dalle stelle alle stalle

Sta per concludersi il primo semestre degli “anni 10”. Sono andato al cinema meno del solito in questi sei mesi, ma qualcosa di bello l’ho visto.

Provvisoriamente (mancano 5 giorni e non si sa mai) elenco i 3 film che più mi sono piaciuti:

  1. IL CONCERTO (Le concert) – In Russia non è piaciuto (e lo credo bene: descrive la Russia attuale in modo impietoso, tra mafiosi onnipotenti, nostalgici di Stalin e burocrati altezzosi) – L’ho recensito il 17 febbraio
  2. DEPARTURES (Okuribito) – Oscar per il miglior “Foreign language film”; in Italia un flop (da noi parlare della morte induce a gesti poco eleganti) – L’ho recensito il 25 aprile
  3. TRA LE NUVOLE (On the air) – Un dramma sotto la maschera di una commedia – L’ho recensito l’11 febbraio

E il film peggiore? Finora (deve ancora uscire Eclipse…) direi che LA FONTANA DELL’AMORE è talmente scemo che non vale la pena recensirlo. Vabbè che in certi pomeriggi l’aria condizionata dei cinema invita a vedere qualsiasi fetecchia, ma c’è un limite a tutto…

PRENDIMI L’ANIMA, film di Roberto Faenza

Un film del 2003. Non proprio un film memorabile, ma merita di essere visto.

Anzitutto perché si basa su una storia vera, ben nota agli studiosi di psicanalisi.

Sabina Spielrein, figlia di un ricco rabbino russo, fu davvero ricoverata in una clinica di Zurigo nel 1904 e guarita da Carl Gustav Jung. Si laureò in medicina (sempre a Zurigo) e diventò psicanalista. I suoi rapporti con Jung non erano soltanto professionali, per cui lo stesso Freud da Vienna ordinò a Jung di lasciarla tornare in Russia. A Mosca la Spielrein fondò un asilo prescolare, talmente moderno nella sua concezione pedagogica da riuscire sospetto alla burocrazia staliniana. Costretta a chiudere l’Asilo Bianco, si trasferì a Rostov dove venne uccisa dai nazisti nel 1942.

Tutto ciò viene raccontato da due studiosi, una francese e uno scozzese, che ricostruiscono la sua vita con i documenti ritrovati negli archivi della Russia attuale.

Una scena particolarmente commovente: i due studiosi ritrovano un vecchio, ultimo superstite dei bambini dell’Asilo Bianco, che racconta tra le lacrime di essere stato guarito dalla Spielrein (soffriva di una forma di autismo).

Interessante anche la visita che Sabina e il dottor Jung fanno (mano nella mano) a un museo di Zurigo. Davanti a un quadro che rappresenta Giuditta che decapita Oloferne, lei esclama: “Lo ha ucciso perchè lo amava!”  Non sono un esperto del ramo, perciò non posso valutare questa ipotesi. Mi sa un po’ di sadomaso.

Quanto al personaggio di Giuditta (al di fuori della psicanalisi) segnalo http://allemanda.blog.kataweb.it/2009/06/30/modello-giuditta/