MI RIFACCIO VIVO (Sergio Rubini, 2013)

Lo ridanno spesso su scaicinema. Rivedendolo, mi sembra meglio di come lo giudicai 2 anni fa.

TRAMA ESSENZIALE. Biagio, imprenditore sfigatissimo, vuol farla finita e si butta nel lago. Karl Marx, che ha le funzioni del dantesco Minosse, giudica e manda… all’Inferno quelli come lui. Ma forse c’è una via di scampo.

Commedia brillante, ben recitata da professionisti con la P maiuscola (Marcorè, la Buy, Solfrizzi, Rubini, ecc) meritava qualcosa di più del miserrimo incasso (manco un milione di euro!); un motivo c’è…
vivo
MOTIVO (dello scarso incasso): nel film si parla di morte, di Inferno e di Paradiso; il pubblico italiesco (che magari va a Messa la domenica) non ama questi temi; soprattutto odia l’idea che qualcuno (in questo caso il barbuto K. Marx) dia un giudizio definitivo su come sei vissuto e come sei morto.

Per cui ci si attacca al ferro di cavallo, al corno di corallo… e si spera di non morire mai.

Frank Capra lo può fare, Rubini no…

GIORNATA DELLA MEMORIA: libri e film

Sento dire spesso che la giornata della memoria (27/1) è diventata ormai uno stanco rituale e se ne potrebbe fare a meno.

Dissento con tutta l’anima.

Siamo in un mondo di cose effimere, dove quasi tutto viene dimenticato in fretta. Ad esempio, nell’estate scorsa c’è stata una vera e propria guerra nella Striscia di Gaza e adesso non se ne parla più.

Dunque, non dimentichiamo. E spero che la data del 27 gennaio 1945 sia ricordata per i secoli a venire, quando anche i nipoti dei nipoti dei nipoti degli ultimi superstiti di Auschwitz avranno chiuso gli occhi.

Consiglio di prendere (o riprendere) in mano i seguenti libri:

  • SE QUESTO E’ UN UOMO di P. Levi – L’orrore del Lager descritto da un sopravvissuto; è riuscito davvero a far comprendere i versi danteschi (fatti non foste a viver come bruti…) a Jean? cioè, ha testimoniato in modo convincente che la brutalità della vita non spegne la luce dello spirito? comunque basterebbe la poesia iniziale (meditate che questo è stato: vi comando queste parole…) a renderlo indimenticabile
  • IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE di J. Boyne – L’Olocausto visto con gli occhi di un bambino di 9 anni; qui prevale la fantasia (è impensabile che si possa scavare a mani nude una galleria sotto il recinto), ma la commozione c’è, eccome se c’è; ne hanno tratto un bel film (ne ho parlato)
  • STORIA DI UNA LADRA DI LIBRI di M. Zusak – Questa storia (che va dalla I guerra mondiale ai giorni nostri) è raccontata da un Narratore onnisciente: la Morte; lei ne ha viste tante: la persecuzione antisemita, le immense stragi provocate dalla guerra, le bombe che inceneriscono le città tedesche… ma rabbrividisce davanti alle camere a gas “i loro spiriti venivano verso di me e ci arrampicavamo fuori di quelle docce, sul tetto e più su ancora… nel respiro sicuro dell’eternità”

Questo è il mio modesto elenco. Dopo le immagini parlerò di film.
boyneleviprimoladra
Tre anni fa proposi una decina di titoli chiedendo a lettrici/lettori di indicare il loro preferito.

Ecco i più votati.

1 – TRAIN DE VIE (1998) – 3 voti – Atipico e surreale. A molti non piace per la sua illogicità (attraversare il fronte russo con un treno nel 1941? meshuggeneh!!!), ma molti altri lo trovano bellissimo.

2 – IL PIANISTA (2003) – 2 voti – E’ una storia vera; incredibile ma vera.

3 – SCHINDLER’S LIST (1993) – 2 voti – Forse il migliore in assoluto, da un punto di vista filmico. Però dura più di 3 ore…

4 – LA CHIAVE DI SARA (2010) – 1 voto – Colpisce come un pugno allo stomaco e sottolinea che l’antisemitismo era fortissimo anche a Parigi.

