etnie che tradizionalmente non vanno molto d’accordo)
  • MEN IN BLACK (1997) – J (sta per  James) è selezionato per far parte dei Servizi-segreti-vestiti-in-nero, che controllano l’immigrazione degli Alieni negli USA. Diversamente da quelli di prima, quasi tutti gli alieni sono tranquilli e perfettamente integrati nel melting pot americano; ma ce n’è uno che crea molti problemi a J e al collega anziano K (Tommy Lee Jones).
  • NEMICO PUBBLICO (1998) – Robert è un brillante avvocato. Vogliono fargli la pelle perché (casualmente) è a conoscenza di… (meglio non saperle, certe cose). Spiato dal satellite, proclamato Nemico dello Stato, Robert trova l’aiuto di Ed Lyle (Gene Hackman), uno che la sa lunga e alla fine aggiusta tutto.
  • ALI’ (2001) – Noi infedeli lo chiamiamo Cassius Clay, ma il suo nome (dopo la conversione) è Muhammad Alì. Un film epico racconta 10 anni della sua vita, dal 1964 (conquista del titolo mondiale dei massimi) al 1974 (riconquista del titolo). Will lavorò mesi in palestra per raggiungere una forma fisica e una tecnica pugilistica adeguate. Nomination all’Oscar.
  • MEN IN BLACK II (2002) – L’agente J ha bisogno dell’aiuto di K per fronteggiare una situazione galatticamente complessa. Oltretutto J si prende una cotta spaziale per un’aliena (Rosario Dawson) che nel finale fugge per sempre (e J va in depressione). Bravi Will e Tommy, ma il personaggio più simpatico è un Pug parlante (ovviamente alieno anche lui).
  • IO, ROBOT (2004) – Nel futuro i Robot si occuperanno della nostra sicurezza e faranno anche la spesa. Lo predice Bradbury, mica Casaleggio. Ma il detective Del non si fida della loro “disinteressata” onnipotenza. Gran finale bang bang.
  • HITCH – LUI SI’ CHE CAPISCE LE DONNE (2005) – Ruolo brillante per Hitch, professionista del rimorchiamento. Lui insegna come si corteggiano le donne: “tattiche diverse per tipi diversi, ma non ingannarne mai nessuna… puoi ingannare la morte, ma non puoi ingannare la donna…”
  • LA RICERCA DELLA FELICITA’ (2006) – Chris è un genialoide (dovreste vederlo alle prese col cubo di Rubik), ma si rovina per un progetto balzano. Nello stage che forse lo salverà lavora senza essere pagato (deve mendicare vitto e letto alla Chiesa Metodista), finché tutto andrà miracolosamente a posto. Nel film, ispirato a una storia vera, esordisce il figlio di Will, Jader (non aveva ancora 8 anni quando finirono di girare). Nomination all’Oscar.
  • IO SONO LEGGENDA (2007) – Virus stermina il 90% dell’umanità e trasforma quasi tutti i sopravvissuti in zombies. Robert, medico militare, rimane solo nel cuore di Niùiork e continua i suoi esperimenti, cercando l’antivirus. Tratto da un celebre romanzo di R. Matheson, lo stravolge nel finale: Robert, invece di essere ucciso ritualmente dalla nuova razza dei Padroni… (nolo spoilerare)
  • SETTE ANIME (2008) – Tim ha causato, in un incidente stradale, la morte di 7 persone. Se si chiamasse Berlusconi direbbe che l’incidente è stato causato da magistrati comunisti, ma non si chiama così… Sapete come va a finire, vero? Mi limito a osservare che questo film si basa sulla morale protestante: fai del bene al prossimo PURCHE’ DETTO PROSSIMO LO MERITI
  • HANCOCK (2008) – Come Superman è debilitato dalla kriptonite, Hancock è debilitato dalla supermoglie. Diciamo superex-moglie, in quanto Mary (Charlize Theron) lo ha lasciato più di 80 anni prima. La separazione era necessaria: entrambi perdono i superpoteri se stanno vicini. Lieto fine… e il triangolo Lui-Lei-Maritodilei ha funzionato talmente bene che si sta approntando il sequel.
  • MEN IN BLACK 3 (2012) – Lo sapevate che anche Andy Warhol era un Man in black? Non lo sapeva neanche J. Imparerà molte cose in questa storia: come è morto suo padre, come giocare a bowling con la testa di un alieno e come K si innamorò dell’agente O (Emma Thompson, che qui comanda su tutti, come Judi Dench comanda su 007). N. B. In un appartamento di Manhattan un ragazzino confonde J con Barack Obama…

