Dalla Calabria alla Sicilia con una pista ciclabile? Si può fare, si può fare…

Quando ho saputo che un ministro della nostra Repubblica delle Banane ha ipotizzato una pista ciclabile attraverso lo Stretto non sapevo se ridere o piangere.

Motivi per piangere ce ne sarebbero. Ma che minchia di governo è? Non riusciamo a evitare l’acqua alta a Venezia, gli ingorghi nel Raccordo Anulare, i disastri ferroviari ecc ecc e pensiamo ancora ai ponti faraonici?

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Però è meglio ridere che piangere.

Quindi espongo alcune ideuzze all’immancabile Commissione, sperando di essere cooptato.

  1. Pista ciclabile sopra le nuvole. Sarebbe una grande attrattiva turistica. Percorrere l’Arcobaleno da Gioia Tauro a Taormina mentre dal cielo Judy Garland canta OVER THE RAINBOW. Non è difficile: basta vivere in un cartone animato.
  2. Pista ciclabile sopra l’acqua (già progettata dall’ing. Cane). Presenta alcune difficoltà. Come ogni ciclista sa lo spostamento d’aria provocato dai veicoli e dai treni crea problemi di stabilità. A questo inconveniente si può ovviare obbligando tutti a viaggiare a passo d’uomo oppure riservando ai ciclisti una pista centrale, con due quinte laterali di alberi (almeno 40 metri di larghezza ciascuna)
  3. Pista ciclabile in fondo al mare. Basterà che Mosè divida le acque tra Tirreno e lo Ionio a intervalli regolari. Attenzione! Anche Mosè ha bisogno di riposarsi! Perciò sarà opportuno assumere almeno 36 Mosè per i necessari turni.
  4. Spostamento della Sicilia. Usando appositi martinetti e impiegando qualche milione di operai l’isola sarà traslata verso Nord più o meno all’altezza di Maratea. I costi potranno essere ridotti affidando la direzione dei lavori a Polifemo e agli altri Ciclopi (durante l’esecuzione dell’opera si mangerebbero tutti gli operai)

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Published in: on settembre 4, 2020 at 12:16 pm  Comments (6)  
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mi piaci, che ci posso fare…

L’esegesi di questo antichissimo testo, scritto (secondo il parere pressocché unanime degli storici) negli ultimi anni del secondo millennio, ha sempre rappresentato un vero rompicapo per gli studiosi.

IN SINTESI, l’autore (o l’autrice, secondo la scuola oxoniense) si nasconde dietro lo pseudonimo di Alex e lamenta i soprusi che una misteriosa persona (di cui non viene mai fatto il nome) gli infligge. Ad esempio, provoca risse in birreria (e i cazzotti li prende lui), perverte la mite natura di un cagnolino trasformandolo in una belva antropofaga, si porta dietro la madre, lo manda in bianco, ecc.

INSOMMA, lo ha reso infelice (“da quando sto con te… ho pianto”): eppure lui ripete ossessivamente MI PIACI, MI PIACI, CHE CI POSSO FARE, MI PIACI…

Cominciamo col dire che, con il dovuto rispetto per le tesi di Shortest Long e dei suoi seguaci, il protagonista non può essere UNA protagonista. Basta conoscere la lingua italiana di allora per capirlo: “cominciai a fare il cretino” ha una forte connotazione maschile, “siamo andati… siamo usciti” non è neutro come in inglese!

A parte gli aspetti grammaticali, l’inspiegabile rassegnata passività di ALEX è psicologicamente incompatibile con le usanze delle donne di quell’epoca…

IL VERO PROBLEMA è comunque: COME FA A PIACERGLI UNA ROMPIBALLE COSI’?

L’ipotesi più diffusa (ma a mio parere non del tutto convincente) è che ALEX fosse affiliato a una setta religiosa a quel tempo molto diffusa: i Masochisti. Costoro si sottoponevano a bizzarre forme ascetiche, a cui erano preposte speciali sacerdotesse, definite “PADRONE”, che officiavano i loro riti in speciali tempietti illuminati da simboliche luci rosse.

Ma qui non si nominano né luci rosse, né fruste, né mi pare che possa essere definita PADRONA la misteriosa persona a cui ALEX dichiara il suo amore-odio.

Ritengo perciò si possa accettare come più plausibile l’ipotesi “politica” di Biggest Small, dell’Imperial College.

Le parole di MI PIACI sarebbero (secondo Small) una velata allusione a un demagogo di quell’epoca, che inspiegabilmente affascinò il popolo italiano per quasi vent’anni.

Pur avendo dimostrato in più occasioni la propria insipienza e il proprio dilettantismo, costui venne ripetutamente eletto a capo del governo. Era una specie di Pifferaio di Hamelin: più cazzate diceva e più lo applaudivano.

Basterebbe il suo folle progetto (fortunatamente mai realizzato) di congiungere la Calabria alla Sicilia con un ponte che si sarebbe dovuto chiamare PONTE SILVIO (o Ponte Milvio, le fonti non concordano) a dimostrare che tipo fosse. EPPURE PIACEVA…

Tanto che si tramanda ancora la leggenda di questo Ponte Milvio che era decorato di “lucchetti” (pare si trattasse di oggetti magici), a testimonianza degli incantesimi prodotti da Milvio Berlusconi.