LA CAVALCATA DELLE VACCATE (ci sono premi speciali per tutti…)

Volete aiutarmi, voi che mi leggete, ad aggiungere qualche VNAV al breve elenco che segue?

Dove VNAV sta per Vorrei Non Averli Visti.

Requisito indispensabile per entrare in questa gloriosa lista è che la fetecch il film in questione sia stato visto integralmente. Sennò sono capaci tutti. Ho scoperto nella rete siti riservati ai “peggiori 10 film di sempre” (non mancano mai quelli di Edward D. Wood, come il famoso PLAN 9 FROM OUTER SPACE del 1959) ma io non li ho visti.
wood
Premesso ciò, vi presento una cinquina di fregnacce DOC (aggiungetene altre, se volete). A ognuna di queste merd di questi film ho attribuito un premio speciale

RAMBO 2 (1985) – Mi era piaciucchiato il primo episodio (un disadattato si vendica delle angherie subite); ma qui John Rambo diventa un iperbolico cazzone in guerra contro l’universo; chissà se Donald Trump si studia queste smargiassate prima di parlare in pubblico. Premio speciale RISDB (Rivoglio I Soldi Del Biglietto)

BODY OF EVIDENCE (1992) – Al pruriginoso pasticcio erotico-processuale va il premio MAAMIHVVACPSA (Mi Avevano Avvertito Ma Io Ho Voluto Vedere A Che Punto Si Arrivava); la sguaiatissima signora Ciccone ha poi ripreso quota con EVITA, ma fare l’attrice non è il mestiere suo.

THE BLAIR WITCH PROJECT (1999) – Ricordo ancora il coro di fischi e pernacchie che salutò, al cinema Capitol di Bologna, la fine di questo falso (e furbissimo) docu-horror. Premio MCGFDP (Ma Che Grandissimi Figli Di Puttana)

JOAN LUI (1985) – Premio ADAI (Adriano Datti All’Ippica); contributo celentanesco alla scienza psichiatrica; la misoginia di questo pseudoprofeta lo spinge a trasformare Giuda Iscariota in donna (Judy); Mario Cecchi Gori sfiorò il fallimento.

IL VOLPONE (1988) – Premio speciale B (Bleah!!!!) per avere trasformato in una farsa una delle gemme del teatro elisabettiano (Ben Johnson non è Shakespeare, certo; ma in questo caso gli si avvicina); circostanza aggravante: ci sono buoni attori nel cast (Haber, Montagnani, Villaggio), ma la regia è un pianto.

Mi fermo qui (forse ne aggiungerò altri nel prossimo post).

 

 

IL GIRO DI VITE by Henry James (ovvero, perché in GB sono così appassionati dalle storie di fantasmi?)

THE TURN OF THE SCREW è un classico. Scritto nel 1898, tradotto in decine di lingue (dal tagalog all’esperanto), ne hanno fatto film, adattamenti teatrali e persino un’opera lirica (di B. Britten).

Chi non ne conosce la trama può leggerla nell’altro blog.

Qui, presumendo che l’abbiate letto, pongo alcuni quesiti e possibili risposte

PRIMO QUESITO: perché la letteratura anglosassone è piena di spettri (Shakespeare, Dickens, Wilde…)? Perché i Britanni sono così interessati all’argomento?

  • sarà il clima? (con tutta quella nebbia e quelle giornate senza sole…)
  • c’entra il dibattuto tema dell’immortalità dell’anima? tra il credere e il non credere nell’Aldilà esiste una via di mezzo; come spiega il fantasma di sir Simon a Virginia le anime dei buoni “trovano pace” mentre quelle di chi l’ha fatta veramente grossa vagano tristemente per la terra

SECONDO QUESITO: la protagonista (miss Giddens) vede davvero gli spettri di Peter Quint e di miss Jessel o è soltanto matta? (lei parla ogni tanto della sua “infernale immaginazione”)

  • DOMANDA MAL POSTA. Siamo all’interno di una trama letteraria. Su 3 livelli:
  1. H. James scrive e noi leggiamo;
  2. all’interno del racconto di James, un certo Douglas racconta a una brillante congrega di dame e gentiluomini di possedere un intrigante manoscritto…
  3. Miss Giddens (autrice del manoscritto) racconta di quello che le successe tanti, tanti anni prima; in sintesi è una ghost story che dobbiamo solo leggere senza spaccare il capello in quattro

TERZO QUESITO: per quale motivo il piccolo Miles è stato espulso dal collegio?