Non ricordo altri film di WS. Dopo le immagini darò la soluzione del 12 orizzontale (ROMANZO DI STEFANO BENNI, 13 lettere).alìrosariohitch
SUPERCALIFRAGILISESPIRAMIDOSO?No, non è di 13 lettere… e non mi sembra un romanzo di Benni…

Ah, ecco! La soluzione è PANE E TEMPESTA

Published in: on marzo 11, 2013 at 7:42 pm  Comments (6)  
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Qui si parla di Giovanna Mezzogiorno. Prima però (o forse dopo) devo dire qualcosa di me

Avendo ricevuto una nominescion per il premio UNIA (che non ho capito bene cosa voglia dire: forse UNITED NATIONS IGNORANT AWARD?), devo rispondere a 7 domande sull’argomento LIBRI.

Per un bibliofilo come me è un invito a nozze.

Ma prima do la parola a Giovanna Mezzogiorno, un’attrice che apprezzo molto molto molto.

“Ringrazio tutti quelli che mi hanno votata (per la precisione, Irene D M, BeatrixKiddo, Sam, Ceciliacondello, Sailor Fede e lilian) e ricordo che c’è tempo fino al 31 Silvestro prossimo per votare ancora.

Ora elenco i miei film che il Bibliofilo ricorda di aver visto (è un po’ rincoglionito e forse qualcuno l’ha dimenticato)

  • IL VIAGGIO DELLA SPOSA (1997; mi chiamo Porzia e imparo a vivere da uno stalliere -interpretato da Sergio Rubini, pure regista- rozzo ma onesto e dotato di molto buon senso; è il mio esordio sul grande schermo e me la cavo bene) 
  • UN UOMO PERBENE (1999; mi chiamo Silvia e sono la figlia di Enzo Tortora, interpretato da Michele Placido)
  • L’ULTIMO BACIO (2001; mi chiamo Giulia; un fetentone -interpretato da Stefano Accorsi- mi ha messa incinta e mi tradisce pure; alla fine lo sposo; farò bene?)
  • LA BESTIA NEL CUORE (2005; mi chiamo Sabina e, durante la gravidanza, mi visitano incubi spaventosi; mio fratello -interpretato da Luigi Lo Cascio- mi aiuta a ricordare un terribile passato)
  • LEZIONI DI VOLO (2005; mi chiamo Chiara e lavoro come ginecologa in India; ho una storia con un giovane romano, interpretato da Andrea Miglio Risi, figlio e nipote d’arte)
  • VINCERE (2009; mi chiamo Ida Dalser e mi sono innamorata di Mussolini; quel grandissimo bastardo non solo mi ha piantata con un figlio ma mi ha fatto rinchiudere in manicomio)
  • BASILICATA COAST TO COAST (2011; mi chiamo Tropea e lavoro per un settimanale di provincia; seguo quattro scannazzati dal Tirreno allo Ionio; dovete sentirmi gridare “AZIONE!!!!” quando li filmo)

Dopo le immagini (sono venuta bene?) potrete leggere le risposte del bibliofilo a domande bibliofile.”