5 – MONSIEUR BATIGNOLE (2002) – 1 voto – Vedi sopra. Ma il finale è meno amaro.

A questi voglio aggiungere STORIA DI UNA LADRA DI LIBRI, versione del 2013. Film non perfettamente riuscito (nonostante l’ottima interpretazione di Geoffrey Rush). Però un bibliofilo come me non può non amarlo.

N. B. La voce della Morte è maschile (in Italia, Stefano Benassi). Per noi meridionali MORTE è femminile (muerte, mort, moarte), ma gli anglosassoni la vedono diversamente.

questa è la storia di Jess e di Leslie (un film di scuola, ma vi sconsiglio vivamente di farlo vedere in una scuola)

UN PONTE PER TERABITHIA è un film del 2007. Racconta dell’amicizia, prematuramente interrotta, tra un 13enne e una 13enne in una scuola rurale della Virginia

  • JESS appartiene a una famiglia povera (troppe sorelle; anche comprare un paio di scarpe da ginnastica mette in crisi il bilancio) e si sente trascurato dal burbero padre; in compenso ha un notevole talento per il disegno;
  • LESLIE è isolata dai compagni perché (orrore!) non ha in casa la TV; i suoi genitori sono ricchi, ma “alternativi”  (hanno insegnato alla figlia che la tivvù chiude i cervelli) e cambiano casa troppo spesso.

Due anime solitarie sono destinate a capirsi molto bene. Vi racconterò dopo la foto come va a finire (e capirete perché non è il caso di farla vedere a scuola); qui voglio solo accennare alla morale della storia: anche quelli che SEMBRANO CATTIVI manifestano alla fine aspetti positivi inaspettati.

  1. La prof “Bocca di mostro” Myers ha terrorizzato generazioni di scolari. Dimostrerà di avere un cuore. Fino alle lacrime.
  2. Janice Avery è campionessa di bullismo. Scopriremo a metà film che un padre alcoolizzato la picchia a sangue. Leslie le dà un consiglio utile e Janice saprà essere riconoscente (in modo molto muscolare).
  3. Anche Jack (il padre di Jess) è stato indurito dalla vita. Sembra insensibile ai problemi del figlio, ma saprà trovare le parole giuste nel momento cruciale. Lo interpreta Robert Patrick (lo spietato T-1000 in TERMINATOR 2).

terabithia
Adesso mi tocca spiegare come va a finire…

Ma lo faccio per una buona ragione. Devo prevenire chi avesse voglia di farlo vedere a una scolaresca (delle medie o delle superiori): questo è un film per adulti.

  • Anzitutto, i nostri alunni non sopportano l’idea della morte. Non l’accettano. Punto e basta. Ho avuto spiacevolissime esperienze a riguardo (genitori infuriati che mi accusavano di “traumatizzare” la loro prole, mostrando una realtà purtroppo innegabile). Se proprio volete far vedere il film a scuola FERMATEVI al minuto 66 (quando Jess va al museo con la prof. Edmunds).
  • Qualcuno (o qualcuna) chiederà perché i due protagonisti non si baciano mai. Lo avrebbero fatto sicuramente (l’amicizia tra adolescenti fa sempre un salto di qualità), ma sarebbe venuta fuori una love-storiella, dolciastra come tante…
  • Qualcuno (particolarmente stupido) chiederà: “Ma sono vere le storie che quei due vivono a Terabithia?”. Dimostrando di non aver capito un tubo. CREDETE A ME, E’ MOLTO FRUSTRANTE FARLO VEDERE A GENTE IMMATURA.
Post scriptum. Se vi sembra di riconoscere certi paesaggi, non vi sbagliate: l’hanno girato in Nuova Zelanda (come ILSIGNOREDEGLIANELLI). E se la voce di Leslie vi è familiare NIENTE DI STRANO: la doppiatrice italiana è la stessa di Hermione Granger.
Published in: on Mag 14, 2012 at 9:48 am  Comments (11)  
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BIANCA COME IL LATTE ROSSA COME IL SANGUE (250 pagine lette in apnea)

Alessandro D’Avenia (siciliano) è un blogger e un prof. Anche se non lo dicesse la copertina, si capirebbe che è un prof di liceo da come descrive l’ambiente: le prove d’ingresso, le carte geografiche malmesse e impolverate, la Massaroni che veste uguale tutto l’anno scolastico, autunno inverno e primavera…

Questo è il suo primo romanzo. Un po’ acerbo, ma si fa leggere.