Bah, forse c’entra il sesso…

Era il periodo della sessuofobia vittoriana. Le cosacce (in questo caso, la pedofilia) si facevano, ma in silenzio.

Si alludeva.

In questo caso, si allude a “cose” innominabili di cui Miles parlava con gli altri alunni (che venivano prontamente riferite ai direttori). Cose che hanno provocato la sua espulsione.
ghost

 

Published in: on luglio 14, 2015 at 11:52 am  Comments (2)  
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Come fu che un umanoide gelatinoso, arrivato dal centesimo secolo con un viaggio RYANAIR, mi chiese se Hunger Games fosse stato scritto da Omero e di come tutto si concluse tragicamente

Questa mattina vado in bagno.

Sul water è assiso un ammasso di gelatina azzurrognola. Saluto educatamente:

Buongiorno!

L’azzurrognolo risponde:

Sghebederr filesforefront uestingaus quaz quaz quaz uellaaa! brodbrad vimmugh krikrichigiokavengaqui kostofredd e kostovent kiekebussalmioKonvent

che, tradotto in italiano, significa buongiorno!

Già che abbiamo rotto il ghiaccio provo ad ampliare il discorso e, a gesti, gli dico quanto segue

    • mi ricordo benissimo di averti già conosciuto; in un mio viaggio nel futuro tu hai cercato di multarmi per divieto di sosta
    • è evidente che tu sei arrivato fin qua per sapere se il romanzo noto come GIOCHI DI FAME è stato scritto da Homer Simpson (autore dell’Iliade e della Vispa Teresa)
    • no, l’autrice (e non vi dico la fatica per esprimere il concetto di AUTRICE a gesti) si chiama Suzanne Collins
    • adesso, se vuoi, ti riassumo le teorie sulla vera identità dell’autore dei drammi shakespeariani, così ti risparmi un altro viaggio…

E a quel punto avviene la tragedia.

L’umanoide si era posto sul water per risolvere i suoi problemi fisiologici: a parte il jet lag spaziotemporale, tutti sanno come sia scomodo viaggiare Ryanair…

Insomma i problemi di cui sopra si sono risolti brutalmente e del gelatinoso è rimasta solo la puzza.

Ho azionato lo sciacquone, recitando una muta preghiera.

Beh, adesso dovrei spiegare chi ha veramente scritto Romeo&Juliet. Ma non ho lo sbattimento… Ah, neanche a voi interessa?

Magari vi interessano i temi omerici presenti in HUNGER GAMES. Anzi i temi homerici (forse HG è stato veramente scritto da Homer dietro lo pseudonimo Suzanne).

simpson

Published in: on febbraio 27, 2015 at 7:44 pm  Lascia un commento  
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Uomini nerovestiti hanno obbedito ai miei ordini; grazie a me Schwarzenegger è rimasto incinto; ho previsto il ritorno di Voldemort; una volta Anthony Hopkins mi ha sposata, un’altra volta no

Sono la vostra insegnante di Divinazione. Grazie a me imparerete a leggere il futuro, il passato e anche il gerundio.

Ad esempio, esaminate il fondo della tazza del vostro lemon scented tea: scoprirete che l’autore di questo blog non ha visto tutti i miei film.

Deplorevole, molto deplorevole.

Ma lo perdoneremo se inserirà alla fine del post qualche mia bella foto.