giovagiovgiovanna

  1. Qual è il primo libro che hai letto in assoluto? Ricordo l’impressione che mi fece TOM SAWYER. Era un’edizione ridotta (ero alle elementari) dell’editore Boschi
  2. Hai mai fatto un sogno ispirato a un libro che hai letto? No, mai. Le parole fanno ragionare, emozionare e fantasticare… ma per suscitare sogni o incubi le immagini dei film non hanno rivali (“la guerra dei mondi” del 1953 ha agitato molte mie notti)
  3. Qual è la prima cosa che ti colpisce in un libro: la copertina, la trama o il titolo? Confesso che IL TITOLO ha spesso influenzato le mie scelte. JACK FRUSCIANTE ecc, VA DOVE TI PORTA ecc, I PILASTRI DELLA TERRA…
  4. Ti è mai capitato di piangere per la morte di un personaggio? La sorte amara del domatore di cavalli Ettore mi ha commosso fino alle lacrime (avrò avuto 9 anni quando mi capitò in mano una parafrasi dell’Iliade).
  5. Qual è il tuo genere preferito? La mistery-story (da noi si chiamano “gialli”) da E. A. POE a CAMILLERI passando per A. CHRISTIE e SIMENON.
  6. Hai mai incontrato uno scrittore? Dovrei cominciare da BENNI (era nella classe accanto alla mia alle medie “Guinizelli”); a parte lui, incontri ufficiali (stretta di mano, dedica autografa ecc) ne ho avuti molti. Cito soltanto GIORGIO GABER (perché quella faccia? non scriveva le sue canzoni e i suoi monologhi?) e PAOLA MASTROCOLA.
  7. Posta un’immagine che rappresenta per te la lettura. LA STORIA INFINITA è l’esempio perfetto del libro INTERATTIVO, nel senso che chi legge BENE una storia ne diventa co-autore…

 

Intervista su L’ULTIMA ESTATE DI JOAN (Marco Goi) e su DI TUTTE LE RICCHEZZE (Stefano Benni)

Intervistatore: Da cosa cominciamo?

Io: Dal libro di Marco Goi. Anche se la B precede la G in ordine alfabetico HO I MIEI MOTIVI per occuparmi prima di Goi e poi di Benni.

Sentiamo questi motivi.

Anzitutto perché si chiama Marco e noi Marchi siamo una specie di mafia. Ci spalleggiamo. E perché è un esordiente e gli esordienti vanno incoraggiati.

Cosa ci dici di questo esordio?

L’ULTIMA ESTATE ECCETERA è una serie di racconti, l’ultimo dei quali, IL PAESE DELLE MERAVIGLIE, si può definire romanzo breve per la complessità dell’ordito (in 46 pagine succedono veramente molte cose). Genere horror, quasi sempre. Mi ricorda Ammaniti.

L’Ammaniti di IO E TE?

Anche. Soprattutto i racconti di Ammaniti. Ad esempio ALBA TRAGICA (dove il protagonista è divorato da un mostro che assume via via l’aspetto di Albaparietti, di Cocciante e di Bruce Springcoso) o LA FIGLIA DI SHIVA (la protagonista esplode letteralmente). Cose così. Cose allegre.

Tornando ai racconti di Goi, quale ti è piaciuto di più?

Direi A LA PLAYA, dove il ruolo del narratore è affidato… beh, non voglio rivelare la sorpresa. Mi è piaciuto anche APOCALYPSO dove la fine-del-mondo ha come premessa la scomparsa di tutti i giornalisti, seguiti dai politici (scomparsa che nessuno nota, tanto inutile è la loro presenza) e che contiene una massima lapidaria: DIO CREA. IO, UOMO, DISTRUGGO.

Cosa vorresti dire a Marco Goi?

Se fossi in confidenza con lui, gli direi NON AZZARDARTI PIU’ a usare la parola SORTA (una sorta di gioco… pag 23). Lasciala all’Accademia della Crusca. Non ha senso mettere SORTA sulle labbra di una teenager… Ma non siamo così amici da poterci dire tutto. Perciò gli dico solo CONTINUA A SCRIVERE e magari trovi una casa editrice seria… Magari cerca di usare meno nomi come Jeremy, Franklin, Amy, Krispin e Bob. Se una storia funziona può avere personaggi che si chiamano Nicola.

Sarà che gli italiani sono provinciali e non vogliono nomi casarecci?

Sarà. Gli italiani hanno molti difetti, molto peggiori di questo. Ma poi CHI HA DETTO CHE GOI NON ARRIVI UN GIORNO A UN PUBBLICO INTERNAZIONALE? Agli occhi di un lettore russo, ad esempio, nomi come Luigi o Paola o Piero sono esotici come Joan per noi. E ambientare un racconto a Chivasso fa figo come ad Harlem o a Coruscant.

