il derby del BAH (in appendice, saggio linguistico su “l’école buissonnière”)

Perché li ho visti?

  • per puro masochismo?
  • perché è quaresima?

Insomma è andata così: ho messo sui 2 piatti della bilancia due commediole italiesche.
mmmbeata
“Signore e signori, ladies and gentlemen, damen und herren! Alla vostra sinistra, in rappresentanza della Medusa Distribution, potete ammirare MAMMA O PAPA’, durata 90 minuti, con Paola Cortellesi e Antonio Albanese! LEI (ingegnere di alto livello) e LUI (brillante ginecologo) divorziano e si accorgono di avere 3 figli. Litigano per averli con sé? Al contrario, litigano per non averli!”

“Alla vostra destra, per i colori della 01 Distribution, BEATA IGNORANZA, durata 102 minuti, con Marco Giallini e Alessandro Gassmann. Due ex-amici, in passato innamorati della stessa donna, si ritrovano a insegnare nello stesso liceo; il prof di italiano (che detesta i computer e le chat) sfida quello di matematica a “staccare”  drasticamente, uscendo dal mondo digitale per un mese; ma vale anche il reciproco…”

Per entrambi il giudizio è BAH.

Nel calcio sarebbe uno ZERO A ZERO. Ma se è una partita di basket (dove non si può pareggiare) diciamo che dopo 4 tempi supplementari prevale la Raicinemesca lode dell’ignoranza. A far pendere la bilancia in suo favore, per me, è la tirata contro il registro elettronico del prof di italiano (che viene considerato un “cattocomunista” dal suo avversario, ma in realtà è un anarchico).

Per chi non lo sapesse, il registro elettronico permette ai genitori di conoscere (oltre ai voti) quante assenze ha collezionato l’amata progenie. Questo pare all’anarchico prof Giallini una gravissima violazione della privacy: “bigiare la scuola (*) è un diritto sacrosanto, arricchisce la personalità, fa crescere… io passavo ore sulle panchine di Villa Borghese a leggere IL GIOVANE HOLDEN…”

(*) bigiare, ovvero

  • fare fuga
  • fare fughino
  • fare forca
  • fare sega
  • far berna
  • bucare
  • scavallare
  • allunare
  • salare
  • marinare la scuola (arcaico)
  • andare in marina
  • far vela
  • to play hooky (in USA)

hooky

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Tre film (un BAH e 2 AL DI SOPRA DEL BAH) all’inizio di Novembre

Comincerò con il BAH (senza infamia e senza lode)
due
Due amiche sulla 40ina e un Toyboy. Un po’ si ride (più per merito della signora Virzì che della poco espressiva Cortellesi) ma nell’insieme manca il ritmo, come succede spesso in storie scritte per il teatro. Molte battute, poca azione: l’ultima battuta (preferisco le zie!) va benissimo mentre scende il sipario, ma al cinema non funziona.
guerrblunt
Al di sopra del BAH classifico IN GUERRA PER AMORE e LA RAGAZZA DEL TRENO

IN GUERRA PER AMORE parte molto bene (lo sbarco degli Americani in Sicilia con la benedizione della Mafia; le statue della Madonna e del Duce in competizione tra loro ecc); poi si perde con gag non necessarie, come la “strana coppia” del Cieco e dello Zoppo; infine la tragica fine del tenente Catelli, che è simbolicamente il primo delitto (impunito) della Mafia post bellica; ho apprezzato la citazione di una famosa foto di Robert Capa.

capa
Come avevo scritto qui, il treno è il più cinematografico dei mezzi di trasporto (soprattutto se non va troppo veloce). Dai finestrini puoi vedere molte più cose di quelle che si possono vedere da un’auto e da un autobus. Se sei H. Bogart, P. Newman, Fernandel o J. Irons.

In questo caso a scrutare la realtà e i suoi lati nascosti è Emily Blunt. Pendolare e ottima osservatrice (quando non beve troppo), scopre che Megan non è la fedelissima moglie che tutti credono.

Conoscevo il romanzo e posso dirvi che la versione cinematografica è fedele. Siamo nei sobborghi di NYC e non di Londra, ma a essere uccisa è sempre Megan, ad opera di…. (stavolta non ve lo dico! vedetevi il film; merita)
train

Published in: on novembre 6, 2016 at 10:51 am  Comments (1)  
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a proposito di MALEFICENT e del suo (inspiegabile?) successo

In questa stagione sono più pigro del solito.

