Avrebbe Potuto Essere Grande (quiz cinefilo di Febbraio)

Alla categoria APEG appartengono quelle/i che, disponendo di un indubbio talento, lo hanno clamorosamente sprecato (Art. 1 della Legge degli Apeg)

Ho già esemplificato: Alberto Sordi è stato un famoso APEG.

E se volete leggere qui e qui e qui troverete esempi altrettanto famosi.
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Ora aggiungo un altro attore alla lista. Mi ero quasi dimenticato di lui, ma l’ho ritrovato in un filmetto mandato in onda da SKY Cinema.

Mi direte che è ancora vivo (non ha ancora 77 anni) e che magari potrebbe battere un colpo. Magari…

Però la sua carriera (non ancora conclusa, ripeto) ha dimostrato che quando è stato diretto da Luis Bunuel, C. Chabrol, R. W. Fassbinder, D. Damiani, F. Vancini, S. F. Bondarciuk, Q. Tarantino, E. Petri, M. Bellocchio ecc ha onorato il mestiere di attore.

Ma il resto della sua filmografia (più di 150 titoli) è decisamente imbarazzante.

Chi mi sa spiegare con quali mezzi è stato costretto a lavorare in CIPOLLA COLT e I DIAFANOIDI VENGONO DA MARTE?

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Published in: on febbraio 14, 2018 at 12:36 am  Lascia un commento  
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VINCERE, film di Marco Bellocchio

Un film molto ben strutturato (e interpretato da una maiuscola Giovanna Mezzogiorno), basato su una storia vera.

Ida Dalsèr conobbe veramente Mussolini nel 1907, lo seguì a Milano, ne ebbe un figlio. Ma il futuro duce si rimise con Rachele e la povera Ida, che continuava a ripetere a tutti di essere la moglie di Mussolini, venne rinchiusa in manicomio. Stessa sorte avrà il figlio, molti anni dopo.

Le scene più impressionanti sono proprio quelle nei manicomi: il dramma di Ida si snoda tra brutalità, cinismo burocratico e qualche atto di pietà (una suora l’aiuta a evadere), nel quadro complessivo della dittatura fascista.

Opportunamente il regista Bellocchio, volendo fare un film didattico, inserisce documenti filmati dell’epoca: l’attentato di Serajevo, Lenin, Mussolini a Berlino, la dichiarazione di guerra del ’40 ecc.

In alcuni casi la funzione didascalica straripa un po’: ad esempio, era necessario lo striscione FESTA SOCIALISTA su una pista di ballerini, poi manganellati dalle camicie nere? Oggi è così, certamente, ma nel 1921 si ballava anche senza striscione.

Lodo comunque due trovate della regia.

Nella scena iniziale il giovane Mussolini si presenta a un dibattito sull’esistenza di Dio: “Sfido Dio a fulminarmi entro i prossimi cinque minuti! Se non lo fa, NON ESISTE!” La scena è riproposta alla fine del film, prima che una scritta sullo schermo ci ricordi della fucilazione del duce nel ’45. Dio se l’è presa comoda, ma ha risposto alla sfida.

Seconda trovata: l’attore che impersona Benito Mussolini nel 1914 (Filippo Timi, un po’ gigionesco) impersona anche il figlio Benito Albino nel 1937, che si diverte a “fare” il Duce davanti agli amici.

Ultima osservazione. In uno dei filmati, il Duce si esibisce dal balcone di Piazza Venezia con tanta guitteria da sfiorare il ridicolo. Sembra la parodia di se stesso, sembra Corrado Guzzanti.

E INVECE NO, era proprio così: era davvero il trionfo dell’irrazionalità, il trionfo del grottesco culto dell’irrazionalità.

Published in: on giugno 1, 2009 at 12:51 pm  Comments (5)  
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