SISSI, ovvero alla corte di Vienna mancava solo Scamarcio….

Non ho potuto fare a meno di seguire “Sissi” su Raiuno. Sono cresciuto a pane e Romy Schneider, ero curioso di vedere questa versione.

UN PIANTO. Non solo perchè la vita di Elisabetta fu infelicissima, piena di amarezze e di sventure. Un pianto per la recitazione. E per la regia.

Dovevo aspettarmelo, per la verità. Come ha scritto Aldo Grasso, il pubblico televisivo è di bocca buona, “non vuole sapere cose nuove (generano ansia); vuol vedere quello che sa già”. Ama gli stereotipi.

Che gli attori sappiano recitare è un optional. L’importante è la messa-in-scena (palazzi, carrozze, uniformi ecc) e, secondariamente, la musica.

Ad attrici e attori, in queste fiction, basta aver un bel faccino (per i frequentissimi primi piani) e imparare battute molto brevi: “L’aspetto fisico non conta: l’importante sono i sentimenti”… “Sono tanto sola. Tu non mi ami più!” ….”Non so quale vestito mettermi” …”Qualsiasi cosa indosserai, sarai certamente la più bella di tutte!”

E le scene non vengono (normalmente) ripetute. Costa troppo tenere sul set le comparse (contesse, ussari, nobili magiari). Buona la prima.

A un certo punto ho riconosciuto l’attrice che “faceva” la contessa Ferency, dama di compagnia dell’imperatrice. Era Katy Saunders, attricetta già ammirata come protagonista di TRE METRI SOPRA IL CIELO. “Mi è sembrato di sentire il tintinnio dei lucchetti sul Ponte Milvio” (questa è di Roberto Levi, non potevo non citarla).

A me il telecomando. Ho messo su il DVD di “I love radio rock”.

La nostra TV è ansiogena?

Ho già avuto modo di definire LASSATIVA la lettura del Giornale. Ma ogni tanto qualcosa di buono ci trovo. Quel che è giusto è giusto. E poi, come cantò Fabrizio De Andrè in una famosa ballata, dal letame nascono i fiori.

C’è uno in gamba che scrive lì. Si chiama ROBERTO LEVI.

Cito da un suo recente articolo TV ANSIOGENA.

La nostra Tv generalista, pubblica o privata,  “è una potentissima propagatrice di ansia: la genera nei titoli strillati dei telegiornali, nell’attenzione spasmodica per gli avvenimenti di cronaca nera sviscerati in tutti i dettagli più inutilmente macabri… la fomenta andando a tormentare parenti e amici delle vittime di tragedie più o meno fortuite, talvolta recuperando delitti del lontano passato se non sono reperibili delitti di giornata… trasmette inquietudine, negatività e una assortita propensione a soffermarsi soprattutto sul male… cattura l’attenzione del pubblico sul versante dell’emotività viscerale… piuttosto che premiare la ricerca del ragionamento…”

Non saprei dire meglio. Aggiungo che non è cosa di oggi. Ve la ricordate la tragedia di Vermicino? E le 18 ore di diretta a reti unificate?

Con tutto il rispetto che si deve alla memoria di Alfredino Rampi e al dolore della famiglia, si stava già percorrendo la strada della TV viscerale. Sappiamo dove ci ha portato quella strada. Al predominio dell’irrazionalità e dell’isterismo sulla pacatezza e sull’equilibrio.

Mi congratulo per l’acutezza della Sua analisi, signor Levi.

E la prego di trasmetterne i concetti ai proprietari del Giornale.