  • CASA HOWARD (1992) – Margaret Schlegel è intelligente e capace di compassione; Ruth Wilcox (Vanessa Redgrave) prima di morire le lascia un bel cottage; “Neanche per sogno!” i ricchi (e un po’ stronzi) Wilcox bruciano il testamento; dopo molti fattacci (compreso un omicidio) tutto troverà un nuovo equilibrio. Premio Oscar per Emma Thompson
  • MOLTO RUMORE PER NULLA (1993) – Beatrice irride sarcasticamente l’amore e soprattutto ce l’ha con Benedetto (Kenneth Branagh) che ricambia cordialmente; si sa come vanno a finire questi duelli… L’azione (secondo messer Shakespeare) si svolge a Messina, ma il film l’hanno girato a Greve in Chianti.
  • QUEL CHE RESTA DEL GIORNO (1993) – United Kingdom, anni ’30. Un imperturbabile maggiordomo (A. Hopkins) è talmente ingessato nel suo ruolo da non capire che Miss Kenton prova qualcosa per lui. Quando lo capirà sarà troppo tardi. Sceeemo sceeemo sceeemo. Nomination all’Oscar
  • JUNIOR (1994) – La dottoressa Diana Reddin ha donato un ovulo per un esperimento. Quando viene a sapere che detto ovulo (debitamente fecondato) non è stato impiantato in un utero femminile, ma nell’addome di un collega (Arnold Schwarzenegger) prova un forte sentimento omicida (poi il sentimento cambierà…)
  • RAGIONE E SENTIMENTO (1995) – Elinor Dashwood si è presa una cotta per Edward (Hugh Grant); poi crede che lui sia fidanzato con un’altra e si fa britannicamente da parte (non si rubano i fidanzati, almeno allora non si rubavano…); alla fine scoppia in un pianto liberatorio: “Oh, Edward, my love!” Emma è nominata per l’Oscar come miglior attrice e vince l’Oscar per la miglior sceneggiatura.
  • HARRY POTTER E IL PRIGIONIERO DI AZKABAN (2004) – Sybilla Cooman (nell’originale, Sybill Trelawney, ma i doppiatori italiani hanno trovato divertente alludere alla Sibilla di Cuma) insegna a Hogwarts. Strapazza Hermione: “Sei giovane, ma la tua anima è arida come i libri a cui sei così disperatamente devota”
  • NANNY McPHEE – TATA MATILDA (2005) – La tata Matilda arriva misteriosamente (come Mary Poppins, di cui rappresenta la versione moderna) in un casin in una famiglia piena di problemi. Tutto finirà bene e (per un fenomeno su cui sta indagando Giacobbo) l’aspetto repellente di Matilda migliora man mano che quegli stronz angioletti chiamati Brown imparano a darle retta.
  • HARRY POTTER E L’ORDINE DELLA FENICE (2007) – Sybill dice di prevedere il futuro, ma non aveva previsto di essere licenziata in tronco dall’arcistronza Dolores Umbridge (Imelda Staunton); non le mancherà fortunatamente l’aiuto della collega Minerva McGranitt (Maggie Smith).
  • AN EDUCATION (2009) – La preside Mrs. Walters litiga furiosamente con l’alunna Jenny (Carey Mulligan): “Hai perso un anno per correre dietro a quel poco di buono di ebreo! E adesso vorresti reiscriverti qui? No, no e poi no!!!” Riuscirà Jenny ad arrivare all’università di Oxford? Lo saprete… o non lo saprete.
  • I LOVE RADIO ROCK (2009) – Perché Charlotte ha fatto imbarcare il figlio su Radio Rock, che trasmette musicamusicamusica galleggiando nel freddo mare del Nord? Qualcuno di quei dj è suo padre!
  • MEN IN BLACK 3 (2012) – Agente O ha funzioni direttive nel Quartiergenerale dei MIB (località Manhattan). Un ruolo simile a M (Judi Dench) a Londra. Ma la Thompson è più simpatica… e poi si scopre che ha una storia con l’Agente K (Tommy Lee Jones).

elinor dashwood

beatrice

giornogrim

emoscar

Benjamin Géza Affleck-Boldt (per gli amici, BEN)

Più bravo come sceneggiatore e regista (2 OSCAR) che come attore.

