quella notte c’era la luna piena e il cielo era sereno su Milano…

10 anni fa, su suggerimento di Lavinia (una blogger di cui si sono perse le tracce), dedicai questo postaccio all’allunaggio del 1969. Lo ripubblico e lo dedico a Lavinia.

Seguivamo la diretta Rai (c’era solo la Rai) lei e io.

A un certo punto un attore, credo che fosse Ferruccio De Ceresa, lesse un breve racconto intitolato SENTINELLA.

Lo conoscete? E’ una famosa pagina di F. Brown: “ERA BAGNATO FRADICIO E COPERTO DI FANGO E AVEVA FAME E FREDDO…”

Era la prima volta che la sentivo, quella storia triste di un soldato che deve uccidere.

L’ho ripetuta tante volte quando sono diventato professore. Ritengo che sia molto formativa. Fa riflettere sulla relatività, sul fatto che ciascuno ha diritto al suo punto di vista.

Questa è la cosa che mi è rimasta più impressa di quella notte.

La sera successiva lei mi sorprese con un’osservazione.

Guardando il faccione della luna piena mi disse: “Ci pensi che in questo momento quei due sono là, camminano sulla luna? Adesso non riesco più a trovarla romantica…”

Infatti, se ci pensate, il romanticismo è passato di moda.

Published in: on luglio 20, 2019 at 12:59 am  Comments (3)  
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DIALOGO SOCRATICO, in cui si discetta sull’incontro ITALIA-BRASILE e si rivela il motivo per cui l’autore di questo bloggaccio ha FINORA evitato di parlare di attori con più di 50 anni

In un pub, presso il Teatro di Dioniso.

CALLICLE – Sono lieto di vederti, o Socrate!

SOCRATE – Se dicessi la stessa cosa, o Callicle, sarei insincero.

C – Dimmi, o Socrate, vedrai la partita Italia-Brasile? La trasmettono su Raiuno…

S – Come potrei vederla, o Callicle? La televisione non è stata ancora inventata. E, anche se lo fosse, non proverei alcun interesse per quei miliardari in mutande.

C – Eppure, o Socrate, sarà una trasmissione molto seguita. Avrà certamente un’audience di molti milioni di spettatori!

S – Su questo non ho dubbi, o Callicle. Ma ora voglio farti una domanda.
socrate

C – Dimmi, o Socrate.

S – La Rai trasmette generalmente programmi di alta cultura, come le tragedie di Eschilo e le commedie di Aristofane?

C – Generalmente no, o Socrate. Trasmette più spesso programmi alquanto banali, come VOYAGER, CHI L’HA VISTO? e I FATTI VOSTRI.

S – Secondo te, o Callicle, per quale ragione alla Rai e alle altre reti preferiscono la banalità alla cultura?

C – Tiro a indovinare, o Socrate. Forse è la pubblicità che induce i programmatori a scegliere in tal modo.

S – Per Zeus Olimpio, o Callicle, questa volta hai detto qualcosa di sensato! Senza la pubblicità la televisione non avrebbe tanta importanza nella nostra vita, né i suoi dirigenti intascherebbero stipendi così cospicui. E ora dimmi: i messaggi pubblicitari a chi sono diretti?

C – Sono rivolti a tutti, o Socrate.

S – In questo ti sbagli. Sono diretti a gente particolarmente scema, che viene persuasa dagli spot a comprare questo detersivo invece di quello. Chi sa usare il proprio cervello, o Callicle, decide da solo se comprare un’auto o andare in crociera, se pagare in contanti o usare una carta di credito. Perciò i messaggi pubblicitari farciscono i programmi da encefalogramma piatto, puntando a un target di donne e uomini che, invece di ragionare su cose concrete (come lo sviluppo sostenibile, la lotta agli sprechi, lo strapotere della malavita organizzata), vivono in una caverna piena di ombre e di sogni.

C – Tu parli come un mitingaio, o Socrate, e io non ti capisco.

S – Su questo mito della caverna, o Callicle, devo ancora lavorare. Ma ora ti faccio una domanda più facile: per quale motivo il bibliofilo autore di questo blog ha finora dedicato tanto spazio agli attori e alle attrici under 50?

