il peggiore tra tutti….

E’ un peccato che in Italia non esistano i RAZZIE AWARDS. Da noi i registi e gli attori sono troppo permalosi.

Comunque rimedio a questa lacuna istituendo oggi il premio CHIAVICA D’ORO per il peggior film italiano del decennio 2000-2009.

Lo attribuisco a…

Prima di aprire la busta, una considerazione metodologica.

Per stabilire quale sia il miglior film (italiano o straniero), devo pensarci bene e confrontare senza fretta i DVD di (tanto per fare qualche nome) CHICAGO, GRAN TORINO, RADIO AMERICA, A SERIOUS MAN, GOMORRA, THE READER, IL DUBBIO, UP, IL CURIOSO CASO DI BENJAMIN BUTTON, VINCERE ecc.

Ma col cavolo che vado a comprare il DVD dei film che non mi sono piaciuti in sala!

Basandomi soltanto sulla memoria, stabilisco che (tra le ciofeche più strazianti del decennio) il Premio va a…

ALBAKIARAAAAA!!!!!!  (applausi della platea) con la seguente motivazione: QUESTO FILM (film… si fa per dire) è riuscito a rovinare anche le bellissime canzoni del grande Vasco! (applausi scroscianti; anzi, standing ovation)

per maggiori dettagli, https://ilbibliofilo.wordpress.com/2008/10/28/albakiara-che-delusione/

N.B. Cosa hanno in comune Albakiara e Barbarossa, temibile rivale in questa tenzone?

A domanda rispondo: hanno in comune un attore (seeee… attore per modo di dire), RAZ DEGAN, a cui consiglio vivamente di tornare alle origini, alla pubblicità dello Jeghermaister DOVE HA DATO IL MEGLIO DI SE’

Al cinema in Ottobre

Fino a pochi giorni fa indicavo in BASTA CHE FUNZIONI il miglior film degli ultimi mesi.

Ora non più. L’alleniana commedia ha perso il primato. Poi vi dirò chi ha preso il suo posto in cima alla classifica.

MA PROCEDIAMO CON ORDINE, partendo dal peggiore: dalle stalle alle stelle.

Ho visto (rimpiangendo i soldi spesi) BARBAROSSA, un fumettaccio particolarmente grezzo. Un sacco di euri male impiegati per celebrare Alberto da Giussano e la Lega lombarda. I buoni (i Leghisti) da una parte, i cattivi (i Tedeschi e i collaborazionisti) dall’altra. Alla fine si è costretti a tifare per Federico imperatore, anche perchè è Rutger Hauer (ne ho viste di cose che voi umani…), un vero attore.

Quanto al giussanese Alberto, è interpretato da Raz Degan: uno che (dopo Centochiodi) CREDE di essere un attore. Bisogna che qualcuno gli spieghi che per recitare in un film non basta pronunciare una o più battute: occorre dare un pizzico di credibilità alla propria interpretazione. In Alexander, Raz era re Dario; non diceva una sola parola e faceva la faccia spaventata. Era meglio fermarsi lì, evitandoci lo strazio di questa ciofeca leghista.

Salendo un paio di gradini, ecco una commediola leggerina leggerina: LE MIE GROSSE GRASSE VACANZE GRECHE. Si può vedere, se non ci si aspetta niente di speciale. Mi sono divertito a rimembrare anni lontani, quando partecipai a vacanze di gruppo. E’ proprio come si vede nel film: vacanzieri che comprano souvenirs ORRENDI, single di mezz’età che provano a rimorchiare, proteste continue per l’aria condizionata, le camere d’albergo ecc.

E poi c’è l’accompagnatore/animatore che si sforza di essere spiritoso. Qui è una accompagnatrice/animatrice: l’attrice Nia Vardalos che era molto più simpatica 7 anni fa, quando era più cicciotella.

SALENDO PARECCHI GRADINI, ecco Woody Allen che racconta se stesso. Un vecchio cervellone misantropo e superpessimista che non resta insensibile alla naifté di una bella oca.

All’inizio sembra Pigmalione; difatti lui borbotta “se il prof. Higgins avesse conosciuto questa scema si sarebbe buttato dalla finestra…”. Poi arrivano, dalle rive del Mississipi, prima la madre e poi il padre della fanciulla. La madre si accorge di essere una ninfomane, il padre di essere gay. Insomma il finale diventa farsesco.

Comunque la trama è solo un pretesto per una serie di sarcastiche battute. E quando Woody fa dire al protagonista “gli americani invidiano i negri per la lunghezza del pene e gli ebrei per la scintillante intelligenza” ti accorgi che lui (Woody) si sente davvero straniero anche a Manhattan. Come capitò, negli anni 50, a Charlie Chaplin.

INFINE il film che più mi è piaciuto. Sarà perchè mi riesce facile immedesimarmi in Carl, il protagonista. Non ho ancora 78 anni, ma l’idea di partire per il Sudamerica alla ricerca di favolosi animali semiestinti mi sembra buona. Magari usando mezzi più affidabili di migliaia di palloncini gonfi di elio.

Mi accorgo però che, per descrivere la poesia di questa incantevole favola, mi serve un post apposito. Perciò, alla prossima.