E questo ci porta a Stefano Benni, un autore veramente internazionale. Da quello che hai scritto tempo fa abbiamo dedotto che DI TUTTE LE RICCHEZZE non sia il tuo romanzo preferito.

E’ vero, a una prima lettura non mi era piaciuto un granché… ma l’ho riletto altre 2 volte (mai fermarsi alla prima impressione) e ora sono pronto a una palinodia…

Stop! Se cominciamo con le parole difficili l’intervista finisce qui!

Hai ragione, mi scuso… Diciamo che ho cambiato prospettiva e sono pronto ad elencare CINQUE MOTIVI PER AMARE QUESTO ROMANZO

Elenca.

  1. Cita molti autori a me cari: Poe, Dostoevskij, Melville, Borges, Flaubert, Gadda.
  2. Parla (bene) del rugby.
  3. Ricrea in diverse pagine lo stile inconfondibile del Bar Sport: nel ristorante chez Bollini (con il vendicativo Re dei Cinghiali), nel bar Marlon (approfitto per inviare i saluti di Scheggia junior e Scheggia senior, elettricisti molto noti in via Andrea Costa) e nella Sagra del Cavaliere Incerto, che riecheggia la festa di inaugurazione del Give Me More di Barsport2000
  4. Contiene ricette “filosofiche” come la Pasta alla Separati, il Vitello Souviens-moi e il Vitello tonnato (quando hai dimenticato la fettina sul fuoco carbonizzandola, puoi aprire una scatola di tonno).
  5. Descrive un personaggio divertente: si chiama Vudstok; fricchettone attempato, ostenta “…una lunga coda cavallina di capelli biancastri e una bandana sulla fronte… pensa di assomigliare a Keith Richards, a me ricorda una mia bisnonna…”

A proposito della Sagra del Cavaliere, a un certo punto arriva il ministro Biondello. Pensi che si alluda all’ex-ministro Bondi?

Non lo so. Forse. Ma mi sembra più probabile identificarlo con il sen Berselli (già sottosegretario di qualchecosa) che non manca mai a certe sagre paesane. Però vorrei andare al nocciolo del problema.

Vale a dire?

Mi chiedo come un brillante scrittore come Benni abbia costruito una storia così deprimente. Sarà l’età, saranno i dispiaceri… Ma come fa Martin (il protagonista, proiezione dell’Autore) a chiudersi in una stamberga tra i boschi, lontano dal consorzio umano, a parlare con tassi, corvi, volpi, istrici, grilli ecc? Senza pensare che quei posti sono molto mal frequentati di questi tempi (circolano dei balordi che ucciderebbero per un motorino). Quanto all’occhiglauca Michelle (attrice trentenne in cerca di scritture) QUANTO MAI SI E’ VISTA UNA BELLONA SIMILE IN MEZZO AI CASTAGNI? Tipe così non le vedrai mai alle sagre di paese. Frequentano i corridoi della RAI, i salotti che contano, i festival di Cannes o di Berlino eccetera. Hanno troppo da fare per suscitare platoniche cotte a misantropi 70enni (mollandoli). Facciamo così: E’ STATO UN SOGNO, UNA FANTASIA DI UN VECCHIO SOLITARIO CHE FAREBBE BENE A TORNARE IN CITTA’. Dico davvero, Martin, torna tra noi…

benni

Published in: on ottobre 31, 2012 at 12:14 am  Comments (5)  
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La lettura di questo post potrebbe urtare la vostra sensibilità SE VOLETE LEGGERLO LO FARETE A VOSTRO RISCHIO E PERICOLO (dopo non dite che non vi avevo avvertito). In particolare parlerò degli stereotipi del linguaggio giornalistico, dell’ultimo romanzo di Stefano Benni, del ritorno all’ora solare, delle attrici italiane, delle primarie del PD e di altri disastri

benniPerché mi sono occupato finora solo di attrici straniere?

  • esterofilia?
  • scarsa considerazione delle attrici italiane?