Come al solito, elencherò solo i film che ho visto, lasciando agli eventuali commentatori la libertà di aggiungerne altri

  • WILL HUNTING – GENIO RIBELLE (1997) – Chukie vive nel quartiere operaio di South Boston. Vita grama, ma è amico di un vero genio (Teomondo Scròfalo non c’entra). Dopo molte traversie spunterà il sole per tutti. Oscar a BA e a Matt Damon per miglior sceneggiatura originale (BA e MT sono amiconi anche nella vita)
  • ARMAGEDDON (1998) – A.J. fa parte della squadra dei “trivellatori”, guidata da Harry (Bruce Willis). Hanno il compito di raggiungere un asteroide, ficcargli dentro una supposta nucleare e sbriciolarlo. A.J. torna a casa trionfante, mentre Harry sacrifica la sua vita salvando il pianeta Terra. Non chiedetemi i particolari tecnici. Io faccio fatica a sostituire una lampadina fulminata.
  • SHAKESPEARE IN LOVE (1998) – Ned Alleyn è una famosissima star del teatro elisabettiano. Quel furbastro di Will Shakespeare gli propone la parte di Mercuzio, facendogli credere che è il protagonista. Ned si accorge di essere stato ingannato, ma la prende bene: sarà lui a decidere il titolo di Romeo and Juliet.
  • PEARL HARBOR (2001) – Rafe era un giovanissimo pilota. Era molto popolare a Honolulu e lo chiamavano il PILOTA PIO (questa è proprio orrenda). Poi arrivarono i giapponesi; avrebbero fatto più danni se Rafe non si fosse alzato in volo. Infine Rafe andò a bombardare Tokyo; al ritorno ebbe una medagliona e l’amore di Evelyn (K. Beckinsale).
  • LA VERITA’ E’ CHE NON GLI PIACI ABBASTANZA (2009) – Neil ama Beth (Jennifer Aniston), ma non la vuol sposare. Come andrà a finire? C’è un girotondo tale di mogli, amanti, seduzioni e corna che sembra di essere a Beautiful. Comunque Berlusconi insiste con la storia delle cene eleganti e che lui non sapeva che la NipotediMubarak fosse minorenne.
  • ARGO (2012) – Uno dei misteri che la scienza non è ancora riuscita a svelare (ma se ne occuperà la prossima edizione di Voyager) è la mancata nomination di Affleck come miglior regista; in compenso ha ricevuto il Golden Globe e il premio BAFTA. Mi sembra logico che il miglior film abbia la miglior regia, perché è il regista che fa il film. Ne riparlerò. Come interprete BA non è il massimo: Tony Mendez ha sempre la faccia di pietra del giocatore di poker, ma il personaggio (che deve mantenere la calma anche in situazioni estreme) non poteva essere diverso.

benaffleckargo

Sono stata in prigione e sul trono, ho guardato dall’alto in basso Shakespeare e James Bond; Elisabeth Bennet mi ha messa alla porta

Judi Dench ha interpretato molti ruoli, in teatro e al cinema.

Di parecchi ruoli, però, non so dire una beata cippa.

NON HO VISTO come se la cava nei panni di M (il capo dei servizi segreti), essendo affetto da bondfobia.

Ho saputo che Lady Dench appare brevemente nell’ultimo film dei Piratideicaraibi, ma non ho visto neanche questo (devo sentirmi in colpa?).

Elenco perciò i ruoli che conosco:

