IL MIO NOME E’ THOMAS… riuscirò in questo film a perdere la verginità?

My name is Hill, Terence Hill.

Sono dotato di sani appetiti sessuali, credetemi. Sono anche quel che si dice un “bell’uomo” (accludo foto).

Ma vado sempre in bianco.

Fin da quando ero giovane.

Per impedirmi di avere una normale vita sessuale si misero insieme un principe siciliano e un nobiluomo lombardo.

Fu soprattutto quest’ultimo che, scegliendomi per la parte del conte Cavriaghi, mi indirizzò verso una carriera di ferrea castità.

Ricordate la storia? Ero ricco, circonfuso di garibaldesca gloria… e spasimavo per la principessina Concetta.

Che rispose picche.
hill
Sì, certo, competere con Alain Delon (che faceva Tancredi) era dura. Ma almeno un valzer quella smorfiosa me lo poteva concedere!

Fu così che emigrai nel selvaggio West. Ero ancora giovane. Potevo rifarmi.

Ma, come sapete, nei western si ciula poco.

Io, NIENTE.

Qualche sguardo femminile incrociò qualche volta i miei occhi blu… e tutto finì lì.

Torno in Italia. Mi faccio prete (non è strano: in America mi chiamavano Trinità).

A Spoleto ho abbracciato Belen Rodriguez e…. ancora niente!
bel
Adesso che ho 79 anni sul groppone mi si offre una chance.

Purché non salti fuori che Veronica Bitto è mia figlia….

passo

ci sono film che stravolgono il romanzo e film che, invece, restano fedeli all’originale; qualche esempio…

Sia R un romanzo famoso e sia K il produttore che investe un fantastiliardo per acquisirne i diritti.

K può scegliere:

  • il film sarà sostanzialmente fedele al testo
  • il film rovescerà il testo come un calzino
  • una via di mezzo

Sia dunque A l’insieme dei film che hanno imbroccato la prima via, sia B l’insieme di quelli che hanno operato la scelta opposta, sia C l’intersezione di A e B.

A comprende i classici, destinati a non subire variazioni nei secoli dei secoli. Provate voi a cambiare IL SIGNORE DEGLI ANELLI (Frodo si infila l’Anello e diventa l’Imperatore di Arda, con gli Hobbit trasformati in Pretoriani) o l’ILIADE (Ettore uccide Achille con l’aiuto della pozione di Asterix e conduce i Troiani alla conquista di Micene, Sparta e Itaca) oppure immaginate che Voldemort si innamori di Hermione e insieme fuggano nell’Isola che non c’è (aggiungete interminabili tornei di briscola con Rossella O’Hara e Rhett Butler).

No, non si può fare… (e poi chi la sente la Rowling?)

Nell’intersezione C posso inserire Visconti e la sua versione de L’INNOCENTE. Magari la volta prossima lo metterò sotto il microscopio per dimostrare come il film del 1976, pur rispettando lo schema generale del romanzo, lo modifica clamorosamente nel finale (tanto per dirne una, Tullio Hermil mica si spara…).

Per questa volta scelgo un altro esempio.

Ho visto su SKY una surreale versione de IL GIRO DEL MONDO IN 80 GIORNI (regia di F. Coraci, anno 2004). C’è Fogg (ma è molto più strampalato del protagonista del romanzo), c’è la scommessa, c’è l’arrivo a Londra all’ultimo momento. Ma il francesissimo Passepartout è sostituito da un guerriero cinese, al posto di Auda c’è una improbabile pittrice e la posta in gioco è di natura scientifica: la libertà di insegnare le teorie di Darwin (che per la verità erano già diffusissime nel 1870). Nel romanzo, invece, Fogg (simbolo dell’intraprendenza e dell’ottimismo borghese) è mosso da moventi molto più materiali.
verne
Adesso dovrei esemplificare come un film può stravolgere il testo su cui si basa (insieme B).

Ho in mente 3 testi classici (roba fina: autori come Hawthorne, Irving e Asimov) messi nel frullatore e trasformati in film… infedeli.

Ne riparliamo a Maggio, ok?

Non so voi, ma io credo che tra ANNA MAGNANI e il duo Arcuri-Marini qualche differenza ci sia. E, già che siamo in argomento cagneria, si potrebbe estendere l’indagine agli ATTORI ITALIANI? Magari analizzando le indimenticabili interpretazioni di Gerry Calà, Massimo Boldi, Giorgio Panariello, Silvio Muccino…

Osservo che persiste la parità (il pari demerito) tra Marinvaleria e Arcurmanuela.