Mah… La verità è che le prime che mi vengono in mente sono GRANDIOSE ma appartengono al passato: Sophia Loren, Claudia Cardinale, Monica Vitti…

Al loro confronto non riesco a chiamare DEE le contemporanee Sandrelli, Guerritore, Rocca, Morante, Impacciatore, Buy, Isabella Ferrari eccetera

E poi c’è da dire che molte nostre attrici preferiscono la tivvù al cinema. Si guadagna di più e si lavora di meno.

Barbara De Rossi, Elena Sofia Ricci, Caterina Sylos Labini, Veronica Pivetti… Tutte brave, per carità. Ma preferirei vederle sul grande schermo piuttosto che nello sbrodolamento televisivo.

PROMETTO di dedicare un post alle attrici italiane. Ma adesso cambio discorso.

Cosa dire di DI TUTTE LE RICCHEZZE, romanzo breve di Stefano Benni?

Stefano, ti ho sempre apprezzato come narratore fin da quando andavamo a scuola insieme (Scuola Media GUINIZELLI; allora si entrava da via S’Isaia). Ho lodato in questo blog molti tuoi RACCONTI… ma devo confessare che questa volta sono molto imbarazzato.

Devo proprio recensirlo?

Forse sì. La descrizione di alcuni personaggi (tipo Vudstok, quello che “pensa di assomigliare a Keith Richards… a me ricorda una mia bisnonna”) merita un approfondimento.

Facciamo così. Me lo rileggo con calma la sera di Halloween e poi se avrò gli INCUBI saprò chi accusare.

Già che parliamo di incubi, due parole sulle PRIMARIE del PD. 

In America le primarie funzionano. Avvicinano gli elettori ai candidati e viceversa.

Ma qui no.

Là sono competizioni sportive, come i trials per andare alle Olimpiadi. Chi vince va, chi perde no.

In Italia le primarie sono una guerra feroce. Sgambetti, colpi bassi, coltellate.

Anzi, una GUERRA DI RELIGIONE. Non si sceglie il candidato al posto di presdelcons. Si deve scegliere tra il MESSIA e l’ANTICRISTO. So di gente che sta facendo novene a Santa Rita perché Vendola non arrivi al ballottaggio e di altri che piuttosto che vinca Bersani eleggebbero il pulcino Pio.

pioSopravviverà il PD o bisognerà rifarlo da capo?

Concludo con l’imminente ritorno dell’Orasolare. Ligio agli ordini come sono attenderò le 3 di notte di domenica 28 e RIMETTERO’ INDIETRO LE LANCETTE.

Essendo affetto da insonnia non mi costerà molto. Se mi vien sonno SCRIVERO’ QUALCOSA (come negli anni scorsi): forse sugli stereotipi e le espressioni enfatiche di cui abusano i giornalisti.

  • Duro scontro in Parlamento (qualcuno ha votato sì qualcuno no; che c’è di strano? sarebbe strano se tutti fossero sempre d’accordo)
  • Le indagini proseguono a 360° (siamo in alto mare; non abbiamo la più pallida idea di cosa e dove cercare)
  • Le località di villeggiatura sono state PRESE D’ASSALTO dai turisti (espressione militaresca; dà l’idea di una sanguinosa battaglia, combattuta casa per casa, tra gli invasori delle CAMPERDIVISIONEN e gli eroici paesani)
  • Crollo in borsa (le solite manovre al ribasso, i soliti speculatori che vendono per ricomprare il giorno dopo guadagnandoci qualche milioncino… se volete sapere cos’è un vero CROLLO digitate Parmalat)

LA CARTA PIU’ ALTA, romanzo

Chi mi ama mi regala libri come questo. O dvd d’autore, ma oggi non parlo di cinema.

E’ un romanzo giallo (di Marco Malvaldi, pubblicato nello scorso gennaio da Sellerio) con tutti gli elementi classici. Un intrico di morti sospette e di affari, in una famiglia che definire di serpenti è offendere i serpenti.

Ma più che l’intreccio è la cornice della storia ad affascinarmi.