C – Boh, o Socrate? Forse egli ritiene che siano migliori.

S – Questa volta, o Callicle, l’hai proprio fatta fuori del vaso! Hugh Jackman e Joseph Fiennes migliori di Jack Nicholson, Morgan Freeman e Anthony Hopkins (nati tutti nel 1937)? In realtà il bibliofilo è (come ben sappiamo) un pigrone e preferisce postare su star che abbiano interpretato un numero assai limitato di ruoli!

C – Vedo che stai andando via, o Socrate.

S – Infatti ho da fare, o Callicle. Ma rispondi a quest’ultima domanda. Se un filosofo e un cretino stanno parlando e il filosofo se ne va, chi rimane?

C – Rimane il cretino, o Socrate.

S – Ti saluto, o Callicle.

Published in: on marzo 21, 2013 at 9:29 am  Comments (5)  
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Intervista su L’ULTIMA ESTATE DI JOAN (Marco Goi) e su DI TUTTE LE RICCHEZZE (Stefano Benni)

Intervistatore: Da cosa cominciamo?

Io: Dal libro di Marco Goi. Anche se la B precede la G in ordine alfabetico HO I MIEI MOTIVI per occuparmi prima di Goi e poi di Benni.

Sentiamo questi motivi.

Anzitutto perché si chiama Marco e noi Marchi siamo una specie di mafia. Ci spalleggiamo. E perché è un esordiente e gli esordienti vanno incoraggiati.

Cosa ci dici di questo esordio?

L’ULTIMA ESTATE ECCETERA è una serie di racconti, l’ultimo dei quali, IL PAESE DELLE MERAVIGLIE, si può definire romanzo breve per la complessità dell’ordito (in 46 pagine succedono veramente molte cose). Genere horror, quasi sempre. Mi ricorda Ammaniti.

L’Ammaniti di IO E TE?

Anche. Soprattutto i racconti di Ammaniti. Ad esempio ALBA TRAGICA (dove il protagonista è divorato da un mostro che assume via via l’aspetto di Albaparietti, di Cocciante e di Bruce Springcoso) o LA FIGLIA DI SHIVA (la protagonista esplode letteralmente). Cose così. Cose allegre.

Tornando ai racconti di Goi, quale ti è piaciuto di più?

Direi A LA PLAYA, dove il ruolo del narratore è affidato… beh, non voglio rivelare la sorpresa. Mi è piaciuto anche APOCALYPSO dove la fine-del-mondo ha come premessa la scomparsa di tutti i giornalisti, seguiti dai politici (scomparsa che nessuno nota, tanto inutile è la loro presenza) e che contiene una massima lapidaria: DIO CREA. IO, UOMO, DISTRUGGO.

Cosa vorresti dire a Marco Goi?

Se fossi in confidenza con lui, gli direi NON AZZARDARTI PIU’ a usare la parola SORTA (una sorta di gioco… pag 23). Lasciala all’Accademia della Crusca. Non ha senso mettere SORTA sulle labbra di una teenager… Ma non siamo così amici da poterci dire tutto. Perciò gli dico solo CONTINUA A SCRIVERE e magari trovi una casa editrice seria… Magari cerca di usare meno nomi come Jeremy, Franklin, Amy, Krispin e Bob. Se una storia funziona può avere personaggi che si chiamano Nicola.

Sarà che gli italiani sono provinciali e non vogliono nomi casarecci?

Sarà. Gli italiani hanno molti difetti, molto peggiori di questo. Ma poi CHI HA DETTO CHE GOI NON ARRIVI UN GIORNO A UN PUBBLICO INTERNAZIONALE? Agli occhi di un lettore russo, ad esempio, nomi come Luigi o Paola o Piero sono esotici come Joan per noi. E ambientare un racconto a Chivasso fa figo come ad Harlem o a Coruscant.

E questo ci porta a Stefano Benni, un autore veramente internazionale. Da quello che hai scritto tempo fa abbiamo dedotto che DI TUTTE LE RICCHEZZE non sia il tuo romanzo preferito.

E’ vero, a una prima lettura non mi era piaciuto un granché… ma l’ho riletto altre 2 volte (mai fermarsi alla prima impressione) e ora sono pronto a una palinodia…

Stop! Se cominciamo con le parole difficili l’intervista finisce qui!