E’ la storia (in prima persona) di un sedicenne piuttosto incasinato.

Platonicamente innamorato di una rossochiomata Beatrice, ci resta male perché i suoi sms non ricevono risposta (il perché lei non risponde lo sapremo solo a pag 214).

Attenzione, però! Siamo lontani anni luce da Moccia e anche da Brizzi (Jack Frusciante ecc). Fin dall’inizio l’atmosfera vira sul tragico e a pag 54 la parola LEUCEMIA risolve il rebus del titolo.

In un contesto realistico come questo non c’è posto per sdolcinature tipo i lucchetti di Pontemilvio.

C’è posto invece per il prof di Filosofia (evidente alter-ego dell’autore) che riesce a comunicare agli alunni i seguenti messaggi:

  • I SOGNI SONO IMPORTANTISSIMI; a differenza degli animali (che fanno solo quello che la loro natura comanda) GLI UOMINI DEVONO COLTIVARE I LORO SOGNI E LOTTARE PER REALIZZARLI; solo così l’umanità può progredire.
  • L’AMORE NON ESISTE PER RENDERCI FELICI, MA PER DIMOSTRARCI QUANTO SIA FORTE LA NOSTRA CAPACITA’ DI SOPPORTARE IL DOLORE (è un aforisma di Hermann Hesse)

Dopo l’immagine dico come va a finire. Se non lo volete sapere VOLTATE PAGINA; siete ancora in tempo!

Per facilitare l’operazione APRO UNA PARENTESI e vi preannuncio che il prossimo post contrapporrà DUE TRILOGIE (per la serie “quali dvd restano nello scaffale dei preferiti?”): IL SIGNORE DEGLI ANELLI contro RITORNO AL FUTURO I II e III. Chiusaparentesi.

Se siete ancora qui, peggio per voi…

Dunque, parlavamo di leucemia. Beatrice muore, nonostante gli sforzi della medicina e le trasfusioni di sangue del protagonista. Al funerale viene letta l’ultima pagina del diario di Beatrice (che ha accettato serenamente la morte) “e la chiesa mi sembra inondata dal mar morto delle mie lacrime, sul quale io galleggio con una barca che Beatrice ha costruito per me”

Un po’ barocco, non vi pare? Ma il barocco riesce bene ai siciliani…

THE TREE OF LIFE

TRAMA ESSENZIALE. Jack O’Brien è un uomo d’affari stanco e disilluso. Gli torna in mente la sua verde età a Waco (Texas) negli anni  ’50: il padre, la madre, i fratelli… Quando uno dei fratelli muore, la pur religiosissima madre chiede angosciata a Dio “PERCHE’, SIGNORE, PERCHE’?” E anche il giovane Jack si era posto la questione: “Perché io devo comportarmi bene se tu, Dio, sei cattivo?”

Alla fine, varcata una misteriosa porta, Jack si ritrova in una spiaggia assolata, in una specie di paese dei morti dove (sulle note di un Requiem di Berlioz) ha modo di riconciliarsi col padre (che in fondo era un buondiavolo, ma incattivito dalla vita).

Tutto ciò viene raccontato molto bene, in un tripudio di immagini: aurore boreali, meduse, campi di girasoli, dinosauri, eclissi e tanti tanti bellissimi alberi.

C’è anche un pezzettino d’Italia: uno dei “mostri” di villa Lante presso Bomarzo.

Detto ciò, dopo aver rivisto il film in v.o. devo spiegare per quale motivo questa storia non suscita in me l’entusiasmo di tanti critici (ad es. Roberto Escobar o Curzio Maltese).

Purtroppo io ho degli anni ’50 un pessimo ricordo, acuito da molte analogie tra la mia famiglia e gli O’Brien. Anche noi eravamo tre fratelli (fortunatamente ci siamo ancora tutti) e abbiamo subìto un padre autoritario (molto più severo di Brad Pitt, credetemi sulla parola). Nostra madre era anche lei una vittima, schiacciata dalla personalità di un vero tiranno… Insomma il film in questione risveglia in me ricordi molto molto amari.