In particolare non ho lo sbattimento di recensire i film che abbiamo visto.

Bisogna rimediare. Entro la settimana elencherò i migliori (“al di sopra del BAH”) i BAH e le fetecchie.

Tra i BAH (=occasione mancata, qualche lode e qualche infamia) annovero MALEFICENT, la storia (loffia) della strega che lanciò la malapasqua sulla figlia del re (in seguito nota come Bella addormentata in the wood).

Sono sicuro che sia un BAH? Yes, I am.

Come spiegare il successo al botteghino? I quasi 13milioni di incasso, in una stagione moribonda come questa?

  • il pubblico femminile? nella storia, quasi totalmente stravolta rispetto alla tradizione, i maschietti sono una delusione; il bacio del vero amore (l’unico che può svegliare la principessa) NON è quello del Principeazzurro (un vero babbeo), ma proprio quello della Maleficenta.
  • il buonismo di fondo, in base al quale i “cattivi” non sono mai del tutto cattivi? per la verità, anche a me ogni tanto vengono i “cinque minuti” di incazzatura (durante i quali stramaledico principi e principesse) ma poi mi calmo; possibile che a questa qui i cinque minuti durino 16 anni?
  • c’è guerra e un bel po’ di morti? ai brufolosi adolescenti che hanno popolato le sale per LO HOBBIT (con annesso drago) piace qualsiasi storia dove muore tanta gente…

Morale della favola: quasi 2 milioni di biglietti staccati.

Superando Bilbo, il Lupo di WS, Spiderman, Verdone, Christian “colpi di fortuna” Desica e la Cortellesi.

(in attesa di riprendere la gallery delle COPPIE INDIMENTICABILI) i film visti a FEBBRAIO

Febbraio è un buon mese per me. Arrivano in sala film che i distributori non hanno voluto contrapporre ai cinepanettoni e ai soliti banali.

Perciò, cominciando dalle stelle e poi scendendo verso le stalle,

  • 12 ANNI SCHIAVOcome ho già scritto oscar meritato, almeno considerando che AMERICAN HUSTLE appartiene a quella categoria di commedie (che non è mai piaciuta ai moralisti dell’Academy) in cui i furfanti riescono più simpatici dei Tutori dell’Ordine
  • SAVING MR. BANKS – un paio di gradini sotto; molto brava Emma Thompson (nomination all’Oscar) che si conferma attrice di gran classe; un po’ banale Tom Hanks; complessivamente una commedia elegante dove non ci si annoia mai
  • MONUMENTS MEN – a me è piaciuto poco (mentre il resto della ballotta ha applaudito); mi sembra un po’ freddo; da uno squadrone di attori così mi aspettavo di più; comunque è bello che al pubblico internazionale sia presentata una storia (sostanzialmente vera) in cui l’obbiettivo non è il solito mucchio di miliardi o la formula della benzina a base di popcorn
  • TUTTA COLPA DI FREUD – Freud non ha responsabilità alcuna nella realizzazione di questa commediola con troppi personaggi inutili (in Italia c’è sempre qualche amica/o da far lavorare…); il protagonista (Marco Giallini, che comunque si merita la pagnotta) non è un vero psicoterapeuta, ma si limita a dare consigli NON DISINTERESSATI al potenziale genero (Alessandro Gassmann, con 2 enne) su come ci si libera del passato
  • SOTTO BUONA STELLA – Ci vuole proprio la verve di P. Cortellesi per tenere a galla questa storia; l’inizio sa di stantio: l’uomo-di-successo che finisce improvvisamente col culo per terra è diventato un luogo comune; il finale è iperprevedibile; torno a dirlo: senza la Cortellesi avrei impresso il timbro NMLR (Non Merita La Recensione) come ho fatto, invece, sul bisiesco LA GENTE CHE STA BENE

Detto ciò mi preparo ad affrontare le coppie celebri del cinema comico (prescindendo da legami affettivi al di fuori del set).

Da chi comincerò? Da Oliver e Stan?stan

drogati dalla televisione…

DOMANDINA FACILE FACILE. Cosa hanno i comune i sottoelencati personaggi, oltre ad essere protagonisti di film di grande successo (in fondo al post, se ci arrivate vivi, potete leggere la graduatoria)?

  • Paola Cortellesi
  • Claudio Bisio
  • Checco Zalone
  • Ficarra&Picone
  • Luca&Paolo
  • Antonio Albanese
  • Luciana Littizzetto
  • Raoul Bova
  • Alessandro Preziosi
  • Aldo Giovanni&Giacomo

Risposta: devono la loro popolarità alla TV.