Hai ragione, mi scuso… Diciamo che ho cambiato prospettiva e sono pronto ad elencare CINQUE MOTIVI PER AMARE QUESTO ROMANZO

Elenca.

  1. Cita molti autori a me cari: Poe, Dostoevskij, Melville, Borges, Flaubert, Gadda.
  2. Parla (bene) del rugby.
  3. Ricrea in diverse pagine lo stile inconfondibile del Bar Sport: nel ristorante chez Bollini (con il vendicativo Re dei Cinghiali), nel bar Marlon (approfitto per inviare i saluti di Scheggia junior e Scheggia senior, elettricisti molto noti in via Andrea Costa) e nella Sagra del Cavaliere Incerto, che riecheggia la festa di inaugurazione del Give Me More di Barsport2000
  4. Contiene ricette “filosofiche” come la Pasta alla Separati, il Vitello Souviens-moi e il Vitello tonnato (quando hai dimenticato la fettina sul fuoco carbonizzandola, puoi aprire una scatola di tonno).
  5. Descrive un personaggio divertente: si chiama Vudstok; fricchettone attempato, ostenta “…una lunga coda cavallina di capelli biancastri e una bandana sulla fronte… pensa di assomigliare a Keith Richards, a me ricorda una mia bisnonna…”

A proposito della Sagra del Cavaliere, a un certo punto arriva il ministro Biondello. Pensi che si alluda all’ex-ministro Bondi?

Non lo so. Forse. Ma mi sembra più probabile identificarlo con il sen Berselli (già sottosegretario di qualchecosa) che non manca mai a certe sagre paesane. Però vorrei andare al nocciolo del problema.

Vale a dire?

Mi chiedo come un brillante scrittore come Benni abbia costruito una storia così deprimente. Sarà l’età, saranno i dispiaceri… Ma come fa Martin (il protagonista, proiezione dell’Autore) a chiudersi in una stamberga tra i boschi, lontano dal consorzio umano, a parlare con tassi, corvi, volpi, istrici, grilli ecc? Senza pensare che quei posti sono molto mal frequentati di questi tempi (circolano dei balordi che ucciderebbero per un motorino). Quanto all’occhiglauca Michelle (attrice trentenne in cerca di scritture) QUANTO MAI SI E’ VISTA UNA BELLONA SIMILE IN MEZZO AI CASTAGNI? Tipe così non le vedrai mai alle sagre di paese. Frequentano i corridoi della RAI, i salotti che contano, i festival di Cannes o di Berlino eccetera. Hanno troppo da fare per suscitare platoniche cotte a misantropi 70enni (mollandoli). Facciamo così: E’ STATO UN SOGNO, UNA FANTASIA DI UN VECCHIO SOLITARIO CHE FAREBBE BENE A TORNARE IN CITTA’. Dico davvero, Martin, torna tra noi…

benni

Published in: on ottobre 31, 2012 at 12:14 am  Comments (5)  
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telenovela (da Dallas al lago di Como passando per il Vaticano)

Ieri sera ci siamo riuniti in pizzeria. Ma non abbiamo parlato di un film (avendo visto una fetecchia tale -dopo magari vi dico quale- che avremmo perso l’appetito parlandone).

Abbiamo parlato dell’ultima fiction di Raiuno. Una specie di DALLAS alla comasca.

Non vi ricordate com’era DALLAS? Ve lo riassumo io:

  • famiglia di industriali, in continua altalena tra il fallimento e il trionfo
  • ranch con qualche kilometroquadrato intorno
  • amori&corna
  • “me la pagherai, GEIAR” (qualcuno gli spara, ma lui ha la pelle dura)
  • clamorosi colpi di scena (Bobby era morto, gli avevano fatto il funerale… e poi salta fuori che non era morto!)
UNA GRANDE FAMIGLIA è la stessa menata. Solo che al posto del petrolio c’è un mobilificio e al posto del Texas c’è Inverigo e il lago di Como.
E ci sono dei bravi attori: Gianni Cavina, Piera Degli Esposti, Stefania Sandrelli.

dallas
Poi ci siamo messi a DALLASSARE, cioè abbiamo messo insieme una trama un po’ truzza (ciascuno ha proposto un personaggio e li abbiamo frullati insieme). Ecco, in sintesi, il risultato.

