LA SCUOLA CATTOLICA di Edoardo Albinati

Dieci giorni fa avevo promesso di leggere bene il romanzo di E. Albinati.
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Promessa mantenuta.

La prima volta avevo sorvolato le pagine con il metodo skimming.

Do you like skimming? E’ un metodo di lettura veloce. L’ha sperimentato anche W. Allen: “Mi ha permesso di leggere GUERRA E PACE in un’ora. Posso dirvi che l’azione si svolge in Russia”

La prima lettura (parlandone seriamente) mi aveva permesso di individuare l’episodio chiave (il Delitto del Circeo, descritto molto bene nelle pagine 473-485). E di valutare negativamente il clima lassista della scuola che gli assassini (A. Ghira, A. Izzo e G. Guido) e lo stesso Autore frequentavano negli anni ’70. Non mi era sfuggito un’episodio importante: uno degli studenti poi coinvolti nel delitto del Circeo era stato convocato dal Preside per un grave atto di bullismo… e se l’era cavata con un predicozzo (niente sospensione, niente nota sul registro!)

Però, sorvolando così le pagine, non mi ero accorto che Berlusconi veniva additato con campione esemplare della borghesia italiana. Pagine 515-518 (ma il nome di 10 lettere con iniziale B non era entrato nel mio campo visivo)

Allo stesso modo dalla lettura integrale di questi giorni ho appreso un sacco di cose sull’autore

  • nell’anno 1975 (l’anno del Delitto) ha visto 39 film, da BARRY LYNDON a VOGLIO LA TESTA DI GARCIA
  • considera la pallavolo uno “sport isterico”
  • il più grande personaggio storico, per lui, è Gesù; il Gesù ribelle, sovvertitore, che scaraventa a terra i banchetti dei mercanti nel tempio, che sostiene che siamo tutti fratelli, che contesta le gerarchie religiose
  • ritiene che tutti, più o meno, siamo masochisti e “proviamo un sentimento di dipendenza… non potendo vivere se una determinata persona non esercita su di noi il suo influsso, benevolo ma anche severo…”
  • detesta i writers “quei pipparoli che imbrattano muri con i loro monotoni scarabocchi…”
  • ha provato, in quanto scrittore, invidia per il successo di VA DOVE TI PORTA IL CUORE

In sintesi, le quasi 1300 pagine di LSC contengono una specie di autobiografia dell’autore, farcita di digressioni storico-sociologiche e di vecchie barzellette (tipo quella del prete e della suora che fecero “come si fa tra moglie e marito”).

Meritato il Premio Strega? Per dirlo dovrei leggere le altre 4 opere. Ma per questo mese basta così…

Published in: on luglio 20, 2016 at 12:54 am  Comments (4)  
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cosa devo mettere nella valigia?

Porterò certamente due romanzi nuovi (quello di Silvia Avallone e quello di Antonio Pennacchi, che si sono contesi il Premiostrega); e aggiungo 3 libri che ho letto mooooolto frettolosamente in passato e adesso (che ho tanto tempo a disposizione) voglio rileggere con calma:

  • LE NEBBIE DI AVALON (Marion Bradley): era un “testo jolly” per BOOKLAND, ma alla fine dell’anno la stessa classe che l’aveva proposto lo bocciò
  • SIPARIO, L’ULTIMA AVVENTURA DI POIROT (Agatha Christie): diversamente da Conan Doyle, lei è riuscita a seppellire il suo detective.
  • I DIALOGHI DEGLI AMANTI (Francesco Alberoni): maldestro (almeno a una prima lettura) tentativo letterario di un sociologo.

Non porterò con me, invece, IL LIBRO DELLE ANIME. L’autore della BIBLIOTECA DEI MORTI ha allungato il brodo del primo romanzo per questo insulso sequel e (temo) prepari altre centinaia di pagine sul tema: ci sarà la fine del mondo (a mezzo asteroide) per il 9 febbraio 2027?

Credetemi sulla parola: non vale la pena di leggerlo, nonostante il battage pubblicitario che lo ha accompagnato.

STABAT MATER, romanzo di Tiziano Scarpa

Pubblicato da Einaudi, ha vinto il premio Strega per il 2009.

Vinto meritatamente secondo me: mi è molto piaciuto. Confesso però che non ho letto gli altri romanzi in gara. Ad esempio non ho letto il bambino che sognava la fine del mondo, classificatosi al secondo posto.

Poco male, ho tutta l’estate per colmare la lacuna. E’ una pacchia avere così tanti romanzi da leggere: sono sicuro di non annoiarmi.

Quanto a Stabat Mater, lo avevo scorso velocemente a Febbraio, ma adesso (dopo che ha vinto lo Strega) l’ho riletto per bene.

Trama. All’inizio del ‘700, a Venezia, Cecilia è un’orfana che impara a suonare il violino nell’Ospedale della Pietà. La sua condizione è tristissima e il suo sonno è tormentato da incubi spaventosi. Per reagire alla disperazione scrive (su tutti i pezzetti di carta che trova) lettere alla madre immaginaria, che non vedrà mai.

Più che lettere sono le pagine di un diario. Che comincia così:

Signora Madre, è notte fonda. Mi sono alzata e sono venuta qui a scrivervi. Tanto per cambiare anche questa notte l’angoscia mi ha presa… so come devo fare per non soccombere.

130 pagine dopo, Cecilia getta in mare l’ultima lettera alla Signora Madre. Ha deciso che non le scriverà più. Si è imbarcata su una nave diretta in Oriente. Travestita da uomo: particolare romanzesco poco credibile, ma nei romanzi succede sempre qualcosa di poco credibile.

Altrettanto poco realistico è il rapporto tra don Antonio Vivaldi (che insegnava musica all’Ospitale) e Cecilia. Troppa confidenza, fin dalla prima lezione a pagina 95.

Impensabile che una povera orfanella si potesse rivolgere (in pubblico) a un prete non più giovane (Vivaldi aveva 38 anni quando compose la Judith Triumphans in cui Cecilia si cimenta con entusiasmo) e già apprezzatissimo dagli aristocratici di Venezia senza chiamarlo “reverendo” o almeno “signore”. La società settecentesca era molto formale. In molte famiglie i figli davano del voi a genitori e nonni ecc.

Di più, Cecilia salta su (davanti a tutte le suore e alle concertiste) a criticare i Concerti per violino e orchestra (le Quattro Stagioni) dicendo “è infantile imitare i rumori del mondo, le uniche cose che la musica è in grado di imitare sono le nostre idee!” e Vivaldi, senza scomporsi, “Hai ragione, è la cosa più stupida che ho scritto…” Ma dai, andiamo…

A parte questi (perdonabili) difetti, il romanzo-diario è veramente bello. Molto crudo in certe pagine (all’inizio), ma poi c’è la consolazione della musica…

A pensarci bene, la protagonista è proprio la musica: violini, violoncelli, oboi… E le voci delle “putte” dell’Ospedale, in gara con gli altri tre Orfanotrofi di Venezia.

Non mi meraviglierebbe vedere sullo schermo una storia così struggente: i film in costume sono costosissimi, ma potrebbe venir fuori un capolavoro.

Published in: on luglio 6, 2009 at 9:04 am  Comments (5)  
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