 Si parte da un bar vicino al mare (che mi ricorda i racconti di Stefano Benni) e da 4 vecchietti terribili, definiti di volta in volta “renitenti all’obitorio”, “mangiasemolino a ufo”, “a-prostati” ecc

Poi c’è il protagonista, Massimo il barrista (a Pisa e dintorni si scrive con 2 erre) capace di intuizioni prodigiose, dovute anche a letture bibliche: Deuteronomio gli fa pensare al Deuterio e Kohelet (figlio di Davide, re a Gerusalemme) dice che “Buoni i 2 più dell’uno…”

Beh, il finale questa volta non lo racconto. Auguro soltanto a chi leggerà di provare lo stesso piacere che ho provato io nell’attraversare queste 190 pagine, intrise di toscano aceto.

Eccone qualche esempio:

  • “a questo punto verrò fuori anch’io…(disse Pilade)” “E’ un ber discorso! Se l’aveva fatto anche tu’ pa’ ora ar mondo c’era un bischero di meno!” (pag 117)
  • “avevano preso cappelli e bastoni e si erano levati da quel che ci fa rima” (pag 100)
  • “la Tilde cià la meglio ricetta per li zucchini: li chiappa e li butta via” (pag 161)
  • “Gioa’ senza be’ quarcosa è come anda’ ar casino e trovacci dentro ir prete…” (pag 189)

salter

Published in: on febbraio 24, 2012 at 12:23 am  Comments (13)  
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TOMBOY batte BAR SPORT 5 a 3

La scorsa settimana ho visto due film. Uno italiano e uno francese.

Uno sgangherato e farsesco, uno delicato e realistico. Collegate con apposite freccette gli aggettivi alle nazionalità.

Comincio da TOMBOY.

TRAMA ESSENZIALE. LEI ha 10 anni e sembra un maschio (capelli corti, pelle e ossa, ecc). Fa amicizia con un gruppetto di coetanei facendosi chiamare Michael (tributo a MJ?). Lisa, una coetanea, lo (cioè, la) corteggia. Ma i nodi vengono fatalmente al pettine. Nell’ultima scena Lisa le chiede: “Ma insomma, come ti chiami?” Diventeranno amiche, credo.

Al di là della freschezza delle scene, al di là dell’ammirazione per i giovanissimi attori, il film mi ispira uno struggente ricordo della mia infanzia senza televisione, quando giocavamo nei prati e nei boschi delle colline bolognesi.

Anche qui siamo in una imprecisata periferia e NON APPARE MAI LA TV.

Beati quelli (e quelle) che non si rincretiniscono findapiccoli davanti al piccolo schermo, proseguendo poi il rincretinimento con Feisbuc e altre vaccate. Amen.

Che dire di BAR SPORT?

Tentativo coraggioso, ma non riuscito, di tradurre in immagini un testo notevolissimo.

Qualcuno potrebbe fare un film delle OPERETTE MORALI? Certo che no… 

Stefano, ti ho accostato a Leopardi! Contento?

Comunque si salvano Battiston (anche se molti di noi, leggendo del grottesco Onassis, se l’erano figurato diversamente), Angela Finocchiaro e Teocoli (66 anni portati da dio, però ormai lo sappiamo a memoria).

Bella la location, cioè S. Agata Bolognese e gli immediati dintorni.

Andateci. Con la sua piccola piazza e i suoi portici, credete a me, S. Agata riassume tutta l’Emilia.

postscriptum: il punteggio si spiega così

  • 5 sono i componenti della famiglia al centro della storia: un papà intelligente che educa senza gridare, una mamma solare (ma energica quando serve), la protagonista, la sorellina (come fanno i francesi a trovare un’attrice di 6 anni così brava?) e il neonato; una famiglia meravigliosa dove (come ho già detto) LA TV E’ SEMPRE SPENTA
  • 3 sono gli attori di BARSPORT che ho lodato 10 righe fa

Published in: on ottobre 25, 2011 at 10:44 am  Comments (4)  
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Tim Burton meets Alice

C’è una scuola di pensiero (a cui non appartengo, ma che rispetto) secondo la quale il cinema dovrebbe rispettare i classici della letteratura IL PIU’ POSSIBILE. Essere fedele, fedelissimo all’originale.

Che sia l’Iliade o Gomorra, NON PRENDERSI TROPPE LIBERTA’. In questo caso NON NOMINARE IL NOME DI ALICE INVANO.

