letture di fine agosto (Nothomb, Scurati e ….)

Un romanzo banale basta leggerlo una volta (magari saltando di frase in frase), un romanzo originale richiede due letture, la seconda più approfondita della prima.

CAUSA DI FORZA MAGGIORE l’ho letto tre volte. Anche perché è molto breve, un centinaio di pagine.

Una storia deliziosamente irreale, come sono tutte le storie della Nothomb.

Per darvi un’idea di quanto è irreale, vi riassumo la TRAMA. Se non volete sapere come va a finire, saltate le prossime tredici righe.

Un impiegatuccio, scontento della vita e solo come un cane, riceve una visita. “Mi chiamo Olaf, debbo fare una telefonata urgente. Posso?” Mentre fa il numero Olaf muore. Scopriremo poi che Olaf era svedese, ricchissimo (ricchezza di origini più che sospette), aveva una villona a Versailles e una moglie incredibilmente bella.

Come Mattia Pascal, l’impiegatuccio diventa Olaf (l’altezza, l’età e la foto sui documenti permettono lo scambio). Alla fine del romanzo vive beatamente in Svezia e si occupa di arte moderna, per compiacere la (bellissima) moglie.

Storia assurda come dicevo, ma ben raccontata. Dialoghi brillanti, continue bevute di champagne (LEI vive quasi unicamente di champagne ben ghiacciato e di visite ai musei) e lapidarie considerazioni sulla morte, la qualità della vita e i debiti (“se hai un grossissimo debito, sarà la banca a non farti fallire”: questo è verissimo). Insomma mi è piaciuto.

NON mi è piaciuto IL BAMBINO CHE SOGNAVA LA FINE DEL MONDO, scritto nel 2008 sfruttando due casi di clamorosa cronaca nera: i fatti (anzi, fattacci) di Rignano Flaminio e della comunità di Pierino Gelmini.

Nel romanzo i due “casi” vengono mischiati tra loro e trasferiti a Bergamo, dove il protagonista (docente universitario e giornalista) indaga malvolentieri, sempre più incerto se credere o no alle denunce delle mamme di una scuola elementare.

L’idea era buona, ma è stata sfruttata male.

E’ venuto fuori un minestrone troppo speziato. CI SONO TROPPE COSE: la pedofilia, la prostituzione, il razzismo (una delle accusate è nigeriana), il malcostume dell’università italiana (un prof concede favori e favoroni alle studentesse che ci stanno e si difende a muso duro: “siete voi che siete dei bigotti!”), gli incubi dei bambini, l’aborto, una setta pentecostale che vede il diavolo dappertutto e il cinismo dei media che gonfiano artificiosamente lo scandalo, ecc

Per stroncare adeguatamente questo romanzo dovrei rileggerlo. Ma non ne vale la pena.

Stroncherò invece con la dovuta calma un libro di Raffaele Morelli (intitolato CIASCUNO E’ PERFETTO) che mia moglie mi ha prestato. 160 paginette di Oscar Mondadori.

Morelli è un bischero, lo dico senza paura di querele. Questo manualetto di “igiene mentale”, infarcito di saggezza taoista e di psicanalisi reichiana, è un bersaglio affascinante.

Mi scatenerò, credetemi.

LA CANZONE DEL TARLO

Ho sentito questa canzone la prima volta negli anni ’60 da Giampaolo Bonani, veronese.

L’ho risentita tempo fa alla radio, non so quale. Mi pare bella e attuale. Perciò la trascrivo, anche se credo che ne esistano diverse versioni.

LA DEDICO AL TARLO. Povero tarlo, condannato dalla tua nevrosi a lavorare lavorare lavorare, accumulare accumulare accumulare, e poi… ERA MEGLIO SE TI GODEVI LA VITA, tarlo, era meglio se pensavi alla qualità della vita e non solo al profitto.

E POVERI ANCHE QUELLI CHE HANNO CONVISSUTO CON TE, tarlo, con uno che pensava solo a rodere il legno. So di cosa parlo.

In una vecchia casa

piena di cianfrusaglie

di storici cimeli

ed anticaglie

c’era una volta un tarlo

di discendenza nobile

che incominciò a mangiare

un vecchio mobile.

Avanzare con i denti

per avere da mangiare

e mangiare a due palmenti

per avanzare:

il proverbio che il lavoro

ti nobilita nel farlo

non riguarda solo l’uomo

ma anche il tarlo.

Il tarlo in breve tempo

grazie alla sua ambizione

accelerò il suo ritmo

di produzione;

andando sempre avanti

senza voltarsi indietro

riuscì ad avanzar

di qualche metro.

Farsi strada con i denti

per mangiare, mal che vada,

e mangiare a due palmenti

per farsi strada;

quel che poi rimane indietro

non importa che si perda:

ci si accorge prima o poi

ch’è soltanto merda.

Per legge di mercato

assunse poi per via

un certo personale

a mezzadria;

di quel che era scavato

grazie al lavoro altrui

una metà se la

mangiava lui.

Avanzare per mangiare

qualche piccolo boccone

che dia forza di scavare

per il padrone;

l’altra parte del raccolto

ch’è mangiato dal signore

prende nome di maltolto

o plusvalore.

Poi col passar degli anni

venne la concorrenza

dotata della stessa

intraprendenza;

il tarlo proprietario

ristrutturò i salari

e organizzò dei turni

straordinari.

Lavorare a perdifiato

accorciare ancora i tempi,

perchè aumenti il fatturato

e i dividendi;

ci si accorse poi che è bene

anziché restare soli

far, d’accordo tutti insieme,

dei monopoli.

Si sa com’è la vita:

giunto ormai al traguardo

il nostro tarlo si

beccò un infarto.

Sulla sua tomba è scritto

PER L’IDEALE NOBILE

DI ROSICCHIARE TUTTO QUANTO UN MOBILE

QUESTO TARLO VISSE

e morì.

Published in: on dicembre 9, 2008 at 3:48 pm  Lascia un commento  
Tags: , , ,