  • CAMERA CON VISTA (1985; Eleanor è una gentildonna molto anticonvenzionale nella Firenze di fine Ottocento)
  • ENRICO V (1989; la signora Quickly, proprietaria di una locanda-bordello, ci informa piangendo della morte di Falstaff)
  • SHAKESPEARE IN LOVE (1998; la regina Elisabetta I sale sul palcoscenico del Globe e sentenzia che l’attrice che ha interpretato Juliet è un uomo, il che tronca ogni discussione in merito; premio OSCAR)
  • UN THE CON MUSSOLINI (1999; Arabella dipinge e restaura affreschi in Toscana; nel finale difende coraggiosamente le Torri di San Giminiano dai tedeschi in ritirata)
  • CHOCOLAT (2000; Armande affitta un appartamento alla cholatier Vianne e l’aiuta a superare molte difficoltà; l’amore per la cioccolata le costerà la vita, ma ne valeva la pena; nomination all’Oscar)
  • IRIS – UN AMORE VERO (2001; la scrittrice Iris Murdoch è invecchiata e il marito l’accudisce con commovente tenerezza; nomination all’Oscar)
  • L’IMPORTANZA DI CHIAMARSI ERNEST (2002; la terribile lady Bracknell si oppone con ogni mezzo ai matrimoni della figlia e del nipote; cambia idea quando si accorge che ci sono i soldi)
  • ORGOGLIO E PREGIUDIZIO (2005; l’altezzosa Lady Catherine de Bourgh cerca di intimidire Lizzy Bennet, socialmente molto più in basso di lei; troverà pane per i suoi denti)
  • LADY HENDERSON PRESENTA (2005; Laura Henderson apre un teatro a Soho alla vigilia della seconda guerra mondiale; le ballerine nude alzano il morale dei civili e delle truppe; nomination all’Oscar)
  • DIARIO DI UNO SCANDALO (2006; Barbara è un’insegnante amareggiata dalla vita; la sua amicizia con una collega più giovane avrà conseguenze spiacevoli; nomination all’oscar)
  • JANE EYRE (2011; la signora Fairfax accoglie con molta simpatia la protagonista a Thornfield Hall; come finisce la storia lo sapete, no?)
  • MARILYN (2011; Sybil Thorndike era al culmine della sua gloriosa carriera quando le offrirono una parte in THE PRINCE AND THE SHOWGIRL accanto a Laurence Olivier e Marilyn Monroe)
  • J. EDGAR (2011; Anne Marie Hoover è la madre del protagonista; definirla una rompicoglioni è un eufemismo)
  • MARIGOLD HOTEL (2012; Evelyn, da poco vedova, parte per l’India: sarà colpita dalla freccia di Cupido, si farà una vita lì; è brava anche a bloggare; la produzione promette un sequel)

denchteaqueen

e le italiane?

Che differenza c’è tra l’italiesco Paese dei Cachi e gli Stati Uniti? Forse che loro hanno Obama e noi Grillo?

Forse perché loro producono SCHINDLER’S LIST e noi, quando va bene, MASCHI CONTRO FEMMINE?

Forse è anche questione di attrici?

Ogni ragazzina americana studia recitazione a scuola e il sonetto 75 di Shakespeare non la mette in difficoltà, mentre se ci si mette una di qui… (guardate Ambra Angiolini in “VIVA L’ITALIA”, io non dico niente).

Forse io sono prevenuto. Comunque interrompo la gallery delle star anglosassoni (penso a Jodie Foster, a Judi Dench ecc) e colmo la lacuna.

Io elenco alfabeticamente una tredicina di nomi.

CIASCUN COMMENTATORE PUO’ INDICARE FINO A 3 PREFERENZE

  • Barbora Bobulova
  • Margherita Buy
  • Giuliana de Sio
  • Angela Finocchiaro
  • Valeria Golino
  • Sabrina Impacciatore
  • Marina Massironi
  • Mariangela Melato (è vero, appartiene alla generazione di Claudia Cardinale e di Monica Vitti… ma non me la sento di mandarla in pensione)
  • Giovanna Mezzogiorno
  • Laura Morante
  • Elena Sofia Ricci
  • Alba Rohrwacher
  • Stefania Sandrelli (vedi sopra… MI PIACE TROPPO)

HO SCORDATO QUALCUNA? Monica Bellucci o Nancy Brilli non ce le vogliamo mettere? Aggiungetele voi, silvùplé.

Questo è un blog molto democratico.listmaschi

ANONYMOUS, un po’ tragedia e un po’ Dallas

I costumi sono bellissimi. Meritano almeno una nomination all’Oscar.

