il principe Zaleski (che ne ha combinate più di Bertoldo in Francia) tra tenebrosi manieri, gemme dal potere misterioso, epidemie di suicidi e una società segreta che mira a eliminare fisicamente i deboli di corpo e di mente e si chiama SS

M. P. Shiel (1865-1947) è noto soprattutto per il romanzo LA NUBE PURPUREA, ma conservo gelosamente una raccolta dei suoi racconti, edita da Sellerio.
saeller
Anzitutto presento il protagonista. Zaleski è russo, principe di antico lignaggio e costretto all’esilio per non chiarite questioni sentimentali (avrà corteggiato la figlia dello zar?); ora vive solitario in un palazzo in rovina fuori Londra; non si muove mai di lì.

Invitato dal narratore a risolvere alcuni enigmi apparentemente insolubili impiega poche pagine per spiegare tutto.

  • Lord Pharanx “uno degli uomini più eminenti d’Inghilterra” è morto; chi l’ha ucciso? Randolph, suo figlio? è stata Maude, l’amante francese? quale terribile segreto perseguita da secoli la famiglia della vittima?
  • Per secoli una grande gemma (un turchese, credo) è stata nascosta in una tomba medievale; l’hanno portata lì i crociati?; grazie alla sua conoscenza della lingua persiana Zaleski svela il mistero e può predire senza alcun dubbio chi alla fine si troverà un cappio intorno al collo
  • in diversi paesi d’Europa migliaia di giovani donne e uomini si tolgono la vita con ritmo crescente: siamo alla fine del genere umano?; Zaleski scopre anzitutto che non sono suicidi, ma omicidi; una setta, nascosta nel sottosuolo di Londra, ha programmato lo sterminio di chi può procreare figli “imperfetti”; questa setta eugenetica è denominata Società di Sparta (chissà se Shiel, 40 anni dopo aver scritto questo lungo racconto, avrà notato una sinistra coincidenza con le SS…)

Pubblicati nel 1895, questi racconti non ebbero il successo sperato: il pubblico preferì Sherlock Holmes.

Zaleski era troppo cerebrale e non aveva quei tic e quelle predilezioni (dal violino alla cocaina) che resero così popolare il suo collega di Baker Street 221B.

zaleski

Published in: on novembre 14, 2018 at 12:22 am  Lascia un commento  
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sui motivi per cui le attrici, d’ora in poi indicate con la sigla PD (Prime Donne), molto raramente girano insieme più di un film (da una lettera di Irene Adler a Sherlock Holmes)

Caro amico, come sai mi hanno fatta morire in SHERLOCK HOLMES: A GAME OF SHADOWS.

Aspetto qui, nel paradiso dei personaggi fittizi, che mi richiamino in servizio.

Mi diverto a giocare a poker. Siamo in molti a giocare bene: Henry Gondorff, Ringo Kid, il mago Splendini, Hatchet Harry, Eric Stoner, James Bond…

Ma ti racconterò un’altra volta delle mie avventure al tavolo di gioco.

Voglio invece rispondere alla tua domanda. Perché le PD non amano girare insieme più di un film?

Per la verità, questa regola ha qualche eccezione. Le elencherò in fondo…

Ma, in generale, va così. E’ più facile che Renzi e D’Alema facciano un governo insieme che 2 (o più) PD lavorino stabilmente fianco a fianco.

Ai 3 tenori (pavarottidomingocarreras) che hanno imperversato per più di 15 anni non corrispondono coppie o quartetti di artiste altrettanto affiatate.

Ti chiedi perché, caro Sherlock? Non conosci abbastanza le donne…

Forse hai visto troppe volte THELMA & LOUISE, con la loro amicizia che arriva fino al martirio. Ma, credimi, Susan Sarandon e Geena Davis non erano tanto amiche come sembrava. E non hanno più fatto film insieme.

Per lo più i rapporti tra le PD assomigliano a quelli tra Elisabeth I of England e Mary Stuart of Scotland.

Le conosco bene: sono qui in paradiso con noi. Voglio dire che sono qui i personaggi creati da Schiller; la vera Elisabeth e la vera Mary non sappiamo dove siano finite…

Come dicevo, qualche eccezione alla regola c’è. Anzitutto nel porno. Cicciolina e Moana si sono sdraiate hanno interpretato più film di Franco e Ciccio (non sai chi sono Franco e Ciccio, caro amico? poco male…)

E poi ci sono le 4 di SEX AND THE CITY (non conosci neanche loro? non ti sei perso niente…). Ma sono personaggi televisivi.

