Come spiegare la lotta di classe e non annoiare (alla faccia di Karl Marx)

Un mese fa abbiamo visto IL GIOVANE KARL MARX.

Bel film, tutto sommato, ma noiosetto. Gran parte del tempo è dedicata a discussioni molte teoriche tra Marx e Proudhon (dittatura del proletariato o anarchia? Philosophie de la misère o Misère de la philosophie?)

Ma le immagini valgono più delle parole: le scene più coinvolgenti riguardano la vita dei povericristi a Treviri (chi raccoglie legna secca in un terreno demaniale rischia la vita) e a Manchester (donne e bambini che spremono il loro sudore nelle filande).

E ieri mi sono rivisto L’ALBERO DEGLI ZOCCOLI, dove l’aver ricavato due zoccoli di legno da un albero del padrone costa molto caro a Batistì e alla sua famiglia.
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Anche questo vi sembra troppo triste? Troppo ottocentesco?

Beh, il concetto della lotta di classe può essere esemplificato in modo più vivace da UNA POLTRONA PER DUE, un film del 1983, diretto da John Landis e interpretato da Dan Aykroyd e Eddie Murphy.

Per chi non la conoscesse (è un film che ripassa spesso in tv) ecco la trama essenziale.

Ereditarietà o ambiente? Su questo tema due fratelli ricchissimi e cinicissimi effettuano una specie di test. Sbattono sul lastrico un giovane e ambizioso manager (bianco) e al suo posto mettono un avanzo di galera (nero). In poche settimane il nero diventa un divo della finanza e assume modi da snob conservatore, mentre il bianco morirebbe letteralmente di fame se non fosse per una compassionevole professionista del sesso. Ma i due giovani si trovano, si alleano e si vendicano dei riccastri con una stangata micidiale.

Eccezionale l’interpretazione di Eddie Murphy, un po’ meno quella di Dan Aykroyd. Ammirevoli gli 80enni Don Ameche e Ralph Bellamy, i riccastri.

Le donne del 6° piano, film

Commedia francese, diretta da Philippe Le Guay.

TRAMA ESSENZIALE. Parigi 1962. Una coppia di ricconi assume una cameriera spagnola. La signora apprezza molto la sua dedizione e la sua abilità nel lavoro. Suo marito l’apprezza per altri motivi.

Come andrà a finire? Ve lo dirò dopo il trailer. Intanto qualche considerazione personale.

In termini marxiani, è un esempio di lotta di classe. Ma chi vince?

Le domestiche spagnole del 6° piano rappresentano il proletariato, i signori del piano nobile la borghesia. I borghesi si annoiano, le proletarie sono più vitali. Non vanno sempre d’accordo (alcune vanno in chiesa, una è comunista) ma si aiutano.

A parte la love story, si verifica l’IMBORGHESIMENTO del proletariato. Le domestiche depositano in banca i loro risparmi e comprano azioni. Le vediamo commentare le quotazioni sui giornali e leggere Vogue sotto il casco del parrucchiere. In una scena del finale una delle ex-proletarie, tornata in Spagna, mostra con orgoglio una vasca da bagno piuttosto costosa con dorature di un kitsch inaudito.

Insomma, ha vinto la borghesia. E’ successo anche da noi, a partire dagli anni sessanta.

Ora, se ci tenete a sapere come va a finire, oltrepassate il video.


CONCLUSIONE. Prevedibilmente, il padrone divorzia e insegue la cameriera in un paesino spagnolo. Vivranno felici e contenti? Me ne importa una cippa.

Diciamo che il film non è male. Si segnala per la sua bravura Sandrine Kiberlain, la moglie svampita (non si accorge di niente per un’ora di film).

Published in: on giugno 16, 2011 at 5:20 pm  Comments (1)  
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HOLIDAY, directed by G. Cukor

INCANTESIMO nella versione italiana (1938), una scintillante commedia con un ritmo perfetto, basata sul triangolo LUI (Grant), LEI (Doris Nolan) e LA SORELLA DI LEI (K. Hepburn).

TRAMA. LUI e LEI, trafitti dalla freccia di Cupido, vogliono sposarsi su due piedi; il padre di LEI (uno dei banchieri più ricchi d’America) accetterà solo se LUI si lascerà “inquadrare” nella sua banca; ma LUI non vuole farsi mettere il guinzaglio: ha delle idee troppo diverse (diciamo che è un contestatore globale con 30 anni di anticipo). Dopo una serie di colpi di scena tutto si risolverà sul transatlantico New York-Le Havre (è quasi lo stesso finale di SABRINA -1954- a parti invertite).

Raccontata così sembra solo una love story. Ma c’è molto di più: c’è la lotta di classe (anche in America c’è la lotta di classe).

LUI (laureato ad Harvard ma di umilissime origini) sa come si fanno i soldi: taglia il traguardo del milione di dollari a metà film. Ma il denaro è un mezzo, non un fine: vuole andare in pensione a 30 anni, girare il mondo e sperimentare le “cose nuove” che lo agitano; poi, forse, tornerà a lavorare. LEI è troppo tradizionalista per apprezzare questo progetto. LA SORELLA DI LEI (pecoranera della famiglia) è schierata contro il capitalismo e quando un cugino invoca per l’America un “right government” (si può tradurre con “governo giusto” o con “governo di destra”) scatta con un saluto fascista.

Pagine indimenticabili:

  • la Hepburn canta Camptown ladies sing dis song, doodah-doodah (aveva una bellissima voce)
  • la Hepburn fa il verso agli snob newyorkesi (“schiatto dal ridere: al combattimento di galli della sig.ra Onderkonk c’era la sig.ra Marble…”) che conosceva benissimo, essendo nata nella upper-class
  • C. Grant quando è stressato si rilassa facendo un salto mortale (niente controfigura, era un vero acrobata)

DOMANDA: quando LUI e LA SORELLA DI LEI arriveranno a Parigi, incontreranno Rick Blaine o Victor Laszlo?

Post scriptum dopo la domanda. Ormai quando vedo K. Hepburn non riesco a non pensare a Cate Blanchett, che la interpreta così bene in THE AVIATOR. Ma sui pregi e sui difetti di quel filmone (e sui motivi per cui ha beccato tanti oscar) vi annoierò un’altra volta.