La prima volta che… mi accorsi che non c’era da fidarsi dei grandi

Andavo alle elementari, in quinta. C’era un concorso radiofonico: UN AMICO CHE VALE UN TESORO.

La Rai chiese a me e a millantamila miei coetanei di scrivere a Via Arsenale 21 (Torino) su quale fosse il nostro personaggio preferito.

Scelsi Paperino.
don
Avrei scritto Tiramolla sulla lettera. Era un personaggio che mi piaceva molto per la sua pigrizia (ma diventava riluttante alleato nelle imprese di Cucciolo e Beppe). Però Tiramolla nell’elenco (che comprendeva eroi come Sandokan e Nembo Kid) non c’era.
tir
Alla fine chi vinse?

Dopo il turno eliminatorio, gli ottavi di finale, i quarti ecc in finale arrivarono

  1. i Ragazzi del libro Cuore
  2. Procopio (che vinse), personaggio creato dal fumettista L. Landolfi per il settimanale Vittorioso

Mi sono sempre rifiutato di accettare quel risultato.

  • anche se il Vittorioso aveva una discreta tiratura non era all’altezza di Topolino (che in quegli anni stampava più di un milione di copie); L’Intrepido vendeva circa 700.000 copie la settimana e neanche Il Monello scherzava… possibile che un poliziotto italo-americano col naso a patata piacesse tanto?
  • ancora meno convincente il successo di Garrone, Derossi etc; anche ammettendo che decine di migliaia di maestre lavassero il cervello dei loro alunni tanto da far loro votare in tal senso, quanti voti potevano ottenere?
  • non venne comunicato il numero dei voti, ma io e tanti miei coetanei eravamo convinti che si trattasse di una bufala enorme; e continuo a pensarla così

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Published in: on giugno 17, 2016 at 11:09 pm  Comments (3)  
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MISTER GWYN, romanzo diversamente bello

L’ho letto due volte (è corto) e mi sa che lo rileggerò. Per il momento noto che Alessandro Baricco (d’ora in poi, AB) non riesce più a scrivere bene come agli inizi (ad es. Castelli di rabbia e Novecento).

Già EMMAUS mi aveva deluso. Adesso non so decidermi se considerare questo Mr. Gwyn una sublime sciocchezza o un lavoro-dignitoso-che-magari-con-più-calma-poteva-essere-bellissimo.

Intanto elenco i principali pregi e i principali difetti del romanzo:

  • segnala a pag. 69 una bellissima storia di Paperino disegnata da Carl Barks e letta dal protagonista; si tratta di Paperino e il paese dei Totem (Land of the totem poles), pubblicata in Italia nel 1950; come faccio a non volerti bene, AB, quando mi citi storie così?
  • il protagonista, oltre a leggere fumetti d’annata, vive a Londra, tra Camden e una “enorme libreria” presso Charing Cross (penso che la libreria sia Foyles): a pag. 145 AB sembra infastidito dalle dimensioni degli “odiosi supermercati del libro” (ce ne fossero da noi, librerie come Foyles…)
  • AB ha creato nomi originali: John Septimus Hill, Tom Bruce Shepperd, Jasper Gwyn (il protagonista), Akash Narayan, Klarisa Rode… (può bastare a farmi piacere questo romanzo? mah…)
  • la trama è più strampalata dei delitti su cui indaga Don Matteo a Gubbio; dopo ve la riassumo, se proprio ci tenete… per ora mi limito a una domanda: perché tanti personaggi devono mostrarsi completamente nudi allo sguardo del protagonista? è una allegoria della verità? o serve per dare un po’ di pepe a una storia tuttosommato noiosa?
  • i dialoghi sono una frana; è vero che i dialoghi sono la difficoltà maggiore per un narratore (attribuire a ciascun personaggio un diverso codice linguistico e diverse capacità espressive: è questo che ha fatto grandissimi Cervantes, Hemingway, Somerset Maugham, Maupassant, Tomasi di Lampedusa…)
  • a pag 36 c’è un’affermazione perentoria: “tutti i veri scrittori odiano quel che c’è attorno al loro mestiere” cioè i soldi, i contratti con le caseditrici, gli agenti; non so chi siano i “veri” scrittori per AB, ma (a quanto ne so) Camilleri, Follet, Grisham, King, lo stesso Hemingway la pensano (pensavano) diversamente
  • avevo digerito a fatica il “sorriso ben fatto” di EMMAUS; sono disposto a sorvolare sul “dignitoso calore” con cui Jasper e un diversamente giovane si salutano a pag 67 (gli inglesi conoscono bene la dignità, non il calore…); quello che non posso sopportare è “un’eternità minuscola”: what the fuck does it mean eternità minuscola?
  • altra domanda: il diversamente giovane di cui sopra trasporta la sue lampadine con un vecchio scatolone di pasta italiana sigillato con un largo scotch verde… era necessario per l’economia della storia che lo scatolone fosse vecchio, la pasta fosse italiana e lo scotch fosse verde?