Quanto al resto… i casi sono quattro:

  1. siete appassionati del teatro elisabettiano e sarà UNA VERA GODURIA vedere sulla scena i teatri The Rose e The Globe, Ch. Marlowe, Ben Jonson (non quello che correva i 100 metri…),  Edward de Vere e i più famosi brani dell’Enrico V, Romeo and Juliet, Amleto ecc
  2. vi piacciono le riprese dall’alto (Emmerich è uno specialista) e sarete deliziati dalle inquadrature dei grattacieli di Manhattan (stiamo andando a vedere Derek Jacobi che apre l’ombrello sul palcoscenico) e dei funerali di Elisabetta I (molto nero sulla neve)
  3. siete fan di Vanessa Redgrave (e di sua figlia Joely Richardson) e vi piacerà tanto ma tanto ma tanto vedere la prima nelle vesti della Regina 70enne e la seconda nel ruolo della stessa regina che (da giovane) aveva una vita sessuale movimentata assai assai
  4. non appartenendo alle categorie precedenti vi sembrerà un film molto complicato e molto lungo, che ha toni di tragedia ma anche di soap opera (pensate a Dallas, con gli intrighi di Geiar, Bobby, Cliff Barnes… solo che qui non c’è il petrolio)

CONSIDERAZIONE FINALE. M’importa una cippa sapere se Will Shakespeare era un prestanome o davvero era davvero capace di scrivere “nessun filosofo è mai stato capace di sopportare il maldidenti” (perché un provinciale di Stradford non potrebbe essere capace di conquistare il pubblico di tutta Londra?). Mi basta ammirare drammi come Otello e Re Lear, senza pormi troppi problemi.

MA NEL MONDO ANGLOSASSONE Shakespeare è considerato un semidio e quindi per loro il problema dell’attribuzione è AFFASCINANTE.

Provano brividi ed emozioni per noi poco comprensibili. Per fare un’analogia, provate a immaginare che Lucrezia Borgia, ricattando N. Machiavelli, gli abbia imposto di pubblicare con il suo nome IL PRINCIPE che lei aveva scritto per lanciare messaggi cifrati al re di Francia…anonimo

Published in: on novembre 22, 2011 at 1:41 am  Comments (5)  
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THOR-BANG-BANG (tra Shakespeare e Disneyland)

K. Branagh è un regista scespiriano e sicuramente si è ricordato di RE LEAR per disegnare il Re degli Dei che esilia e degrada il figlio (lo manda nel New Mexico! ma si può essere più crudeli?).

Inoltre Wotan-Odino è interpretato da A. Hopkins (sempre bravo) che i panni di Re Lear li ha indossati più di una volta…

Stop! Mi accorgo di volare troppo alto. Questo è un film per adolescenti e pre-adolescenti che magari confondono Shakespeare con Startrek e Odino con Capitan Findus.

E il successo dell’interminabile filmone-giocattolone è dovuto più che altro ai salti interplanetari, alle armi (per primo il martellone di Thor), alle armature fantasy e ai duelli bang-bang.

Anche la presenza di N. Portman passa abbastanza inosservata. Sgrana gli occhioni davanti al torace nudo di Chris Comesichiama e si lamenta come una stagista maltrattata quando quei bischeri della SHIELD le fregano il quadernone degli appunti. Ma oggi la Portman è di moda: potrebbero darle anche il ruolo di Anita Garibaldi o di Crudelia Demon e il pubblico riempirebbe lo stesso le sale.

Di conseguenza NON comprerò il DVD, anche perché la grandiosità di certe inquadrature verrebbe mortificata sul piccolo schermo. E la profezia di un imminente sequel mi lascia del tutto indifferente.

P.S. Mia moglie ha osservato che ci sono altre fonti di ispirazione, oltre a Shakespeare. Un Padre manda il Figlio sulla Terra; il Figlio muore, risorge, ritorna nel Regno dei Cieli, promettendo che un giorno tornerà…

Published in: on giugno 2, 2011 at 2:07 pm  Comments (5)  
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Inès del alma mia, romanzo…

…di Isabel Allende (2006).

PREMESSA. Nella mia vita precedente dovevo leggere molto velocemente. Le alunne e gli alunni delle scuole in cui operavo non mi chiedevano se un romanzo era ben scritto, ma “di-che-cosa-parla?”

Ovvio. Una lettrice/lettore alle prime armi si interessa più all’argomento che allo stile.