Invece l’americano Tim Burton ha REINVENTATO un’Alice 19enne, capace di ribellarsi e di combattere contro la Regina (una Regina cattivissima, alquanto diversa da quella del romanzo), al posto della bambina passiva e frastornata inventata dall’inglese Charles Dodgson (in arte, Lewis Carroll).

Apro parentesi. E’ successo anche in Italia. Qualcuno (indovinate chi?) si è divertito a riscrivere Cappuccetto Rosso tra gli spacciatori del Bronx e Pinocchio gelido serial killer. Chiudo parentesi.

Ammetto che non è il miglior film di Burton. Tuttavia è una storia gradevole, ben recitata. La Bonham-Carter è bravissima; non male Johnny Depp (interpreta il Cappellaio Matto, assomiglia a Willy Wonka).

IN SINTESI: la favola di Dodgson (che Dio l’abbia in gloria, nel Paradiso dei prof di matematica) era un divertente viaggio nella surrealtà MA SI CONCLUDEVA con il ritorno alla norma.

La fantasia di un conservatore che (ogni tanto) si concede una vacanza, per poi auspicare che tutto torni come prima.

QUESTA Alice moderna, al contrario, dopo aver sognato che alla tirannica Regina si può e si deve opporre RESISTENZA, esce dal sogno e RIFIUTA un matrimonio molto conservatore. Cosa farà poi non lo sappiamo: forse diventerà un’artista, una suffragetta… sicuramente una ribelle alle convenzioni.

CHE LA FESTA COMINCI, romanzo

Non è il migliore tra i romanzi di Niccolò Ammaniti, ma si legge volentieri.

E’ una storia irreale, grottescamente irreale. Come in certi romanzi di Stefano Benni (Baol, La compagnia dei celestini, Spiriti) ci sono molti personaggi (troppi, secondo me) e una trama intricatissima. Ma, una volta che hai cominciato, non ti stacchi più.

Personaggi principali:

  • lo SCRITTORE FAMOSO (autobiografico, ci scommetto la bici): da anni vive di rendita sui suoi primi successi, non riesce più a scrivere perchè “gli piacciono molto le donne” (come a un Savoia di tempi migliori) e passa da un innamoramento all’altro.
  • il TRIMALCIONE (stramiliardario megalomane) che vuol sbalordire Roma con una festa-safari strampalata e affollatissima: “C’era mezza televisione, mezza serie A e c’era una densità di figa per metro quadrato che quasi stuccava… labbra tumide come totani in umido, seni tondi come cupole del Brunelleschi…”
  • il GRUPPO SATANICO: quattro burini di Oriolo Romano che si imbucano nella megafesta per uccidere ritualmente Larita, una cantante alla moda (che, essendosi convertita dal Satanismo al Cristianesimo, è considerata una traditrice da sgozzare senza pietà).

Come va a finire? Se proprio volete saperlo, andate in fondo. Dopo l’ippopotamo.

Cambio leggermente discorso (così, se volete, potete girare pagina). Nell’altro blog (quello kataweb) qualche giorno fa ho avanzato l’ipotesi che i “semi” delle carte da briscola abbiano a che fare con i Vangeli.

http://un-paio-di-uova-fritte.blog.kataweb.it/2010/02/22/briscola-ovvero-il-mistero-dei-semi/

Mi sono documentato e ho trovato conferme.

Le carte da gioco, come le conosciamo oggi, nacquero come sintesi delle due grandi istituzioni del Medioevo: la Chiesa e l’Osteria. Niente di strano se le Coppe (il calice dell’Ultima Cena), i Denari (il compenso di Giuda) le Spade e i Bastoni (usati nella cattura di Gesù) siano diventati i protagonisti del Libro delle 40 pagine.

E adesso vi racconto come finisce il romanzo.


Nelle catacombe, sotto il grande parco di Villa Ada, vive una stranissima comunità.