Almeno la saga di Harry Potter la conosci? I film che ne derivano hanno visto una lunga coabitazione tra Maggie Smith e Emma Watson. La prof e l’allieva.

Però non compaiono quasi mai nella stessa scena.

Forse tra le giovani le diversamente vecchie sarà diverso. Ci sarà più affiatamento e meno rivalità. Potrei citarti l’esempio di Dakota Fanning e Kristen Stewart, che hanno lavorato insieme in THE RUNAWAYS e nella Twilightsaga.

Però questo presuppone che Kristen Comesichiama sia una vera attrice e NEW MOON, ECLIPSE e BREAKINGDAWN siano veri film…
sexandjane

Published in: on marzo 26, 2014 at 4:43 pm  Comments (4)  
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il mistero del DOPPIO MASCHILE (dramma in 3 atti)

Atto primo scena prima

Sherlock Holmes: Vi siete chiesto, Mr. Renzi, come mai l’autore di questo blog non abbia contrapposto la coppia più famosa del cinema comico italiano alla coppia statunitense Deanmartin-Jerrylewis?

Matteo Renzi: Infatti non ci dormo la notte, caro Holmes. Sarebbe un match interessantissimo: la coppia Totò-Peppino ha lavorato insieme in una decina di film, da TOTO’ E LE DONNE (1950) a TOTO’ CONTRO I QUATTRO (1963), alternando vere delizie (come LA BANDA DEGLI ONESTI o CHI SI FERMA E’ PERDUTO) a prodotti mediocri. Nello stesso periodo (1946-1956) Dean e Jerry conquistarono le platee di tutto il mondo con film come ARTISTI E MODELLE. Forse il bloggatore di cui sopra non vuole causare una crisi internazionale, schierando un doppio italiano contro un doppio USA.

S. H. Niente di tutto ciò, sir Renzi. La crisi l’abbiamo rischiata quando quel pirla di Berlusconi ha fatto cucù alla Merkel (stava per scattare l’Operazione Alarico, con l’invasione della riviera romagnola da parte delle Camperdivisionen).

M. R. Per quale ragione dunque non si è chiesto al rispettabile pubblico quale delle 2 coppie sia da considerarsi più divertente?

S. H. Ve lo dico subito, lord Renzi. Si tratta di una comicità molto diversa. Totò e Peppino erano i degni eredi della grande tradizione della Commedia dell’Arte (erano lo spavaldo Arlecchino e il lamentoso Pulcinella), mentre Dean voleva fare il Marlonbrando (e infatti concluse la sua carriera come attore drammatico) e Jerry era un clown eccezionale, che univa una mimica inimitabile a battute surreali. Perciò il confronto è impossibile. E’ come chiedersi se è più geniale Leonardo o più ninfomane Savita Bhabhi.
jerry dean
Atto secondo

il cane di Sherlock Holmes Arf arf arf; bau bau bau bau bau (bau bau) bau? Bau bau bau! Bau bau bau bau (arf arf arf) bauuuuu!

il cane di Matteo Renzi Bau bau (arf arf arf arf arf arf) bau bau bau: bau bau bau bau…
peppino
Atto terzo

il computer di Sherlock Holmes 01101010111010001010110000101010110000100100101

il computer di Matteo Renzi 10111010101010110111001101011100101100001010110

Published in: on marzo 23, 2014 at 1:14 pm  Comments (1)  
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SENZA INDIZIO

Film del 1988, diretto da Thom Eberhardt e interpretato da Ben Kingsley (nella parte di Watson) e Michael Caine (Holmes).

Ho messo prima Kingsley per sottolineare la chiave di tutta la storia, cioè IL CAPOVOLGIMENTO DEI RUOLI

  • WATSON è il cervellone (ma vuole rimanere nell’ombra, cosa che gli consente di muoversi con maggior libertà)
  • HOLMES è un attore fallito, ubriacone, donnaiolo, codardo e assolutamente incapace di ragionare
A questo duo si affianca un imbecille, l’ispettore capo Lestrade. L’ispettore è geloso della fama di Holmes, credendolo intelligentissimo, e cerca di intralciarlo nella sua indagine (c’è qualcuno che stampa banconote da 5 sterline assolutamente indistinguibili da quelle vere). Ciò permette a Watson di lavorare indisturbato, dipanando la matassa e arrivando all’immancabile Moriarty.

watson

E’ una storia divertentissima, che mantiene un registro umoristico dall’inizio alla fine (irresistibili le gag con la banda dei monelli-informatori). Allo stesso tempo è un crime drama ben congegnato, contraddistinto da una serie di colpi di scena (ad esempio, la giovane che invoca Holmes di ritrovare il padre scomparso è in realtà una spia di Moriarty).

due

Conclusione. Annientata la banda dei falsari, Holmes (che finalmente si è comportato bene, rischiando più volte la vita) elogia l’amico Watson davanti ai giornalisti: “LUI è il vero genio del crimine! Senza di lui non potrei nulla!”
Intanto Lestrade se ne va al fianco di una bellissima ragazza, che in realtà è un travestito. Proprio così: niente è come sembra…
Ringrazio ancora HOUSSY’S MOVIES per avermi rinfrescato la memoria.