Di conseguenza ho dovuto perfezionare il mio skimming per “sorvolare” centinaia di pagine alla ricerca dell’essenziale (cosa fa lui, che tipo è lei, finisce bene?) e, poiché la funzione sviluppa l’organo, la mia velocità era spesso superiore alle 100 pagine all’ora.

Ora le cose sono cambiate: ho molto più tempo a disposizione e non mi occupo direttamente di biblioteche scolastiche. Richiesto dalla ex-collega Margherita di dare un parere su questo romanzo (“sorvolato” in un pomeriggio di due inverni fa), l’ho riletto con calma. Velocità media: 3 minuti a pag, ossia 20 pag/h. FINE DELLA PREMESSA.

Di-che-cosa-parla?

Ines Suarez (nata in Estremadura intorno al 1510) racconta, settanta anni dopo, la sua avventurosa vita. Di come partì per l’America alla ricerca del primo marito (un mascalzone, ucciso nella guerra tra Diego de Almagro e i Pizarro), di come divenne l’amante di Pedro de Valdivia e conquistò con lui il Cile, difese eroicamente Santiago dai bellicosi indios mapuche e di come, mollata dall’ingrato Valdivia, sposò Rodrigo…

Come è raccontato tutto ciò?

Cominciamo col dire che raccontare in prima persona permette di esprimere bene i sentimenti del/della protagonista e ciò manifesta l’identificazione totale dell’autrice/autore col il/la protagonista. Mattia Pascal è Pirandello, Zeno Cosini è Svevo, Bella Swan (nessuno si scandalizzi per l’accostamento) è la Meyer.

La Allende si identifica in questa superdonna, libera e fiera, intelligente e coraggiosa, abilissima con la spada e con la padella, capace di salvare un intero esercito con la sua rabdomazia.

Ma la narrazione in prima persona “schiaccia” gli altri personaggi sullo sfondo e SACRIFICA I DIALOGHI.

I DIALOGHI. Sono la difficoltà maggiore per un romanziere: attribuire a ciascun personaggio un diverso codice linguistico, diverse facoltà espressive.

E’ questo che ha fatto sommo W. Shakespeare (chiunque si nascondesse dietro il suo nome) e ha reso grandissimi Hemingway, Somerset Maugham, Maupassant, Tomasi di Lampedusa, ecc

E’ questo il limite di Isabel, ciò che le ha impedito (almeno finora) di essere una grande scrittrice. I suoi dialoghi sono artificiosi, irreali. In questo romanzo (sempre per il motivo di cui sopra) passano decine di pagine senza dialoghi e poi…

“il diavolo ci infonde tanti e diversi appetiti, ma Dio ci dà la lucidità morale per controllarli… il destino dell’uomo è quello di elevarsi al di sopra della bestialità, condurre una vita ispirata ai più nobili ideali…”

“Mi fai paura, Pedro… se non mi fosse nota la tua virilità, che invece conosco, penserei che sei privo dell’istinto primordiale proprio dei maschi…”

Non sono due filosofi a parlare. Sono due soldati, ancora grondano sangue dopo il Sacco di Roma. “lucidità morale, istinto primordiale”: vi sembra realistico il loro modo di esprimersi?

Aggiungo una considerazione sull’uso degli aggettivi. Ci sono più aggettivi che verbi e questo appesantisce il ritmo. Un esempio: nel giro di 2 righe veniamo a sapere che “dalla bella Siviglia, navigando per le chiare acque del Guadalquivir, arrivammo all‘irriquieto porto di Cadice, con i suoi vicoli acciottolati e le sue cupole moresche

Era necessario infilare 5 aggettivi, non del tutto indispensabili, in una sola frase? Che importanza ha, nell’economia del romanzo, il colore delle acque del Guadalquivir e quale porto non è “irriquieto”?

A parte ciò, è un romanzo che acchiappa (se no non sarei arrivato in fondo) E’ la storia romanzata di come nacque il Cile: Isabel Allende si è cimentata con lodevole impegno nel raccontare la genesi della sua patria, giustamente orgogliosa che in questa impresa una donna sia stata determinante, con il suo coraggio e la sua saggezza.