Danubio Azul, patriarca del Rancho Grande, ha battuto la testa perdendo completamente la memoria. Amarilla (sua quarta moglie) è disperata per questo dramma mnemonico e per il fatto che Danubio era il solo a conoscete gli IBAN delle decine di conti correnti sparsi in vari paradisi fiscali. Fugge dunque Amarilla dal Rancho insieme a Semaforo Rojo, giovane chirurgo estetico che forse è figlio naturale di Danubio ma forse no. Intanto Estrelita Azul, figlia di primo letto del patriarca, è attratta irresistibilmente da Principe Azul, suo fratellastro (in realtà non sono neanche lontani parenti, perché Principe è il frutto dell’adulterio di Caja de Seguros, seconda moglie di ecc; ma questo lo scopriremo solo all’ultima puntata). Intanto l’avvocato Cabròn de Putamadre, cugino di sedicesimo grado di ecc, scopre che il testamento con cui l’antenato Vitruvio Costa Azul lasciò il Ranchogrande al bisnonno di Danubio è un falso, per cui il Rancho spetterebbe a lui; ma interviene sua zia, Hija de Putamadre, ricordandogli il solenne giuramento pronunciato davanti al nonno morente, Desmentegado de Putamadre, che lo obbliga a sposare la cugina Loca de Putaecc, la quale però (lo scopriremo poi) è un transessuale, essendo nato maschio col nome di Goliardo e avendo cambiato sesso proprio nella clinica svizzera di Semaforo Rojo (quando si dice il caso, eh?) e questo segreto, letto da Cabròn nel fondo di una tazzina di caffè, gli permette di ricattare l’astuta Crema Azul (sorella minore di Estrelita) che per sposare Goliardo vuol cambiare sesso anche lei… (continua nella prossima serie).

Ah, dimenticavo!

La fetecchia che abbiamo vista ieri pomeriggio si intitola 100 METRI DAL PARADISO. Credo che possa vincere il Premio CHIAVICA 2013.

PROBLEMA. Calcolate il valore di X (100metriecc) in base alla seguente equazione

(Y+Z)/10.000=X

Dove Y è il valore di MOMENTI DI GLORIA (la finale olimpica acchiappa sempre) e Z quello di HABEMUS PAPAM (bonaria satira di monsignori&cardinali che parlano in romanesco, ‘tacciloro…).

Come si concluse la sfida precedente (con ampie divagazioni su due film virziseschi, Garibaldi, Cavour e i briganti meridionali)

Visti i commenti, dichiaro ufficialmente che I LOVE RADIO ROCK e RADIO AMERICA sono entrambi bellissimi.

Perciò li tengo tutti e due nello scaffale.

(per la verità ho percepito una leggera prevalenza per il film inglese, ma amo troppo il Minnesota per enfatizzare la cosa)

Cambiando discorso, ho apprezzato moltissimo il libro di Antonio Caprarica (uno dei migliori giornalisti della Rai) sull’Italia del 1861.

In C’ERA UNA VOLTA IN ITALIA ci sono tutti: Cavour, Mazzini, Garibaldi e Cialdini (che arrivarono a un passo da una clamorosa sfida all’arma bianca), Vittorio Emanuele e la regina Vittoria, briganti, camorristi e “galantuomini”, idealisti (pochi) e gattopardi (tanti).

E ci sono tanti fatterelli arguti, strategie matrimoniali, truffe e beffe crudeli, miseria e salotti mondani.

Cito una brillante trovata del Teatro Rossini di Torino (pag. 5). In quel freddissimo marzo del ’61 non c’erano alberghi a sufficienza a Torino (soprattutto non c’erano stanze a buon mercato) e il teatro organizzò dei veglioni: erano affollatissimi perché, più che ballare, si poteva passare la notte al caldo, seduti per terra o sulle sedie di legno.

Molti capitoli sono dedicati alla guerra civile nelle provincie meridionali e alla repressione del brigantaggio. Caprarica è di Lecce e comprende bene i motivi per cui masse disperate di contadini combatterono accanitamente i “piemontesi”.