Bisogna romperla questa parità (a cui alludeva anche il Duca di Mantova); per cui lascio aperto il sondaggio fino al 31 dicembre (alla mezzanotte, nel salone delle feste di casa mia, sarà assegnato il PREMIO CHIAVICA ALLA CARRIERA alla vincitrice).

E se (si chiederà qualcuno) non si riesce a stabilire la più cagna del reame?

Essendo il premio indivisibile (vi anticipo che si tratta di un portacenere a forma di cane barboncino di cui voglio disfarmi a ogni costo) restano 3 opzioni

  1. sorteggio
  2. corruzione della giuria, tipo giudizio di Paride
  3. misurazione del deretano (vincerebbe la Arcuri, secondo Wikipedia: 99 a 98)

In attesa di risolvere l’intricata questione lasciatemi dire qualcosa su Anna Magnanianna

Cosa caratterizza una GRANDE ATTRICE?

Anzitutto la versatilità; e Anna sapeva far di tutto: commuovere, ridere… e anche cantare!

  • chi non si è commosso vedendola morire in Roma città aperta? e ve la immaginate Valeria Marini falciata da una raffica di mitra?
  • ve la ricordate in Teresa Venerdì? la Arcuri sarebbe altrettanto spiritosa? va vedi d’annattene…
  • l’avete sentita la Magnani quando canta (diretta da Luchino Visconti) la fioraia del Pincio? non facciamo confronti, per carità…

Me vie’ voja de piagne!!!!! Cambiamo discorso, che è meglio.

Che ne dite, lettrici/lettori miei, di selezionare anche tra i “grandi attori” italiani IL PIU’ CANE?

La lista dei candidati è interminabile:

  • Boldi
  • Calà
  • Panariello
  • Bova Raoul (anche se, ne LA FINESTRA DI FRONTE, era un po’ meno manichino del solito)
  • Muccino Silvio
  • Degan Raz (cittadino israeliano; ma da un po’ vive in Padania; indimenticabile nel ruolo di Alberto da Giussano)
  • Castellitto Pietro (figlio di suo padre…)

E qui si dovrebbe aprire un post riservato ai “figli d’arte”; ma si andrebbe per le lunghe: con la prole di De Sica, Gassman, Tognazzi, Amendola e Dapporto si potrebbe fare una squadra di calcio, completa di riserve.

Aggiungete voi, se volete, altri CANI.

Più gente entra più bestie si vedono.

IL GATTOPARDO, il romanzo e il film

Citavo ieri IL GATTOPARDO come esempio di versione cinematografica migliore del romanzo.

Questo giudizio, espresso in presenza del mio prof. di italiano al liceo Righi, Vincenzo Amoroso, mi avrebbe procurato un brutto voto. Adesso lui non c’è più, ma devo comunque argomentare.

Bellissimo il romanzo, tra i più degni di memoria del Novecento italiano. Ma migliore il film, capolavoro di L. Visconti.

Nel romanzo, Giuseppe Tomasi principe di Lampedusa esprime il suo radicale pessimismo sulla storia umana (e in particolare sulla storia dei siciliani): non c’è speranza di progresso o di miglioramento, tutto andrà sempre male e semmai peggiorerà, i grandi ideali patriottici e sociali sono ridicolizzati con l’analogia del formicaio n°2 sotto il sughero n°4 della cima di Monte Morco (capitolo III). L’unica cosa sensata che un siciliano può fare è FUGGIRE, come Giovanni (il secondogenito del Principe) che un giorno parte per Londra e non torna più.

Mi immagino il povero Vittorini che salta sulla sedia leggendo (nel capitolo I) che “la teppa cittadina aspettava il primo segno di affievolimento del potere, voleva buttarsi al saccheggio e allo stupro”… o “i gran signori erano riservati e incomprensibili, i contadini espliciti e chiari; ma il demonio se li rigirava intorno al mignolo, egualmente”(capitolo quinto).

Nel film di Visconti la raffinata disperazione del romanzo è sfumata. Viene anzi inserita un’epica battaglia per le vie di Palermo per significare che il Risorgimento non fu solo machiavellismo, congiura massonica, ipocrisia, “se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”, SACCHEGGI E STUPRI, ma anche il sogno romantico di tanti giovani generosi che andarono incontro alla morte in nome della libertà.