Nel 1960, al termine delle Olimpiadi di Roma, decine di atlete e atleti dell’URSS scelsero la libertà. Temendo di essere rimpatriati a forza dalle autorità italiane (e questa è solo una delle tante illogicità di questo romanzo) si nascosero nelle catacombe di Santa Priscilla… per 50 anni. La tribù degli ex-sovietici aumentò (prolificando gli atleti) e tirò a campare, nutrendosi dei rifiuti (soprattutto avanzi di merendine e pizze) dei frequentatori del parco.

In seguito si convinsero che Roma era stata invasa dai comunisti e che STAVANO CERCANDO PROPRIO LORO. Con la forza della disperazione decidono un contrattacco, uscendo allo scoperto proprio durante la festa. Ciò provoca una strage, aggravata dal collasso delle dighe che impedivano all’acqua del Laghetto di invadere il sottosuolo.

Molti partecipanti della festa trimalcionesca muoiono (uccisi dagli uomini venuti da sottoterra o annegati). Muore anche il padrone di casa; muore il capo dei satanisti (paradossalmente sacrifica la sua vita per salvare proprio Larita, la vittima designata) e il famoso scrittore sopravvive… così adesso avrà qualcosa di originale da raccontare.

(RI)letture estive

Nella mia valigia ci sono molti romanzi. Per lo più da rileggere, nel senso che li ho già letti (ma frettolosamente, come sono stato costretto a fare per anni) e adesso (disponendo di molto più tempo) li riprendo in mano.

Cominciamo con STABAT MATERah, dimenticavo che ne ho parlato nel post del 2 luglio!

Comunque ribadisco quanto già detto: l’inizio è truculento (da bambina, Cecilia è rimasta scioccata vedendo un’altra orfana partorire nel cesso; non è una scena per stomaci deboli) ma col passare delle pagine l’atmosfera si fa meno cupa.

Lo consiglio a chi ama la musica di Vivaldi o semplicemente la musica.

Secondo romanzo: LA DONNA DI PARIGI di Donato Bendicenti. La donna del titolo è un’italiana (Ludovica Ferradini) dalla vita sentimentale molto movimentata: è scomparsa la vigilia di Natale e a pag 255 la troveremo cadavere (un cavatappi le ha bucato la nuca) in una cella frigorifera.

Nel frattempo si occupano di lei un commissario francese (una specie di Maigret quintalesco, tendente alla depressione e amico delle bottiglie) e l’ex amante di lei (un italiano che ha fatto i soldi, ma triste come il francese e bevitore più del francese). C’entra una setta tipo Scientology, trafficanti di cocaina e avventure galanti.

La conclusione è piuttosto balorda (ditemi voi: come fa uno a cancellare dalla memoria la morte del “grandeamore”, a ricordarsene improvvisamente perchè ha rischiato di finire sotto un TIR e a dimenticarsi tutto pochi secondi dopo?), però è interessante la tecnica narrativa: tutto è raccontato in prima persona dall’italiano e (alternativamente) dal francese, come pagine di due diari paralleli che vanno dal 24 dicembre al 5 gennaio.

Può piacere a chi ama i “gialli” complicati o va a Parigi sognando avventure di vario genere.

IL BAR SOTTO IL MARE è una grandinata di racconti, comici (il pornosabato dello Splendor) surreali (Matu-Maloa) filosofici (il destino sull’isola di San Lorenzo) o fiabeschi (i quattro veli di Kulala), lunghi dalle 5 righe alle 30 pagine.

A mio modesto parere dopo Dino Buzzati non c’è stato nessun narratore spumeggiante come Stefano Benni. Alcuni romanzi del quale mi hanno deluso (ne riparlerò), ma questo libro è una goduria. Credetemi.

Apro parentesi. Dal racconto Achille ed Ettore ho tratto l’elenco di insolenze bolognesi che trovate qui.

Chiusa parentesi.

Ho letto anche (por la primera vez) NEW MOON. Non mi è piaciuto, neanche un po’.

Mentre avevo apprezzato (vedi post del 17 giugno) TWILIGHT, questo fricandò di licantropi e vampiri mi è sembrato insipido.

Però mi fermo qui. Per massacrare adeguatamente un romanzotto come questo CI VUOLE IMPEGNO E CONCENTRAZIONE e oggi fa troppo caldo.

Prometto di occuparmene al più presto. Magari alla prossima lunapiena.