NON VOGLIO DIRE che non siano bravi. Alcuni sono bravissimi (Albanese, per esempio), ma non si può negare che il “piccolo schermo” è il trampolino che li ha lanciati.

Se non li vedessimo continuamente in TV, magari negli spot di un telefonino o di un supermercato, non si riempirebbero le sale per i loro film, spesso mediocri (IMMATURI) o meno che mediocri (FEMMINE CONTRO MASCHI).

Mi rendo conto di non esagerare in fatto di originalità, ma LO DICO LO STESSO: il pubblico italiano è drogato dalla tv. Vediamo la faccetta o la facciona di X o Y sul piccolo schermo e l’andiamo a rivedere al cinema.

GRADUATORIA dei film più visti in Italia dal 1° gennaio

  1. CHE BELLA GIORNATA (Checco Zalone)
  2. IMMATURI (Raoul Bova, Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu)
  3. QUALUNQUEMENTE (Antonio Albanese)
  4. PIRATI DEI CARAIBI
  5. FEMMINE CONTRO MASCHI (Claudio Bisio, Luciana Littizzetto, Ficarra e Picone, Paola Cortellesi, Alessandro Preziosi)
  6. FAST AND FURIOUS 5
  7. IL DISCORSO DEL RE
  8. UNA NOTTE DA LEONI 2
  9. NESSUNO MI PUO’ GIUDICARE (Paola Cortellesi, Raoul Bova)
  10. LA BANDA DEI BABBI NATALE (Aldo, Giovanni&Giacomo)

(AGGIORNAMENTO del 14 luglio). E’ sorprendente che HABEMUS PAPAM abbia già fatto staccare più di 800.000 biglietti, nonostante Nanni Moretti non sia “televisivo” 


Commedie (e farse) all’inizio della primavera

Questo pomeriggio siamo andati all’Arlecchino. Proiettavano un film così così (dopo vi dico quale) e, quando siamo tornati a casa, abbiamo “messo su” il DVD di una delle più belle commedie di tutti i tempi.

Tanto per rifarci la bocca.

Apro una parentesi (vi avviso, sarà piuttosto lunga).

Mi chiedo perché siano così rare le commedie ben riuscite nel nostro cinema (ce ne sono, naturalmente, ce ne sono: elencherò in altra sede quelle che mi sono piaciute di più) e, se vogliamo cercare capolavori, i primi titoli che vengono in mente sono di genere drammatico: ROMA CITTA’ APERTA, LADRI DI BICICLETTE, LA CIOCIARA… fino a GOMORRA.

Inoltre, come è stato sentenziato, AGLI ITALIANI PIACCIONO DI PIU’ LE FARSE che le commedie vere e proprie. Era così in passato (da Petrolini a Totò), è così oggi:

  • TUTTI AL MARE è una farsa, nel senso che fa ridere (lo ammetto, ho riso anch’io) con situazioni e macchiette da commedia dell’arte (ad esempio, lo iettatore) e con battute vernacole che a Roma e dintorni funzionano sempre; ma qui in Val di Pado si ride poco a sentir ripetere continuamente “paraculo”, “figlio di mignotta”, “bucio de culo” ecc
  • un’altra farsa, in vernacolo toscano, ha rubato il titolo a AMICI MIEI (quello sì che era un capolavoro!): si ride in sala, ammetto anche questo, ma meno del previsto; più che altro mi ha fatto tornare in mente BELFAGOR L’ARCIDIAVOLO del 1966 (ma tra Ettore Scola e Neriparenti ce ne corre, per non parlare di Gassman)
  • farsa amara è QUALUNQUEMENTE; l’abbiamo visto in compagnia di un calabrese (pardon, un reggino) che continuava a commentare “è proprio così, da noi i sindaci si eleggono così…”; alcuni tra i miei amici lo hanno giudicato un capolavoro: bisognerà che lo riveda (magari in TV) perché proprio non me ne sono accorto
  • MANUALE D’AMORE 3 l’ho visto unicamente per sentire De Niro pronunciare battute in italiano; è un grande professionista, ma da solo non basta; siamo sempre nel genere farsa: Verdone, più che a Sordi, assomiglia sempre più a Fantozzi (il parrucchino, la porta dell’ascensore in faccia, i guerriglieri che lo prendono ostaggio) e Scamarcio che si nasconde dietro la porta perché è tornato il marito… che strazio!