Published in: on febbraio 16, 2012 at 8:13 am  Comments (8)  
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IL DETECTIVE DEE (tra Alien e il Padrino)

Avevo promesso nel post precedente un confronto tra la saga del PADRINO e la serie di Alien.

Manterrò la promessa nel prossimo post. E’ molto difficile compararli.

Non solo perché di soggetto diversissimo (realistico l’uno, SF l’altro), ma anche perché le vicende di Michael Corleone e famiglia sono raccontate in tre film diretti dallo stesso regista.

Mentre Alien (1979) è di R. Scott, Aliens-lo scontro finale (1986) è di D. Cameron, Alien3 (1992) è di D. Fincher e Alien-La clonazione (1997) è di J. P. Juenet.

Oggi invece voglio dedicare qualche riga al Detective Dee, protagonista di un filmone medinciaina che mi ha lasciato piuttosto perplesso.

NON VOGLIO PARLARE DEL FILM (una cialtronata, una via di mezzo tra Indiana Jones e Angeli e Demoni). Voglio parlare proprio di lui: DEE JEN-DJIEH (Dì Rénjiè nella traslitterazione pinyin) un personaggio storico, vissuto nella Cina dei T’ang (VII secolo).

La sua bravura nell’investigare e nel giudicare ne fecero un personaggio leggendario. Ha ispirato romanzieri antichi e moderni, tra i quali l’olandese Robert Van Gulik.

Tra i miei “gialli” preferiti, infatti, I DELITTI DELLA CAMPANA CINESE occupa un posto d’onore. Nel quale romanzo l’onorevole magistrato (in realtà ha i poteri di un prefetto: può disporre della polizia e di reparti militari, arresta e scarcera personaggi di alto rango senza guardare in faccia a nessuno ecc) riesce a dipanare, grazie agli stessi metodi che fecero poi famoso S. Holmes, una matassa particolarmente ingarbugliata.

ATTENZIONE, però! Per chi volesse approfondire la conoscenza del personaggio, DEE non è un santo! Almeno secondo i criteri della moderna sensibilità.

Non solo ricorre alla pena di morte e alla tortura senza problemi (siamo nella Cina del VII secolo, ripeto) e al supercattivo della storia riserva la pena dello squartamento, ma trova un modo molto disinvolto di liberarsi di una ventina di corrotti monaci buddisti.

Li fa rinchiudere in una palizzata presso l’edificio delle carceri (con la scusa che non c’è posto nelle celle). Poi “dimentica” di mandare i soldati a sorvegliare, ben sapendo che i cittadini aspettano solo l’occasione propizia per linciarli… Alla fine arrivano i soldati: faranno molta fatica a distinguere l’abate dai monaci.

Published in: on settembre 19, 2011 at 5:13 pm  Comments (2)  
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i film più visti di gennaio

Fonte: TELEVIDEO RAI (pag.546), che giustamente non calcola gli incassi ma il numero di biglietti venduti (nelle classifiche degli incassi pesano gli euri in più per il 3D).

  1. AVATAR4milioni471mila presenze – mi sono divertito a parodiare questo bel giocattolone in http://un-paio-di-uova-fritte.blog.kataweb.it/2010/01/24/avatar-ovvero-balla-coi-pterodattili/
  2. IO, LORO E LARA2milioni417mila presenze – recensito in https://ilbibliofilo.wordpress.com/2010/01/11/verdone/
  3. SHERLOCK HOLMES1milione851mila presenze – ne ho parlato in https://ilbibliofilo.wordpress.com/2009/12/31/fine-anno-al-cinema/
  4. HACHIKO775mila presenze – non l’ho visto (non perchè non mi piacciano i cani: è Richard Gere che mi sta sullo stomaco)
  5. LA PRIMA COSA BELLA733milapresenze – recensito in https://ilbibliofilo.wordpress.com/2010/01/21/virzi/  
  6. NATALE A BEVERLY HILLS680mila presenze – non l’ho visto e non lo voglio vedere: sono tutti uguali (fatti per chi -e sono tanti- apprezza un weekend in un albergo di lusso più di tutti i Caravaggio e i Tiziano di questo mondo; poi non meravigliamoci se Berlusconi prende tanti voti)
  7. IO & MARILYN649mila presenze – me ne sono occupato in https://ilbibliofilo.wordpress.com/2009/12/31/fine-anno-al-cinema/

in attesa di film migliori, Buon febbraio a tutti!!!