Ma non li mette sugli altari: non erano santi, no davvero. Lo scempio del cadavere di tale Raffaele Falciari, a Isernia, è una pagina (127) che non si dimentica.

Tornerò sull’argomento, forse presto.

Intanto preannuncio che dovrò decidere tra 2 dvd dello stesso regista, ambientati nella stessa città (Roma) e con un analogo finale agrodolce

  • CATERINA VA IN CITTA’ (2003)
  • TUTTA LA VITA DAVANTI (2008)

i film più visti di gennaio

Fonte: TELEVIDEO RAI (pag.546), che giustamente non calcola gli incassi ma il numero di biglietti venduti (nelle classifiche degli incassi pesano gli euri in più per il 3D).

  1. AVATAR4milioni471mila presenze – mi sono divertito a parodiare questo bel giocattolone in http://un-paio-di-uova-fritte.blog.kataweb.it/2010/01/24/avatar-ovvero-balla-coi-pterodattili/
  2. IO, LORO E LARA2milioni417mila presenze – recensito in https://ilbibliofilo.wordpress.com/2010/01/11/verdone/
  3. SHERLOCK HOLMES1milione851mila presenze – ne ho parlato in https://ilbibliofilo.wordpress.com/2009/12/31/fine-anno-al-cinema/
  4. HACHIKO775mila presenze – non l’ho visto (non perchè non mi piacciano i cani: è Richard Gere che mi sta sullo stomaco)
  5. LA PRIMA COSA BELLA733milapresenze – recensito in https://ilbibliofilo.wordpress.com/2010/01/21/virzi/  
  6. NATALE A BEVERLY HILLS680mila presenze – non l’ho visto e non lo voglio vedere: sono tutti uguali (fatti per chi -e sono tanti- apprezza un weekend in un albergo di lusso più di tutti i Caravaggio e i Tiziano di questo mondo; poi non meravigliamoci se Berlusconi prende tanti voti)
  7. IO & MARILYN649mila presenze – me ne sono occupato in https://ilbibliofilo.wordpress.com/2009/12/31/fine-anno-al-cinema/

in attesa di film migliori, Buon febbraio a tutti!!!

 

 

 

 

Published in: on febbraio 1, 2010 at 1:36 pm  Comments (4)  
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La banca romana e l’immunità parlamentare

Raiuno ha mandato in onda, in due puntate, la rievocazione di un famoso scandalo politico-bancario di fine Ottocento.

Bel lavoro. Ottima ricostruzione storica, eccellente regia (di Stefano Reali) e buona interpretazione di Lando Buzzanca e Giuseppe Fiorello.

Per me, al di là della valutazione estetica, è importante sottolineare un aspetto giuridico di quella vicenda. Cioè l’istituto dell’IMMUNITA’ PARLAMENTARE.

La conclusione della storia (una storia vera, ripeto) è che TUTTI gli imputati di quel clamoroso processo FURONO ASSOLTI.

E furono assolti proprio perchè la maggior parte di loro erano parlamentari (tra loro Giovanni Giolitti, che era Presidente del Consiglio, e Francesco Crispi, che lo diventò in seguito) e quindi non perseguibili.

Per quelli che non erano parlamentari si ricorse all’argomento: “perchè gli altri sì e loro no?”

Infatti, come spiega uno dei personaggi, “se venissero condannati solo i non-parlamentari e gli altri la facessero franca, l’indignazione popolare potrebbe sfociare in una terribile rivolta”.

Quindi, grazie a quel privilegio di casta, TUTTI ASSOLTI.

Oggi l’immunità parlamentare (più esattamente, l’obbligatorietà dell’autorizzazione a procedere) non esiste più (è stata cancellata nel 1993, ai tempi di Mani Pulite), ma qualcuno la rimpiange.

Già: se ci fosse ancora, Cesare Previti sarebbe ancora deputato.

Magari presidente di una commissione della Camera. Magari ministro.

AUGUST RUSH, non guardatelo in TV

Domenica sera “August Rush, la musica nel cuore” va in onda (Canale 5), ma io non lo vedrò.

Ve lo spiego dopo il perché. Intanto beccàtevi questa TRAMA ESSENZIALE.

