I FRUTTI DIMENTICATI, romanzo di C.Cavina

Romanzo breve (non raggiunge quota 200) che mi è piaciuto molto.

Trama. Cristiano è uno scrittore di scarso successo (per campare fa il pizzaiolo) e non ha mai conosciuto suo padre. Un giorno se lo trova davanti: un vecchietto smagrito dal cancro.

“…non è vero che è mio padre: è semplicemente qualcuno che ha lasciato un po’ del suo seme dentro una ragazza…”

Cristiano lo tratta malissimo. Gli dà del lei, mentre l’altro implora il tu. Passa al tu per dirgli: “Ti odio e spero che tu muoia presto…”

Lo andrà a trovare qualche mese dopo, al reparto malati terminali.

Nel frattempo sono cambiate molte cose. Si è accorto di assomigliare un po’ al padre. Nel senso che anche lui ha reso incinta una ragazza (si chiama Anna) che non gli piace più.

Però (succede da pag91 a pag97) quando lei ruzzola dalle scale e rischiano di morire tutti e due (lei e il bambino) lui correndo verso l’ospedale propone un patto a Dio: “Prendi la mia vita e lascia vivere loro due…”

Pare che Dio sia d’accordo, perchè loro si salvano e lui…

Beh, il finale non ve lo racconto (comunque non è un ultimo atto da tragedia, come temevo) e vi consiglio di leggere il romanzo, ambientato in una cittadina romagnola (Casola Valsenio) un po’ Guareschi un po’ Fellini, dove il prete si chiama Elvis e la suora Osanna (da quelle parti è proibito per legge avere nomi banali) e dove crescono i frutti dimenticati.

E ci sono anche i fiori: i fiori di Bach, di cui si parla con rara competenza alle pagg81-82 e 89-90.

Quanto alla stroncatura che sto preparando per NEW MOON, abbiate un po’ di pazienza. Non c’è ancora il plenilunio.

(RI)letture estive

Nella mia valigia ci sono molti romanzi. Per lo più da rileggere, nel senso che li ho già letti (ma frettolosamente, come sono stato costretto a fare per anni) e adesso (disponendo di molto più tempo) li riprendo in mano.

Cominciamo con STABAT MATERah, dimenticavo che ne ho parlato nel post del 2 luglio!

Comunque ribadisco quanto già detto: l’inizio è truculento (da bambina, Cecilia è rimasta scioccata vedendo un’altra orfana partorire nel cesso; non è una scena per stomaci deboli) ma col passare delle pagine l’atmosfera si fa meno cupa.

Lo consiglio a chi ama la musica di Vivaldi o semplicemente la musica.

Secondo romanzo: LA DONNA DI PARIGI di Donato Bendicenti. La donna del titolo è un’italiana (Ludovica Ferradini) dalla vita sentimentale molto movimentata: è scomparsa la vigilia di Natale e a pag 255 la troveremo cadavere (un cavatappi le ha bucato la nuca) in una cella frigorifera.

Nel frattempo si occupano di lei un commissario francese (una specie di Maigret quintalesco, tendente alla depressione e amico delle bottiglie) e l’ex amante di lei (un italiano che ha fatto i soldi, ma triste come il francese e bevitore più del francese). C’entra una setta tipo Scientology, trafficanti di cocaina e avventure galanti.

La conclusione è piuttosto balorda (ditemi voi: come fa uno a cancellare dalla memoria la morte del “grandeamore”, a ricordarsene improvvisamente perchè ha rischiato di finire sotto un TIR e a dimenticarsi tutto pochi secondi dopo?), però è interessante la tecnica narrativa: tutto è raccontato in prima persona dall’italiano e (alternativamente) dal francese, come pagine di due diari paralleli che vanno dal 24 dicembre al 5 gennaio.

Può piacere a chi ama i “gialli” complicati o va a Parigi sognando avventure di vario genere.

IL BAR SOTTO IL MARE è una grandinata di racconti, comici (il pornosabato dello Splendor) surreali (Matu-Maloa) filosofici (il destino sull’isola di San Lorenzo) o fiabeschi (i quattro veli di Kulala), lunghi dalle 5 righe alle 30 pagine.

A mio modesto parere dopo Dino Buzzati non c’è stato nessun narratore spumeggiante come Stefano Benni. Alcuni romanzi del quale mi hanno deluso (ne riparlerò), ma questo libro è una goduria. Credetemi.

Apro parentesi. Dal racconto Achille ed Ettore ho tratto l’elenco di insolenze bolognesi che trovate qui.

Chiusa parentesi.

Ho letto anche (por la primera vez) NEW MOON. Non mi è piaciuto, neanche un po’.

Mentre avevo apprezzato (vedi post del 17 giugno) TWILIGHT, questo fricandò di licantropi e vampiri mi è sembrato insipido.

Però mi fermo qui. Per massacrare adeguatamente un romanzotto come questo CI VUOLE IMPEGNO E CONCENTRAZIONE e oggi fa troppo caldo.

Prometto di occuparmene al più presto. Magari alla prossima lunapiena.