NON ho voglia di scrivere una recensione su PIRATI DEI CARAIBI, oltre i confini del fumettone

In una sera di pioggia, la ballotta si riunì per vedere il primo film che c’era e poi tutti andarono in pizzeria.

Dunque… c’è questo pirata che viene preso prigioniero e portato al cospetto di Sua Maestà Giorgio II d’Inghilterra

…e qui lo spettatore comincia a chiedersi

  • perché questi pirati sono così simpatici?
  • perché gli inglesi con le loro parrucche e le uniformi rosse perfettamente stirate fanno sempre la figura dei PIRLA?
Provo a rispondere. 
Gli Stati Uniti Damerica sono nati proprio dalla rivolta contro un Regiorgio e quelle uniformi rosse.
Gli spettatori ammmericani (australiani, canadesi, sudafricani ecc) ci godono una cifra a vedere Jack Sparrow che ridicolizza la boria britannica e lo stesso Re nella prima mezzora di film…
Probabilmente gli sceneggiatori della Disney stanno già pensando a un sequel in cui i soliti Pirati dei Caraibi (ringiovaniti o addirittura resuscitati dalla Fontana della Giovinezza) si alleano con l’esercito di George Washington e con i francesi di La Fayette…
Tornando alla simpatia che ispirano Sparrow&co, avanzo un’altra ipotesi.
PIRATA VUOL DIRE LIBERTA’, non dover più sottostare al Dirigente, al capo dell’ufficiopersonale, all’amministratore del condominio ecc
In fondo anche noi ogni tanto sogniamo di essere spavaldi ribelli, un po’ Robin Hood un po’ Till Eulenspiegel. Anche se riconosciamo che Sparrow è un cialtrone (pensate a come tratta Angelica) e che un mondo di soli pirati sarebbe un po’ troppo incasinato NON RIUSCIAMO A NON FARE IL TIFO PER LUI
Comunque, non voglio recensire questo polpettone (l’avevo già detto nel titolo), che assomiglia più ai tanti fumetti che Disney ci ha propinato negli ultimi 80 anni che alle VERE avventure dei pirati, in cui torture cannonate e stupri erano crudelmente realistici.
Qui è roba da bambini, roba fasulla come la Bandiera Nera sulla cima del Castello-logo della Disney.

Postilla assolutamente irrilevante. Se vi sembra di aver già visto la faccia dell’attore che interpreta quel tronfio pancione del Re, vi do un paio di dritte

  1. Immaginatelo con un cilindro in testa nel Caius College di Cambridge (Chariots of Fire, 1881)
  2. Andate a Privet Drive 4 (Surrey) e chiedete di Vernon Dursley
Fine della postilla assolutamente irrilevante
Published in: on giugno 10, 2011 at 7:27 pm  Comments (3)  
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E se cambiassimo l’inno nazionale?

Domanda insidiosa: quale parola ricorre più frequentemente nell’Inno di Mameli?

Se non lo sapete, ve lo dirò alla fine del post.

Invece la parola che risuona di più nell’inno LA BANDIERA DEI TRE COLORI è LIBERTA’ (controllate nel video sottostante)

Bello, eh?

Musica e testo sono facili da imparare (a quanto mi dicono, li ha imparati anche Renzo Bossi) e un inno così lo potrebbero cantare anche Buffon e soci.

P.S. la parola che compare di più in Fratelli d’Italia è (dopo ITALIA) MORTE.

In un inno guerriero, la morte ci sta bene.

Comunque giovedì festeggerò anch’io l’Unità Italiana (con-inno o senza-inno).

Oltretutto  il 17 marzo compio 65 anni.

Published in: on marzo 14, 2011 at 9:51 am  Comments (6)  
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La “santa fuga del prigioniero”

Stephen King non è tra i miei scrittori preferiti, ma devo riconoscere che sa scrivere.

Eccome.

Sentite questa: “un giorno del 1958 guardandomi nello specchietto da barba che tenevo in cella vidi un uomo di quarant’anni che mi restituiva lo sguardo; un ragazzo era entrato in carcere nel 1938… quel ragazzo era scomparso! Quel giorno riuscii a vedere il vecchio che ero diventato…”

E questa: “ogni volta che incontrate un uomo del genere, il consiglio migliore che posso darvi è fate un gran sorriso e copritevi le palle con tutte e due le mani”

E quest’altra: “la speranza è una cosa buona, forse la migliore delle cose; e le cose buone non muoiono mai”

Ho preso queste frasi da un suo romanzo breve del 1982: Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank.

Ne hanno fatto un film (nel 1994) che in Italia si chiamava LE ALI DELLA LIBERTA’. Se lo conoscete non occorre che vi racconti la trama.

Se non lo conoscete vi riassumerò la trama dopo l’immagine. Ma prima due considerazioni “in quota”.

  1. In questa cupa storia (come in tutte le storie carcerarie) il lettore “tifa” per chi tenta di evadere. Colpevole o innocente, speriamo che chi sta al gabbio riesca a scappare. E’ istintivo: la libertà è un bene assoluto e stare in prigione (soprattutto per lunghissime pene, come in questo caso) ci sembra così contronatura che qualsiasi tentativo di evasione ci entusiasma. Su questo concetto si basa la frase che fa da titolo al mio post: è di J.R.R.Tolkien.
  2. Per raggiungere un traguardo (in questo caso la fuga dal terribile ergastolo di Shawshank, nel Maine) non basta l’intelligenza (Andy Dufresne, il protagonista, aveva programmato ingeniosamente la “via di fuga” prima ancora del processo) né la pazienza, né la fortuna: non bisogna mai arrendersi al fatalismo, continuare ad alimentare la speranza, succeda quel che deve succedere.

shawshank
RIASSUNTO: Un vecchio ergastolano, in libertà vigilata dopo 40 anni di reclusione, è tentato di commettere un furto per ritornare dietro le sbarre. Si sente spaesato e insicuro. Ma lo salva il ricordo di Andy Dufresne, un incredibile personaggio che anni prima era riuscito a passare -letteralmente- attraverso le mura del carcere e a trovare un brillante nascondiglio in Messico. Trovate le tracce di Andy, decide di andare alla sua ricerca. “LA SPERANZA NON MUORE MAI”

Published in: on giugno 30, 2010 at 8:38 pm  Comments (3)  
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