E’ veramente un peccato perché (torno a dirlo) questo autore MI INCANTA. Lo accosterei a M. Antonioni per il suo FAR PARLARE LE IMMAGINI, più che gli attori (per doppiarlo non hanno impiegato molto tempo, presumo).

Concludo con la citazione dal Libro di Giobbe con cui inizia il film: “Dove eri tu quando IO gettavo le fondamenta della Terra… quando le stelle del mattino cantavano tutte insieme e i figli di DIO mandavano grida di gioia?”

Published in: on Mag 24, 2011 at 9:54 pm  Comments (9)  
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Malick o Sorrentino?

Ho un amico che ha visto già sia THE TREE OF LIFE sia THIS MUST BE THE PLACE.

Prevede che la Palma d’Oro la daranno al film di Malick. Chi vivrà vedrà.

Non ho visto il film di Sorrentino (uscirà in autunno?).

Quanto a THE TREE OF LIFE confesso la mia perplessità. Non so se considerarlo soltanto un bel film (uno di quelli che vincono i Festival) o un CAPOLAVORO ASSOLUTO.

Sostanzialmente è un film che fa pensare.

“Perché esistiamo? Che significato ha la nostra vita? Perché la morte (che sappiamo essere inesorabile destino comune) ci angoscia tanto? Avevano ragione gli antichi che giudicavano una fortuna morire giovani?”

Bisognerà che lo riveda.

(aggior. delle 19.56: La Palmadoro l’ha beccata il film di Malick, come previsto)

 

Published in: on Mag 22, 2011 at 3:57 pm  Comments (4)  
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Tra Checco Zalone e Clint Eastwood….

….c’è di mezzo un mare, anzi un oceano.

HEREAFTER e CHE BELLA GIORNATA sono film diversissimi e diversissimo è il mio giudizio.

A HEREAFTER dedicherò il prossimo post. Per il momento mi limito a osservare che il pubblico italiano non ha mai amato storie in cui si parli della morte, direttamente o indirettamente.

Siamo fatti così. Sappiamo di dover tutti morire, ma alludere a questa incontestabile verità induce i più a gesti poco eleganti. Perciò film (tragici o comici) che parlino della morte e di un’eventuale vita futura da noi hanno vita difficile.

Un esempio: https://ilbibliofilo.wordpress.com/2009/02/28/fantasmi-a-roma-il-film/

Quanto a CHE BELLA GIORNATA (che invece ha avuto un eccezionale successo di pubblico) non dirò che è brutto. Strappa il sei, inteso come sufficienza. Fa comunque riflettere su quale brutto paese abitiamo. Cito alcuni episodi:

  • il padre del protagonista è (più che un militare) un MERCENARIO (gli piace andare in missione all’estero per stare lontano dalla moglie) e si rallegra al pensiero che la guerra in medioriente possa coinvolgere anche l’Iran; così guadagnerà di più
  • un maresciallo dei carabinieri ricatta un parroco (restio ad accettare una musulmana come madrina di battesimo) dicendogli “vuoi che la tolga la multa a tua nipote o no?”
  • un vigile urbano non multa un motociclista senza casco; è troppo impegnato a chiudere una strada pubblica per una festa privata (il battesimo di cui sopra)

Eccetera. In questa commediola si descrive un’Italia cinica e qualunquista, dove studiare non serve a niente e gli incompetenti trionfano.

In sintesi si ridacchia, ma in bocca resta l’amaro.

Published in: on gennaio 12, 2011 at 12:42 pm  Comments (4)  
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Funerali, matrimoni e altri disastri

Sono andato poche volte al cinema in questo mese. Sono molto preso dal gioco di BOOKLAND e da altre iniziative (ne riferirò la prossima volta).

Alcuni film mi sono piaciuti talmente poco che non voglio sprecare tempo a recensirli.

Altri mi hanno lasciato perplesso (tipo Agorà): ci penserò su e poi scriverò.

Oggi voglio dedicare qualche riga a DEPARTURES e a MATRIMONI E ALTRI DISASTRI.

OKURIBITO (Departures) è un bel film giapponese, molto poetico, premiato dall’Academy Award nel 2009 (miglior film straniero).

C’è l’omaggio (molto orientale) alla sacralità della morte, ma c’è anche il dramma della disoccupazione.