Lui e lei si sono amati in una fatale notte (piuttosto alcoolica) sotto le stelle di New York. Hanno concepito un figlio (càpita), ma per una serie di inverosimili circostanze non sanno nemmeno che il concepito è finito in un orfanotrofio. Lo riconosceranno 11 anni dopo (e qui siamo nella pura favola), mentre il piccolo August dirige la Filarmonica di NY in una sua Rapsodia in Do maggiore.

Bella favola natalizia, molto commovente.

Per non esagerare nella sdolcinatezza la parte centrale del film è invasa da Robin Williams, nella parte (abbastanza realistica) di uno sfruttabambini, a metà strada tra il Fagin di Oliver Twist e il burattinaio Mangiafuoco di Pinocchio.

Nel video seguente, mentre Robin dorme, Freddie Highmore impara DA SOLO a suonare la chitarra (roba che neanche Mozart…).

quando i clandestini eravamo noi…

Ho già citato, nel blog-fragolina, il racconto IL LUNGO VIAGGIO di Leonardo Sciascia.

http://un-paio-di-uova-fritte.blog.kataweb.it/2008/11/07/razzismo/

L’ho fatto rileggere recentemente, per il gioco didattico BOOKLAND.

Lo leggono, lo capiscono (non è difficile), ma credono che sia uno scherzo, un paradossale capovolgimento della realtà che i telegiornali e la stampa documentano molto frequentemente: gli sbarchi clandestini a Lampedusa e dintorni.

Ci vuole uno sforzo notevole per convincerli che NON E’ UNO SCHERZO, che è un racconto realistico.

Negli anni cinquanta erano i siciliani (i meridionali in genere) che emigravano clandestinamente, in questo caso verso il New Jersey.

In questo racconto decine di sventurati (dopo aver venduto tutto quello che hanno) salgono su un peschereggio e si preparano a sbarcare dopo un lungo viaggio sulle spiagge americane.

Con una atroce beffa finale.

Provate anche voi a leggerlo. Si trova nella raccolta IL MARE COLORE DEL VINO e in molte antologie per le scuole medie e per il biennio delle superiori.

Nel 1972 la Rai affidò ad Alessandro Blasetti il compito di realizzare un cortometraggio su questo tragicomico racconto. Ma non venne bene (anche Blasetti qualche volta sonnecchiava…); forse sarebbe il caso di riprendere il tema e farci un telefilm. Credete a me, il soggetto è più che mai attuale.

Perchè non lo facciamo in Italia?

Quello che ha deciso Sarkozy (a proposito della pubblicità sulle reti pubbliche) perchè non lo facciamo qui?

In Francia è come da noi. Da una parte il servizio pubblico, dall’altra le TV commerciali. Quella che potremmo definire la RAI francese fino all’altro ieri farciva i suoi programmi con quintalate di pubblicità. Ora non più. Penserà il governo con un fondo speciale a ripianare il deficit.

Perchè la RAI non prova a fare a meno della pubblicità, almeno nei programmi serali?

Finchè sono interrotte dagli spot fregnacce come LA VITA IN DIRETTA o ITALIA ALLO SPECCHIO, che alternano notizie ansiogene di cronaca nera a pensosi quesiti esistenziali su temi Emanuele Filiberto ha cambiato fidanzata? et similia, POCO MALE.

Ma ogni tanto va in onda un bel film o un programma interessante (stasera su F. De Andrè: oseranno infarcirlo con “minestroni orogel” o “vodaphonelifeisnow”?). Almeno esentate RAITRE dall’umiliazione, vi prego!

Badate bene che non sono uno di quei Savonarola che i pubblicitari li brucerebbero tutti. Certi spot mi divertono: avete presente la tipa che, dopo essersi allenata “alla Rocky”, riesce a dire DI PARMA?

E non dimentico che Fellini, Tornatore, G. Muccino ecc. hanno lavorato (bene) nel settore.

Però si potrebbero concentrare gli spot in finestre tipo CAROSELLO. Gli sponsor calerebbero? Chissenefrega degli sponsor! Vuol dire che alla RAI avrebbero meno miliardi e meno direttori generali!

Published in: on gennaio 9, 2009 at 2:54 pm  Comments (4)  
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