 

 

 

 

Published in: on febbraio 1, 2010 at 1:36 pm  Comments (4)  
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Dr. House, Medical Division

GC mi fa notare la somiglianza tra Sherlock Holmes e Gregory House.

Più che giusto: House è la versione moderna di Holmes. Hanno tantissime cose in comune.

  • entrambi hanno un brutto carattere e un’altissima opinione di se stessi
  • entrambi vogliono solo casi straordinari da risolvere: la routine li deprime
  • entrambi si basano sullo stesso metodo: l’osservazione di particolari apparentemente insignificanti porta a conclusioni spesso imprevedibili
  • entrambi si drogano (nel caso di Holmes, DOYLE LO VOLEVA MORTO e quindi preparava i lettori alla sua imminente fine fin dalla seconda avventura, THE SIGN OF THE FOUR)
  • entrambi sono in conflitto con i mediocri: SH con l’ispettore Lestrade di Scotland Yard, House con i dirigenti del suo ospedale
  • entrambi hanno una “religione della scienza”, non si interessano di politica e non si lasciano coinvolgere emotivamente dai loro casi
  • H-o-u-s-e è quasi l’anagramma di H-o-l-m-e-s
  • al posto di John Watson (medico bravo, ma non geniale) c’è James Wilson (come sopra)
  • chi più ne ha, più ne metta

IRENE ADLER: due o tre cose che so di lei

“Per Sherlock Holmes è stata sempre la donna. Molto raramente l’ho sentito chiamarla con altro nome. Lei ai suoi occhi eclissa tutto il resto delle donne…” (Watson dixit)

Irene Adler è l’unica che può vantarsi di aver superato Holmes in astuzia. Avviene nel racconto Uno scandalo in Boemia, in cui un Re in incognito bussa alla porta di Baker Street 221B.

Non vi racconto i dettagli di questo delizioso racconto, per non togliervi il piacere delle sorprese che contiene.

Dico solo che l’autore descrive Irene come bellissima, intelligentissima (ce ne vuole per ingannare S. H.!!!) e capace di grande magnanimità. Potrebbe ricattare proficuamente il re, ma non lo fa: ha trovato un uomo degno del suo amore e se ne va in America con lui.

Qualcuno ha sospettato che questa storia alludesse a un affaire di altissimo livello. In quegli anni (1891-1892) il figlio dello zar, il futuro Nicola II, aveva una relazione con una bellissima ballerina di origine israelita. Poi la lasciò e sposò la figlia del re di Danimarca. Molti particolari combaciano.

Forse Doyle alludeva, forse no. Resta l’elogio della Adler: “aveva il viso della più bella fra le donne e la mente del più deciso tra gli uomini”

P.S.: nel film che sta spopolando nelle sale il personaggio è totalmente diverso; interpretata da Rachel McAdams, è una scassinatrice abilissima, ingaggiata dal prof. Moriarty per trovare nella cassaforte di lord Blackwood i piani di un congegno incredibile; è coraggiosa, ma in sostanza non combinerebbe nulla se non si unisse a Holmes (in pratica, è una “spalla”); la sua relazione con S. H. non è stata platonica, anzi da alcune allusioni si deduce che a letto non hanno avuto segreti…

Meglio così. La fama di misogino (per non dire altro) di Sherlock Holmes non me lo rendeva simpatico.

Published in: on gennaio 5, 2010 at 1:59 pm  Comments (2)  
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fine anno al cinema

Non è un buon periodo questo, se vuoi vedere film di qualità. Gli spettatori (in gran parte) vogliono storie digestive. Per digerire il panettone e ammazzare il tempo.

Perciò non aspettarti molto.

Adesso, partendo dal basso, comunico la mia classifica tra i 4 film che ho visto di recente.