Suonava il violoncello in un’orchestra sinfonica il giovane Daigo. L’orchestra è sciolta (la crisi c’è anche là) e lui accetta con molta riluttanza il lavoro (molto ben remunerato, e si capisce perché) di “tanatoesteta”, addetto alla ripulitura, rasatura e abbellimento dei cadaveri. Dopo ogni “trattamento” si lava con minuziosa, quasi rabbiosa, precisione ogni parte del corpo.

La dolce sposina lo lascia (poi tornerà) e gli “amici” lo evitano. Non è un mestiere “onorevole”, gli dicono. Ma lui va dritto per la sua strada. Preparate i fazzoletti per l’ultima scena.


Torniamo in Italia con una commedia ambientata a Firenze.

Vigilia di nozze per Beatrice, che però deve recarsi a Los Angeles per lavoro (scopriremo, da alcuni particolari legati al calcolo dei fusi orari, che c’è un inghippo) e la sorella single (interpretata da Margherita Buy, 48 portati molto bene) deve pensare (malvolentieri) a tutto: ricevimento, lista di nozze, incontro con il parroco…

Scoprirà molte cose:

  • che il suo futuro cognato (Fabio Volo) è un cafone (cellulare acceso durante la Tosca!), ma non è tanto carogna come sembrava
  • che c’è un imbarazzante segreto nella vita di sua madre (Marisa Berenson) e di suo padre (Beatrice è veramente sua sorella?)
  • che lei si riteneva ERRONEAMENTE priva di fascino, visto che a turno si innamorano tutti di lei

Una commedia garbata, bene interpretata dalla Buy. C’è anche Luciana Littizzetto (sempre brava) in un ruolo di contorno.

Virzì…

…è uno dei miei registi preferiti.

Ovosodo, Io e Napoleone, Tutta la vita davanti, Caterina va in città

Ecco, questo suo LA PRIMA COSA BELLA mi ricorda molto Caterina va in città.

Ci sono molte analogie: inizia in una scuola balorda con un prof sbirolato (riuscirò mai a vedere in un film italiano una scuola funzionante?), ha come protagonisti dei ragazzini (nei lunghi flashback), è centrato su matrimoni in frantumi, ci sono bare e funerali, si conclude con un bagno nel Tirreno.

Differenze: in Caterina ecc di funerali ce n’era uno solo (nel finale) e di un personaggio secondario. Qui di morti ce ne sono 3, più altri decessi accennati nei dialoghi. Non lo classificherei COMMEDIA, come fa la rubrica Trovacinema di Repubblicaonline.

Io lo definisco un dramma, (in certi momenti un melodramma): un marito geloso, troppo geloso per una moglie “moderna”, figli sbatacchiati di qua e di là che solo davanti alla madre morente si accorgono di volersi bene, una donna sterile che si procura un figlio per interposta persona, la malattia, la morte. Diciamo che la “commedia all’italiana” (in questi tempi amari) tende a diventare sempre più un dramma.

In conclusione: non si ride (una pallonata in faccia, rarissime battute vernacole: chi non è di Livorno rischia di perderle) e si piange molto, soprattutto nel finale. Portatevi i fazzoletti.

P.S. Un omaggio al rimpianto Dino Risi, che dirige La moglie del prete (1970) in una delle prime scene: è interpretato da suo figlio, Marco Risi.

Published in: on gennaio 21, 2010 at 12:01 am  Comments (5)  
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IN MEMORIA DI SANTA F. BONANDRINI

Non avevi ancora 57 anni. Non ci dovevi lasciare tanto presto…

La mattina del 14 febbraio 2003 la segreteria ci avvisò. “E’ morta questa notte”.

Non ci volevamo credere.

Cosa posso dire dire di te? Che univi una incredibile capacità di lavoro e una ammirevole professionalità a una simpatia e una umanità che nessuno di noi ha dimenticato.

Nel corridoio del primo piano, tra la biblioteca e la segreteria, una targa di ottone dorato ti ricorda. Sopra c’è il poster dei girasoli di Van Gogh.

Ciao, Santuzza. Per me tu sei sempre viva.

Published in: on novembre 1, 2009 at 7:15 pm  Comments (1)  
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