Siete ancora qui? Peggio per voi. Eccovi la TRAMA ESSENZIALE.

Jasper, il protagonista, è stato un romanziere di un certo successo. Ma si è stancato di scrivere (autobiografico?) e decide di cambiare genere. Con l’aiuto di una giovane diversamente magra si mette a “scrivere ritratti” di gente nuda. All’inizio va tutto bene, poi una giovane ricca e stronza rovina tutto.

(Noto che da un po’ di tempo nei romanzi di AB compare una riccaestronza che rovina tutto. Altro spunto autobiografico?)

Infine Jasper scompare. Ma nel mondo appaiono altri suoi romanzi, tra cui uno incompiuto: contiene i capitoli finali (terzo e quarto), mancano il primo e il secondo.

Magari nel suo prossimo romanzo AB scriverà quei due capitoli mancanti.

Così tutti noi potremo andare a letto contenti e rilassati.
bariccototem

Published in: on dicembre 26, 2011 at 5:27 pm  Comments (7)  
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JANE EYRE, by C. Fukunaga

Per me, quelli che stravolgono un testo letterario per inseguire i gusti del pubblico andrebbero cosparsi di pece e rotolati nelle piume di gallina (o altri pennuti). E’ la classica punizione che nel vecchio West era riservata ai bari, ai truffatori e ai falsari.

Molti esempi potrebbero essere elencati qui. Ad esempio IL GIRO DEL MONDO IN 80GG, una bischerata Disney del 2004, in cui Passepartout è cinese e A. Schwarzenegger interpreta un principe turco. E adesso arriva una nuova edizione dei Tre Moschettieri, che promette di essere anche peggio. Parodia per parodia, preferisco Paperino moschettiere!!!!

Fortunatamente non è sempre così.

I classici, soprattutto nel cinema inglese, vengono rispettati. Come in questo caso.

Per chi non conoscesse la trama di JANE EYRE, classico che più classico non si può (da quelle parti è popolare come da noi i Promessisposi), la riassumo qui.

LUI (riccone) si innamora di LEI (poverissima). Lei riama ma, quando si accorge che Lui ha moglie (pazza, ma legittima), fugge disperata. Meglio povera che disonesta (altri tempi…). La vuol sposare L’ALTRO (un prete anglicano, gentile ma un po’ loffio). Lei torna da Lui, che un terribile incendio ha reso cieco e vedovo. Love for ever.

Come dicevo, la storia non è stata stravolta. Fedeltà encomiabile. Ho controllato alcune battute, tipo “Vedo nei vostri occhi un uccellino curioso, chiuso in una gabbia…” C’è. C’è nel testo, capitolo 14.

Ne è venuto un film da Oscar. Stupenda la fotografia e i costumi (la concorrenza è temibile: THE TREE OF LIFE per la fotografia, ANONYMOUS per i costumi). Notevole anche la colonna sonora di Dario Marianelli, che ha beccato la statuetta nel 2006 per ORGOGLIO E PREGIUDIZIO (film che presenta notevoli analogie con questo, come ha giustamente notato Alessia in http://firstimpressions86.blogspot.com/2011/08/jane-eyre.html).

Bravi gli attori:

  • Mia Wasikowska (la protagonista)
  • Judi Dench (sempre brava, ci potrebbe scappare una nomination)
  • Romy Settbon Moore (l’alunna bilingue di Jane; appena 10 anni, ha sicuramente un futuro)
  • Jamie Bell (ve lo ricordate Billy Elliot, quel magrolino che ballava…? Ecco, è lui)
  • Michael Fassbender (già notato nei panni di C. G. Jung; quando chiede a Jane di parlargli dei suoi ricordi d’infanzia, ti aspetti che lei si sdrai sul lettino della psicanalisi; invece no, niente lettino… questo è un film puritano, in cui si ama solo in posizione verticale).