LA DELUSIONE PIU’ COCENTE me l’ha data Pieraccioni. All’inizio della sua carriera mi era molto simpatico, ma poi… In questo film tocca il minimo storico. Farà ancora peggio nel 2011? NON ASPETTATEVI EROTISMO dalla siliconata sosia di Marilina (alla vera Marilyn bastava un sorriso e una strizzatina d’occhio per far salire la pressione) nonostante le sue ghiandole mammarie (quarta misura, credo). Ceccherini è spento, Laurenti è svogliato (del suo personaggio si poteva fare tranquillamente a meno), Biagio Izzo è bravo, ma sprecato.

Battuta migliore (l’unica decente, direi): “Siamo nelle mani di Dio!” “Speriamo che non si metta ad applaudire…”

AMELIA (siamo saliti di parecchi gradini) è la biografia di un’eroica aviatrice. Qui la conoscono in pochi, ma in America è popolarissima. Dato l’argomento era inevitabile un ricorso alla retorica, che in certi momenti appesantisce il film (come il ghiaccio sulle ali nella trasvolata atlantica). Ottima la fotografia (da Oscar), soprattutto nelle riprese aeree della savana africana. Buona H. Swank, deludente R. Gere (sembra sempre che pensi ad altro). Battuta migliore: “Abbiamo eletto il Roosevelt sbagliato” (complimento alla moglie del Presidente).

Se non vi piace la conclusione del film, leggetevi http://un-paio-di-uova-fritte.blog.kataweb.it/2009/06/25/le-7-vite-di-maria-sklodowska/

Salendo ancora e chiedendo scusa a sir A. C. Doyle (a cui sicuramente non è piaciuto) dirò che SHERLOCK HOLMES di mr. Ritchie è un buon film d’azione (tra Bond e Indiana Jones) con una apprezzabile ricostruzione della Londra del 1890, e recitato con anglosassone professionalità.

TRAMA. Un cattivissimo lord (somiglia a Voldemort e difatti, come Voldemort, ucciderà suo padre) sale al vertice della massoneria britannica, facendosi credere protetto da Belzebù. Holmes non crede al soprannaturale. Crede alla scienza e, grazie alla sua razionalità, sconfigge il marrano. Nell’ombra agisce un altro cattivone (servirà per il sequel) che resta innominato (ma vi do un aiutino: è un prof di matematica).

In sostanza, mi è piaciuto questo Holmes all’americana (in certe scene si ispira al prof. Langdon di Angeli e demoni ) ottimo pugile (lo era anche il VERO Holmes) e non insensibile al fascino di una femme fatale (anche il personaggio di Irene Adler è tratto dai racconti di Doyle: preannuncio che mi occuperò di lei molto presto).

Difetti non ne mancano. Chiunque prendesse tutte quelle sberle andrebbe zoppo per mesi e la faccia sarebbe piena di lividi, Watson sopravvive a un’esplosione che nella realtà ridurrebbe in briciole un carro armato, il Tower Bridge (dove avviene il duello finale) è lontano assai dalla sede del Parlamento, ecc. Ma della logica e della verosimiglianza in questi film se ne fa a meno.

Battuta migliore: “ora è svelato il mistero di come lei sia diventato ispettore!” (Holmes a Lestrade, che si è rivelato massone)

Infine, best of all, ho rivisto A SERIOUS MAN nella sala Chaplin.

Storia tristissima, ma molto ben raccontata (dai fratelli Coen). Se non l’hai visto o non hai letto la mia recensione

https://ilbibliofilo.wordpress.com/2009/12/09/due-film-e-mezzo/

ti riassumo la TRAMA. Un onestuomo è bersaglio di una grandinata di sventure. Riuscirà la sua fede (ebraica) a confortarlo? E soprattutto rimarrà onesto?

Rivedendo A SERIOUS MAN (e in attesa di comprare il DVD), tre considerazioni.

  1. Forse questo era il film che i due del Minnesota volevano raccontare fin dall’inizio della loro carriera. Ma prima dovevano farsi un nome con capolavori più “leggeri” (Fargo, The big Lebowsky, Non è un paese per vecchi, Burn after reading, ecc).
  2. Probabilmente il ragazzino che si fa una canna prima del solennissimo rito del Bar Mitzvah (una specie di cresima) è autobiografico. I giovani Coen soffrirono una qualcerta costrizione nella loro comunità negli anni 70…
  3. L’uragano che incombe nel finale è un simbolo della morte, l’ineluttabile buio che conclude il film come conclude ogni vita. E la bandiera sbatacchiata dal vento sembra chiedersi “ci sarà un futuro per il sogno americano?”

Battuta migliore (in un film che non ha il compito di far ridere): “capisco quando non sono gradito…” (l’inquietante ospite a cui la padrona di casa ha appena piantato un coltello nel petto, nel surreale prologo polacco).