Prova a differenziarsi dal farsume sopraelencato LA VITA FACILE, ma non merita la sufficienza; lo può apprezzare solo chi ama i panorami della Rift Valley. Elisa di Rivombrosa (la Puccini) non è credibile: si innamora a turno di tutti i maschi che le capitano a tiro, mantenendo SEMPRE LA STESSA ESPRESSIONE TRASOGNATA.

Veniamo infine a NESSUNO MI PUO’ GIUDICARE, il film da cui è iniziato questo interminabile post.

Se volevano una storia graffiante (tipo TUTTA LA VITA DAVANTI) questa graffia poco. Nessuno oggi si scandalizza se una 35enne, per tirare avanti, si improvvisa escort.

Semmai c’è troppa concorrenza.

Diciamo che si intrecciano una love-story tra i protagonisti (poco riuscita: né la Cortellesi né Bova sono convincenti come amanti) e una parte comica.

E le risate non mancano, soprattutto quando Rocco Papaleo fa le sue sparate razziste: “i negri sono una razza inferiore… sono andati in America e si sono messi a fare gli schiavi, mentre noi italiani siamo andati in America e abbiamo fondato la MAFIA… tutta un’altra organizzazione…”


Chiudo la parentesi piuttosto lunga.

Adesso dovrei dirvi quale bellissima commedia abbiamo visto, una volta tornati a casa. Ma il post ormai supera le 500 parole.

Ne parliamo la prossima volta. Adiòs.

DUE PARTITE, film di Enzo Monteleone

 

 

Un dramma femminile, di evidente origine teatrale (i due episodi si svolgono nello stesso soggiorno) con otto brave attrici.

Ora vi annoierò con una sintetica TRAMA, poi aggiungerò qualche considerazione sociologica.

1966 (Mina cantava “Se telefonando”): ogni giovedì pomeriggio 4 amiche sulla quarantina si ritrovano a giocare a canasta. Nella stanza accanto 3 bimbe  (le rispettive figlie) giocano “alle signore”. Una delle amiche (Beatrice, interpretata da Isabella Ferrari) è in “dolce attesa” e le amiche discutono con lei se sia giusto sacrificare carriera e ambizioni artistiche per i figli.

Circa 30 anni dopo (comunque nell’era della vecchia lira) Beatrice si è uccisa. Le 4 figlie si ritrovano nello stesso salotto dopo il funerale. Commentano come sia difficile il rapporto con gli uomini (nevrotici, opprimenti o insicuri). Una di loro addirittura non ha altro modo per diventare madre che ricorrere all’inseminazione artificiale. Fine del film (durato 94′).

Parlando con mia moglie, abbiamo esaminato la situazione delle protagoniste.

  • (negli anni ’60) le protagoniste NON LAVORANO; niente di strano, appartenendo a famiglie benestanti (parlano di Cortina, di viaggi all’estero, di colf); apparentemente stanno bene, ma viene subito alla luce che hanno sacrificato quasi tutto per il marito e i figli; una di loro è sul punto di far saltare in aria il matrimonio (ha anche avuto un amante, che però l’ha lasciata), MA NON CE LA FA, perché non ha il coraggio di dirlo a SUA MADRE, che le ha sempre fatto ‘na capa tanta sui doveri di una moglie (che si deve sempre sacrificare, ecc); insomma SONO INFELICI.
  • (trenta anni dopo) NESSUNA HA FIGLI; in compenso tutte lavorano e bene (pediatra, avvocato, concertista) e anche questo non è strano, in quanto nascono nelle famiglie benestanti di cui sopra; una sola (la concertista) è sposata; altre due convivono in modo più o meno fragile; la single è l’unica che vorrebbe avere un figlio a tutti i costi, forse per consolarsi della sua solitudine; sentono l’amicizia come un valore assoluto, molto più delle rispettive madri (che ogni tanto litigavano di brutto); SONO INSODDISFATTE COME LE MADRI, ma con un pizzico di speranza in più.

Alla fine, salta fuori un foglietto di carta ingiallita. Trent’anni prima uno dei mariti (mi pare quello di Beatrice) aveva trascritto una bella poesia di Rilke sull’amore. Non ricordo bene le parole della poesia (mi sa che devo andare a comprarmi il libro), ma il concetto è che verrà un tempo in cui le donne ameranno gli uomini (e viceversa) senza timori e angosce e sopraffazioni.

Quando trovo il testo di Rilke lo pubblico. Intanto accontentatevi di questa canzone, triste come il film.