le sorelle Lescano erano fasciste?

Non aspettatevi che risponda a questa domanda.

E’ una domanda mal posta.

Voglio invece citare il giudizio che ne dava mia madre (1911-1990) che ne era una fan.

“Le Lescano piacevano tanto (diceva mamma) perché avevano un accento esotico, uno stile veramente nuovo, americano (era lo “swing”, e il video che accludo ne è un esempio) e soprattutto perché le loro canzoni erano allegre, scacciapensieri, senza tutte quelle lagne che ci avevano rattristato fino a quel momento…”

Già, le canzoni “pre-Lescano”: un’orgia di lacrime. Giovani prostitute che morivano nella neve (“Capinera”), madri singhiozzanti davanti a figlie agonizzanti (“Balocchi e profumi”), sciantose ingrate che spezzavano il cuore a ingenui fessi (“Reginella”) e tristissimi notai che non ci avevano manco la legna per scaldarsi (“Signorinella”).

E allora, per reazione, arrivano le canzoni spensierate dello Swing: pinguini in frack, grassoni che galleggiano nel canale, tulipani che parlano d’amore e ragazze in pantaloni che si esaltano al passaggio di Tazio Nuvolari e bevono whisky-and-soda “così all’amore non ci pensi più…”

Purtroppo l’allegria durò poco. E nel 1939 Renato Ranucci (in arte Rascel) si mise a cantare profeticamente “è arrivata la bufera è arrivato il temporale…”

In conclusione, le 3 Leschan (Sandra, Judik e Catharina detta Kitty) erano artiste, tutto qui. Non ha senso indagare se avessero o meno la tessera del P.N.F.

Ce l’avevano quasi tutti nel mondo dello spettacolo (la chiamavano “la tessera del pane“): Gino Cervi, Ruggero Ruggeri, Ermete Zacconi, Alessandro Blasetti, Amedeo Nazzari… Per non parlare di Pirandello, Accademico d’Italia.